"La Storia è un ponte fra terra e cielo": blog di storia, letteratura e arte

venerdì 25 febbraio 2022

La Storia alla maniera di Vladimir Putin


Questo articolo ha come oggetto di riflessione il discorso di Vladimir Putin del 22 febbraio con cui ha riconosciuto le due repubbliche secessioniste del Donbass, prima di dare avvio alla vera e propria dichiarazione di guerra verso l’Ucraina del 24 febbraio. Lo introduce il ritratto dello zar Alessandro III della casa Romanov (1845-1894), dall’espressione fintamente bonaria. Questo zar spinse la politica russa di espansione in Asia centrale alle estreme conseguenze, e promosse un’intensa opera di “russificazione” di cui vi parlerò più avanti. A lui Vladimir Putin si rifà come modello e soprattutto prendendo a prestito la sua frase più celebre: “La Russia ha due soli alleati: il suo esercito e la sua flotta.”

Ho sempre avuto un debole per la Russia perché ha una storia molto particolare, e la cosa si è accentuata nell’ambito dei miei studi. Per l’esame di Storia Contemporanea avevo portato “La rivoluzione russa - Un impero in crisi 1890-1928” di Stephen A. Smith, un saggio che narra la disgregazione dell’impero zarista, la rivoluzione bolscevica e la costituzione dell’Unione Sovietica. Durante il corso di Storia delle Dottrine Politiche, ho seguito con particolare interesse le teorie dell’anarchismo russo, tanto è vero che ho portato un saggio su Michail Bakunin all’esame.

Non vi nascondo nemmeno la mia passione per la letteratura russa: ho letto quasi tutte le opere di Fëdor Dostoevskij e di Tolstoj, nonché "Padri e figli" di Turgenev, oltre ai racconti di Checov e a Puškin. Il mio interesse in tempi non sospetti derivava anche dalle esperienze di mio papà che, avendo molta dimestichezza per le lingue come vi ho raccontato qui, mi raccontava di aver cominciato a studiare il russo nel periodo più pericoloso della Guerra Fredda, e in previsione di un’invasione da est. Il suono della lingua russa mi ha sempre affascinato, ma è impensabile studiarla da autodidatti perché è una delle lingue più difficili al mondo.

Vediamo però di commentare qualche punto dell’intricato discorso dello “zar” del Cremlino, come viene impropriamente chiamato.


Un territorio immenso... anzi, il più grande

La Russia, o per meglio dire la Federazione Russa, si estende su un territorio immenso disteso a cavallo di due continenti, l’Europa e l’Asia. Ha avuto con queste realtà un rapporto dialettico e culturale molto particolare, e assumendo nella sua fisionomia politica elementi compositi derivati da entrambe. La stessa vastità dei suoi territori la rende sfuggente e imprendibile, e ne è testimonianza storica il fatto che chiunque abbia provato a invaderla, da Napoleone fino a Hitler, abbia subito delle sonore sconfitte e abbia dovuto alla lunga ripiegare in maniera disastrosa con perdita in vite umane, risorse ed equipaggiamenti.

Geograficamente il suo territorio si estende per diciassette milioni di km2 e questo ne fa lo Stato più esteso al mondo, come potete vedere da questa cartina, seguito in misura molto minore da Canada, Stati Uniti, Cina e Brasile. Possiede dunque una grande varietà di climi, ma, data l’estensione del territorio e il fatto che esso sia poco densamente popolato, la transizione da un paesaggio all’altro è lenta e monotona e caratterizzata da pianure estesissime.


 
Non vi tremano le vene ai polsi, osservando questo gigante? Proprio l’estensione territoriale e l’accesso ai mari, e il suo particolare vissuto, però, la rendono un soggetto fragile ed esposto su più fronti ai suoi confini, terrestri e marini. Da questa fragilità deriva la “sindrome da accerchiamento” di cui ha sempre sofferto, in modo particolare dal tempo degli zar fino all’Unione Sovietica e alla sua dissoluzione, e ora espresso dall’ostilità con venivano accolti gli ingressi nella Nato dei paesi satellite dell’URSS.


Un mosaico di popoli e la Rus' di Kiev

Anticamente questi territori immensi furono abitati da una grande varietà di popoli detti indoeuropei, che pare migrassero da lì per espandersi un po’ in tutta Europa. Si avvicendarono i sarmati e gli slavi e, tra il III e il VI secolo, vi furono ondate successive di popoli nomadi quali gli unni, quelli di Attila, e gli avari. A metà del IX secolo un gruppo originario della Scandinavia, i variaghi, assunse il ruolo di élite dominante nella capitale slava di Novgorod. La dinastia da loro espressa rimase al potere diversi secoli, durante i quali si affiliò alla Chiesa ortodossa di Costantinopoli.

