"La Storia è un ponte fra terra e cielo": blog di storia, letteratura e arte

martedì 22 gennaio 2013

La scrittura come medicina

Questo post è inteso come provocazione, ma anche come momento di pausa e riflessione relativo ai miei post sulla scrittura. Perché imparare a scrivere bene, oltre che, ovviamente, saper comunicare tra familiari e colleghi, con gli amici e i conoscenti, in maniera corretta?

Ricevo da più parti l'esortazione a raccogliere le memorie di vite altrui, i cui detentori o detentrici sono assolutamente certi o certe che meritino di essere riversate in biografie, tanto, a loro parere, sono tribolate e avvincenti. Ebbene, mi dispiace deludere queste persone, ma le vite sono appassionanti solo per chi le vive. Questa è la cruda realtà. Siamo tutti soli con il nostro fardello e, per quanto sia meritevole di rispetto e attenzione, dobbiamo farvi i conti da noi stessi. Per quello le autobiografie sono un genere rischiosissimo, a meno di non trasfigurarle in modo tale che non si capisca chi ne sia il protagonista o che, meglio ancora, questi si elevi ad un "tipo universale".

Inoltre, se un'altra persona scriverà al tuo posto, sarà inutile per te e non servirà alla persona che scrive, perché non è la sua vita, e non sono esperienze vissute sulla sua pelle. Questo è quanto. Da qui l'importanza di scrivere, e farlo in prima persona, come forma di terapia. Non importa se magari non scriveremo il capolavoro del secolo, o ci esprimeremo in maniera insoddisfacente rispetto alle nostre ambizioni, ma mettere nero su bianco esperienze dolorose significa imparare ad esorcizzarle, a gettare un medicamento lenitivo su una ferita molto spesso ancora aperta, e che fa male. Se poi vogliamo imparare a scrivere bene, e a costruire una bella storia, tanto meglio; anche se non è essenziale per il compito di guarigione che ci siamo prefissi.

"A Girl Writing" di Henriette Browne (1870), Victoria and Albert Museum, Londra
http://www.vam.ac.uk/
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2 commenti:

  1. "Le vite sono appassionanti solo per chi le vive". Sono assolutamente d'accordo con te riguardo alle biografie e autobiografie e alla necessità di trasfigurarle. E' vero, sono un genere molto rischioso, ma mi pare anche molto di moda...

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  2. Di solito obbediscono anche loro alle leggi di mercato, nel senso che vanno quelle sulle vite di calciatori, atleti in generale, politici!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

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Il Fuoco di Prometeo

Parigi, 1790. Alla vigilia delle nozze di Camille, Maximilien Robespierre incontra la futura sposa dell’amico e vorrebbe impedire il matrimonio. Ma accade l’impensabile e i sentimenti dell’Incorruttibile cambiano in maniera radicale. Si scatena dunque tra i due uomini una lotta feroce, riflesso della violenza crescente di una Francia sconvolta dalla rivoluzione. Tra insurrezioni di popolo, rivolte interne, guerre contro le potenze europee, i maggiori leader politici – Robespierre, Danton, Marat, Saint-Just – cercano disperatamente di arginare il caos ed evitare che la nazione sprofondi nella guerra civile. Tuttavia, nel groviglio avvelenato delle loro esistenze, gli enigmi del passato continuano a ripresentarsi, e pretendono a gran voce di essere risolti. Perché Robespierre continua a sognare un cavaliere templare di nome Jacques? Emerge così un’incredibile “storia altra”, dove nessuno è come appare e dove la verità andrà oltre ogni possibile immaginazione.

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