"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

sabato 26 marzo 2022

L’alleanza Trono + Altare: un classico del potere


All’inizio del conflitto Russia-Ucraina, scatenato da Vladimir Putin il 24 febbraio scorso, mi chiedevo ingenuamente come mai il patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, Kirill, non esprimesse alcun punto di vista sulla guerra. Nel frattempo 326 sacerdoti e diaconi della Chiesa russa avevano già fatto una raccolta di firme per protestare contro l’inumana aggressione dell’Ucraina, una vera guerra fratricida.


L’omelia del patriarca Kirill

La mia attesa comunque è stata di breve durata, e il patriarca in una sua omelia del 6 marzo, in occasione della domenica del Perdono, ha ricordato innanzitutto l’esistenza di un conflitto nei territori del Donbass che esiste tra otto anni, su cui il mondo ha taciuto fino a ora per mancanza di interesse. 

Quasi per l’intera omelia ha poi richiamato uno scontro in atto tra due sistemi di valori (che starebbero tutti da una parte, com’è ovvio dal lato della Russia) e disvalori (che ormai contaminerebbero l’occidente a tal punto da non essere più in grado di riconoscerli come peccati). 

Vediamo i punti più importanti di tale omelia.

La lobby gay. Il patriarca ha puntato il dito sulla corruzione diffusa in occidente dove secondo lui spadroneggia una lobby gay che impone ai paesi, che vogliono entrare a farne parte, non tanto trattati politici o accordi economici, ma una sorta di prova che consisterebbe nell’organizzazione della parata del gay pride.

Un passaggio testuale dice infatti: “Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che esiste nel Donbass. E nel Donbass c’è il rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale. Oggi c’è un tale test per la lealtà di questo governo, una sorta di passaggio a quel mondo “felice”, il mondo del consumo eccessivo, il mondo della “libertà” visibile. Sai cos’è questo test? Il test è molto semplice e allo stesso tempo terribile: è una parata gay. Le richieste a molti di organizzare una parata gay sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o i paesi rifiutano queste richieste, allora non entrano in quel mondo, ne diventano estranei."

Il peccato assunto a standard esistenziale. Dopo aver detto a chiare lettere che l’omosessualità è un peccato “condannato dalla Parola di Dio, sia l’Antico che il Nuovo Testamento” ribadisce che comunque il Signore, condannando il peccato, non condanna il peccatore. Fa poi un salto di qualità ulteriore perché il problema appunto, secondo lui, è che il peccato, questo peccato particolare, è diventato semplicemente uno standard di vita, “una variazione del comportamento umano – rispettato e accettabile” e non una “violazione della legge di Dio”. Dunque “ecco perché per entrare nel club di quei Paesi è necessario organizzare una parata del gay pride. Non per fare una dichiarazione politica “siamo con te”, non per firmare accordi, ma per organizzare una parata gay.

La lotta diventa metafisica.
E qui abbiamo un sillogismo particolarmente inquietante, che recita:
“Tutto quanto sopra indica che siamo entrati in una lotta che non ha un significato fisico, ma metafisico.” 
Il patriarca Kirill non ha speso una sola parola sulla situazione dei bombardamenti, sulle vittime e sui massacri, e dei profughi dell’Ucraina, già fattasi drammatica - per i quali la parola "metafisico" risuonava senza dubbio in modo beffardo - ma anzi ha sanzionato (nel senso di approvato) la bontà dell’invasione. Per fare questo le ha dato una giustificazione di tipo religioso-trascendente con il raccordo alla salvezza umana in senso più ampio e universale, e rilanciando la teoria di Mosca come la Terza Roma (ne ho parlato nel mio articolo precedente sulla storia della Russia, che potete trovare qui).


Il binomio Trono + Altare

Ormai la giustificazione della "guerra santa" non era stata più usata da molto tempo: era stata proprio la rivoluzione francese a farne piazza pulita, almeno come motivo di legittimazione metafisica. Tuttavia questo intervento mi ha ancora una volta rinfrescato la memoria sull’esistenza di una salda alleanza tra Trono e Altare, cioè tra l’autocrate russo e i vertici della Chiesa ortodossa, che peraltro a livello storico non è un mero appannaggio dell’Oriente, ma è un classico di sistemi di potere che vanno a rinforzarsi l’uno con l’altro. 