La capitale venne trasferita a Kiev nell'882. Sì, proprio la città esposta ai bombardamenti dell’esercito di Putin in queste ore, e su cui stanno puntando direttamente le armate russe. Quindi è vero che la Russia è nata a Kiev e nell’Ucraina, ma nulla legittima il ricorso alle bombe e all’invasione nel tentativo di far ritornare indietro le lancette della Storia non solo di qualche decennio ma, a questo punto, di parecchi secoli.


Senza carta d’identità e senza bussola


Ritornando alla nostra narrazione, in questo periodo il termine Rhos o Rus' cominciò a essere riferito ai variaghi e in seguito anche agli slavi che popolavano la regione. Tra il X e l'XI secolo la Rus' di Kiev divenne lo Stato più grande d'Europa e uno dei più prosperi, grazie alla sua posizione commerciale tra Europa e Asia.

Il posizionamento geografico equivale al posizionamento politico, da che mondo è mondo, e non è un caso che queste zone siano sempre state tra le più calde. Vi ricorderete la guerra di Crimea (1853-1856) studiata nell’ambito nel nostro Risorgimento, perché fu Cavour che volle la partecipazione del piccolo regno Sabaudo nel conflitto onde sedersi al tavolo delle trattative per insistere con forza sulla questione dell’Italia.

Peccato che la Geografia sia un’altra materia depennata dai nostri curricola scolastici e, oserei dire, dell’italiano medio che non legge nemmeno un giornale all’anno; e di recente è andata al bar insieme alla tanto bistrattata Storia per annegare i suoi dispiaceri nell’alcool. Ma se la Storia è la nostra carta d’identità come individui e popoli, la Geografia è la nostra bussola per muoversi. Che cosa speriamo di capire se non abbiamo né l’una né l’altra?


Le invasioni mongole e il Granducato di Mosca

Comunque... vi dicevo che la Russia ha subito varie invasioni e incursioni, non da ultimo il fatto che 
questi territori vennero invasi dai mongoli, i quali nel 1240 piegarono la Rus' di Kiev. Conosciuti più tardi anche con il nome generico di tartari, i mongoli governarono le zone meridionali e centrali dell'odierna Russia per circa tre secoli, tempo durante il quale i vari potentati locali furono dipendenti del loro Khanato dell'Orda d'Oro. Qui potete vedere la rappresentazione in una cronaca medievale di un attacco dei mongoli ai danni della popolazione russa.

Con Ivan I (1332-1341), che non è ancora il Terribile perché lui arriva nel Cinquecento, il Granducato di Mosca si avviava a divenire il più importante principato russo. Ancora sotto il dominio indiretto dei mongoli cui pagava un tributo annuale, all'inizio del XIV secolo esso cominciava ad affermare la sua influenza sulla Russia occidentale. Assistita dalla Chiesa ortodossa russa e dalla rinascita spirituale, nel 1380 la Moscovia sconfisse i tartari nella battaglia di Kulikovo.


La Terza Roma

Nel 1453, però, avvenne un fatto che costituì un vero trauma per la cristianità: la conquista di Costantinopoli a opera dei turchi di Maometto II, e di conseguenza la caduta del cosiddetto impero d’oriente ultimo avamposto dei cristiani. Da che cosa deriva la missione religiosa di cui si sente investito Vladimir Putin, altro chiodo fisso oltre al ripristino dei confini, della ricostituzione dei paesi satellite che fanno da cuscinetto rispetto a quelli aderenti alla Nato o Alleanza Atlantica, e delle sfere d’influenza dell’ex-Unione Sovietica? Dal fatto che la Russia moscovita rimase l’unico stato cristiano sulla frontiera orientale dell’Europa, rivendicando l’eredità, anche religiosa, come Terza Roma e proponendosi quale baluardo nell’est dell’Europa.


L’impero russo e la sconfitta degli invasori

Sotto lo zar Pietro il Grande la Russia venne proclamata impero nel 1721 e riconosciuta come una potenza mondiale, e proprio questo autocrate cominciò un processo di occidentalizzazione forzata per modernizzare il paese con metodi brutali (e anche questo è accaduto spesso nelle vicende russe). 

In alleanza con altri Paesi europei, nel 1812 la Russia combatté poi contro la Francia di Napoleone. La campagna di Russia, all'apice del potere di Napoleone, fallì completamente a causa di un’ostinata resistenza combinata con le difficoltà dovute all’inverno e alla scarsa conoscenza del territorio, portando gli invasori ad una disastrosa sconfitta. Tutto questo viene narrato magistralmente in “Guerra e Pace” di Tolstoj, romanzo che va letto almeno una volta nella vita.


