"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

lunedì 8 marzo 2021

L’Orto Botanico di Brera: una storia d’amore tra donne e natura


La primavera si avvicina con alcune timide fioriture e giornate indecise tra il sole e la pioggerella intermittente, e l’umore non è dei migliori viste le coloriture nazionali e mondiali.

Oggi però vorrei parlarvi un luogo magico e poco conosciuto, cioè l’Orto Botanico di Brera aMilano, chiamato anche Hortus Botanicus Braidensis. L’ho scoperto tramite una videopresentazione nell’ambito di Bookcity, edizione 2020 interamente online, dal titolo “Che genere di pianta sei?” di cui vi darò tutti i riferimenti sotto. Intanto andiamo insieme alla scoperta di questo luogo e delle donne sue protagoniste … siete pronti per la nostra passeggiata?


Un po’ di storia

Stretto tra palazzi, case, uffici, questo luogo viene istituito tra il 1774 e il 1775 nell’ambito di un progetto più ampio voluto dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria per rendere Palazzo Brera un centro culturale di riferimento. Ecco che abbiamo una prima, autorevole figura femminile sul nostro cammino che qui potete vedere all'età di undici anni come arciduchessa nell'olio su tela del 1729 di Andreas Möller, quindi ben prima che salisse al trono alla morte del padre.

Il luogo serviva alla meditazione, ed era un orto per i padri Gesuiti che abitavano il palazzo e gestivano una scuola per l’educazione dei rampolli delle famiglie altolocate. Con la soppressione dell’ordine nel 1773 il palazzo e le sue pertinenze diventano patrimonio dello Stato Asburgico. Vengono poi fondati l’Osservatorio Astronomico, la Biblioteca Braidense, l’Accademia di Belle Arti, la Pinacoteca di Brera e l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere: una serie di gioielli di cui la città va tuttora fiera.

Fin dalla sua nascita l’Orto ha un forte carattere didattico-formativo perché annovera la coltivazione di piante medicinali per formare studenti che volevano diventare medici e farmacisti. Dalle stesse piante si estraggono i componenti attivi, e si rifornisce la spezieria del Palazzo.

L’Orto attraversa comunque varie vicissitudini fino al 1935, annesso all’Istituto Superiore di Agraria, che nel periodo fascista e sotto il Ministero della Pubblica Istruzione lo pose sotto la competenza dell’Università degli Studi di Milano.


Finalmente, il restauro

Questo luogo ha versato per lunghi anni in uno stato di abbandono, fino a quando non si è avviato il progetto di restauro conservativo conclusosi nel 2001. La riqualificazione dell’arboreto, conclusa nel 2018, ha portato alla conservazione di tutte le specie vegetali presenti, cui sono state aggiunte grandi alberature e piante nuove. (La fotografia è tratta dalla pagina Unimi dell'Università.)

Dopo il restauro del 2001, il luogo è stato ridato alla città e conserva l’impianto settecentesco originale con tre settori separati da vasche di irrigazione di forma ellittica. Dopo tale restauro, è stato riconosciuto dalla regione Lombardia come istituzione museale. Allo stesso tempo è anche un museo “senza catalogo”, ovvero è un museo particolare con odori, suoni, specie… :)

Le prime due aiuole formano la zona scientifica dove ci sono le collezioni di piante, e l’altra è dedicata all’arboreto con piante secolari tra cui due colossali Ginkgo Biloba, maschio e femmina, della rispettabilissima età di circa 250 anni e che sono diventati icona del luogo.


La missione dell’Orto Botanico di Brera

Uno degli scopi dell’Orto è infatti quello di salvaguardare le specie rare in via di estinzione, cioè la salvaguardia della biodiversità, cosa più che mai urgente in questi tempi di devastazione su scala planetaria. In termini ancora più ampi, la missione è quella di ricerca, conservazione ed educazione per la scuola e gli studenti universitari, collegato com’è ai progetti di ricerca dell’Università agli Studi di Milano o Università Statale. Sarebbe già sufficiente, ma c’è molto di più da scoprire in questo luogo affascinante!

Grandi storie d’amore… naturali

Nel video Cristina Puricelli, curatrice dell’Orto Botanico, insieme ad altre studiose, giardiniere, botaniche e storiche dell’Orto ci spiega, passeggiando con noi attraverso i vialetti di questo pezzetto di paradiso, che nel mondo vegetale esistono un’enorme varietà di generi e comportamenti riproduttivi. (La fotografia è tratta dalla pagina Unimi dell'Università.)

