"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

lunedì 13 settembre 2021

Io, le dottrine politiche e Karl Marx


"Il sol dell'avvenire"

Eccomi qua con un’altra tacca sul mio fucile, cioè un altro esame fatto nella mia corsa verso il traguardo che si profila all’orizzonte avvolto dalle luci dell’alba come “il sol dell’avvenire”, e la frase non è scelta a caso. Quasi non mi sembra vero quando consulto il mio account universitario e constato con stupore che mancano soltanto due esami (più, ovviamente, la tesi di laurea): Storia dell’Arte Medievale da 6 crediti e Storia dell’Età dell’Illuminismo e delle Rivoluzioni da 9 crediti. Anche gli scaffali di casa mia testimoniano concretamente questo percorso, come potete vedere da voi stessi: i tre scaffali superiori rigurgitano di libri con esami fatti, lo scaffale vuoto è pronto ad accogliere i tomi per gli ultimi due esami da fare e la tesi. 


Un esame a sostituzione

Ma andiamo con ordine. Avevo trascorso la primavera di quest’anno preparando i due giganteschi esami di Letteratura Italiana, scritto e orale, e Storia Romana, di cui vi ho parlato qui e qui. Oltre a ciò, ho potuto frequentare il corso online di Storia delle Dottrine Politiche, che avevo sostituito a Storia Economica; quest’ultimo era un esame fatto a computer con una serie di quesiti nello stile dei quiz con domande formulate male, e risultati modesti per quanto mi riguardava, ancorché catastrofici per la maggior parte degli studenti. All’epoca avevo preso 22, per poi ridarlo e arrivare a un 24. 

Mi ero fatta un punto d’onore nel voler sostituire questo esame con Storia delle Dottrine Politiche, cosa che avevo fatto prendendo appuntamento in segreteria per avere dei lumi, e rifacendo il piano di studi appena prima dello scoppio della pandemia.



Il corso di Storia delle Dottrine Politiche

Il corso online è stato magnifico e non mi sono persa una sola lezione, da Niccolò Machiavelli ai monarcomachi, dai teorici dell’assolutismo regio a Thomas Hobbes e i contrattualisti, dall’Illuminismo radicale alle Costituzioni della rivoluzione americana e francese, dal liberalismo al socialismo, dagli anarchici ai comunisti, dalle teorie delle forme di governo ad Alexis de Tocqueville, dal nazionalismo francese di estrema destra a Lenin e Georges Sorel dell’estrema sinistra per approdare fino ad Adolf Hitler. Ho imparato moltissimo, che poi è lo scopo delle lezioni e dell’apprendimento universitario; almeno è così per gli studenti della mia veneranda età che intraprendono questo percorso per passione e non perché devono conquistare il pezzo di carta che dovrebbe servire - il condizionale è d’obbligo, ho un figlio laureato - per la futura professione.

La materia è comunque complessa e da non sottovalutare, anche se richiede meno sforzo di memoria di altri esami. Tra gli argomenti più difficili ci sono i teorici francesi dell’Illuminismo oppure gli Illuministi radicali che tendo a confondere. Sul podio degli ostici metterei al primo posto Jean-Jacques Rousseau che parte spesso per la tangente con il contratto sociale, e la sua “volontà generale” o io comune (che non è la maggioranza e “mi sono fatta persuasa”, come direbbe il commissario Montalbano, che nemmeno lui sapesse che cos’era), e che prima asserisce una cosa e poi dice l’esatto contrario. Nella brigata dei difficilissimi nominerei anche a gran voce il barone Montesquieu, e i teorici dell’assolutismo regio come Jean Bodin e il vescovo Bossuet non scherzano per nulla, con la sovranità che ha queste e quelle caratteristiche e le devi sapere tutte per benino.

