"La Storia è un ponte fra terra e cielo": blog di storia, letteratura e arte

domenica 6 marzo 2022

Il significato della parola libertà


Una svolta storica

Ciò che sta accadendo in Ucraina sotto gli occhi del mondo sembra opera di creature titaniche e arcaiche, improvvisamente sollevatesi sul nostro orizzonte per oscurarlo. 

Abbiamo assistito ad alcuni eventi epocali, in primis l’invasione brutale ai danni di un popolo che ha scelto l’indipendenza tramite un referendum nel 1991, e che invece un despota vuole ricondurre nell’alveo della Santa Madre Russia perché sostiene che russi e ucraini sono uno stesso popolo (e non è vero). Vi è stato il ricompattamento dell’ondivaga Unione Europea nella seconda drammatica prova dopo la pandemia, l’erogazione di massicce sanzioni economiche e finanziarie nei confronti del paese aggressore, la mobilitazione in svariate capitali e nazioni di persone giovani e meno giovani per chiedere a gran voce il cessate il fuoco e la pace. I bombardamenti sono continuati su civili inermi e terrorizzati, molti dei quali intrappolati in città assediate, insieme alla frenetica opera della diplomazia che ha ripreso dopo i falliti tentativi pre-bellici di scongiurare la guerra, mentre la catastrofe umanitaria rappresentata da centinaia di migliaia di persone in fuga su treni, pullman, a piedi, sta movimentando la solidarietà dei paesi limitrofi, e le donazioni da tutto il mondo.

La cartina dell’Europa sta subendo un cataclisma nel suo centro, che sembra foriera di un allargamento del conflitto più vasto e drammatico, come nell’effetto domino che si innescò nella Prima Guerra Mondiale (ne ho parlato qui, recensendo il film “La scelta di Maria”), o nell’espansionismo feroce di Adolf Hitler iniziato dapprima con l’Anschluss o annessione dell'Austria alla Germania nazista avvenuta il 12 marzo 1938 con l'obiettivo di formare la Grande Germania, per poi procedere a conquiste su più larga scala a fronte della debolezza delle nazioni europee, e dell'iniziale isolazionismo statunitense.

Nessuno è al sicuro

Le posizioni sulla guerra in atto hanno dei distinguo, ma è inutile negare che, per chiunque abbia un minimo di buon senso, l’aggressione di uno Stato sovrano ai danni di un altro Stato sovrano è assolutamente inaccettabile, se non altro alla luce di quel “sano egoismo” che informa di sé i comportamenti di Stati, che hanno lo scopo di assicurare la sopravvivenza e l'integrità della propria unità territoriale e la prosperità dei popoli che ne fanno parte - esattamente come un corpo umano è teso a non farsi smembrare e a godere di buona salute, oltre al buon funzionamento delle istituzioni economiche e politiche. I prossimi in linea potremmo essere noi: nessuno è al sicuro, e la Storia, sebbene si ripeta in alcune modalità, ha degli snodi imprevedibili, nonostante tutte le migliori teorie avanzate dagli esperti di geopolitica (peraltro molti di loro avevano detto che Putin non avrebbe mai dato ordine di attaccare...).

Io non sono un’esperta di geopolitica, ma una semplice appassionata di Storia e mi viene naturale fare dei paragoni. La reazione del popolo ucraino che si sta mobilitando per resistere all’invasore con qualsiasi mezzo, con le armi e l’esercito regolare, con armi improvvisate, con barricate, e tentando anche di mettere in salvo donne, vecchi, bambini, ammalati nelle metropolitane e nei bunker, oppure farli salire sui treni per condurli oltre la linea di confine con i paesi limitrofi a occidente, è straordinaria. Che cosa faremmo noi se l’Italia, terra di scorrerie e conquiste da secoli, e giovane Repubblica, fosse invasa per mare, per terra e via aria da un esercito? Come mi comporterei io?

Due scatti complementari

Come la pandemia che ci ha devastati per due anni, la guerra scatta una fotografia a ogni essere umano, ne fa uscire la vera personalità, il suo senso di appartenenza a una comunità e la solidarietà nei confronti del prossimo in difficoltà. In questi giorni mi è anche venuto in mente il romanzo Suite francese, un’opera incompiuta di Irène Némirovsky, una scrittrice francese di origine ebraica vittima della Shoah.