Alessandro III e la “russificazione”


Arrivando rapidamente al 1897, giungiamo all’impero degli ultimi zar, un conglomerato di etnie e confessioni religiose, governato sul principio della differenziazione, con le popolazioni - russe e non russe - classificate in termini cetuali, religiosi e attraverso la categoria di inorodcy (“persone di altra origine”). La pressione delle potenze rivali sulle frontiere dell’impero - Ucraina significa proprio “terra di confine”! - intensificò le preoccupazioni degli zar per la sicurezza e li spinse a una maggiore centralizzazione e omogeneizzazione dell’amministrazione, di cui una delle principali fu la “russificazione”.

Che cosa significa questa parola dai connotati sinistri? Quello che i dominatori applicano tanto frequentemente ai popoli inglobati o conquistati, in questo caso nel 1863, e proprio sotto lo zar Alessandro III, venne promossa l’imposizione della lingua e della cultura russa in Polonia e in particolare sul litorale baltico; nel 1881 venne proibito l’uso dell’ucraino nelle scuole. L’imposizione della 1. lingua russa e 2. della fede ortodossa avevano lo scopo di integrare ucraini, bielorussi, lituani e altre popolazioni all’interno della cultura dominante russa. Polacchi ed ebrei furono visti come gruppi refrattari ai valori russi, e quindi sottoposti a leggi particolarmente discriminatorie.


La Prima Guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica

Nel 1914 la Russia prese parte alla Prima Guerra mondiale in risposta alla dichiarazione di guerra dell'Impero austro-ungarico al Regno di Serbia, alleata della Russia, e combatté su più fronti mentre si trovava isolata dai suoi alleati della Triplice intesa. La sfiducia già esistente nell'opinione pubblica nei confronti del regime autocratico degli zar si accrebbe a causa dei crescenti costi della guerra, dell'alto numero di vittime e delle voci circolanti di tradimento e corruzione. Tutto ciò creò il clima per la rivoluzione del 1917, compiutasi in due principali tappe. Il governo provvisorio, che aveva aggravato la crisi del paese invece di risolverla, venne rovesciato da Lenin nel corso della rivoluzione d’ottobre e diede pieni poteri al governo dei soviet, facendo così nascere il primo Stato socialista del mondo.


Il trattato di Brest-Litovsk: la pietra dello scandalo putiniano

Già, perché nel suo discorso Vladimir Putin dice che fu colpa proprio di Lenin il quale “regalò” l’Ucraina? Sono andata a riguardarmi questa cosa, perché non me la ricordavo (del resto queste vicende sono complicatissime, e la memoria fallibile!), e sono risalita a questo trattato di pace. Venne stipulato tra la Russia bolscevica e gli imperi centrali il 3 marzo 1918. Esso sancì la vittoria degli Imperi centrali sul Fronte orientale, la resa e l'uscita della Russia dalla Prima guerra mondiale. Eccolo qui l’altro inghippo: seppur non intenzionalmente, il trattato fu di fondamentale importanza nel determinare l'indipendenza di Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia e Polonia.


La Guerra Fredda USA-URSS

Delle vicende seguite alla fine del secondo conflitto mondiale siamo stati tutti più o meno testimoni in presa diretta, a cominciare dalla contrapposizione dei due blocchi USA (e i suoi alleati Nato) e URSS (e i paesi satellite). La polarizzazione tra i due schieramenti fu accentuata nel 1961-62 con la costruzione del muro di Berlino, che divideva la città nei blocchi est e ovest. Gli Stati Uniti perseguirono una politica di "contenimento" del comunismo ovunque si presentasse.

Proprio la caduta del muro nel 1989 fu il segnale del crollo dell'Unione Sovietica - un gigante dai piedi d'argilla (ricordate che cosa scrivevo all'inizio?) - che cessò formalmente di esistere nel 1991. Boris Yeltsin formò poi la Federazione degli Stati Indipendenti.



Una questione intricata... perché la Storia non è mai semplice

Ed eccoci all'oggi e al fatto che non puoi far ritornare indietro le pagine storiche perché non ha nessun senso e provoca soltanto morte, dolore e rovina anche economica. Fino a che punto puoi risalire per ripristinare lo status quo? 

L’Ucraina è uno stato indipendente e autodeterminato, con un popolo libero, che avrebbe tutto il diritto di entrare nella Nato se lo desidera. Ma il problema è che la Russia di Putin è uno stato governato da un autocrate, e se si dimostrasse che le democrazie occidentali funzionano anche senza bisogno di azioni di forza, di invasioni con aerei e carri armati, e di regimi compiacenti, il suo assioma crollerebbe su se stesso. E l'invasione dell'Ucraina a me ha ricordato tanto quella della Polonia nel 1939 da parte dell'esercito nazista (vedi foto), che se la spartì proprio insieme all'Unione Sovietica di Stalin.


