"La Storia è un ponte fra terra e cielo": blog di storia, letteratura e arte

sabato 21 giugno 2014

I Crudeli. - La Fossa del Drago 36. e ultima puntata

Sonata del Sole - Andante 
di  Mikalojus Konstantinas Ciurlionis (1907)
Sconsolata, Lyra guardò il punto di congiunzione dei Quattro Regni, o Fossa del Drago: un’enorme voragine, larga circa un miglio, aperta sul nulla. Aveva sbagliato strada, deviando troppo verso ovest, e ora avrebbe dovuto costeggiare la voragine andando a sinistra, per circa mezzo miglio, e quindi percorrere altra strada che le avrebbe fatto perdere tempo prezioso.

“Che cos'è?” chiese Antares, facendo capolino alle sue spalle, e alla voce del figlio ella si riscosse. “Si chiama Fossa del Drago,” rispose. “Ricordi la storia? In questo luogo, all'inizio dei Regni, quando ancora gli Gnomi vivevano all'aria aperta, e la gente conversava con le Ondine dei fiumi, un enorme drago, l’ultimo della sua specie, vinto da un eroe, precipitò del cielo aprendo l’immensa voragine. Alcuni dicono,” aggiunse, “che il fragoroso silenzio della Fossa sia in realtà il sordo brontolio dell’animale, chiuso nelle viscere della terra.” Dall'abisso, infatti, si udiva il silenzio, ma come se fosse un rumore assordante, di cascata o di tuono, e non qualcosa in cui ogni suono viene inghiottito, e s’annulla. “Andiamo, ora,” disse Lyra, riscuotendosi, “dobbiamo costeggiare la Fossa per arrivare fino al confine”.

ËËË

L’aquila bruna volteggiò in cielo, ispezionando le foreste, fino ad arrivare alla Fossa del Drago. Là, il suo acuto occhio di rapace avvistò una sagoma familiare – con una, altrettanto familiare, sulla schiena – e l’uccello calò e si posò sulla sommità d’una roccia che s’affacciava sulla voragine e, là, esso si tramutò, e tornò ad essere l’alta, cupa figura del Mago del Nord, stagliata contro il cielo.

In quel mentre, la principessa Lyra volse la testa nella sua direzione, riconobbe Aldebaran che si ergeva sulla sommità di una roccia. Indossava il suo mantello di mago, e aveva la bacchetta magica levata. Rimase paralizzata, come un topo alla vista di un serpente, e per un attimo le sue gambe si rifiutarono di muoversi. In quel silenzio, si udì la voce dell'uomo: "Lyra, dammi il bambino." La donna sentì le braccia del figlio stringersi attorno al suo collo, e la voce di Antares mormorare: "Padre..." come se fosse stato, ancora una volta, ripreso dal consueto fascino emanato dalla figura paterna. "No!" gridò la donna. "Dammi il bambino, e ti prometto che potrai tornare alle tue terre, libera," seguitò il Mago del Nord. "Non ti darò mio figlio! Mai!" e, rivolta ad Antares: "Reggiti bene," ordinò, e incominciò a correre, perdutamente.

Sonata delle Stelle - Andante 
di  Mikalojus Konstantinas Ciurlionis (1908)
Aldebaran alzò la sottile verga magica, una luce ultraterrena si accese in una nuvola del cielo e, quasi fosse stata calamitata dall'estremità della bacchetta, si diresse verso la punta e là si raccolse. Egli abbassò la verga e la luce saettò verso i fuggiaschi. Bruscamente, Lyra deviò verso la voragine: la luce le passò accanto, volando come l’ala rapidissima d’un uccello, abbagliante come la folgore d’un temporale, e si spense nell'aria; ma lei aveva sentito che quella luce si muoveva come un artiglio, un artiglio che, per un attimo, aveva abbrancato Antares e, per un attimo, glielo aveva strappato dalle spalle. Il Mago del Nord alzò ancora la bacchetta magica, con calma suprema...

Allora, vistasi perduta, Lyra corse, reggendo il bambino, verso la voragine. Esitò solo un attimo quando si trovò sull'orlo; poi fece due passi e, senza un grido, si gettò nel vuoto e scomparve insieme al figlio.

***

Aldebaran, mago e signore dei Territori del Nord, rimase immobile per lunghi istanti, poi abbassò la mano che reggeva la bacchetta e incrociò le braccia. Rimase a lungo con le braccia conserte, a fissare la voragine e a meditare su quanto era avvenuto. Era pensieroso, ma il suo volto non tradiva altre emozioni. Poi, volse le spalle alla Fossa del Drago e s’allontanò.

Pochi istanti dopo, l’aquila reale sbatteva le ali nel cielo, lasciando dietro di sé l’abisso.
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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

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Il Fuoco di Prometeo

Parigi, 1790. Alla vigilia delle nozze di Camille, Maximilien Robespierre incontra la futura sposa dell’amico e vorrebbe impedire il matrimonio. Ma accade l’impensabile e i sentimenti dell’Incorruttibile cambiano in maniera radicale. Si scatena dunque tra i due uomini una lotta feroce, riflesso della violenza crescente di una Francia sconvolta dalla rivoluzione. Tra insurrezioni di popolo, rivolte interne, guerre contro le potenze europee, i maggiori leader politici – Robespierre, Danton, Marat, Saint-Just – cercano disperatamente di arginare il caos ed evitare che la nazione sprofondi nella guerra civile. Tuttavia, nel groviglio avvelenato delle loro esistenze, gli enigmi del passato continuano a ripresentarsi, e pretendono a gran voce di essere risolti. Perché Robespierre continua a sognare un cavaliere templare di nome Jacques? Emerge così un’incredibile “storia altra”, dove nessuno è come appare e dove la verità andrà oltre ogni possibile immaginazione.

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