"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

mercoledì 8 aprile 2020

# Una poesia e un'immagine al giorno. 26. Umberto Saba

Veduta di Trieste di Alexander Kircher (1897)


Trieste

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.






Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), è stato un poeta, scrittore e aforista italiano. I suoi primi versi risalgono al 1900 ma il primo libro, Poesie, è del 1911; seguirono: Coi miei occhi (1912), Cose leggere e vaganti (1920), Il Canzoniere (1921; ed. crit. a cura di G. Castellani, 1981), Preludio e canzonette (1922), Figure e canti (1926), Preludio e fughe (1928), Tre composizioni (1933), Parole (1934), Ultime cose (1944), poi tutti raccolti nell'edizione definitiva del Canzoniere (1945); e quindi Mediterranee (1947), Uccelli - Quasi un racconto (1951). Scrisse anche alcune prose fra narrative e liriche: Scorciatoie e raccontini (1946), Ricordi-racconti (1956) e Storia e cronistoria del Canzoniere (1948), contributo alla critica di sé stesso; postumo (1975; nuova edizione 1995) è stato pubblicato un romanzo incompiuto, Ernesto, scritto nel 1953. Alla contemplazione delle cose ultime, pervasa da un pessimismo, da un senso atavico e quasi espiatorio del dolore, si congiungono, in Saba, una trepida inclinazione per la donna e per l'amore, un alacre interesse per le cose e le creature più umili, per gli aspetti più minuti della vita e della sua Trieste.


***

Fonte testi:
Poesia, Guida al Novecento di Salvatore Guglielmino
Biografia, Treccani online

Fonte immagini:
Fotografia: Wikipedia

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4 commenti:

  1. L'avevo letta questa poesia, una vera e propria dichiarazione d'amore per Trieste, città che d'altronde ha una sua tradizione letteraria non indifferente (io ho letto con molto piacere due autori diversissimi tra loro come Italo Svevo e Scipio Slataper, senza contare la tanto vituperata Susanna Tamaro, che a me non dispiace come scrittrice).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho fatto un giro nel Friuli proprio l'estate scorsa e Trieste mi aveva incantato. Ricordo con particolare emozione tutti gli scorci, a partire dalla scenografica, elegantissima piazza Unità d'Italia: un vero e proprio belvedere sul mare.

      Elimina
  2. Risposte
    1. Ispira molta serenità e sprigiona una luce particolare. L'azzurro del mare poi è purissimo.

      Elimina

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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