La sintonia tra il patriarca Kirill e Vladimir Putin si è fatta molto salda in tempi non sospetti, per usare un eufemismo, in quanto la Chiesa aveva nel tempo ricevuto sostegni da parte dello Stato. In un articolo sul quotidiano La Stampa del 2013 di Giacomo Galeazzi, il capo del Cremlino, incontrando il capo della Chiesa russo-ortodosso, invitava il Paese a liberarsi da una "primitiva e volgare" concezione della laicità e Medvedev riconosceva una "relazione speciale" tra Stato e Chiesa in Russia.

Tale alleanza tra entità statuali ed ecclesiali è ancora più risalente, con una narrazione di rapporti di potere tra organismi alle volte di tipo asimmetrico alle volte di pari forza. Vorrei farvi qualche esempio.

Il Concordato napoleonico del 1801. Un primo esempio classico dell’alleanza tra Trono e Altare si manifesta con la firma del Concordato tra Stato francese e Chiesa cattolica, promosso da Napoleone primo console nel 1801. Le relazioni con la Santa Sede si erano guastate da tempo, ed era nel pieno interesse di Napoleone ristabilirle perché convinto che la religione e la Chiesa insieme potessero essere un valido strumento per ristabilire l’ordine, soprattutto in una Francia che usciva stremata da almeno un decennio di rivoluzione e guerra civile.


 
Anche papa Pio VII trovava molti motivi di vantaggio per superare la diatriba introdotta con la Costituzione Civile del clero di rivoluzionaria memoria, che aveva causato una spaccatura drammatica nella compagine ecclesiastica con la persecuzione dei preti che rifiutavano il giuramento alla Costituzione Civile, e perciò erano detti “refrattari”. Questi ultimi venivano arrestati, perseguitati e in seguito deportati nelle colonie. Tale concordato resterà in vigore fino al 1905 e rappresenta per la Chiesa il superamento della fase critica rivoluzionaria, ma soprattutto l'affermazione del primato di giurisdizione del Papa.

La Restaurazione. Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo e il suo esilio definitivo a sant'Elena, le potenze di riuniscono a Vienna nel cosiddetto Congresso del 1815 con cui intendono rimettere sul trono le dinastie legittime (non tutte) e restaurare lo status quo prima dell’avventura napoleonica (non interamente). 

Vignetta satirica sul Congresso di Vienna, da sinistra:
Francesco II d'Asburgo, Federico Guglielmo III di Prussia, Alessandro I di Russia,
Matternich, Ferdinando I delle Due Sicilie, Napoleone.
Sotto al tavolo Luigi XVIII che parla al ritratto di suo fratello Luigi XVI,
ghigliottinato durante la rivoluzione francese.

Il Congresso si basò su tre principi cardine:
· il principio di equilibrio, in base al quale nessuna potenza dovesse rafforzarsi eccessivamente a danno delle altre.
· il principio di legittimità, che prevedeva il ritorno al potere di tutte quelle dinastie precedenti al dominio Napoleonico;
· la cintura di Stati "cuscinetto" intorno alla bellicosa Francia, per impedire la sua egemonia su tutta l'Europa.

In questo tipo di operazioni dare una veste religiosa ai propri interventi è indispensabile per legittimarsi, tanto è vero che le potenze dell’epoca, dopo il riordino della mappa europea, sancirono anche due alleanze: la Santa Alleanza (notate l’aggettivo!) tra Russia, Austria e Prussia e la Quadruplice Alleanza, formata dalle precedenti nazioni più l'Inghilterra. Si cercò come in passato una più stretta unione fra Trono e Altare, fra Stato e Chiesa (ne è un esempio clamoroso la consacrazione regia di Carlo X nel 1824).

Difensori della religione. Gli esempi di investitura religiosa da parte di regnanti e monarchi si potrebbero sprecare. Qui vorrei brevemente rammentare il titolo di Cattolico di cui si fregiava il re di Spagna Ferdinando (colui che diede l'avvallo al viaggio di Colombo), o anche il suo successore Filippo II che potete vedere qui sotto in un ritratto di Tiziano Vecellio del 1550. Non secondario è il titolo di re cristianissimo con cui si faceva chiamare il re di Francia, compreso Filippo il Bello (che viene ricordato per aver annientato l'ordine religioso-cavalleresco dei templari), qui sotto in una miniatura. 

Tutti questi monarchi si propongono come difensori della vera fede, in prima linea per l'estirpazione delle eresie e che lavorano attivamente con la Chiesa in tal senso; soprattutto agiscono i sovrani spagnoli, in lotta contro i musulmani dell'impero ottomano che minacciano la cristianità. 