Facendone un discorso di nazionalità in senso generale e soltanto a scopo di scherzo (non vorrei che si offendesse qualcuno, ora bisogna usare le parole come se si camminasse sulle uova), mi sembra che i francesi spesso tendano alle astrazioni, che gli inglesi siano più puntigliosi e che i tedeschi facciano proprio i tedeschi, per esempio secondo me Il Manifesto è chiarissimo e da qui il successo tra i lavoratori europei dell’Ottocento, e non solo. Avete presente la barzelletta che comincia con “un francese, un tedesco e un inglese si trovano...”? beh, la situazione era un po’ così.

 
Dopo tanto entusiasmo, arriva però il ferale momento dell’esame, che avevo programmato di dare al primo appello di settembre previo ripasso e ripassone. Una volta concluso l’esame di Storia Romana, ho trascorso una settimana con la borsa del ghiaccio sulla testa per raffreddare la mente ormai sul punto di fondere come il nocciolo di un reattore nucleare. Quindi ho ripreso in mano i libri e mi sono fatta una scaletta secondo il mio solito stile militare, direi da generale napoleonico visto che quest’anno ricorre il bicentenario della morte dell’Empereur. Ho ripassato nel mese di luglio e buona parte del mese di agosto, suddividendo i materiali e arrivando comunque al pelo per i miei canoni.


Il materiale dell’esame

Oltre agli argomenti integrati dal professore a lezione, i libri da portare erano i seguenti: 

. Modulo A e B: come vedete sopra, il manuale “Le grandi opere del pensiero politico. Da Machiavelli ai nostri giorni” di Jean-Jacques Chevallier, e il testo “La teoria delle forme di governo nella storia del pensiero politico” di Norberto Bobbio di Giappichelli editore, che in pratica è un’edizione delle dispense universitarie del professor Bobbio. Infatti ha l’aspetto di dispense battute a macchina vecchia maniera. Se si hanno gusti sofisticati di chi preferisce l’estetica al contenuto si potrebbe storcere il naso, eppure la materia è spiegata benissimo e sembra di assistere a delle lezioni in presenza con una voce pacata e paziente.  

. Modulo C: due testi a scelta tra questi che vedete: “Pensieri sulla democrazia in Europa” di Giuseppe Mazzini e “Saggio sulla libertà” del liberale John Stuart Mill, "La libertà degli uguali” di Bakunin, “Il manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels. 

Io ho scelto “La libertà degli uguali” dell’anarchico Bakunin e “Il manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels che se l’è giocata fino all’ultimo con il testo di John Stuart Mill. Ho voluto leggere tutti e quattro i volumi perché mi interessavano, ma mi sentivo più sicura nel portare il manifesto del buon vecchio Karl di cui tra l’altro avevo un’edizione in casa pubblicata dalle edizioni lotta comunista con le note e le prefazioni alle varie edizioni e traduzioni che si sono succedute. A voi che cosa sarebbe piaciuto di più?


Esame in presenza oppure online?

Quando mi ero iscritta per tempo all’esame dopo la consueta veglia d’armi della mezzanotte, risultando la terza in ordine progressivo, esso era ancora in online. Tuttavia, in considerazione dei grandi proclami universitari da parte del rettore che si sarebbe ritornati tutti quanti in presenza con esibizione del green pass e invece deroga per chi voleva farlo online, ho vissuto nella speranza ardente di poter fare i bagagli e andare in sede. Anche la diabolica app dell’università segnalava che sarebbe successo questo, per cui mi sentivo abbastanza tranquilla.

Qualche giorno prima dell’esame, invece, leggo sulla bacheca del professore che bisogna anche stavolta collegarsi tramite un link di teams. Le mie orecchie si sono fatte subito pendule e allungate come quelle di un basset hound. “Che delusione!” ho pensato o, come direbbe Jo Bastianich in Masterchef: “Sono molto diluso: hai fatto un mappazzone.” Ho provato a vedere se non si potesse chiedere tramite la app una deroga alla deroga, ma era troppo per il mio cervellino ormai sopraffatto, di conseguenza ho lasciato perdere e mi sono rassegnata all’esame online. 

