"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

domenica 8 settembre 2013

Ballata di reietti e dimenticati, nel Sud di McCullers

Einaudi - Stile libero BIG - pp. 168
ISBN 9788806192273
Traduzione di Franca Cancogni
Se dico “Riflessi in un occhio d’oro”, ai cultori dei vecchi film hollywoodiani verrà senz’altro in mente il film diretto da John Huston con Elizabeth Taylor e Marlon Brando, ambientato in un campo militare dove lei, la moglie di un capitano, ama un altro, il capitano ama un soldato, e il soldato ama la donna. Questo per situare Carson McCullers (1917-1967), autrice de “La ballata del caffè triste”, poiché la dinamica della storia ripete, di nuovo, un triangolo dove nessuno dei personaggi esprime compiutamente il proprio amore, e viene ricambiato.

Questo romanzo breve è ambientato in un paesino del profondo Sud, e ha come protagonista una donna, Miss Amelia, che gestisce una distilleria e una rivendita di generi alimentari dei più disparati. Si tratta di una donna mascolina e per niente aggraziata; attorno a lei, nondimeno, sembrano ruotare le sorti dell’intero paese. È, come si dice, “una celebrità”. La sua vita cambia con l’arrivo imprevisto di un cugino, Lymon, un nano gobbo che pur possiede una sua aura irresistibile, e che la convince a trasformare la bottega in un caffè. E qui accade il primo miracolo: il caffè diventa un punto di ritrovo importante, dove tutti si comportano bene. Perché, come scrive l’autrice, “l’atmosfera di un vero caffè implica appunto questo: compagnia, soddisfazioni del ventre e una certa gaiezza e misura nel contegno.” Il terzo vertice del triangolo nel romanzo è l’ex marito di Amelia, che ritorna al paese dopo un periodo passato al penitenziario. La ricomposizione del triangolo ripete dunque lo schema consolidato, e fornisce l’innesco ad una serie di conflitti drammatici. Sotto il cielo del Sud che sembra partecipare alle vicende dei protagonisti, con i suoi colori – ora dorati, ora sanguigni, ora d’un verde velenoso – e nell'aria densa di odori tropicali e marcescenti, si consuma il dramma di Miss Amelia, e la narrazione della vicenda dotata di un finale del tutto inaspettato.

"Cape Cod Morning" di Edward Hopper (1950)
Smithsonian American Art Museum
http://americanart.si.edu/
La caratteristica dei personaggi di questo romanzo è una sorta di selvatichezza intrinseca. Sembrano, ognuno a suo modo e per indole, animali appena addomesticati. Lavorano indefessi, come miss Amelia, che agisce molto e parla poco, ed è dura e spigolosa. Si scrutano a vicenda, fiutando la tensione e il pericolo imminente, come gli altri abitanti del villaggio e frequentatori del caffè. Sono pigri e fannulloni, come Marvin Macy l’ex-marito di Amelia, e amano osservare gli altri intenti alla fatica. Si esprimono, in altre parole, con gesti e azioni, raramente con le parole, e come tali esprimono anche il sentimento dell’amore, che può nascere violento ed improvviso, dopo essere rimasto a lungo sopito. Ho letto nel commento critico di Harold Bloom al romanzo che “tutti i personaggi di Carson McCullers sono accomunati da una medesima ossessione: la loro esistenza, fino all’ultimo istante, consiste nell’innamorarsi di una speranza, destinata a svanire.” Io direi che, in questo caso specifico, la vera tragedia è l’insorgere di un sentimento d’amore contro cui non c’è resistenza che tenga, tanto più immotivato considerandone l’oggetto. Per questo una delle frasi più belle del romanzo, quello che lo riassume e che parla della differenza nel sentire tra l’amante e l’amato, è: “La persona più mediocre sarà l’oggetto di un amore furibondo, eccezionale e splendido come i velenosi gigli di campo.” Non c’è quindi bisogno d'innamorarsi di una persona di alta levatura spirituale o morale, o che sia anche esteticamente bella. E non è necessario che “sia un giovanotto che risparmia per l’anello nuziale; potrà essere uomo, donna, bambino, qualsiasi creatura umana sulla terra.”

Il volume è completato da una serie di racconti (“Wunderkind” – “Il fantino” – “Madame Zilensky e il re di Finlandia” – “Il forestiero” – “Dilemma domestico” – “Un albero. Una pietra. Una nuvola.”) tra cui segnalo per particolare intensità gli ultimi due. Appartengono alla tipologia di racconti per i quali viene spontaneo esclamare: “Mi piacerebbe averli scritti io.”
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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