Come ben sappiamo, e sapremo sempre meglio nei prossimi giorni, la partita politica è complicata da quella economica, come quasi sempre accade. Vladimir Putin ha la mano sul rubinetto del gas, oltre che quella sugli armamenti nucleari, e dalle forniture di gas noi e la Germania in particolare siamo dipendenti per quasi la metà delle nostre forniture. Quindi aprirà e chiuderà i rubinetti a suo piacimento, e del resto se noi continuiamo a comprare gas, è come se finanziassimo la guerra. I paesi occidentali sono legati alla Russia anche da scambi economici e finanziari, e le sanzioni, per quanto efficaci (cosa di cui dubito, ma hanno un valore dimostrativo) si ripercuoteranno senz'altro sui sanzionatori.

Forse la mossa dell’autocrate del Cremlino rischia di trasformarsi in un boomerang e non tutto il suo entourage pare sia d'accordo con la sua mossa militare... ma ancora non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che ancora una volta la Storia ci sta presentando il conto, dopo due anni di pandemia che ci ha esaurito in tutti i sensi, e che il futuro è nelle mani di Dio (per chi ci crede).

***
Fonte testo: “La rivoluzione russa - Un impero in crisi 1890-1928” di Stephen A. Smith
Fonte immagini: Wikipedia
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30 commenti:

  1. Tra le mie letture non letterarie annovero anche una "Storia della Russia" di Nicholas Riasanovsky, quindi un'infarinatura delle situazioni che hai elencato ce l'avevo, purtroppo anche la sensazione del "deja vu" (o meglio: deja lu). Mi preoccupa che tra le "richieste" di Putin ci sia anche la fuoriuscita di soldati e armi NATO dai paesi dell'Est, non vorrei che questo attacco all'Ucraina diventasse non come l'attacco alla Polonia ma come l'annessione della Cecoslovacchia... e quindi seguito da altro, con più sinistre conseguenze...
    Spero anch'io che all'interno dell'oligarchia russa non tutti siano d'accordo e... non so, magari Putin potrebbe avere un "malore" e la guida del paese potrebbe passare a qualcuno più ragionevole.

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    1. "Storia della Russia" di Nicholas Riasanovsky sembra interessante davvero. La situazione è molto preoccupante, perché come ben si sa le guerre si sa quando partono, ma non sia sa quando e come finiscono. Se Putin vuole ripristinare il sistema di paesi satellite nello stile dell'URSS, non so quali potrebbero essere le conseguenze.

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  2. Ti faccio tutti i miei complimenti per questo post, Cristina, come sempre del resto, perché li meriti sempre!
    Quello che sta accadendo in questi giorni riempie di sgomento e ancora nemmeno sappiamo quale strategia abbia davvero in mente Putin…
    Sebbene lui stesso abbia da sempre cavalcato una narrazione che lo vede come l’eroe che libera la Russia (la Federazione Russa) dall’oppressore occidentale, andrebbe sempre ricordato che egli è un abilissimo uomo dei servizi segreti, il quale possiede legami strettissimi con l’establishment militare e politico, oltre che con i potentati economici. Quindi, tutto il racconto del suo amore verso lo zar Alessandro III, che lui stesso pone in primo piano mostrandoci la bandiera e rivendicando la vicinanza ai suoi valori convince pochissimo, mentre sembra corrispondere semmai ad un’abile mossa per depistare dalle sue reali mire.
    Detto questo, vorrei riflettere sul fatto che da almeno una ventina d’anni una grandissima fetta della società russa ha scelto la strada dell’abbandono della partecipazione democratica in cambio di un po’ di sicurezza promessa dal governo putiniano. Aggiungo che si tratta di un popolo che è stato calpestato per secoli e secoli da autocrati e che ancora oggi mostra evidenti grandi discrepanze (culturali, economiche…) al suo interno. Tanto è vero che ci sono grandi differenze, principalmente economiche tra chi vive nelle grandi città e chi no.
    E arrivo al tema della gente di confine. La gente di confine, con gli ucraini al primo posto, ha sempre avuto il privilegio di guardare alla realtà russa con occhi diversi rispetto agli altri connazionali, grazie alla vicinanza ad altre potenze e, dunque, ad un mondo diverso, che poi è quello più occidentale. È altrettanto vero che questo privilegio è costato tantissimo a queste persone. Tantissimo, lo ripeto.
    A questo proposito, oltre alla tua puntuale ricostruzione, mi preme ricordare anche la rivolta del 1825 a Kiev da parte dei decabristi. I decabristi, per chi non li ricordasse, erano gruppi di nobili che provarono a rovesciare lo zar per introdurre una costituzione repubblicana. Sempre in Ucraina, infatti, nacque l’Associazione del Sud, che faceva capo a Pestel e verso la quale andarono anche le simpatie di Puskin (che a causa di ciò visse in uno stato di libertà controllata dalle autorità governative per il resto della sua breve esistenza) e di tanti altri poeti russi. L’Associazione del Sud, in accordo con l’Associazione del Nord (di San Pietroburgo) stabilì dei contatti con gli indipendentisti polacchi per mettere a punto delle iniziative comuni. Anche se la loro rivolta fallì, lasciò un germe importantissimo che sarebbe maturato circa un secolo più tardi.
    Tutto questo solo per dire che quelle terre di confine hanno sempre avuto il desiderio di essere libere e indipendenti e non sorprende che ancora oggi rivendichino, in modo ammirevole, la libertà con tanto coraggio.
    Speriamo solo che si plachino le violenze e che si possa giungere presto ad un dialogo ragionevole tra le controparti!