Ho cercato di cogliere il lato positivo della questione, come per esempio il fatto di non dover blaterare con la mascherina in faccia, di poter sfoderare al meglio la mia eloquenza in un ambiente familiare e con le luci giuste, di avere tutti i generi di conforto a portata di mano, e poter espletare i propri bisogni fisiologici senza entrare e uscire dai bar di Milano.


Il giorno dell’esame

A dirvi la verità, però, non ero angosciata come le altre volte. Il mio scopo è prendere 18 e accaparrarmi i 9 crediti, ed ero sicura che il 18 lo avrei preso senz’altro. Mi sono dunque collegata una decina di minuti prima delle 9:30 per l’appello generale. Il professore e l’assistente, comparsi puntualmente, si sono detti abbastanza scontenti della modalità online, e si sono detti speranzosi che avremmo potuto riprendere con la presenza.

Poi ci hanno spiegato come si sarebbe svolto l’esame, e lì ho appreso che sarebbe stato doppio: la parte del manuale con l’assistente, come da tradizione, e il monografico con il professore. Le mie orecchie da basset hound hanno ripreso ad afflosciarsi, comunque l’assistente, che vedevo per la prima volta, mi sembrava davvero molto amabile e sorridente.


L’esame con l’assistente

Ci ha spiegato che avrebbe mandato, a gruppi di quattro studenti, un invito con un pop-up che sarebbe comparso in basso a destra dello schermo, cosa che è avvenuta: la magica notifica è spuntata, vi ho cliccato sopra e sono entrata agevolmente nell’aula virtuale. Eravamo appunto in quattro, una cosa proprio intima. Quando è iniziato l’esame dello studente prima di me, ho pensato bene di abbassare il volume riducendolo al minimo in modo da non sentire che cosa dicesse. Che bello. Infatti io non vorrei che gli altri ascoltassero il mio esame, e allo stesso modo non mi piace ascoltare quello degli altri. Lo studente prima di me, che poteva avere una quarantina di anni, aveva l’aria spaventata, continuava a tossicchiare ed era un po’ titubante, comunque l’assistente lo ha incoraggiato molto, dimostrando grande empatia, e alla fine gli ha dato un 27 con cui presentarsi dall’altra parte per l’esame col professore.

Poi mi ha chiamato e mi sono palesata riaccendendo audio e video. Mi ha messo a mio agio, poi come prima cosa mi ha chiesto Polibio e la sua teoria delle forme di governo, cioè è partito in tromba dal modulo B. Nonostante il fatto che il terreno fosse stato preparato da una piccola chiacchierata, non è che si possa star lì a prendere il tè coi biscotti prima di iniziare l’esame vero e proprio, e queste domande risultano sempre un po’ sparate a bruciapelo. Comunque ho iniziato con una biografia di Polibio per contestualizzare il tutto, dato che si parla del 200 a.C. con l’espansione di Roma nel Mediterraneo, cosa che ha apprezzato molto. Poi sono passata alla sua teoria dei governi che riflette sull’egemonia di Roma, e sul segreto di tale egemonia. Ho parlato dell’”anaciclosi” che non è relativa a una patologia dello stomaco, bensì all’alternanza delle forme di governo che degenerano nel loro opposto (per esempio la monarchia che degenera in tirannide). Era molto contento che mi fossi ricordato “l’oclocrazia” e mi ha chiesto se sapevo l’etimologia. Anche questa parola non si riferisce a una costipazione intestinale, ma è “il potere della massa”. :)

Abbiamo chiuso il discorso su Polibio con la questione della settima forma di governo o governo misto o modello ideale, con le istituzioni politiche romane che lo rispecchiano nel consolato, nel senato, nelle assemblee popolari, e alla durata del governo misto. Siccome ero fresca di esame di Storia Romana, era un argomento che mi ricordavo molto bene, e avrei voluto esibirmi nella descrizione di tutte le assemblee popolari romane che sono una badilata e mezza, ma si è affrettato a dirmi che andava benissimo come avevo spiegato.

