"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

sabato 13 aprile 2013

Una Storia Fiorentina - Settima puntata

“Nella sala ingombra di ospiti, Bianca siede accanto a Bernardo. Ella indossa un abito di velluto rosso con ricami d’uccelli, ed i neri capelli sono intrecciati ed ornati di perle.

La giovane donna ha atteso con ansia la venuta di Guido. Quando egli è comparso sulla soglia, la sala, quieta e composta ai suoi occhi malgrado la presenza degli ospiti, di colpo si è risvegliata: gli oggetti hanno acquistato in bellezza, le voci si sono fatte squillanti, le luci si sono rischiarate e le ombre incupite. Anche il suo corpo ha accelerato il ritmo fino allo spasimo: il cuore ha raddoppiato i suoi battiti, un tremito l’ha pervasa. Trascorsi quegli istanti di smarrimento, la gioia è entrata in lei a viva forza, ha invaso tutto il suo essere. Ora sente su di sé la carezza di uno sguardo – solitamente cupo e imperioso – attraversare la sala, fasciarla di amoroso possesso.

Con un cenno, Bernardo ordina che la danza abbia inizio. Nove fanciulle, vestite di tinte chiare, avanzano al centro della sala, reggendo ognuna una bugia accesa. Non appena i musici, muovendo le dita su viole e liuti, traggono dalle corde degli strumenti limpide note, la traccia fumigante delle fiammelle, che si dipana verso l’alto con la placida sinuosità di un nastro, si assottiglia in un lungo filo obliquo di fumo, segno che le fanciulle hanno iniziato la loro danza. Esse danzano in cerchio, con lentezza, imitando il ritmo delle stagioni, mentre le anime chiare, vibranti delle fiammelle si affusolano, si appuntiscono come piume; poi tremano, si rimpiccioliscono come occhi, ed il fumo, torcendosi in volute, lascia nell'aria un odore sgradito alle nari.

"Cappellone degli Spagnoli" Andrea di Bonaiuto (1365-1368)
Santa Maria Novella - Firenze

La mano di Bernardo prende quella della sposa. Dietro le teste delle fanciulle, Bianca scorge allora i lineamenti di Guido, sfigurati da un’impronta indefinibile.

* * *

Quella sera, Bianca scende in giardino, muto e spoglio, ma già fremente, sotto le radici e sui rami degli alberi, della primavera imminente. Ella passeggia lungo il suo limitare, fino a quando la notte scende a coprire forme e rumori. Siede allora sulla panca di pietra vicino alla magnolia e rivolge lo sguardo alla casa.

Sotto il cielo stellato, la casa vibra di centinaia di occhi luminosi: candelieri accesi, fuochi di bracieri e camini, torce fiammeggianti ardono, residui della festa appena trascorsa. Essi rischiarano ogni finestra, e sembrano voler gareggiare con la luce delle stelle che brilla nello specchio del cielo.

Un movimento improvviso nell’ombra la fa trasalire. La figura di Guido emerge dall’oscurità, ed un raggio di luce, dalla casa, illumina una scintilla insana nello sguardo. Egli le si avvicina, colmo di un desiderio che si sta acuendo fino al disagio, poi la afferra con violenza inaspettata. Bianca lo respinge, travolta da un panico enorme: ella teme che Bernardo, che in quel momento è nel suo studiolo a copiar manoscritti, si affacci e li sorprenda… ma Guido l’ha già ripresa con fredda determinazione.

Stesa al suolo, atterrita, ella chiude gli occhi. Nella sua momentanea cecità, vede immagini di mercenari impegnati in scontri cruenti, saccheggi, stupri bestiali vicini a casolari in fiamme. Le sembra che quelle fiamme siano i capelli biondi di Guido, da lei afferrati e respinti in un gesto spezzato e convulso, e che il respiro del giovane sia, su di lei, un ansito divorante.
"Ratto delle Sabine" di Giambologna -
Loggia dei Lanzi - Firenze

Qualche tempo dopo la luce d’un candeliere, accesa nello studiolo di Bernardo, strappa Bianca dalla sua immobilità. Quella luce, all'ultimo piano del palazzo, si solleva, alta, va ad aggiungersi ai cento occhi brillanti nella casa e nel cielo. Una voce fa tremare la donna fino in fondo all'anima: “Bianca!” Ella vuole rispondere, ma una mano si posa sulla bocca con dolcezza, e due occhi chiari, in cui la ferocia di poco prima s’è come disciolta, le impongono di tacere.

La figura di Bernardo si affaccia, reggendo alto il candeliere, tesa a rischiarare la notte, nera quanto quella d’un giudice o di un vendicatore. Sosta per un attimo nel riquadro della finestra… poi si ritira. La luce del candeliere è inghiottita dall'oscurità, e Bianca si strappa dal suo amante come da un estraneo.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie?
Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma.
Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.
I Serpenti e la Fenice non è soltanto un romanzo storico dove l’aderenza alle fonti si illumina e si scalda al fuoco dell’immaginazione, ma il racconto di un’occasione imperdibile di redenzione e amore.

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