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    1. Ti ringrazio molto del lungo e articolato commento, Clem, è quasi un post! Tra l'altro ho appena eliminato il commento di un leone da tastiera, ovviamente Anonimo come raccontavo sotto... Evidentemente ci sono dei poveri frustrati che non sanno come passare il loro tempo se non surriscaldando i loro polpastrelli e cercando di riattivare in questo modo i loro due neuroni.

      Hai ragione, si dimentica fin troppo facilmente che Putin lavorava in gioventù per il KGB ovvero il potentissimo servizio segreto dell'Unione Sovietica. Quello che aggiungi molto opportunamente sulla Russia, che è molto diversificata e frastagliata nella sua realtà è altrettanto vero, quindi ci sono zone urbane più a contatto con l'occidente e altre più rurali. Se si legge un po' di storia della Russia, poi, si rimane sgomenti a come si tratti di un popolo vessato da secoli da autocrati che si sono chiamati con diversi nomi.
      Non ricordavo che la rivolta decabrista fosse partita proprio da Kiev, grazie di averla menzionata. Inoltre proprio stamattina sul Corriere della Sera c'era una pagina dedicata a Kiev e ai suoi monumenti (molti dei quali ricostruiti) e alla sottolineatura del fatto che sia una città molto più antica rispetto a Mosca e persino a san Pietroburgo.

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    2. Grazie a te, Cristina.
      Vorrei aggiungere un altro paio di cose, se permetti.

      La prima è che, rispetto alla situazione ucraina, dico che mi sembra fuori luogo la puntualizzazione emersa in questi giorni in merito alla posizione dell'esercito ucraino nel corso della seconda guerra mondiale. Non intendo giustificare nulla (mi sembra chiaro), ma credo che dopo un'ottantina d'anni sarebbe il caso di valutare anche altri aspetti. Per esempio, varrebbe la pena soffermarsi sull'economia di queste terre in cui un pugno di persone detiene ricchezze impressionanti, mentre la maggior parte della gente affoga nell'alcool la propria frustrazione di fronte alla miseria.

      Da un'altra prospettiva, sappiamo bene che anche le mosse della dirigenza politica americana non brillano affatto (vuoi perché negli anni '60 gli USA fecero ritirare immediatamente le testate missilistiche piazzate a Cuba dai sovietici e non si capisce perché adesso le loro, piazzate a due passi dal confine russo, dovrebbero essere accettate senza batter ciglio. E vuoi perché gli americani, che sapevano benissimo di come gli attriti tra Russia e Ucraina andassero avanti da anni, abbiano scelto di intervenire proprio oggi, guarda caso, con un'Europa stremata dalla pandemia).

      Resta fondamentale, in mezzo a questo guazzabuglio, non perdere di vista il punto più importante: nessuno può accettare l'invasione militare di uno stato democratico. Questa è davvero l'unica cosa che davvero conta.
      Così come conta ricordare che questa invasione, oltre al dolore di chi la sta subendo direttamente (morti, feriti, distruzione, bambini rimasti senza casa, malati rimasti senza cure...) avrà ripercussioni enormi anche su tutti noi, persone normali.
      Il resto sono bazzecole.


      La seconda, invece, è relativa a quei codardi che si permettono di rovesciare la propria acredine fuffosa, tenendosi avvolti nell'anonimato. Propongo di chiamarli con il giusto nome: vigliacchetti da tastiera.

      Ciao, un abbraccio!