Mi ha chiesto chi era l’altro teorico del governo misto, e lì ho avuto una défaillance, nel senso che pensavo a un autore della classicità greca o romana come per esempio Cicerone, invece era nientepopodimeno che Niccolò Machiavelli, cosa che ho rammentato colmando la distanza temporale grazie a una vera illuminazione. Ci siamo anche messi a ridere, cosa mai successa in un esame dove tutti sono tesi e nervosi, e vorrebbero soltanto saltarsi alla gola (cosa che peraltro non è possibile fare online). Ho spiegato le due opere principali di Machiavelli, cioè “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio” dove si parla di governo misto o repubblica, e poi il celeberrimo “Il principe”.

Per il modulo A mi ha chiesto Georges Sorel del primo Novecento ed estrema sinistra francese, ho spiegato la sua biografia, poi il suo scritto principale “Riflessioni sulla violenza”. Mi interrompeva piuttosto spesso, ma solo per frenare il mio eloquio e farmi una domanda successiva, come per esempio “il mito” di Sorel, “lo sciopero generale”, “il sindacato” ecc.

“Le faccio un’ultima domanda. Si ricorda che cosa si intende in Sorel con la morale dei produttori?”. Buio in sala. Ma proprio cecità assoluta. Cerco di imbastire qualcosa, ma è evidente che non me lo ricordo, cosa che ammetto con la massima onestà. Anche dopo la spiegazione, continuo a non ricordarmi dove avrei dovuto leggere “la morale dei produttori” di Sorel, a bocce ferme andrò poi a verificare la questione sul manuale, dato che evidentemente mi è scivolata addosso con la velocità della pioggia in una grondaia. “Peccato per l’ultima domanda, però le do 29 e penso che col professore possa arrivare al massimo,” mi ha detto convinto, e sempre sorridendo. Io naturalmente ero già contentissima così!


L’esame con il professore

Chiudo il canale e ripasso con il link di teams all’aula dove il professore sta interrogando un altro studente, che per combinazione porta Bakunin e Marx come me. Lo ascolto per un po’, poi siccome vorrei ripassare qualche appunto abbasso l’audio, e ogni tanto do un’occhiata allo schermo, suddiviso in due metà dove le bocche si muovono quasi senza suono con effetto surreale. Il professore ogni tanto scuote la testa, segno che l’esame non sta andando benissimo.

Tocca poi allo studente prima di me, e qui sono costretta ad aumentare di poco l’audio per stare in campana, perché magari al professore salta il ticchio di pescarmi se a qualche domanda non viene risposto. Mi sembra di rivivere i tempi della scuola superiore, e non sono memorie piacevoli. Ricordo il professor Rana - giuro, si chiamava così - di seconda liceo che nell’ora di letteratura chiamava alcuni nomi mettendo sempre me in fondo alla fila, e io pregavo in silenzio che le mie amiche prima di me sapessero rispondere.

Gli chiede chi sono i piccoli borghesi per Marx, e lo studente si mette a balbettare. “Accidenti, chi sono i piccoli borghesi?!” penso, allarmata. Non me lo ricordo assolutamente, anche perché nella mia testolina mi ero fatta l’idea che si potesse partire dalle citazioni che avevo debitamente stampato, come era accaduto per le fonti in Storia Romana, invece niente di tutto questo è accaduto. Lo studente prima di me lo sa a malapena, poi gli chiede il nome dell’economista svizzero, la cui risposta era Sismondi. E non lo sa. Mi rendo conto che non so ne l’una né l’altra cosa, e invece di ripassare bene il Manifesto avevo finito col riguardare altri argomenti ininfluenti come le date della biografia di Marx ecc. nella convinzione che chiedesse di snocciolarle a occhi bendati. Invece non ha chiesto neanche una data!

