"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

mercoledì 23 settembre 2020

"The Young Pope": una vicenda bimillenaria in 1:21

Una delle mie serie tv preferite, di cui ho parlato qui, è The Young Pope, seguita da The New Pope, di Claudio Sorrentino, un regista che è in grado di spiazzare, mandare in visibilio e irritare al medesimo tempo. Protagonista di entrambe le stagioni è Lenny Belardo, un cardinale americano che, tra lo sconcerto generale, viene eletto al soglio pontificio. La giovane età del nuovo padre della Chiesa trae in inganno i cardinali, che lo ritengono a torto manipolabile o, comunque, progressista e aperto. Niente di tutto queste, poiché, come accade a molti giovani, Pio XIII è molto conservatore e si mostra… più papista del papa.

Ma qui vorrei parlarvi della sigla dove Pio XIII, giovane e bellissimo, cammina con passo sicuro e lo sguardo fisso dinnanzi a sé, volgendo il profilo allo spettatore, con le mani dietro la schiena. Durante il suo incedere, alla parete sfilano una serie di quadri, appesi su una parete rosso cupo, come pagine che sfilano a mostrare alcuni momenti salienti nella storia della Chiesa.


L'elemento che collega questi quadri è la stella cometa che percorre il cielo notturno, partendo dalla nascita di Cristo, attraversa la seconda opera, e poi via via, solcando il cielo delle composizioni pittoriche, che come una lampada illumina non soltanto la raffigurazione ma il viso del papa, in un gioco di luci e ombre, e si trasforma in un minaccioso meteorite. 

Su tutto campeggia la musica Alla long the watchtower di Bob Dylan nella versione dei Devlin, e che sembra sottolineare con il suo ritmo la camminata lenta e determinata di Pio XIII. Appena prima di sparire dal nostro campo visivo, però, il giovane pontefice si volge verso di noi, aggrotta appena la fronte e poi ci strizza l’occhio, nella tecnica di sfondamento della cosiddetta “quarta parete” cinematografica dove l’attore si rivolge direttamente al pubblico.

Presto riprende a camminare, serafico, con un sorriso appena accennato sulle labbra, mentre alle sue spalle il meteorite va a schiantarsi contro l'ultima opera, la famosa installazione di Cattelan con Giovanni Paolo II. La sigla di questa prima stagione ha attirato la mia attenzione proprio per la carrellata di opere proposte che ho cercato di individuare, incuriosita al massimo nella mia veste di ricercatrice iconografica e di appassionata di storia. Tra l’altro, come sa chi mi sta seguendo, ho sostenuto di recente l’esame di Storia della Chiesa, quindi sono particolarmente fresca di studio!

Non sono riuscita a capire tutte le opere e gli artisti, per cui ho fatto una ricerca ed ecco che cosa ho scoperto su questa sorta di “bigino”. Qui troverete il link Sky per osservare la sigla (oppure qui trovate il link a Youtube), che potete osservare e fermare leggendo quanto segue.

Il primo quadro è una splendida opera del pittore olandese Gerrit van Honthorst, L’Adorazione dei pastori (1619-1620), che mostra il Bambin Gesù come una vera e propria fonte di luce che si rifrange sui visi della Madonna, di Giuseppe e dei pastori. La Madonna sta scostando il lenzuolo e rivelando al mondo il Salvatore. L’effetto luminoso è straordinario, e raggiunge gli angioletti che sembrano uscire da una porta aperta nella sommità celeste per affannarsi verso il basso, come se fossero in ritardo per un appuntamento. Il primo angioletto ha l’aria intenerita e stupita mentre osserva il Bambino che è quasi un suo coetaneo. Purtroppo questa opera fu gravemente danneggiata nell’attentato dei Georgofili del 1993.