Lo Stato è fratello cadetto della Chiesa. Per questo motivo l’anarchico e antiteista Bakunin (1814-1876) - russo doc, e che pagò a caro prezzo la sua rivolta contro l'oppressivo impero zarista  - ci spiega che nello Stato risiede la sacralizzazione della potenza, esattamente come avviene nella Chiesa. Secondo la concezione dello Stato autoritario, quest’ultimo deve difendere i propri confini dagli altri, ma non solo: deve difendere anche i propri membri contro se stessi, perché si presuppone la sostanziale cattiveria dell’essere umano. Quindi lo Stato si assume il diritto-dovere di rendere i cittadini schiavi proprio per salvarli dalla propria natura malvagia, e tenerli sotto controllo. Similmente, così ragiona Bakunin, la Chiesa addita l’uomo come un essere intriso di peccato, a partire dal peccato originale, e si incarica di spiegare ciò a livello teologico.

Non è sorprendente dunque trovare una stretta analogia tra teologia (“scienza della Chiesa”) e politica (“scienza dello Stato”): sono due sorelle nate dalla stessa fonte. Secondo Bakunin è stata la religione a fornire all’uomo la traccia concettuale per fare politica in maniera oppressiva. Per questo motivo Stato e Chiesa cooperano tra di loro, e anzi lo Stato è fratello cadetto della Chiesa, da cui impara le tecniche dell’oppressione. In ambedue i casi c’è una concezione verticistica e dogmatica delle conoscenze.

***

Io ho la netta sensazione che a Storia si stia squadernando all’indietro, per fermarsi ad almeno due secoli prima del 24 febbraio 2022. Voi che cosa ne pensate?

***

Fonti testo: 
  • Il testo dell'omelia del Patriarca è rintracciabile su diverse fonti autorevoli (come Famiglia Cristiana, Avvenire, il Fatto Quotidiano). Io mi sono avvalsa del seguente sito di Vincenzo Rampolla, dove potete leggere il testo integrale: https://www.nelfuturo.com/Omelia-del-Patriarca-Kirill-Mosca-6-marzo-domenica-del-Perdono
  • La Stampa del 2013, articolo di Giacomo Galeazzi
  • La libertà degli uguali di Michail Bakunin. Eléuthera
Fonti immagini: Wikipedia per tutte; Pixabay per vettoriale stretta di mano 
 
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10 commenti:

  1. Io spero di no, perché vivere in una teocrazia non è la mia massima ambizione :-D
    E' però successo qualcosa del genere trent'anni fa in Persia, da paese in via di laicizzazione a teocrazia islamica. Sta accadendo in Turchia, dove Erdogan sta lentamente "s-laicizzando" lo stato e si appoggia sempre più ai "valori religiosi" per legittimare certe sue scelte (o piuttosto imposizioni) al paese.
    In occidente siamo forse più difesi, da noi la tradizione dell'illuminismo contrapposto alla cecità delle dottrine religiose è antico di due secoli, non è un fenomeno recente come lo sono stati il socialismo in Russia e la politica di Ataturk in Turchia.
    Però, appunto, la Russia no. In Russia c'è sempre stata la figura dello zar, re e uomo di Dio al tempo stesso, benedetto dai pope come il difensore in Terra della fede ortodossa.
    Credo che andiamo verso un mondo in cui il laicismo liberalista occidentale non sarà più un modello imitato e diffuso, ma resterà sempre più confinato nei paesi UE e negli USA.

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    1. Hai ragione, il classico esempio di teocrazia islamica era stato visto in Iran con Khomeini e gli ayatollah. In quel caso però islam + stato convivono nelle stesse figure, mentre nell'esempio della Russia sono ben distinte ma cooperano per rinforzarsi attivamente. Peraltro leggevo in un altro articolo che pare sia in atto una lotta di potere tutta interna al patriarcato di Mosca, secondo la migliore tradizione!
      L'Illuminismo e la rivoluzione francese hanno davvero capovolto il mondo, dopodiché niente è stato più lo stesso, e anche i detrattori hanno dovuto fare i conti con questo movimento di pensiero e la sua esplicitazione attraverso l'evento rivoluzionario.

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  2. Questo timore ce l’ho anch’io, il pericolo di tornare indietro a tempi bui è sempre in agguato, trovo terribile l’uso della religione per legittimare il potere. Purtroppo è già accaduto in molti paesi, oltre agli esempi più recenti citati da Ariano nel suo commento, a me viene in mente anche la storia dell’Afganistan che fino al 1975 era un paese democratico ed è finito sotto il giogo dei talebani con le conseguenze che conosciamo. Credo che oggi più che mai dobbiamo proteggere la democrazia e la laicità dello stato.

