"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

sabato 10 ottobre 2015

Le foglie d'autunno nella poesia di Nazim Hikmet





Veder cadere le foglie


Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
Soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso.

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d’ippocastani.

Nazim Hikmet




Nâzım Hikmet-Ran, in italiano spesso scritto Nazim Hikmet (Salonicco, 20 novembre 1901 – Mosca, 3 giugno 1963), è stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico" , è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna.
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10 commenti:

  1. la caducità dell'essere in transito, di essere pieni di vita e perire nello scorrere del tempo. Chi osserva con il cuore quello che succede accanto a noi, vive con sofferenza, spesso incurante del proprio destino.
    Hikmet è spesso rivolto al futuro come momento migliore del presente, apre una prospettiva ottimistica. In questo caso invece traccia con chiarezza il dolore per lo scorrere del tempo, nel momento in cui non è possibile viverlo con pienezza.
    Saluti
    Francesco

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    1. Ciao Francesco, benvenuto nel blog e grazie per il tuo commento. Mi è piaciuta questa poesia di Hikmet dedicata all'autunno, e vorrei leggere dell'altro perché l'ho sempre sentito nominare ma non lo conosco. Sarà la volta buona per approfondire.

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  2. Grazie per questa bella poesia che, tanto per cambiare, non conoscevo

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    Risposte
    1. E' bella, vero? Nonostante abbia un fondo di tristezza, su di me ha un effetto rasserenante.

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  3. Mi piace questo definire meglio l'immagine riga dopo riga. Grazie per il contatto che mi offri con la poesia. :)

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  4. Che bella poesia, neanche io la conoscevo!

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  5. Sommessa e per niente retorica... ottima per essere interpretata! ;-)

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  6. Bellissima poesia. Ottimo poeta. Di hikmet conosco "I tuoi occhi" altrettanto bella.

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    1. Grazie mille del commento. Ho recuperato la poesia che menzioni e che non conoscevo. La posto qua di seguito:

      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      che tu venga all’ospedale o in prigione
      nei tuoi occhi porti sempre il sole.

      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,
      sono cosi, le spighe, di primo mattino;

      i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      quante volte hanno pianto davanti a me
      son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
      nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
      ma non un giorno han perso il loro sole;

      i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
      gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
      allora saprò far echeggiare il mondo
      del mio amore.

      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      Così sono d’autunno i castagneti di Bursa
      le foglie dopo la pioggia
      e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

      I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
      verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
      che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
      fraternamente
      con i tuoi occhi, amor mio,
      si guarderanno con i tuoi occhi.

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QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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