"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

martedì 29 luglio 2014

La nobile arte della punteggiatura, 5. e ultimo / 46

Siamo arrivati in fondo alla nostra galleria sui principali segni di interpunzione, a volte misteriosi a volte davvero ostici. Come promesso, in questo post vi parlerò innanzitutto delle parentesi. A livello tipografico ne esistono di diversi tipi: le più note sono le parentesi tonde, le quadre e le graffe. Qui vi parlo di quelle che usiamo di più nella nostra scrittura, cioè le parentesi tonde.Esse sono poste all'interno di una proposizione e contengono un periodo cui sono legate a livello concettuale. Come le virgolette, si aprono e si chiudono.


English Archers di William Powell Frith, 1872
Royal Albert Memorial Museum, Devon
http://www.rammuseum.org.uk/

Le parentesi hanno la forma dell'arco e delimitano
il "tiro" della frase contenuta al loro interno.
Le parentesi introducono un pensiero collaterale, che non sarebbe nemmeno necessario per la comprensione della frase, una breve precisazione o addirittura una digressione. Spesso potrebbero essere sostituite dai tratti lunghi, o dalle virgole, perché contengono veri e propri incisi.

Le parentesi si usavano molto nella letteratura ottocentesca, in cui gli autori amavano introdurre pensieri secondari che andavano ad arricchire il concetto principale. In questa epoca dove andiamo dritti al sodo, si utilizzano molto meno e, come avviene per altri segni di interpunzione, il loro uso si va perdendo. Spesso sono appunto sostituite dai tratti lunghi oppure dalle virgole; o, ancora, la frase contenuta al loro interno viene promossa a periodo principale e autonomo. Ad ogni modo, delle parentesi è meglio non abusare per non rendere il testo esitante e non confondere le idee al lettore

Vediamo un esempio illustre, cioè un brano tratto da Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson (1886):
Il lato perverso della mia natura era meno sviluppato del lato buono di cui m'ero spogliato; e con questo si spiega il fatto che Edward Hyde era tanto più basso e giovane di Henry Jekyll. Come la bontà splendeva nell'aspetto dell'uno, così la depravazione era scritta sul volto dell'altro. Il male (che credo sia la parte mortale dell'uomo) lasciava su quel corpo un'impronta di deformità e di decadenza. Eppure, guardando quella brutta immagine allo specchio, non provavo alcuna ripugnanza, ma un moto di soddisfazione. Anche questo ero io.

Eccovi ora la famigliola dei trattini, che contribuiscono non poco alla confusione tipografica! Ne esiste una miriade, ma quelli che a noi servono sono solamente due: il trattino breve e il trattino lungo.

Angeli cherubini ne La Madonna Sistina di Raffaello Sanzio (1513-1514)
Gemaeldegalerie - http://www.skd.museum/de/startseite/index.html

Questi espressivi angioletti esprimono tutta la loro perplessità sull'uso dei trattini.


  • trattino breve o corto o tratto di unione. Si usa nei seguenti casi: 
- per segnalare un ritorno a capo, quando si deve spezzare in due una parola. Oggi, con i programmi di scrittura, questa operazione è stata facilitata, anche se spesso constato che ci sono dei ritorni a capo del tutto "random" e contrari a quello che ci insegnavano a scuola. Spezzeremo quindi le parole "duca Pucci" in questo modo: du-ca Puc-ci
- per unire due parole correlate, come dice il suo equivalente francese trait d'union. Possiamo quindi dire: Un antenato del duca Pucci combatté con valore nella guerra franco-prussiana.
- per indicare un intervallo di tempo tra due cifre. Quindi: Le vittorie nel campionato di calcio 1988-1989 portarono grandi risultati alla squadra favorita del duca.
- per spezzare al suo interno una parola con lo scopo di marcarla e comunicare un sentimento di indignazione. Avremo:  Il duca Pucci litigò fu-rio-sa-men-te con la suocera.