La prima parte, che s’intitola “Tempesta di giugno”, è quella che mi 
interessa: l'azione inizia all'alba del 4 giugno 1940 a Parigi, dopo che il giorno precedente per la prima volta la città è stata bombardata. La gente si prepara ad abbandonare Parigi, per dirigersi al sud. Durante questo esodo biblico, i personaggi principali vengono presentati attraverso l’occhio quasi impersonale dell’autrice: così abbiamo i Péricand, una famiglia notarile molto ricca, che tenta di mettersi in salvo su un’automobile e che si dimentica del vecchio suocero. Abbiamo anche Gabriel Corte, scrittore e Accademico di Francia, che deve prepararsi a lasciare Parigi per rifugiarsi a Vichy presso il nuovo regime collaborazionista di Pétain, con la sua amante. C’è anche Charlie un sessantenne scapolo la cui grande passione è una collezione di porcellane che tenta di mettere in salvo sull’automobile, tra cui un prezioso Capodimonte. Addirittura non esita a ingannare una coppia di giovani amanti, di cui promette di sorvegliare l’auto, che invece depreda del prezioso carburante. 

Ma il comportamento degli esseri umani in momenti di crisi meriterebbe un post a sé ed è meglio tornare ai fatti dei nostri giorni e alla resistenza ucraina...

La difesa dei nostri ideali

La resistenza degli ucraini mi porta anche a riflettere sulla difesa di quei valori che ottant’anni di pace avevano reso un po’ annacquati e sonnolenti, complice la mancanza di allarmi nel continente europeo, e un alto grado di benessere per la maggior parte della sua popolazione. Certo, tutti si sarebbero augurati che questo sonno potesse durare ancora a lungo, anche se molti segnali, che abbiamo ignorato per stanchezza, assuefazione alle immagini o disinteresse, c’erano eccome: non da ultimo i conflitti che si aprivano nel mondo, e anche tutt’intorno all’Europa come in Siria, in Libia, non da ultimo nel Donbass. Papa Francesco aveva parlato di una Terza Guerra Mondiale a pezzi, e mai definizione fu più calzante.

E poi ammettiamo il fatto che la Storia - studiata per passione o, molto più spesso, per imposizione scolastica - qualche volta ha assunto ai nostri occhi connotati folcloristici, soprattutto quando si va molto indietro nel tempo. Legionari dell’antica Roma dalle corazze luccicanti, poeti come Dante dalle fronti coronate di alloro, faraoni egizi dagli occhi bistrati e dal succinto gonnellino, vichinghi con gli elmi dalle lunghe corna, Carlo Magno imperatore; la lotta per le investiture con Enrico IV inginocchiato nella neve davanti al Papa, e poi via via procedendo fino ad arrivare agli eventi del Risorgimento con Garibaldi e il suo chepì, Cavour con gli occhialini e Vittorio Emanuele con i suoi baffoni a manubrio... insomma, ci sembrano a tratti un po’ ridicoli, se non altro per come erano vestiti.

Pare che questi eventi e questi personaggi appartengano più a una carrellata di manichini o di illustrazioni da sussidiario che alla realtà. Chissà se qualche complottista ha avuto la tentazione di dire che le crociate o le guerre napoleoniche erano “fake news”, e che “io non c’ero, e chi mi può assicurare che siano cose davvero accadute”. C’è da dire che il delirio negazionista non si è ancora spinto così indietro nel tempo, forse soltanto perché tali eventi sono troppo a ritroso e, come dire, ci fanno sentire meno in colpa e hanno meno conseguenze sulla nostra vita. Diverso è il caso dei grandi eventi del Novecento come la Shoah, o dello sbarco sulla Luna, o la rotondità/la piattezza della Terra.

Concetti impoveriti come bucce asciutte

Complici i media e la pigrizia innata alla specie umana, da queste semplificazioni non si sono salvati nemmeno i grandi ideali che hanno infiammato i popoli e la loro ricerca di libertà, appunto. Nella nostra società opulenta tali valori sono stati impugnati come una clava al servizio dell’ideologia di turno e, peggio ancora, accostati a prodotti da vendere per assicurare il pronto raggiungimento di una condizione più elevata.