Riguardo velocemente quella parte nel capitolo “Letteratura socialista e comunista”, con 1. Il socialismo reazionario suddiviso in socialismo feudale, borghese, tedesco o ‘vero’ socialismo, conservatore e borghese, il socialismo critico-utopico, e in quell’istante... colpo di scena: si apre la porta ed entra mio marito con una scopa in mano. Gli faccio cenni frenetici che l’esame non è finito, roteando gli occhi come un’invasata, e lo caccio fuori. Infatti, poverino, non sentiva nessun rumore, e “si era fatto persuaso” che fosse tutto terminato. Comunque alla fine metto via gli appunti perché mi rendo conto che l’esame sta per terminare, e infatti gli dà 26 (allo studente perplesso, non al marito).

Mi chiama e mi dice di palesarmi con audio e video, cosa che faccio con immensa diffidenza.

Il professore mi chiede che cosa ho portato (Bakunin e Marx) e poi di parlare dei proletari, chi sono ecc. e da lì in poi è stato tutto liscio come l’olio. Dai proletari siamo passati al concetto di merce, alle crisi di sovrapproduzione e alla conquista di nuovi mercati, dei mercati globalizzati, a chi ha creato i proletari, alla teoria del plusvalore. Poi siamo passati a Bakunin, all’antiteismo di Bakunin, ai punti in comune con Marx come la morte dello Stato, la rivoluzione violenta e altri argomenti attinenti.

Alla fine mi ha detto che poteva bastare e che mi dava 30. “Ha fatto un bell’esame,” mi ha detto, e sono rimasta sorpresa perché mi sembrava che fosse durato pochissimo (sebbene io perda sempre il senso del tempo in questi frangenti). Ho chiesto timidamente se mi avrebbe mandato una mail a cui avrei dovuto rispondere, e mi ha risposto sorridendo: “Ma no, facciamo alla maniera bakuniniana, sulla parola,” così ho ringraziato e ho abbandonato l’aula virtuale. Sono ritornata da mio marito, che nel frattempo era in cucina e aveva appoggiato la scopa alla parete ed era in fibrillante attesa. “Ho preso trenta,” ho detto, incredula. Siamo esplosi in un fragoroso evviva, accanto alla scopa che sembrava esultare e mettersi a ballare.

 

***

Bene, sono contenta di dire che il buon vecchio Karl mi ha portato fortuna! E voi ricordate 
qualche esame particolarmente difficile dei tempi della scuola o dell’università? 

***

Foto: Pixabay o Wikipedia






Share:

21 commenti:

  1. Complimenti, ottimo esito ancora una volta!
    Un esame che mi mise molto in difficoltà fu Filologia Germanica. Iniziai a seguire il corso per due volte e per due volte abbandonai per disperazione. Alla fine era ormai l'ultimo esame che mi mancava.
    Il terzo tentativo, contrariamente all'espressione popolare che non c'è due senza tre, andò invece a buon fine: corso concluso, esame sostenuto, e finalmente mi concentrai sulla tesi di laurea.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Ariano! Sono contenta anche perché ho fatto dei sacrifici quest'estate in ordine di tempo, e quindi ci tenevo a chiuderlo nell'appello di settembre pur essendoci un anno di tempo. Filologia Germanica dev'essere bello tosto in effetti!
      I miei programmi sono proprio di chiudere gli ultimi due esami entro gennaio, e poi dedicarmi alla tesi. Magari posso contattare il professore perché ho già qualche idea, ma non voglio mettere troppa carne al fuoco perché lavoro.