Non poteva mancare il passaggio fondamentale per la costruzione della Chiesa come istituzione, qui per mano del maestro italiano Perugino, ovvero La consegna delle Chiavi (1481-1482). Scopo della Chiesa, infatti, è custodire e trasmettere inalterato l’insegnamento del Cristo, via inaggirabile per chiunque voglia conseguire la salvezza. La scena è solenne perché sottolinea la trasmissione del potere spirituale da Cristo a san Pietro, e si avvale di una serie di personaggi ritratti in maniera statuaria, dalle pose pacate e abbigliati con colori molto sobri. Di scenografico effetto è l’edificio sullo sfondo su cui converge il fuoco prospettico della composizione.

Segue La conversione di san Paolo di Caravaggio (1601-1605 circa), che raffigura il momento folgorante in cui Saulo, persecutore dei cristiani, viene letteralmente sbalzato di sella dalla luce accecante di Cristo che gli domanda: “Perché mi perseguiti?”, come viene descritta negli Atti degli Apostoli. Noi vediamo il momento appena successivo allo sprigionarsi della visione sulla via di Damasco, e dunque Saulo è colto nella posa di uno che sta quasi per annegare in un mare di luce, e annaspa con le pupille cieche. È vestito come un militare romano. Solo testimone dell’accaduto è un vecchio palafreniere. Il quadro viene occupato quasi interamente dal corpo del cavallo, al punto che l’occhio vaga, sulle prime, alla ricerca del vero protagonista. Paolo diverrà poi “l’apostolo dei Gentili”, volgendo la sua predicazione dagli ebrei ai pagani, e divenendo una delle figure più eminenti per i destini della Chiesa e della cristianità.

Il concilio di Nicea del 325 è un evento cardine nella storia della Chiesa in quanto l’imperatore Costantino, preoccupato dal diffondersi di varie eresie, tra cui quella ariana, convoca e presiede una riunione di vescovi nella capitale dell’impero, Nicea (oggi in Turchia). Il concilio di Nicea fu uno dei volumi più impegnativi della mia carriera universitaria: The council of Nicaea, tutto in inglese con testo greco a fronte.  L’opera è del 2005 ed è di Vlasios Tsotsonis, e si ispira con chiarezza alle icone bizantine con il suo fondo oro e i lussuosi abiti dei protagonisti: l’imperatore è vestito alla maniera orientale ed è circondato dai suoi vescovi. In basso si raggomitola il prete Ario, la cui dottrina fu dichiarata eretica proprio in occasione del concilio.



Andiamo dritti al sodo con Francesco Hayez e il suo quadro intitolato Pietro l’Eremita predica la crociata (1827-1829). Siamo per la precisione all’epoca della prima crociata nel 1095, anche se l’opera ha il sapore risorgimentale dei quadri di Hayez. Questa crociata precedette quella “dei baroni” e viene detta anche “crociata dei poveri” in quanto questo monaco radunò attorno a sé una quantità eterogenea di persone (poveri, preti, monaci, donne, soldati, signori) e si mosse prima della crociata ufficiale. Questa massa di persone si mosse da Amiens attraversando l’Europa e compiendo ogni sorta di massacri al suo passaggio. Vennero però colti di sorpresa dai turchi a Civetot: coloro che rinunciavano a Cristo convertendosi all’Islam vennero deportati, gli altri trucidati sul posto.



Le Stimmate di san Francesco è un dipinto a tempera e oro su tavola di Gentile da Fabriano del 1420 circa. Anche qui l’elemento connotativo è il fuoco, che dal serafino si sprigiona sul santo inginocchiato e lo trapassa ai mani e ai piedi come nella passione del Signore. Sullo sfondo è una montagna molto scabra con pochi arbusti, mentre frate Leone, uno dei compagni di Francesco, si copre gli occhi con la mano. Nonostante la composizione sia classica, è molto bella per l’effetto luminoso, il fondo oro, il realismo con cui è dipinto il santo, e la natura circostante di tipo invece quasi fiabesco.




