"La Storia è un ponte fra terra e cielo": blog di storia, letteratura e arte

mercoledì 6 marzo 2013

La villa delle meraviglie

Un luogo in cui non sembra nemmeno di trovarsi a Milano, per il verde di cui è circondato e per il silenzio di cui gode. Villa Necchi Campiglio ci riporta ad  un periodo storico italiano, quello del ventennio fascista, che sembra lontano, ma in verità è appena dietro le nostre spalle. Fu costruita tra il 1932 e il 1935 dall'architetto Piero Portaluppi per la famiglia degli imprenditori milanesi Campiglio. Il nucleo familiare era composto da Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi (vi ricorda qualcosa questo cognome? è il marchio delle macchine per cucire Necchi) e dalla cognata Edda. Aggirandosi per gli ampi locali, dalle pareti foderate di palissandro e radica, camminando sopra tappeti consunti, ammirando quadri e soprammobili preziosi, lampadari a gocce, cineserie e caminetti di marmo, si respira un'aria d'altri tempi, fatta di un solido benessere conquistato con l'operosità, ma anche di interesse e gusto per l'arredamento e per l'arte moderna, prova di una famiglia davvero al passo con i tempi.

Parte del salotto arredato
con mobili in stile Luigi XV.

La veranda ospita il prezioso tavolo in lapislazzoli,
e tutt'attorno alle finestre è allestita una serra per le piante.
Colpo d'occhio sulla biblioteca.
Uno scorcio della camera matrimoniale
dei padroni di casa.

Ci si può anche immaginare sul set di un film degli anni '30, come "Sanguepazzo" di Marco Tullio Giordana, che narra la storia di una coppia di attori molto in auge all'epoca fascista, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Del resto, la villa fu davvero occupata, prima dal gerarca Pavolini e poi dal comando alleato, per poi essere riconsegnata ai proprietari, sfollati durante la guerra. Un elemento commovente, che ci riporta alle vicende tragiche di un'altra figura dell'epoca: la camera da letto degli ospiti, detta "camera del principe", era riservata a Enrico d'Assia, uno dei figli di Mafalda di Savoia, la quale morirà nel lager di Buchenwald e che prima di morire disse: "Italiani, io muoio, ricordatevi di me non come di una principessa, ma come di una vostra sorella italiana."

Dal 2008 la Villa è proprietà del FAI, essendo i proprietari morti senza discendenza. Dopo un attento restauro, è stata poi  inserita nel circuito di quattro case museo milanesi ed ora è aperta al pubblico durante tutto l'anno. Vale davvero la pena di visitarla, se passate a Milano e avete magari già visto i monumenti principali di questa città riservata, che va conosciuta e scoperta poco per volta!
(http://www.casemuseomilano.it/it/casamuseo.php?ID=3).


Nel giardino, una mostra di primavera del FAI è stata rallegrata
da coloratissime composizioni di agrumi...
... fra cui specie stranissime come "la mano di Budda"!

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2 commenti:

  1. Grazie Cry delle foto interne alla villa e delle notizie. Sei sempre attenta e preparata.
    La veranda e la camera da letto mi sono piaciute molto. Che raffinatezza! Una villa che parrebbe non appartenere al luogo dove si trova. Non sembra certo d'essere in quel di Milano! Semplicità e raffinatezza sono un eccellente connubio. Molto bene, appena possibile mi recherò a visitarla. Ti seguo sempre con stima e affetto.


    Wanda

    RispondiElimina
  2. Quello che più colpisce non è solo l'aura di benessere di questo luogo, ma la percezione che si tratta di un benessere meritato, perché frutto di imprenditoria intelligente e di lavoro... e che quindi non può generare invidia nell'osservatore. Non so se mi spiego, visti i loschi personaggi attualmente alla ribalta, proprietari di immobili 'a loro insaputa'.

    RispondiElimina

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

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Parigi, 1790. Alla vigilia delle nozze di Camille, Maximilien Robespierre incontra la futura sposa dell’amico e vorrebbe impedire il matrimonio. Ma accade l’impensabile e i sentimenti dell’Incorruttibile cambiano in maniera radicale. Si scatena dunque tra i due uomini una lotta feroce, riflesso della violenza crescente di una Francia sconvolta dalla rivoluzione. Tra insurrezioni di popolo, rivolte interne, guerre contro le potenze europee, i maggiori leader politici – Robespierre, Danton, Marat, Saint-Just – cercano disperatamente di arginare il caos ed evitare che la nazione sprofondi nella guerra civile. Tuttavia, nel groviglio avvelenato delle loro esistenze, gli enigmi del passato continuano a ripresentarsi, e pretendono a gran voce di essere risolti. Perché Robespierre continua a sognare un cavaliere templare di nome Jacques? Emerge così un’incredibile “storia altra”, dove nessuno è come appare e dove la verità andrà oltre ogni possibile immaginazione.

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