"La Storia è un ponte fra terra e cielo": blog di storia, letteratura e arte

sabato 14 settembre 2013

Come lama affilata, come pietra scabra... e il blu dell’esistenza

Scrivere ha spesso un valore terapeutico, come già ebbi modo di sottolineare in uno dei miei post. Per questo, le esperienze devono essere riversate sulla carta per mano di chi le ha vissute, e non per interposta persona, al di là del valore dei risultati letterari. Nel caso di Claudia Cangemi, la sua raccolta “Di sole e d’ombra” appartiene a quel genere di sillogi che possono essere considerate come il viaggio geografico più difficile in assoluto, specie da parte di una persona schiva e riservata: quello all'interno di sé e delle proprie emozioni, e il conseguente riversamento sulla carta di ciò che si prova e sperimenta. E, non da ultimo, il fatto che altri leggeranno e, forse, giudicheranno quello che abbiamo pubblicato; o, peggio, tratteranno i nostri scritti con indifferenza e derisione.
La copertina della raccolta,
a cura di Davide Zedda editore

La rottura di schemi consolidati originata dal trauma della separazione, la pietra ardente del dolore che brucia in fondo all'anima, la granulosità e la ruvidezza di un percorso di rinascita trovano in Claudia una voce matura, specialmente in componimenti come “Sogni strappati”: Brandelli / di sogni strappati / svolazzano / nell'aria grigia. / Il tempo / li sfiora / indifferente / e passa oltre. Dopo la perdita degli schemi e della vita ordinata, ecco apparire anche l’angoscia per lo smarrimento di una meta, vera o fittizia che fosse. In “Senza destinazione”, l’autrice racconta: Mi spaventa / fino al midollo / l’idea di una corsa / senza stazioni / né arrivo. Per la maggior parte si tratta di poesie brevissime, come tenui respiri o immagini labili, che intendono trasmetterci la vaporosità di una vita dispersa dal trauma. Una vita che, a dispetto dei nostri schemi precostituiti e dei nostri sforzi per irreggimentarla, è in continuo mutamento; e ci sfida e ci spiazza sempre. Nelle poesie di questa autrice non c'è dunque rima, solo momenti effusi, che sembrano svanire come soffice nuvola o acqua tra le dita.

"Lovers in pink" di Marc Chagall
(1916) - Collezione privata
Ad un certo punto, tuttavia, incomincia il processo di lenta guarigione, emergente in poesie come: “Sera di maggio”: Frange di nubi / nell'immenso blu / m’inzuccherano / il cuore / di possibilità. Giunge la consapevolezza che la vita non è finita: la cicatrice rimane ma si è rimarginata, si è chiusa una porta e altre se ne sono aperte, il processo di rinnovamento continua senza sosta. Non ci sono quindi esami, in questo scorrere dell'esistenza o, meglio, gli esami sono continui, e si tengono momento dopo momento, scelta dopo scelta, atteggiamento dopo atteggiamento. Una ricchezza senza fine scorre attorno e attraverso di noi, basta saperla cogliere. Claudia sembra averlo compreso, e lo esprime benissimo con questa poesia, non a caso posta quasi in chiusura della raccolta, “Vagabonda”: Non ho casa / nei sogni / La mia anima / disseminata / ama perdersi / nei vicoli / Non ho più bisogno / di stanze sicure / Non ho più fretta / di arrivare / La meta è il viaggio / La vita è il senso. 

Auguri all'autrice, dunque, e auguri a tutte le persone ferite che attendono la guarigione: che la scrittura possa essere per loro veicolo e medicina.

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La raccolta “Di sole e d’ombra” è stata presentata presso il Bar Zen a cura della Libreria Gulliver di Cinisello Balsamo. 
Il post nel mio blog su "La scrittura come terapia" è il seguente:
 http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/search/label/scrittura%20come%20terapia
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2 commenti:

  1. "La mia anima disseminata ama perdersi nei vicoli",trovo questa immagine straordinariamente efficace ed evocativa. Grazie per averci fatto avvicinare a questa interessante silloge!

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  2. Mi piace introdurre autori meritevoli di attenzione, come sai! ;-)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

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Il Fuoco di Prometeo

Parigi, 1790. Alla vigilia delle nozze di Camille, Maximilien Robespierre incontra la futura sposa dell’amico e vorrebbe impedire il matrimonio. Ma accade l’impensabile e i sentimenti dell’Incorruttibile cambiano in maniera radicale. Si scatena dunque tra i due uomini una lotta feroce, riflesso della violenza crescente di una Francia sconvolta dalla rivoluzione. Tra insurrezioni di popolo, rivolte interne, guerre contro le potenze europee, i maggiori leader politici – Robespierre, Danton, Marat, Saint-Just – cercano disperatamente di arginare il caos ed evitare che la nazione sprofondi nella guerra civile. Tuttavia, nel groviglio avvelenato delle loro esistenze, gli enigmi del passato continuano a ripresentarsi, e pretendono a gran voce di essere risolti. Perché Robespierre continua a sognare un cavaliere templare di nome Jacques? Emerge così un’incredibile “storia altra”, dove nessuno è come appare e dove la verità andrà oltre ogni possibile immaginazione.

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