"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

domenica 17 febbraio 2013

Manifesti strappati, salamandre nel fuoco e vortici di colore


Il giorno 13 febbraio c’è stata l’inaugurazione della mostra Spirito Italiano atto II presso la Fabbrica Borroni con le opere di tre giovani artisti. 

Spirito Italiano atto II alla Fabbrica Borroni


Vi invito  ad accedere al link (http://www.spiritoitaliano.org/) per navigare e ammirare le opere di questi tre giovani talenti con i vostri occhi, o a farlo di persona se abitate nelle vicinanze. Nel frattempo vi propongo questo post con alcuni dei loro lavori. Buona visione!
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Guido Airoldi - Silenzio Manifesto -stampa fotografica su manifesto
cm 70x100 - 2013

Guido Airoldi - Silenzio Manifesto -
stampa fotografica su manifesto
cm 70x100, 2013.



La serie di opere di Guido Airoldi nasce dalla visione di un paesaggio che richiama quello delle campagne appena fuori dalle città, nell’estrema periferia dove un tempo pascolavano greggi di pecore, e che sono diventate lo scenario desolato per tralicci dell’alta tensione, arbusti e sterpaglie polverose, sentieri malmessi e muri semicrollati di abitazioni in disuso. Sono immagini viste come attraverso il finestrino appannato di un treno, spesso immerse nella nebbia rarefatta della pianura, corrugate nella superficie, invase da una tinta ocra che richiama subito alla memoria l’ingiallimento delle vecchie fotografie. Ed è precisamente la tecnica usata da questo artista che ci indica il cuore e il senso del suo lavoro: l’utilizzo di immagini fotografiche e di manifesti pubblicitari resi logori dal tempo, dalle intemperie e dall’inquinamento, in sedimentazioni fossili urbane. Sono proprio gli stessi manifesti incollati su muri e porte, tabelloni e spazi abusivi, che nessuno si cura di rimuovere, di cui l’artista si serve. Egli li asporta, li pulisce, li lavora e li sottopone a strappi controllati per far emergere un colore differente, una scritta, una macchia o una muffa. E siccome, per la mia formazione personale e professionale, tendo ad immaginare un’opera figurativa come “la copertina di un libro”, direi che i lavori di Guido potrebbero ben rappresentare un romanzo sulla precarietà dell’esistenza, sulla lentezza ormai perduta e sul passaggio del tempo. 

Diego Mazzaferro - Salamandra In Evidenza -
pigmenti sabbie ad aspersione su tela velluto (millerighe)
cm 140x98, 2012

Molti dei lavori di Diego Mazzaferro sono, invece, incendi in piena combustione, e non solo per la presenza della salamandra nel ciclo di opere a lei ispirate, quando le leggende di un tempo ritenevano l'animale in grado di sopravvivere al fuoco. In questa serie specifica, l’osservatore-lettore si trova davanti a superfici dove i colori caldi, il segno deciso con cui vengono tracciati, e l’uso di materiali quali sabbia, conchiglie, pezzi di legno, stoffa, irradiano energia e sembrano pulsare di vita propria. Il corpo dell’anfibio si snoda sulla tela, perso in un’irradiazione che diventa aureola di raggi, gamma energetica, spettro solare, fino al punto di fondersi, bruciare nell’incendio e scomparire con esso. Dalla superficie, emergono a volte parole, a volte occhi e profili di corpi appena distinguibili. Altri lavori invece richiamano il concetto del volo, con strutture composte da doghe di legno, a simulare chiglie di barche, oggetti totemici di manifattura indiana, enormi farfalle o penne remiganti di uccelli, come negli studi sul volo di leonardiana matrice, e comunque il senso del viaggio e dello spostamento. Nell’opera “Raphael”, ad esempio, le doghe sembrano voler simulare l’apertura alare dell’arcangelo, o il movimento circolare del mantello prima di librarsi verso l’alto. Colore, materia e movimento, quindi, si sposano in modo da produrre energia e investire lo spettatore di sé.


Diego Mazzaferro - Raphael -
pigmenti su superficie doghettata in cartone vegetale compatto applicata su pannellato in legno, cm 346x135, 2006

Quello che più mi ha colpito di Davide Paglia è la sua provenienza dal mondo dei fotolitisti e degli stampatori, e quindi anche il suo recupero di materiali di scarto industriale su cui lavorare, quali banner in pvc, alluminio, carta fotografica, legno. In lui l’urgenza espressiva si esprime attraverso il gesto di macchiare la tela con il colore, schizzarlo, farlo colare, sgocciolare, stenderlo con pennelli grossi e l’uso delle dita, e a molti osservatori sarà forse venuto in mente per comparazione anche Jackson Pollock, e la sua tecnica del “dripping”. Nelle opere di Davide le pennellate e le colature sembrano rincorrersi, in una furia crescente, e ricordano, se poste su una superficie nera traslucida come la carta fotografica, le costellazioni, le galassie, le polveri stellari, le esplosioni cosmiche; ancora, una partitura musicale con l’emissione vibrante delle note da parte di uno strumento invisibile. Ogni pennellata, ogni filamento, ogni goccia richiama quindi qualche altra cosa, in una sorta di caos controllato dove tutto ha pari importanza e non esistono categorie, e dove il segno vuole travolgere il perimetro del supporto e andare oltre il suo limite.

Davide Paglia - Istinto -
tecnica mista su pellicola fotografica
cm 104x82, 2011
Davide Paglia - Istinto -
acrilico su alluminio
cm 95x49x9, 2010

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QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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