Per esempio la libertà viene identificata nella possibilità per le donne di scegliere un assorbente anziché un altro (“Libera di osare”), o la fiducia in se stesse viene indicata da una famosa influencer come il fatto di avere capelli forti e fluenti (“Quando ti senti bene con i tuoi capelli, ti senti bene con te stessa!”). Se acquisti l'automobile, idem, sarai un uomo potente e altrettanto libero. Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è che se usi l’assorbente tal dei tali o ti lavi i capelli con lo shampoo proposto, sei più libera e cresce la tua autostima=chi non ha la possibilità di accedere a tali prodotti sarà meno libera e meno forte. L'impoverimento di senso è stato esponenziale. (Detto per inciso, oltretutto, la condizione al negativo da superare è spesso raccordata a problemi fisiologici femminili, tra cui aggiungiamo anche le perdite urinarie, la flatulenza, la diarrea e via discorrendo, mentre per l'uomo è un aumento di virilità e sicurezza già insite come nel caso dell'automobile.)

La battaglia per la libertà

Ora, la resistenza ucraina ci sta dando una grandissima lezione su: 1. che cosa è la libertà, 2. il prezzo da pagare per difendere il nostro diritto a essa (tra i diritti non negoziabili dell’essere umano, su cui sono stati sparsi fiumi d’inchiostro da teorici del pensiero politico, filosofi, teologi, ci sono la vita, la libertà, la proprietà). «L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla.» (Isaiah Berlin, Four Essays on Liberty, Oxford UP, Oxford, 1982). O, come cantava Giorgio Gaber: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche un gesto o un'invenzione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione. (La Libertà, Compositori: Alessandro Luporini / Giorgio Gaberscik).

Un quadro famoso

Vorrei concludere questa breve riflessione con un’immagine potente: si tratta di “La Libertà che guida il popolo”, un dipinto di Eugène Delacroix, realizzato nel 1830 e conservato nel museo del Louvre a Parigi. Esso raffigura tutte le classi sociali unite in lotta contro l'oppressore, guidate dalla personificazione speciale della Francia, Marianne, che in quest’opera diviene anche simbolo della Libertà. 

Questo quadro viene spesso impropriamente accostato alla celeberrima rivoluzione francese del 1789, in realtà è una rappresentazione della rivoluzione contro il re Carlo X di Borbone. Il sovrano convocò un ministro, Polignac, particolarmente reazionario. Questo nuovo governo adottò una politica autoritaria, emanando una serie di provvedimenti legislativi con i quali venne ristabilita la censura, sciolse la Camera e varò una nuova legge elettorale favorevole all'aristocrazia terriera. Queste disposizioni liberticide scatenarono la furia dei parigini che, dal 27 al 29 luglio 1830 (le cosiddette Tre Gloriose Giornate), si ribellarono contro l'autorità regia e alzarono le barricate nelle strade di Parigi. 

«Ho cominciato un tema moderno, una barricata... e, se non ho combattuto per la patria, almeno dipingerò per essa...» (Eugène Delacroix in una lettera al fratello riferendosi a La Libertà che guida il popolo). Ho messo la bandiera ucraina al posto della bandiera francese, come omaggio a questo popolo coraggioso, che abbraccio.


 


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12 commenti:

  1. Una lucida analisi Cristina sulla guerra e sul concetto di libertà, sono molto preoccupata e concordo con te sul fatto che nessuno sia al sicuro, temo davvero che la guerra si espanda. Sul concetto di libertà sono d’accordo con te, non si è dato il giusto valore a questa parola che ha un significato più profondo di quello che negli ultimi tempi si percepiva in modo piuttosto superficiale...

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    1. Proprio in questi giorno sto lavorando a dei fascicoli di storia in lingua inglese, ed è impressionante ripassare le cause che condussero allo scoppio della Prima e Seconda Guerra Mondiale, un groviglio inestricabile di smanie di espansionismo territoriale, nazionalismi, trattati tra nazioni che presupponevano l'obbligo di intervento.
      Il concetto di libertà diventa un concetto molto astratto in una società dove l'esercizio della democrazia è consentito attraverso la stanca ritualità delle elezioni, e dove i giochi dei partiti sono già fatti a monte. Detto questo, preferisco mille volte una zoppicante democrazia che una stabile dittatura.