      Elimina
  2. Complimenti, come al solito sei stata bravissima!
    Riguardo ai miei esami, a parte Matematica generale per cui è stato molto difficile riuscire a superare lo scoglio dello scritto…ma chi la dura la vince come si dice, un esame che ricordo per la strana combinazione di eventi infausti che lo accompagnò fu Diritto Pubblico al primo anno, sessione autunnale. Avevo studiato tantissimo ma la materia non mi piaceva molto quindi mi sentivo molto insicura, inoltre c’era una assistente del professore, una donna terribile che bocciava tutti e quando andava bene dava diciotto, ovviamente tutti speravano di non capitare con lei all’esame, me compresa.
    Le probabilità di sfangarla c’erano perché quella mattina “la terribile” non c’era e io ero tra le prime in lista, l’esame era cominciato alle 9.00 e stava per arrivare il mio turno…All’improvviso il silenzio calò nell’aula e lei scese le scale tutta impettita e con la faccia cattiva. Chiamò subito un ragazzo che trattò malissimo e lo bocciò, in quel momento il professore doveva chiamarmi ma si mise a parlare con un altro assistente e la “terribile” mi chiamò per l’esame. Io mi alzai come per andare al patibolo e, visto che mi aspettavo di essere bocciata, quasi mi rilassai…dopo un’ora di interrogazione in cui ogni volta che parlavo dopo 5 minuti venivo interrotta da lei che diceva, “basta così ho capito che lo sa”, e mi faceva un’altra domanda. Mi sentivo in un frullatore e soprattutto, con quelle continue interruzioni, non capivo se stavo andando bene oppure no. Alla fine mi diede Trenta e io quasi non ci credevo, ma soprattutto diventai la favola del mio corso di studi, ero una leggenda.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per i complimenti, Giulia! :)
      Matematica Generale fu un esame terribile anche per mio figlio che aveva frequentato Economia, lo diede tre volte e alla fine lo superò con grandissima difficoltà. Il problema è che non voleva farsi aiutare, magari prendendo delle ripetizioni, è un testone come del resto molti di noi in famiglia.

      Ho letto con molta partecipazione il tuo racconto sull'assistente "terribile", due anni fa io ho schivato per pura fortuna un docente in pensione a Storia delle Istituzioni Politiche, uno che faceva piangere gli studenti e che si metteva anche a gridare se non si sapevano le cose, e trattava tutti malissimo. A esame terminato l'avevo incrociato in cortile che arrivava e ho benedetto la mia buona sorte perché era un autentico spauracchio.

      Ho notato però una cosa - non so se sbaglio - che con me in generale, vuoi perché ho una certa età vuoi perché sono una donna - sono un po' più rispettosi. Poi è chiaro che se non sapessi niente mi boccerebbero, però mi sembra che ci sia un pochino più di considerazione che non hanno con i ragazzi e le ragazze giovani.

      Anch'io con gli esami perdo il senso del tempo, mi sembra che durino tutti pochissimo, a parte quello di Storia del Cristianesimo Antico che era stato terrificante con due commissioni separate e un totale di cinque professore, e che era durato più di un'ora e un quarto.

      Che bella soddisfazione il tuo voto, e soprattutto il prestigio che ti ha accompagnato! :))

      Elimina
    2. Grande soddisfazione, ma prestigio guadagnato in modo del tutto inconsapevole, mi ero rilassata perché ormai mi davo per spacciata (ossia bocciata), si vede che l’assistente è rimasta spaesata...me lo spiego così 😉

      Elimina
    3. Quando succedono questi eventi inaspettati, si è ancora più contenti! C'è un po' di giustizia a questo mondo...

      Elimina
  3. Risposte
    1. Thank you very much. I will read your posts as soon as I can. Have a nice day. :)