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    3. Grazie infinite per questo nuovo, esaustivo commento che ricorda altri punti importanti a livello storico ed economico. Non è nemmeno un caso che da queste zone provengano moltissime delle badanti che si occupano dei nostri anziani, e che mandano i soldi a casa. Se le ricchezze fossero equamente distribuite, non vi sarebbe nessun bisogno di queste vere e proprie migrazioni con famiglia dolorosamente divise per anni.

      Gli assetti geopolitici sono ormai profondamente cambiati per quanto riguarda gli Stati Uniti, che hanno smesso dagli anni Novanta di essere "il gendarme del mondo" e si dibattono in mezzo a mille difficoltà interne. Più che la Russia, che ha un'economia basta quasi unicamente sulle esportazioni di gas e e petrolio, la vera nazione emergente è la Cina. Insomma, a differenza dei tempi della Guerra Fredda, ormai i grandi attori sono tre, e questo naturalmente complica la partita.

      Ti ringrazio di averci ricordato che, al di là degli schieramenti politici e ideologici, e degli inevitabili errori in politica estera, l'invasione di una nazione sovrana è sempre e comunque inaccettabile. Non va tollerata in nessun modo.
      Forse questa ennesima dura lezione servirà a riportarci tutti con i piedi per terra (almeno per qualche tempo) e ad attribuire il giusto valore a parole sacre come "libertà", di recente completamente svuotate di senso.

      Per quanto riguarda i vigliacchetti da tastiera, Dante diceva nel suo poema: "Non ti curar di lor / ma guarda e passa."

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  3. Come sempre interessanti i tuoi racconti in tema storico. In questo caso l'argomento è attuale e carico di implicazioni per le persone e i paesi coinvolti. Ormai siamo tutti collegati, e ogni equilibrio che si spezza ha ripercussioni mondiali. Ieri sera mi sembrava strano coricarmi sotto la mia trapunta, comoda e al caldo, mentre tante persone stanno cercando di fuggire dall'Ucraina bombardata, dormendo nelle auto con i bambini, alle temperature che si possono immaginare. Queste situazioni purtroppo non sono mai state assenti, in nessun periodo storico; solo in certi momenti le sentiamo più vicine. Grazie dell'approfondimento.

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    1. Ti ringrazio molto del commento, ho fatto una carrellata ma ovviamente in maniera molto rapida e parziale. Sì, ormai il fatto di essere così interdipendenti - e la pandemia lo ha ben dimostrato - ci pone sempre più in un rapporto di responsabilità reciproca. Non possiamo rimanere indifferenti, ma io provo comunque un grande senso di impotenza come sempre in queste situazioni. Ci si sente proprio in balia di questi eventi, e non si sa come fare per aiutare al meglio, al di là di fare delle donazioni alla Caritas o a Emergency.

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  4. Grazie per questo excursus. Proprio in questi giorni stavo pensando a Chopin che aveva subito, seppure a distanza, gli effetti della dominazione russa in Polonia, suo paese natale a cui non era più potuto tornare negli ultimi 19 anni di vita.
    Io sono sconcertata da tutta questa situazione, mi sembra veramente impossibile che possano accadere cose del genere nel 2022, tra l'altro dopo tutta questa dolorosa storia della pandemia da cui non siamo ancora del tutto usciti.
    Come si verrà fuori da questa ennesima tragedia?

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    1. Grazie mille a te, Kuku. Chopin è un'altra grande vittima della dominazione russa in Polonia. Tra l'altro anche la Polonia ha un storia ben tragica: pensa che tra il 1772 e il 1795 vi furono ben tre spartizioni di questa nazione tra Prussia, Russia e Austria (nella seconda senza l'Austria) che finirono con l'annullare completamente questa nazione. Lo dico a beneficio dell'amabile Anonimo che mi ha lasciato il commento di cui sotto, magari dice che sono al soldo degli Asburgo... oppss! ma gli Asburgo non esistono più. XD

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  5. Ho appena eliminato il commento di un "simpatico" leone da tastiera, ovviamente Anonimo! secondo il quale il mio articolo sarebbe un inno alla Nato e una demonizzazione di Putin, seguito da una serie di insulti alla sottoscritta. Tutti hanno diritto di esprimere le proprie opinioni, ma in maniera civile e, come ho specificato nelle avvertenze, firmandosi con nome e cognome o con un nickname di facile identificazione, pena cancellazione.

    Il mio "cavolo di post", come amabilmente viene definito, riporta fatti di Storia che chiunque può controllare su un manuale o un saggio: non ho inventato niente. Poi se c'è qualcuno che vuole rimanere nella sua ignoranza e vuole inneggiare a un dittatore che lancia bombe sulla popolazione inerme, provocando l'esodo di migliaia di persone, è libero di farlo. Tanti auguri a lui e ai seguaci di questa forma di pensiero, che si autodefinisce nelle argomentazioni (inesistenti) e nella forma (miserrima).