Per unirsi al loro amato o alla loro amata, le piante sono disposte a superare qualsiasi ostacolo, il primo dei quali è che non possono camminare sulle proprie radici! Proprio i due Ginkgo Biloba sono la coppia coniugale per eccellenza: sono un maschio e una femmina. Lui, grazie al vento, manda il polline verso di lei, e alla base della pianta femmina, che all’interno dei fiori contiene gli ovuli, c’è la zona chiamata “nursery” dove nascono i piccoli Ginkgo. Nella foto wikipedia potete vedere un esempio di foglie. 

Nell’Orto ci sono migliaia di specie botaniche, molte delle quali sono di genere femminile, o hanno gusti specifici in fatto di impollinatori. L’agrifoglio di Natale con le bacche è femmina, per esempio, mentre quello senza bacche è maschio. A Brera ci sono moltissime varietà di salvia, che preferiscono api e bombi per i loro fiori perché si combinano bene insieme. Sul dorso di questi insetti si deposita il polline dopo che l’ape ha toccato la parte maschile del fiore.

Non lo trovate affascinante ed emozionante al tempo stesso? Come vi ho anticipato, però, il luogo è intimamente connesso anche ad alcune figure femminili pionieristiche e ad alcuni stili di giardino.


Giardino all’inglese versus giardino alla francese

A fine Settecento nasce il cosiddetto “giardino all’inglese”, proprio come avviene per l’Orto Botanico di Brera. Il giardino all'inglese è un fenomeno che ebbe inizio attorno al XVIII secolo, conducendo al superamento delle rigorose geometrie e ripartizioni all'interno dei nuovi giardini nobiliari. Queste geometrie erano espresse nel “giardino formale” o “giardino all’italiana” tardo-rinascimentale con una suddivisione degli spazi ottenuta con siepi, sculture vegetali, fontane e statue, come i giardini di Villa d’Este a Tivoli. Questo tipo di giardino ha influenzato anche il “giardino alla francese”, di cui l’esempio più eclatante sono i giardini della reggia di Versailles.

All’opposto si colloca il giardino all’inglese, legato alla corrente dell'Illuminismo. Il giardino è considerato il luogo in cui il piacere, suscitato dall'avvicendarsi delle sorprese, viene temprato dall’equilibrio che lega le varie parti, attraverso la contrapposizione degli opposti, come il regolare al selvaggio, il maestoso all'elegante. Non è insomma un luogo del tutto “selvaggio” e non è completamente regolato dalla mano dell’uomo, ma trasmette una certa idea di disordine in apparenza naturale. Qual è il vostro stile di giardino preferito? 

 


Donne e botanica

Ma continuiamo nella nostra passeggiata. Proprio in Inghilterra alla fine del Settecento arriva la teoria di Linneo sulla sessualità delle piante e quando circolano le prime traduzioni si dice che le sue teorie sono troppo esplicite e quindi non sono considerate una lettura adatta a un pubblico femminile. Poi, però, anche Erasmus Darwin, nonno del celeberrimo Charles Darwin di L'origine delle specie con un poemetto sull’origine delle piante rende le cose ancora più esplicite. Le donne cominciano a impadronirsi della scienza della botanica e qui inizia la carrellata: ci allontaneremo un po’ dall’Orto Botanico per arrivare nel nostro viaggio proprio in Inghilterra.

Dorothy Wordsworth



La prima insigne figura di riferimento è la sorella del poeta W. Wordsworth, Dorothy Wordsworth. I fratelli vengono separati fin da bambini a causa della morte dei genitori, come accadeva molto spesso all’epoca (mi vengono in mente i fratelli Robespierre rimasti orfani da piccoli). Il sogno sarà sempre quello di riunirsi ai fratelli e ricostituire la famiglia.

Riusciranno a prender in affitto il Dove Cottage nel Lake District, una piccola casa con giardino e orto dove Dorothy si dedica alla coltivazione delle piante. Ha una produzione molto vasta, e riesce spesso a fare dono dei suoi ortaggi ad amici e conoscenti. Trova il tempo per scrivere nei suoi diari quello che la occupa durante il giorno ed esprime una forte simbiosi con la natura: se la natura è triste anche Dorothy lo è, e viceversa.