  • trattino lungo o lineetta, che si usa al posto delle virgolette, o per racchiudere un inciso al posto delle virgole o delle parentesi tonde. Eccovi un altro esempio illustre, tratto da Il Circolo Pickwick di Charles Dickens:
– Ho trovato una cura numero uno per la gotta, Sam – rispose il signor Weller posando il bicchiere. – Una cura per la gotta! – esclamò il signor Pickwick cavando in fretta il suo portafogli; – e qual è? – La gotta, signore, – rispose il signor Weller, – la gotta è un certo malanno che viene dalle troppe comodità e dall'averne troppi. Se mai vi piglia la gotta, signore, subito sposatevi una vedova che abbia una buona dose di voce e che se ne serva discretamente, e la gotta ve lo dico io che non torna più. È una ricetta miracolosa, signore. Io la prendo regolarmente tutti i giorni, e posso garantire che son sicuro da qualunque malattia prodotta dallo star troppo bene.  

Portrait of Princess Anna P. Gagarina,
née Lopukhina 
di Jean-Louis Voille, c. 1792,
The Hermitage, St. Petersburg, Russia 
http://www.hermitagemuseum.org

Au revoir dalla principessa virgola!
***

Non possiamo però salutarci senza qualche ultima chicca offerta dalla principessa virgola, e per far questo chiamerò di nuovo in mio aiuto il marchese Marcello, la contessina Carlotta e il duca Pucci per il gran finale. Ecco:

- La virgola si pone spesso per separare o isolare un complemento, se esso si trova in posizione differente da quella che occuperebbe nell'ordine diretto del discorso:

Il duca Pucci disse alla contessina Carlotta: "Io, per lei, farei qualsiasi cosa."

- Da alcuni autori si considera preferibile l'uso del punto e virgola, anziché della virgola, davanti all'avversativo "ma", se introduce una proposizione complessa, mentre si preferisce la virgola se le due proposizioni sono costituite soltanto da soggetto e predicato. Diremo quindi al marchese Marcello:

"Tu studi; ma il lavoro non ti rende. Tu parli, ma divaghi."

- La virgola si mette nel posto che spetterebbe al predicato in una proposizione elittica del predicato, quando il verbo sia lo stesso della proposizione che precede. Troppo complicato? Legge qui, e capirete al volo:

La contessina Carlotta mangia aragoste; il marchese Marcello, caviale.

***


Bene, siamo proprio arrivati in fondo alla nostra fatica! Questa è la punteggiatura, sta a noi metterci i contenuti.
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8 commenti:

  1. Io cerco sempre di ridurre all'osso l'uso di parentesi, a meno che non siano assolutamente indispensabili. Al contrario, abuso di trattini, anche quando non sarebbe necessario. Esempio: lettori cavia potrebbe essere scritto staccato, ma io trovo che scrivendo lettori-cavia il concetto emerge meglio. Idem con parole con on-line o non-conformità, che uso moltissimo qui al lavoro

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    1. Ciao, Chiara, grazie per il tuo commento. La diatriba su on line e on-line c'è anche nella casa editrice per cui lavoro. Entrambe le grafie sono giuste, l'importante è essere "consistent", cioè scrivere uguale dappertutto! :-)

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    2. Il mio capo mi ha fatto controllare ieri sul dizionario :D

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  2. Siano benedetti gli esempi! Certe volte le regole grammaticali sembrano più complicate di ciò che sono.
    Parentesi tonde non ne uso quasi più; mi sembra di ammettere che sto dicendo qualcosa di accessorio e tutto sommato inutile, cosa che mi fa venire la tentazione di tagliarlo, oppure - come suggerisci - dargli lo spazio di una frase vera.
    Grazie mille per il ripasso! :)

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    1. Grazie del tuo commento e di aver gradito il ripasso. Ogni tanto non fa mai male, vero? Ora, appunto, bisogna rimboccarsi le maniche e provvedere ai contenuti.

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  3. La contessina e i suoi illustri amici mi mancheranno! Mi piacciono questi tuoi post, ottimi per rinfrescarci sulle regole e allo stesso tempo piacevoli da leggere :)

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    1. Eh, sì, andranno anche loro in vacanza, ovviamente in una località esclusiva adeguata al loro rango!

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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