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  2. Analisi ineccepibile, mi hai fatto venire in mente l'espressione usata da George Orwell quando è rientrato in patria dopo aver partecipato alla guerra civile spagnola, scrisse che già solo rivedendo l'ordine e la tranquillità di Londra si sentiva attratto dal "profondo sonno dell'Inghilterra" che si credeva isolata dall'Europa e quindi al di fuori dei "problemi" continentali che stavano causando Hitler e Mussolini appoggiando i miliziani di Franco, annettendosi l'Albania e l'Austria e più in generale facendo discorsi minacciosi. Concludeva dicendo che temeva fortemente che quel "profondo sonno dell'Inghilterra" sarebbe stato scosso nel peggiore dei modi, e purtroppo aveva ragione.
    Il "profondo sonno d'Europa" è stato infine scosso dalla consapevolezza del pericolo (che in realtà già c'era, ma si tralasciava in nome della realpolitik e del quieto vivere in occidente, oltre al petrolio e al gas... Ma le sedicenti "repubbliche" filorusse e abusive nate in Moldavia e Georgia col "sostegno" dell'esercito di Putin esistono ormai da anni, però si è chiuso un occhio, anzi, tutti e due). Ora che è finalmente troppo evidente che un governo dittatoriale vuole imporre il suo autoproclamato "ordine" in Europa, l'occidente infine si è svegliato dal suo profondo sonno. Speriamo che non si arrivi anche oltre, perché su Londra vennero lanciati i missili V1 e V2 che però avevano la potenza di "normali" bombe, mentre Putin ha a disposizione qualcosa di peggio. E io tremo alla sola idea che possa succedere.

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    1. George Orwell è un altro scrittore profetico. Leggendo in questi giorno la proibizione in Russia di usare la parola "guerra" per usare invece "operazione militare speciale" mi sono venuti in mente "1984" con la neolingua e anche "La Fattoria degli Animali", un libro geniale dove la rivolta degli animali inizia dall'egualitarismo per poi finire con i maiali che sono "più uguali di altri". Ma poi penso che tutti gli scrittori che si sono occupati di guerra siano in qualche modo profeti, nel senso che nel descrivere la guerra cui hanno assistito sembra che adombrino le guerre del futuro. Prendi per esempio Hemingway, che io non amo, e il suo "Per chi suona la campana".
      In nome del quieto vivere e dell'approvvigionamento di petrolio, grano e gas, si sono chiusi gli occhi e addirittura l'Italia ha aumentato la sua dipendenza dalla Russia...

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  3. Ottimo post anche questo, Cristina. La nostra ideologia occidentale è liberista e democratica e noi vediamo quando l'Ukraina ha da perdere in questo conflitto. Praticamente tutto. Un paese libero e vessato, che non è più libero di autodeterminarsi secondo quegli slanci europeisti che interessano non solo questa terra martoriata dal gigante russo. Però non dimentichiamo le responsabilità dell'occidente, perché il dittatore Putin non ha mai nascosto la propria idiosincrasia alle ingerenze della Nato a poca distanza dai confini della federazione. Ecco, dico adesso che la Nato, ergo gli Stati Uniti, nel tempo avrebbero potuto agire diversamente per non provocare in un dittatore questa reazione spropositata. Fermo restando che è evidente che Putin non stia usando ancora realmente le sue forze belliche e voglio ben sperare che non le usi mai e poi mai. È guardingo, ma fortemente determinato a riprendersi una posizione egemonica sullo scacchiere dell'est europeo.

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    1. Sono del tutto d'accordo con quanto dici della miopia dell'Occidente, Luz. Infatti ricordo distintamente che Putin parlava l'anno scorso di "squittii dell'Occidente" in rapporto alle armi di cui dispone e con cui ci avrebbe minacciato. Tutto questo prova ampiamente come l'operazione fosse stata studiata a tavolino da almeno un anno o anche più indietro nel tempo, e che solo l'emergenza pandemica l'abbia rimandata. Ricordo anche il sorriso beffardo con cui aveva intavolato la trattativa con Biden a gennaio via zoom. Putin è un imperialista che vuole riportare indietro le pagine della Storia a fine Ottocento, inizio Novecento scombinando lo scacchiere geopolitico europeo.