Il Dove Cottage sarà poi preso in affitto da Beatrix Potter, autrice di Peter il Coniglio (The Tale of Peter Rabbit) e di altre storie per l'infanzia. Nella rimessa Potter trova una quantità elevata di carte e appunti, e comprende che si tratta dei diari di Dorothy. La scoperta di Beatrix Potter viene pubblicata nel 1933 con il titolo di Grasmere Journal, e rivela quanto questa donna fosse stata preziosa per il successo del fratello.


Jane C. Loudon

  


Altro meraviglioso esempio di scrittura e talento è Jane C. Loudon (1807-1858), che per necessità e passione diventa un’affermata autorità in campo botanico. Si rivolge alle donne, convinta che educazione e scienza siano indispensabili per la donna e per far progredire la società.

Crea i primi manuali di giardinaggio a livello divulgativo in opposizione ai testi di orticoltura specializzati, e ritiene il giardinaggio come particolarmente adatto alle giovani donne. Un esempio della sua produzione è Instructions in Gardening for Ladies con meravigliose illustrazioni.

Jane è anche autrice pionieristica di opere di fantascienza, ancor prima che questo genere venisse “etichettato” con opere come The Mummy! Insomma, una donna davvero ricca di multiforme ingegno.


Beatrix Potter

Pochi sanno che questa celeberrima autrice di storie per l’infanzia fu anche molto interessata alle scienze naturali. Nel 1897 la sua teoria sulla germinazione delle spore di fungo, On the Germination of the Spores of the Agaricineae, viene presentata alla Linnean Society, ma il suo scritto viene giudicato di nullo valore, e in seguito Beatrix lo ritira, probabilmente per modificarlo. Questo libro non viene mai pubblicato, e va perduto.

Beatrix decide di illustrare libri per bambini, e con il successo e i proventi delle pubblicazioni riesce ad acquistare la proprietà nel Lake District. Nella foto potete vedere la casa di Beatrix Potter, Hill Top, Near Sawrey. Alla sua morte nel 1943, Potter ha donato centinaia di suoi disegni e dipinti sui funghi all'Armitt Museum and Library di Ambleside e altri si trovano al Perth Museum and Art Gallery di Perth.

Nel 1967, il micologo WPK Findlay ha incluso nel suo Wayside & Woodland Fungi molti dei disegni di funghi accuratamente disegnati da Potter, soddisfacendo così il desiderio della scrittrice di pubblicare i sui disegni in un libro. Tali illustrazioni sono ritenute degne di attenzione non solo per la loro bellezza e precisione, ma anche per l'aiuto fornito ai moderni micologi nell'identificare le varietà di funghi.

Quando si dice che la qualità paga, magari non al momento… :/


Gertrude Jekyll

Anche Gertrude (1843-1932) è stata un’artista e una scrittrice britannica, considerata tra le figure più influenti nella progettazione e nel design di giardini del XX secolo

Nel corso della sua esistenza crea più di 400 giardini nel Regno Unito, in Europa e negli Stati Uniti, e scrive più di 1000 articoli per riviste come Country Life e The Garden di William Robinson. Una delle sue opera più importanti è Children and Gardens del 1908. 

Una vera autorità in materia! Eccola qua in una foto in bianco e nero nel Deanery Garden.


Vita Sackville-West

Vi invito a scopre anche Vita Sackville-West (1892-1962) nella sua veste non soltanto di scrittrice e poetessa, e amica di Virginia Woolf, ma anche come disegnatrice di paesaggi e giardini nella sua proprietà di Sissinghurst Castle. Vita crea un nuovo sistema sperimentale di recinzioni o stanze con fiori dello stesso colore, come il White Garden, il Rose Garden, l’Orchard, e mostra un così grande talento che in vita viene conosciuta più per le sue innovazioni nel giardinaggio che per le sue opere letterarie.


Edna Walling

Anche Edna Walling (1896-1973) merita la nostra piena attenzione. Nata in Inghilterra, deve trasferirsi in Australia in seguito al tracollo economico della famiglia. Là frequenta una scuola di giardinaggio aperta alle donne dove sotto la gonna si indossano i pantaloni. Progetta piccoli villaggi e giardini, con impostazione classica ma attenta a inglobare piante e specie australiani. The happiest days of my life parla della sua felicità nel trascorrere il tempo immersa nel suo lavoro e in mezzo alla natura.