      Elimina
  4. Che dire, leggo sempre con enorme attenzione ogni passaggio e mi sembra di essere lì. Ancora una volta mi domando come sarebbe stato per me fare esami online. Chissà come me la sarei cavata...
    Questi argomenti sono interessantissimi. Mi sarebbe piaciuto approfondire il periodo della teorizzazione marxista, ed è vero, sarà stata la precisione dei tedeschi a rendere tutto così chiaro.
    Il mio esame più difficile fu Lingua e letteratura latina, due annualità belle toste, ricordo una pila di testi per ciascuno che facevano impallidire al solo guardarli. Il professore era un luminare, di formazione domenicana (come tutti i più grandi inquisitori, argh!), e aveva un assistente puntiglioso e molto cattivo. La prima annualità aveva come nucleo le Bucoliche e le Georgiche virgiliane (che ho adorato), la seconda il De rerum natura di Lucrezio (che poi, a chiulo, mi ritrovai nell'esame per la cattedra). Furono un tour de force, fatto di esaurimento nervoso, spossatezza, ansia, paura. Ne uscivi sollevato con 24/25, una marea di bocciati a ogni sessione (persone che probabilmente non avevano memoria o forse neppure volontà di studiare davvero), io la sfangai con 28 al primo e 30 al secondo. Mi guardavano come fossi un alieno. Magari credettero che fossi un genio, ma io davvero avevo penato anche per 10 ore al giorno per mesi dietro quegli esami, che guarda caso spinsi fino alla fine, poco prima della tesi. Ecco, a te manca pochissimo, ci sei quasi. E posso solo immaginare che grande soddisfazione sarà.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Luz, secondo me te la saresti cavata benissimo. Ormai anche tu hai una grande dimestichezza con la tecnologia! :) Questo esame specifico è stato particolarmente agevole da seguire, e forse anche i professori si sono impratichiti.
      Oltre a essere un testo molto contenuto, poco più di un libello, Il Manifesto di Marx ed Engels è un testo molto chiaro e drastico nelle sue enunciazioni. Per esempio altri scritti, come quelli dell'anarchico Proudhon o di Charles Maurras della destra estrema, sono molto più farraginosi.
      Caspita, complimenti di cuore per gli esami di Lingua e letteratura latina, devono essere terrificanti! Una mia amica ricorda ancora con particolare spavento, anche a distanza di anni, il famoso "Tacito a prima vista", nel senso che ti mettevano sotto gli occhi un brano di Tacito e dovevi tradurlo senza batter ciglio.
      Mi sono sempre chiesta come mai in genere gli assistenti siano così perfidi, di recente ne incontro di affabili davvero ma in generale sono molto più severi!
      Hai ragione quando dici che ti guardano in maniera strana quando prendi 28 oppure 30 a esami difficili, sembrano che vengano regalati e invece sono frutto di sudore, lacrime e sangue come diceva Winston Churchill nel famoso discorso.
      Mi manca pochissimo, sì, sembra un sogno! :)) Forse un po' mi dispiacerà quando sarà terminato, ma davvero ci sono tanti sacrifici da fare.

      Elimina
  5. Cara Cristina, bravissima! E che delizia l'apparizione di tuo marito con una scopa in mano mentre tu sfogli gli appunti e ascolti l'esame di un altro, mi gusto ancora la scena! Questo racconto mi ha catapultata al tempo dell'università, ben 32 anni fa, perché storia delle dottrine politiche era ed è un esame fondamentale e la tua precisa ricostruzione, soprattutto dei testi (pazzesco che si usi ancora lo Chevallier, possibile che nessuno abbia più scritto nulla? Mah) che riconosco quasi tutti. Anche la dinamica dell'esame mi risuona , compresa la prima mazzata con l'assistente. Scelsi anche io Il Manifesto, Marx è un pensatore fondamentale per una società di eguali, ma dissento dalla tua distanza dai francesi. Quegli insegnamenti mi sono stati utilissimi per comprendere le cose della vita e il principio della separazione dei poteri di Montesquieu , così come la pedagogia di Rousseau con L'Emile, sono pietre miliari per me. L'uomo è buono in sé è la natura che lo corrompe. Idea romantica, ma che apre molte strade di riflessione... Grazie davvero per questo flashback che mi ha riportato da dove sono partita e ancora complimenti. Ti fa onore questo percorso. Brava

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Elena, che gioia il tuo commento! <3 Ti ringrazio molto, ormai manca poco a finire il percorso, ho appena iniziato il corso online Storia dell'arte medievale, e mi sembra quasi di essere in vacanza...

      Sì, Ruggero che ha aperto la porta con la scopa in mano è stato il vero colpo di scena di tutto l'esame, poverino, alla fine ne fa le spese sempre lui anche perché sono nervosissima, direi intrattabile. XD

      Sono contenta di averti fatto rivivere dei ricordi di anni fa, ebbene, ti confermo che per quanto riguarda il manuale il professore ha specificato proprio che, pur essendo datato, è ancora il migliore in circolazione. Naturalmente lo ha integrato con le parti mancanti, per esempio ha spiegato la Riforma Protestante e il Calvinismo nell'ottica delle dottrine politiche.