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    1. Guarda in questi giorni su FB mi è capitato molto spesso di discutere con "leoni da tastiera2, ma anche con utenti cosidetti normali che pèerò se ne uscivano quasi sempre con la menata del "Governo Filo- Nazista di Kiev". Non hai idea di quanto ti capisco!

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    2. Purtroppo, caro Nick, FB e affini non sono il luogo della ponderazione e delle argomentazioni, che costano lettura, studio e fatica. Molto più veloce e comodo fare gli elenchi dei buoni e dei cattivi! Il governo di Kiev avrà sicuramente le sue responsabilità per le minoranze filorusse del Donbass, ma ci si siede attorno a un tavolo e si parla senza invasioni in un territorio sovrano e senza lanciare bombe sulla popolazione inerme.

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  6. La Storia è sempre il risultato di tanti elementi. Come te sono affascinato dalla letteratura e dalla storia russa. Purtroppo la Storia dovrebbe essere sempre una maestra di vita il problema sono piuttosto le strumentalizzazioni che se ne fanno.

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    1. Grazie del commento, Nick. La Storia è molto complessa e non può assolutamente subire la divisione tra buoni / cattivi, ragione / torto, bianco / nero. Ci sono tantissimi elementi che vanno tenuti in considerazione, come in questo caso, purtroppo per ideologie e pigrizia la si piega sempre a nostro uso e consumo.

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  7. Grazie Cristina per questo excursus storico sulla Russia che, per gli ignoranti in materia come me, è davvero oro. Con un certo brivido anche a me l’invasione dell’Ucraina ha ricordato quella della Polonia da parte di Hitler con le tragiche conseguenze per il mondo intero...
    Spero davvero non che Putin rinsavisca perché uno così non lo fa, ma che gli interessi economici rendano il continuare la guerra non conveniente per la Russia e i suoi oligarchi, magari anche con la spinta delle sanzioni europee...

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    1. Grazie a te, Giulia, per aver letto e commentato. Naturalmente ho citato i punti salienti, ma ci sarebbe tanto da approfondire. Per esempio segnalo l'articolo di Paolo Mieli sul Corriere della Sera di oggi 28 febbraio, che passa in rassegna le tappe sull'ingresso dei paesi dell'ex-URSS nella Nato senza che questo abbia provocato le ire immediate del signore del Cremlino.
      L'unica possibilità ora è quella che le sanzioni siano talmente efficaci la guerra economicamente insostenibile per la Russia: di solito quando si toccano pesantemente gli interessi economici, la nazione "rinsavisce".

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  8. E' difficile riuscire a capire se Putin intenda riconoscere le due repubbliche del Donbass per riconoscerle come stati indipendenti o se è per annetterle come fatto con la Crimea (ovvero se intende fare il culo a una popolazione sola o a tre).
    E non pensavo che questo post avrebbe dato fiato a nani bagonghi che in genere si dedicano ad altri argomenti (ma il bello di internet è che è vario!) Immagino sia stato l'ultimo paragrafo a turbare l'amico.

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    1. In generale è difficile capire quello che passa per la mente di Putin, che disprezza profondamente l'occidente a suo dire corrotto e decadente, e non ne ha mai fatto mistero.

      E' la prima volta che approda sul mio blog un "nano bagongo" (mi hai fatto molto ridere!) e ci hai visto giusto: secondo me della parte storica propriamente detta questo tizio non ha letto assolutamente nulla, è passato subito alla parte conclusiva. Del resto tali persone hanno la concentrazione di un pesce rosso, più di quattro o cinque righe non riescono a leggere.

      Ormai l'argomento vaccini è accantonato, si passa agli inni pro o contro la Nato!

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  9. Questo excursus è più che mai utile per comprendere le tante dinamiche in gioco. La Storia ha una sua peculiare complessità ma alcuni punti sono chiarissimi. L'anacronismo di Putin, il suo egocentrismo, tutto il suo pregresso, il fatto che possegga armi atomiche e risorse. Su tutto, vale anche quanto è accaduto nel Donbass negli anni passati, il fatto che civili siano morti sotto gli ordigni ukraini ma nessuno ne ha parlato, rende i filorussi tronfi del loro potenziale di contraddittorio.

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    1. Leggevo proprio stamattina, Luz, sempre sul Corriere della Sera, un'intervista a Marija Stepanova, una poetessa, scrittrice e giornalista russa, che parla di "una guerra arcaica per costringerci a pensare come 70 anni fa." Senz'altro c'è da dire che la situazione anche nei paesi del Donbass e la questione della Crimea è stata gravata dai silenzi dell'occidente... Insomma, anche noi abbiamo avuto le nostre colpevoli omissioni di soccorso per viltà od opportunismo, e questo lo ha favorito molto e lo ha convinto che saremmo rimasti inerti anche stavolta.