E potete trovare altri esempi di illustri studiose della natura nel video Bookcity!

***

Abbiamo così concluso la nostra passeggiata in mezzo alla natura, sia pure con l’immaginazione! Spero che vi sia piaciuta e di avervi fatto scoprire l’Orto Botanico di Brera, che io stessa mi riprometto di visitare non appena sarà possibile. 

Abbiamo anche imparato a conoscere la vita di donne cui dobbiamo tanto, e che vissero spesso nell’ombra. A loro va questo mio omaggio per l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna.









Link utili per approfondire:
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12 commenti:

  1. Ciao Cristina che bel post, me lo sono proprio goduto. Sei come sempre fantastica e molto esplicativa. Io adoro il giardino e amo occuparmene e mi manca molto. Il giardino che amo è quello dall'apparente disordine, per dire non amo le geometrie che a mio modo di vedere ingessano la natura ingabbiandola. Buon 8 Marzo|

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    1. Cara Vanda, grazie mille di aver letto e di essere passata. Avere un proprio spazio esterno, sia giardino o balcone o terrazzo, è diventato molto importante in questi tempi di clausura. Mia cognata amava molto occuparsi del suo giardino nell'Oltrepo pavese, in questi tempi cominciava la fioritura. Poi, a differenza mia, lei aveva proprio il pollice verde. ;)

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  2. Sei stata bravissima a confezionare questo splendido post, che ho gustato fino in fondo.

    Conoscevo l'Orto Botanico di Brera, ci sono stata diverse volte proprio perché è uno degli angoli di Milano che preferisco: una bomboniera segreta, appartata e deliziosa.
    Mi era capitato di visitarlo anche durante il Fuorisalone di qualche anno fa, ma lo preferisco in periodi diversi, quando è poco frequentato. Soprattutto in primavera.

    Se può servire, lascio qui gli indirizzi dei due accessi all'Orto Botanico, perché ho notato che sulla home page universitaria (aperta grazie al tuo link) ne è stato indicato uno sbagliato.
    Come dicevo, si può accedere in due modi: direttamente da Via Brera, dall'interno dell'Accademia; oppure dal fondo di Via Fratelli Gabba (una traversa di Via Monte di Pietà, raggiungibile con MM3 Montenapoleone)

    Tornando al tuo post, mi ha meravigliata la carrellata di autrici di libri illustrati sulla botanica: che gioia vedere quegli stupendi disegni, in particolare quelli dedicati all'infanzia.

    Al di là della bellezza del luogo, ho sinceramente apprezzato l'accostamento delle figure femminili al mondo, scientifico oltre che artistico e romantico, dei giardini, delle bio-diversità, dell'ecologia.
    Questo punto è davvero importante, perché sottolinea quanto le donne abbiano una sensibilità differente (in alcuni casi si può persino parlare di premonizione, di intuito geniale) che permette loro di approfondire e fare proprie queste materie.

    Cara Cristina, ci hai regalato un'altra tua pagina interessantissima, capace di incuriosire ed emozionare e ti ringrazio davvero molto di tutto questo!

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    1. Ti ringrazio moltissimo, Clem, per l'apprezzamento al post, in realtà avevo visto il video di Bookcity a novembre - l'unico di questa manifestazione, peraltro - prendendo qualche appunto per il post, ma tra un impegno e l'altro non ero proprio riuscita a completarlo. Mi sembrava bello approfittare dell'occasione sia dell'arrivo della primavera sia della data dell'8 marzo.

      Sai che io invece non ho mai visto l'Orto Botanico di Brera? Non è una zona in cui passo spesso, tra l'altro avevo fatto la tessera alla biblioteca Braidense solo un paio di anni fa, però questo non vale a mia discolpa. Conosco invece la Vigna di Leonardo, altro luogo incantevole di cui potrei scrivere. ^_^

      Per quanto riguarda le autrici enumerate, conoscevo soltanto Dorothy Wordsworth, ma solo come "sorella di", e naturalmente Vita Sackville-West. Se hai occasione di vedere il video della durata di un'oretta, specialmente dalla seconda metà in avanti ci sono altre studiose di botanica, ma purtroppo non sono riuscita a scrivere correttamente i cognomi e quindi non ho potuto rintracciarle con i motori di ricerca. La comunione tra la sensibilità femminile e il mondo naturale è particolarmente toccante.

