"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

sabato 27 luglio 2013

Lo stile, "noblesse oblige" / 29

Il periodo della pausa estiva si sta avvicinando, quindi anticipo che, dopo questo, ci sarà ancora un post e poi le pubblicazioni si fermeranno nel mese di agosto. Questo periodo di riposo sarà un'ottima occasione, se lo desiderate, per navigare ancora nel blog e magari andare a leggere post che sono sfuggiti, o rileggere quelli che reputate più interessanti. Nel frattempo riceverò e preparerò nuovo "nutrimento" che pubblicherò a settembre! A proposito... in riapertura ci sarà una sorpresa, che spero gradita: una nuova storia del Trovatore che prenderà il posto di Una Storia Fiorentina, da poco conclusa.

Con questo post sulle tecniche di scrittura riprendo la mia teoria secondo cui lo stile non è altro che il carattere di un libro, proprio come se fosse una persona in carne ed ossa. Vi fornisco inoltre le soluzioni del quiz sui tre brani presentati. Vediamo dunque che genere di carattere hanno questi libri-persona di cui vi ho proposto alcuni stralci.
Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. 
"Ritratto di père Tanguy" di Vincent van Gogh
(1888) - Musée Rodin - Parigi
http://www.musee-rodin.fr/
Come si esprime questa persona? Da quello che ci racconta, e da come lo racconta, possiamo dedurre che ha un carattere estremamente concreto. È un tipo di poche parole e di molti fatti, taciturno; conciso e semplice, va subito al sodo. Espone quello che gli accade come un dato di fatto, senza ansia né acrimonia. La vita lo ha asciugato in tutto quello che è sovrabbondante, e di conseguenza superfluo. Anche se non sapessimo niente di lui, possiamo intuire da questa sorta di distacco che è una persona di una certa età. Ricordate inoltre la ripetizione come cifra stilistica? Le parole "vecchio", "ragazzo" e "pesce", ripetute molte volte in poche righe, sono sottolineature volute dall'autore.

Il brano è l'incipit celeberrimo, da manuale oserei dire, di "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway. Tutti lo avete indovinato. Lo corredo con un quadro di van Gogh di un bel signore dall'aria tranquilla, con delle stampe giapponesi alle spalle. (Non richiama molto il mare, ma il tipo di personaggio sì.)

Passiamo al secondo brano.
"Ho orrore di essermi concessa al primo venuto," disse Mathilde piangendo di rabbia contro se stessa. "Al primo venuto!" esclamò Julien: e si slanciò su una vecchia spada del medioevo che era conservata in biblioteca come una curiosità. Il suo dolore, che gli pareva al culmine nel momento in cui aveva rivolto la parola alla signorina de La Mole, si era centuplicato alla vista delle sue lacrime di vergogna. Sarebbe stato il più felice degli uomini se avesse potuto ucciderla.
"Il barone Gros" di Elizabeth Vigéè Le Brun
(non ho trovato altri dettagli del quadro,
purtroppo... sarei anzi grata a chiunque potesse fornirmene).
Questo romanzo ha il linguaggio di un giovane, e non fatevi fuorviare dall'età anagrafica dell'autore quando lo scrisse. Non c'entra nulla, spesso sono cose separate. Ci sono autori imberbi che si esprimono con la gravità di un anziano, e anziani che si esprimono con la freschezza di un giovane. Dunque, questa persona è giovane e piena di slanci. Ha l'argento vivo addosso, il che si capisce anche dall'uso che fa del dialogo. La prosa è fresca, dinamica, modernissima, passionale.Vive come se fosse in preda ad una febbricola costante, che in alcuni casi sale repentina, causandogli veri e propri accessi. Nel brano è rappresentato uno di questi accessi, tanto più violento in quanto questa persona è sottoposta a pressioni di tipo sociale ed è quindi costretta a fingere il più delle volte.

Il brano è tratto da "Il rosso e il nero" di Stendhal, in cima all'elenco delle mie preferenze: quello dei libri che si porterebbero con sé nella classica isola deserta. Credo di averlo letto una decina di volte. Lo trovo un romanzo straordinario per completezza, oltre che per maestria letteraria: è uno spaccato sociale, politico, psicologico dell'epoca post-napoleonica in Francia. Nonostante narri fatti spesso drammatici, è dotato di un'ironia impagabile. Anche questo lo avete indovinato, dopo qualche titubanza.

Veniamo al terzo:
Finalmente, finalmente era solo col suo bambino; nessuno più poteva toglierglielo, nessuno più poteva mettersi fra loro. E sul suo infinito accoramento sentiva calare un tenue velo di pace, e quasi di gioia - simile alla vaporosità di quella misteriosa notte autunnale - perché l'anima sua si trovava finalmente sola, purificata dal dolore, sola e libera da ogni umana passione, davanti al Signore grande e misericordioso.
Chi parla? Potrebbe essere una donna per la delicatezza e la profondità dei sentimenti, ma è un uomo. Un uomo che parla di suo figlio in maniera struggente. In gioco ci sono questioni intangibili (sensazioni, sentimenti... espressi con termini come "vaporosità", "misteriosa", "autunnale"...), ed è quindi molto diverso nel carattere dalla persona del primo brano, il vecchio pescatore; e anche, se vogliamo, dal giovane ambizioso e turbolento del secondo. L'uso delle parole ci comunica un senso di solitudine enorme, densa di dolore e colpa, ma anche di superamento e pace. Siamo quasi sicuri che questa persona abbia attraversato una terribile tempesta interiore.

Questo era davvero difficile da indovinare! Stella aveva avanzato l'ipotesi che l'autore fosse uno scrittore russo. Diciamo che hanno molti punti in comune. Ebbene no, è una donna, è italiana ed è la nostra Grazia Deledda premio Nobel, di cui potete vedere qui un famoso ritratto. Il romanzo è "Elias Portolu" ambientato nella sua Sardegna.

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Vi è piaciuto il quiz? Se questa modalità è di vostro gradimento, potremo fare altri esperimenti!
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2 commenti:

  1. E pensare che Elias Portolu lo avevo letto :(
    A mia discolpa preciso che avevo 13 anni... Un secolo fa! :(

    RispondiElimina
  2. Dai, allora sei scusata. Magari è un'ottima occasione per rileggerlo! :-)

    RispondiElimina

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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