L’elemosina di san Tommaso di Villanova (1660 circa) di Matteo Cerezo è uno dei quadri che più mi ha incuriosito perché non l’avevo mai visto e non conoscevo questo santo. Si tratta di un vescovo e un santo spagnolo vissuto tra il Quattrocento e il Cinquecento, che si prodigava specialmente a favore dei bambini abbandonati per cui aprì un centro. Ho letto che spese tutte le sue ricchezze per aiutare i più bisognosi. Il quadro è comunque tipicamente seicentesco. Nel video, osservate come la luce del meteorite illumini i poveri che si affollano attorno al santo.




Nell’opera di Domenico Crespi detto il Passignano, Michelangelo dona a Paolo IV il modello della Basilica di San Pietro (1618-1619), possiamo osservare un altro momento di massimo fulgore della Chiesa con la ripresa della figura del papa e uno degli architetti più importanti di tutti i tempi. I gesti misurati dei personaggi e le tinte fredde con sui sono ritratti sono accesi da momenti di colore rosso, che culminano nel parasole rosso inclinato sulla destra a ombreggiare il Santo Padre. Papa Pio IV fu uno dei pontefici più intransigenti e spietati della Chiesa, noto per aver innalzato l'Inquisizione a organo di governo della Chiesa. Scatenò una violenta repressione dottrinale nel tentativo di estirpare l’eresia luterana, che portò a molti processi e fece molte vittime illustri. Uno degli episodi più raccapriccianti e atroci vide Pomponio Algeri, studente dell’università di Padova, estradato, accusato di eresia e bollito vivo in una caldaia d’olio bollente, pece e trementina. Potrei continuare, ma penso che vi siate fatti un'idea…

La notte di san Bartolomeo (1572-1584 circa) di François Dubois raffigura la strage compiuta a Parigi di cui furono vittime migliaia di ugonotti (o protestanti) a opera della fazione cattolica, giunti per le nozze di Enrico di Navarra con Margherita di Valois. Siamo nel pieno delle guerre di religione che insanguinarono a più riprese la Francia del Cinquecento, e siamo anche al penultimo quadro mostrato nella sigla. Ormai non c’è più traccia della bella e luminosa nascita del Salvatore, dell’atmosfera di gioia della Natività, ma vi sono soltanto stragi, terrore e potere…. Questo, almeno, vuole dirci la sigla geniale di The Young Pope.

A conclusione il meteorite si abbatte con tutta la sua forza sul papa ne La nona ora (1999) di Maurizio Cattelan, quasi a esprimere la collera divina nei confronti della “sua” istituzione e del suo massimo rappresentante. Quest’opera suscitò molto clamore all’epoca anche perché raffigurava un papa ancora vivente, Giovanni Paolo II, e fu intesa come poco rispettosa nei suoi confronti. Se Cattelan fosse vissuto ai tempo di Pio IV non l’avrebbe certamente passata liscia! Una curiosità sul titolo: la “nona ora” è una scansione liturgica del tempo e corrisponde alle tre del pomeriggio.

 ***

Conoscete questa serie tv e la sigla che la accompagna? Quali sono secondo voi le sigle delle serie tv più belle?

***

Fonte immagini: Wikipedia e web


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14 commenti:

  1. "Spazio 1999".
    Ma tu forse intendevi sigle di serie più recenti? Non ne conosco, perché non le guardo. :)

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    1. Mi ricordo del tuo commento sul post precedente e sul fatto che non guardi le serie tv. :) Comunque la risposta era assolutamente libera. "Spazio 1999" era una delle mie preferite, dopo "Ufo." Ancora oggi trovo la sigla di "Ufo" bellissima anche se certi effetti speciali, le pettinature e le uniformi fanno sorridere.

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  2. La serie di Sorrentino ha una regia strabiliante, guardarla è stato un vero piacere visivo (magari la sceneggiatura non era sempre all'altezza, ma gli attori ci mettevano una pezza). Grazie per il tuo ottimo approfondimento iconografico. Alcune opere me le ero perse!

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    1. Sì, Sorrentino ha proprio una regia molto particolare e riconoscibile al colpo d'occhio: un vero marchio di fabbrica. Sono contenta che ti sia piaciuto il post, come scrivevo alcune opere non le conoscevo proprio, o le avevo scambiate per altre, e ho approfittato per un approfondimento culturale e artistico.