      Non metto in dubbio l'importanza fondamentale dei francesi, ma alcuni dei loro ragionamenti mi risultavano parecchio astrusi, specialmente Rousseau. Montesquieu è più lineare, ma alcuni concetti sono parecchio sottili per me, l'ho trovato difficile. Invece ho amato tanto Tocqueville sia come persona sia per il suo pensiero politico. ^_^ Una bella sorpresa sono stati anche gli anarchici, e poi è proprio vero che ogni pensiero politico va attentamente contestualizzato rispetto al periodo storico (pur non condividendo tutti i concetti, naturalmente).

      Elimina
  6. Mi sembra incredibile che ti manchino solo due esami... un po' per via del tempo che vola, ma anche perché lavorando stai procedendo alla grande. Complimenti per l'esame! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, è vero, sembra ieri che mi sono iscritta, eppure sono passati quattro anni. Comunque ti dirò che è una delle migliori decisioni che abbia preso. :)

      Elimina
  7. Tuo marito con la scopa, esilarante :D!
    Comunque anche a me è capitato che alla persona prima di me venissero fatte domande a cui non sapevo rispondere e che mi causavano agitazione a mille.
    Penso che l'esame che mi ha fatto più penare è stato quello di probabilità e statistica, faticavo proprio a comprendere la materia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, il marito armato di scopa è stato il vero coup de théâtre dell'esame, che tutto sommato è stato abbastanza tranquillo. :D
      A me è capitato un paio di volte negli esami online che il candidato precedente non sapesse rispondere, e nemmeno io, è stato orrendo. Già è abbastanza brutto fare l'esame online, così è anche peggio.
      Per caso ti sei laureata in economia? Te lo chiedo perché anche mio figlio aveva statistica, ed è stato uno degli esami più tosti (dopo Matematica generale).

      Elimina
    2. No, in informatica, ma credo che un esame del genere lo abbiano messo ovunque, purtroppo :D

      Elimina
    3. Ah, ho capito, grazie mille per aver soddisfatto la mia curiosità. :) Per fortuna non c'è Statistica nel mio corso di Storia. ;)

      Elimina

- Per inserire immagini nei commenti usate questa sintassi: [img]URL_Immagine[/img]
- Per inserire video nei commenti usate questa sintassi: [video]URL_Video[/video]
Sono supportate immagini in JPG, PNG e GIF e video di Youtube e Vimeo.

Subscribe

* indicates required

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MENSILE...

... e riceverai in regalo tre racconti storici!

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

La Fiamma e la Rosa

Un visitatore dei nostri giorni entra in una chiesa e incontra la misteriosa Donna dell’Affresco, che gli narra una storia di amore e adulterio tra due giovani nella Firenze di Lorenzo de' Medici. Siamo alla fine del Quattrocento, e la città è al culmine del suo splendore artistico e culturale. Firenze è però destinata a incupirsi con l’avvento del frate domenicano Girolamo Savonarola e della sua eresia, e lo stesso avverrà per le vicende dei due amanti. Alla fine del racconto, il visitatore comprende che quella storia antica lo riguarda molto da vicino…

Post più popolari

AVVISO AI NAVIGANTI

I commenti sono benvenuti e si può scegliere la modalità Anonimo se non si possiede un account. Raccomando di firmarsi sempre con nome o nickname, in caso contrario saranno rimossi. Grazie a tutti per la comprensione.

POLITICA DEI COOKIE

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.
Dal 25 maggio 2018 è entrata in vigore la normativa europea sulla privacy che impone ai visitatori di essere avvisati, tramite una specifica notifica, dell'uso di determinati cookie di Blogger e Google. Per maggiori dettagli sull'aggiunta leggi anche la seguente pagina informativa di Google.