      A presto e un grandissimo abbraccio!

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  3. Personalmente amo i giardini all'italiana, e non solo per motivi patriottici (peraltro tu hai messo come modello Prato della Valle, una delle piazze che più amo ;-)
    Di questo elenco di donne con la passione per la natura ammetto che conoscevo solo Vita Sackvill-West, oltre naturalmente a Sua Graziosa Maestà Maria Teresa D'Austria, una donna davvero straordinaria.
    Hai scelto un argomento interessante, quando finalmente riuscirò ad andare a Milano il complesso di Brera è fra i miei obiettivi, ci aggiungerò anche i giardini.

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    1. Io amo molto il "giardino all'inglese" proprio per l'idea (peraltro apparente) di una natura che si possa esprimere liberamente, anche con qualche elemento architettonico gotico come rovine ecc. :) Sì, Maria Teresa era una donna notevolissima!
      Come scrivevo sopra a Clementina, anch'io non ho mai visitato l'Orto e senz'altro non mancherò di andarci non appena sarà possibile.

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  4. Bellissimo articolo, Cristina. Le figure femminili di cui hai parlato sono tutte affascinanti e meritevoli di approfondimento. Il loro legame con la natura non può che farmi sentire in famiglia. Quanto al mio tipo di giardino preferito, sai che è quello all'inglese forever. I giardini formali sono così lontani dai miei gusti che rischio di attraversarli senza rendermi conto della presenza dei vegetali... ;)

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    1. Grazie mille del commento, cara Grazia. Purtroppo la realtà virtuale non ci permette ancora di aspirare i profumi di questi giardini, di godere del calore del sole e della sensazione del vento... ma secondo me ci stanno lavorando. ;)
      Anch'io preferisco decisamente il giardino all'inglese, tra tutti gli stili. Il giardino formale è molto scenografico, pure troppo. Però questi stili sono tutti interessanti perché riflettono la mentalità della propria epoca.

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  5. Che nell’omaggio alla festa della donna, grazie Cristina.
    Interessante l’orto botanico di Brera, anche a Bologna c’è un orto botanico meraviglioso che fa parte dell’Università di Bologna, l’ho visitato solo una volta, ma mi hai fatto venire voglia di tornare a vederlo (quando si potrà) e in futuro quello di Brera chissà

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    1. Grazie a te della lettura e del commento, Giulia.
      Non mi meraviglia che a Bologna ci sia un orto collegato con l'università, data l'antichità di quest'ultima. Questo stato sospeso ci permette di scoprire, per il momento virtualmente, molti angoli interessanti che non mancheremo di visitare non appena sarà possibile. :)

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  6. Ah, che bella scoperta, non ne sapevo l'esistenza.
    Qui a Roma c'è un bellissimo orto botanico, oltretutto accanto agli uffici in cui lavora mio marito. Ogni volta che capito da quelle parti faccio una capatina, si trova nella zona di Trastevere.
    Ottimo anche l'approfondimento, che mi fa scoprire alcune chicche. Di Vita Sackville-West sapevo già, perché approfondii la sua figura negli anni di studio di Virginia Woolf (notoriamente la sua compagna di vita, grande amore il loro) e sapevo proprio di questo amore profondo per le bellezze vegetali e l'organizzazione che realizzò.
    Poi Beatrix Potter, che potei conoscere un po' meglio grazie al delizioso film di alcuni anni fa, non so se lo hai visto. Donna di grande talento, ora con questo tuo post scopro che doveva essere esperta conoscitrice di tante specie di piante e a ben guardare le sue illustrazioni lo svelano pienamente.

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    1. A Milano ci sono dei veri gioielli, sia dal punto di vista culturale che naturalistico, ma non sono molto noti... bisogna andarli a scovare per conto proprio.
      Al di là del valore del'Orto Botanico, quello che mi ha molto colpito nel video è proprio la presentazione di queste donne assai poco conosciute se non per addetti ai lavori. Sì, di Beatrix Potter vidi il film a lei dedicato, era anche una testimonianza di come le donne dovessero lottare con le unghie e con i denti per affermare il proprio talento, e lo fanno tuttora in molti ambiti. In effetti le sue illustrazioni sono precise e minuziose dal punto di vista naturalistico, oltre che di mano felicissima. :)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie?
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