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  10. Tu parti dalla Storia e dalla Geografia: inizio impeccabile ai più sconosciuto. Resta il fatto che nel 2022 la guerra ci morde da vicino e finche ci sarà al potere nel mondo qualcuno che consideri la guerra un buon mezzo per risolvere un problema e che trovi qualche altro disposto a premere un grilletto o premere un bottone, fino ad allora qualsiasi analisi, pur valida, non potrà colmare il mio sconforto.

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    1. Ti ringrazio molto del tuo commento. Purtroppo in questi frangenti ci si sente impotenti, soprattutto di fronte allo strapotere di alcuni rispetto a molti: capisco benissimo il tuo sconforto. Però io credo comunque nel valore della chiarezza anche delle informazioni storiche e geografiche. Noto in generale che si è portati a ragionare di pancia, ora per esempio vedo che alcuni tendono a demonizzare i russi. La Russia non è Putin, non sarebbe ragionevole pensarlo.

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  11. Il tuo post è meraviglioso. Io in questo momento non solo non ho le competenze, ma neppure la lucidità per scrivere qualcosa di altrettanto ponderato. Mi rendo conto di avere una posizione semplicistica e forse non così adatta al mio ruolo di insegnante (infatti cerco di smussarla e approfondire, ma con scarsi risultati). Delle colpe della NATO, della Crimea e del Donbass sarò dispostissima a parlare e a ragionare quando nessuno più ci starà minacciando con le bombe atomiche e quando, possibilmente, la famigliola terrorizzata arrivata ieri senza niente dai miei vicini ucraini potrà tornare a casa. Detto questo, mi dissocio anche da chiunque identifichi il governo russo con i suoi abitanti e la mia pietà va anche ogni singolo giovane soldato russo che cade in una guerra che non ha voluto.

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    1. Ti ringrazio, Tenar, certamente non avrei mai voluto scrivere un post come questo sulla base di notizie così drammatiche. A parte il simpatico troll che mi ha fatto visita e che con il suo commento dimostra di non aver capito niente, spero che si sia compreso che non divido i contendenti in buoni (ucraini) e cattivi (russi) perché non è mai così e non avrebbe senso. Oltre a essere affascinata da sempre dalla Russia (che non è Putin), trovo ridicolo il fatto che l'università Bicocca avesse deciso di rimandare il corso su Dostoevskij tenuto da Paolo Nori solo perché è un autore russo, salvo ora a fare un'altrettanto ridicola marcia indietro con molte scuse.

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    2. Last but not least: anch'io sono disposta, come te, a parlare delle minoranze russofile perseguitate nel Donbass quando il signore della guerra smetterà di lanciare missili e bombardare le città, e i civili asserragliati nelle metropolitane e in fuga a centinaia di migliaia! Anche se costui avesse ragione totalmente, sarebbe già passato dalla parte del torto.

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  12. Un ripasso della storia ci voleva. È folle assistere a quello che si sta verificando e ci lascia tutti con un profondo senso d'impotenza. Io in Dio ci credo e sono convinto che la Sua giustizia sarà molto più temibile della nostra.
    Un saluto

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    1. Buongiorno Mr. Loto e benvenuto nel blog! :) Presto verrò a trovarti e a leggere i tuoi articoli.
      Le motivazioni del conflitto Russia-ucraina sono davvero intricate, e ci sono anche tante responsabilità dell'Occidente di fronte all'avanzata di questo nuovo despota, e si è girato dall'altra parte troppe volte in occasione di altre guerre (Georgia, Cecenia, Siria...). Detto questo, e come diceva la mia amica Clementina sopra, nessuna nazione sovrana ne può invadere un'altra a suo piacimento, perché ha deciso che è composta di russi e che deve ritornare nella Santa Madre Russia. E oltretutto mandando ragazzini di leva a combattere, bombardando civili inermi e costringendo alla fuga centinaia di migliaia di persone terrorizzate.
      Un'altra certezza è che il signor Vladimir Putin dovrà affrontare la morte, come tutti, anch'io sono credente e sono sicura che Dio farà giustizia.

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  13. Complimenti Cristina per questo articolo così ben fatto, comprensivo ed esaustivo e complimenti per le tue conoscenze, ti ringrazio per le tue informazioni.

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    1. Grazie a te per essere passata, Michela! Ho voluto scrivere l'articolo perché è vero che sono informazioni reperibili facilmente, però metterle insieme fa tutto un altro effetto... A presto.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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