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  3. Interessantissima esposizione (alcuni di quei quadri li conoscevo, altri no). Non avevo mai visto questa serie, la sigla è davvero geniale.
    Io non seguo molto le fiction televisive, però ultimamente sto seguendo con piacere "The Boys" su Amazon, serie ispirata a un fumetto girata magistralmente.

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    1. Grazie, Ariano. :) Mi piace sempre osservare i dipinti e le opere d'arte, e studiarne anche i simboli. Attualmente abbiamo terminato di vedere "The man in the high castle" e siamo passati a "Boardwalk empire" con lo straordinario Steve Buscemi,ambientato negli anni Venti durante il proibizionismo americano.

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  4. Mi ero imbattuta in un trailer, ma non sto seguendo la serie tv (in realtà sto cercando di moltiplicare il tempo per tenere in piedi le cose più importanti, altro che serie tv!). La sigla, però, l'ho vista con piacere e mi è sembrata abbastanza geniale.

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    1. Il moltiplicatore del tempo servirebbe anche a me, in effetti! E forse ancora non basterebbe... ;)

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  5. La sigla è geniale a dir poco, ho però visto un paio di episodi che (parere personale) nel mio caso sono stati abbastanza respingenti.

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    1. La sigla è incredibile. Per quanto riguarda la serie tv, non ti so dar torto: molto spesso Sorrentino fa questo effetto! :)

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  6. Questa serie TV non l'ho mai vista, anche perché non ho abbonamenti a Sky o Netflit o altro, siccome la sera dormo sempre sul divano, mi bastano già i canali liberi del digitale terrestre 😉 Tuttavia ho visto il trailer e la serie mi sarebbe piaciuta senz'altro se non altro per l'attore Jude Law che mi piace molto, la sigla è davvero fantastica! Riguardo alle sigle che ho amato, per me resta indimenticabile quella di X- files.

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    1. Per il momento io resisto al sonno incipiente, appollaiata sulla sedia come una gallina sul trespolo! :) Anche la sigla di "The New Pope" tra l'altro ha la stessa musica ed è ispirata allo stesso principio della camminata, con la differenza che Jude Law è sulla spiaggia e sembra un divo di Hollywood attorniato da ragazze adoranti, mentre il "nuovo papa" - uno straordinario John Malcovich - si trova negli appartamenti vaticani. Ti copio qui il link se vuoi dare un'occhiata:
      https://www.youtube.com/watch?v=QOBTtKySLPI
      Bella la sigla di X-Files, anche per la musica inquietante!

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  7. Ho visto quasi l'intera prima serie, poi l'ho persa di vista perché ho tolto Sky. Mi piaceva molto la regia di Sorrentino, il cast, ma soprattutto la ricostruzione. Dal tuo post scopriamo, ma forse avremmo dovuto immaginarlo, che in queste produzioni nulla viene montato a caso. Sono riservate a palati raffinati, ma è un tipo di bellezza così universale che tutti sono capaci di coglierla. Insomma, è innegabile. Non so se ti è capitato di vedere "I Borgia", la prima delle due serie, in cui la ricostruzione della Sistina era impressionante.

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    1. Sono d'accordo con te, Luz, in queste produzioni c'è un grande lavoro su tutti i fronti, anche a proposito dell'ambientazione e della parte iconografica. Come dici, anche se non ci si intende d'arte si può cogliere a un livello "subliminale" la bellezza dei riferimenti o farsi abbagliare da qualche scena particolarmente riuscita visivamente.
      Dei "Borgia" avevo visto una prima stagione in tv qualche anno fa, mi riferisco alla produzione dove papa Alessandro Borgia era impersonato da Jeremy Irons. Poi non avevano più trasmesso le altre stagioni e non ero più riuscita a recuperare il seguito di
      questa produzione né l'altra, purtroppo.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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