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  4. E purtroppo ho visto sorgere complottisti deliranti anche in questa situazione, con affermazioni allucinanti tipo: "è tutto finto, sono attori, non era un ospedale, bastardi giornalisti che mentite..."
    E poi quelli più matti che legano il tutto alle vaccinazioni, robe da internamento, altroché.

    Sul paragrafo "Concetti impoveriti come bucce asciutte" io però mi sentirei di avanzare una critica a quanto hai detto, ovvero di non decontestualizzare. Ho capito il concetto di fondo, ma viene estremizzato. Sarebbe un po' come dire: "ma che cazzo, vi sembra il caso di fare la pubblicità alla Nutella, che in Africa c'è gente che muore di fame?"

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    1. Sai, Marco, che qualche giorno fa pensavo proprio la stessa cosa: "Vuoi vedere che adesso si affacceranno alla ribalta persone che diranno che la guerra non esiste?" E infatti eccomi accontentata! Si è perso proprio il senso delle proporzioni, è delirante.

      Accetto volentieri la tua critica sul mio paragrafo perché forse mi sono espressa male. Quello che intendevo dire non è la vendita del prodotto in senso stretto - ci mancherebbe - quindi in questo caso la vendita degli assorbenti femminili, ma quanto il binomio prodotto+ideale che esalta il prodotto ma svilisce l'ideale come se fosse qualcosa per cui non bisogna lavorare, lottare bensì di facilmente ottenibile senza sforzo.

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  5. Sono d'accordo sulla tua ampia e capillare analisi sull'assurda aggressione che sta subendo l'Ucraina per mano di un despota sporco e sanguinario ,mascherato, finora,di finto senso civile ed etico,Un aspetto, importantissimo, è stato dimenticato o non preso in considerazione dai più.La Russia è sempre stata motivata, per sua natura,da mire espansionistiche e, pertanto,invece di dargli l'opportunità di mirare a taciti o palesi accordi di cooperazione con l'Europa, dovevamo costringerlo a non osare oltre il dovuto, tutelando i territori, da sempre sottomessi,che a malincuore aveva lasciato che ottenessero l'indipendenza.Ora, prima che sia troppo tardi, per scongiurare l'aggressione ad altri paesi come la Romania, la Moldavia ed altri e farci scivolare in un apocalittico scontro mondiale, bisogna stringerlo fino a soffocarlo nei suoi confini,far entrare nella Comunità Europea e nella Nato tutte la nazioni, ex russe,che hanno uno spirito occidentale ed una spinta pacifista e civile.Solo così possiamo mantenere un adeguato equilibrio, cooperazione e sviluppo.
    Salvatore Dominello

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    1. Salvatore, ti ringrazio moltissimo di questo ampio e articolato commento che, se permetti, riporterò nel mio blog a beneficio di una discussione più ampia. La guerra di Putin è una guerra di fine ottocento, molto più simile all'espansionismo dell'impero zarista, con i suoi confini ampliati, che all'urss di sovietica memoria. Questo è inequivocabile. Ed è un attacco ai valori dell'Occidente, che egli considera decadente e corrotto.

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  6. Riflessioni che condivido e di cui ti ringrazio. Il benessere - sempre relativo, peraltro - assopisce molte qualità che rendono grande l'uomo. La nostra sopravvivenza è legata alla nostra adattabilità, ma in che modo riusciremmo ad adattarci a condizioni estreme come quelle della guerra, ora che ci siamo rammolliti, davvero non lo so. E' inevitabile che una pace prolungata faccia questo effetto, ma vedere come sta reagendo il popolo ucraino suscita una grande ammirazione. Che la loro forza li porti a essere liberi presto.

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    1. Penso che un certo assopimento nella società del benessere e del consumismo sia inevitabile. Del resto le generazioni che hanno vissuto la guerra, come quella dei nostri genitori o nonni, e ne conoscono la durezza, erano inclini a darci tutto il meglio in modo che non avessimo dovuto soffrire le stesse ristrettezze economiche, quando non la lotta per la sopravvivenza. Per esempio mi ricordo che i miei genitori erano molto parsimoniosi, ma a me non negavano nulla proprio perché era ben desto il ricordo delle difficoltà che avevano attraversato.

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

IL MIO ULTIMO LAVORO

Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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