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    1. Le vicende dell'Afghanistan sono state terribili soprattutto per le donne e le minoranze, è stata la vera ferita del 2021 e ho ancora le immagini davanti agli occhi dell'aeroporto, delle persone appese ai carrelli degli aerei pur di lasciare il paese che poi precipitavano nel vuoto. Peraltro dell'Afghanistan nessuno parla più, che tristezza anche i media che accendono i riflettori a seconda delle circostanze. Non bisognerebbe mai smettere di parlare di questi drammi umani che ci riguardano tutti.

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  3. Il tuo articolo è bellissimo e ricchissimo, ma non è facile rispondere!
    Quell’omelia serviva a legittimare l’invasione dell’Ucraina agli occhi di chi ancora non era convinto della bontà dello scopo legato alle azioni intraprese? Così sembra.
    Del resto, Hannah Arendt, nel suo saggio sulle origini del totalitarismo, a proposito di come convincere la massa, diceva che prima si inizia con la propaganda, poi si passa all’ideologia. Insomma, se tanto mi dà tanto, la mossa di coinvolgere il pope non sembra fare nemmeno un plissé.
    L’umanità sta tornando indietro di secoli? Di primo acchito, non mi sembra. Più che altro non abbiamo mai imparato molto dalla storia e, infatti, fatichiamo tantissimo ad evolverci.
    Quello che è accaduto e che disgraziatamente continua ad accadere in Ucraina, oltre ad averci sconvolto, ci ha costretti ad aprire gli occhi e ci spinge a porci delle domande che abbiamo eluso per troppo tempo.
    Tanto per iniziare, dovremmo capire meglio chi siamo (nel senso letterale di contarci…) e capire con chi ci confrontiamo.
    Per esempio, noi ci ripetiamo che l’Occidente è bello in quanto laico e liberale (e io condivido appieno questo punto di vista), ma intanto bisogna fare attenzione a definire bene l’Occidente. Diciamo che esso non è sicuramente tutta l’Europa geografica, perché buona parte dei paesi che si affacciano verso l’Asia sono molto meno interessati alla laicità e al liberalismo di quanto lo siano Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo e così via, fino agli Stati Uniti.
    Quindi, dovremo iniziare ad osservare con più attenzione gli scenari, la realtà, i bisogni e i desideri dei paesi dell’Asia (Cina, India, Pakistan e via dicendo) e dell’Africa, pensando però anche agli stati che confinano con essi, o che in qualche modo ne subiscono l’influenza.

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    1. Ti ringrazio per il bellissimo commento, sempre molto articolato e circostanziato. Quello che mi piace di te, Clem, è che offri sempre dei punti di vista "fuori dal coro" come del resto scrivi nella tua biografia. :)
      Hai ragione, la definizione di Occidente è piuttosto vaga, non siamo tutti uguali, e nemmeno lo siamo in Europa peraltro. Pensiamo anche alla Turchia menzionata da Ariano, che un tempo era la nazione voluta da Atatürk dove stato e religione erano divisi, e ora stanno ritornando uniti sotto Erdogan.
      Un'altra caratteristica dei governi occidentali è provare dei sensi di colpa per essere quello che sono, cioè delle democrazie imperfette che tentano di far coesistere diversi punti di vista nel processo lento e faticoso del dibattito politico (che naturalmente non piace agli autocrati...).

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  4. Purtroppo non credo sia un caso unico e isolato. Turchia, Egitto, Afghanistan sono sulla stessa linea di pensiero. La parte peggiore è che intanto le persone muoiono lì in Ucraina e dall'alto di quegli scranni religiosi non hanno una sola parola di umanità. Anzi, la considerano una cosa inevitabile. Un po' se la sono voluta, insomma.

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    1. In effetti, Marco, quello che mette i brividi è il pensiero religioso di tipo astratto, senza una reale conoscenza di che cosa significhi un conflitto. Anche noi non ne abbiamo una conoscenza in presa diretta, per fortuna, ma questi signori sembra proprio che vivano in una torre d'avorio senza un briciolo di immedesimazione...

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  5. Non saprei, forse come espressione è azzardata, o almeno spero fortemente che lo sia, Cristina. Certo, gli eventi stanno dimostrando che l'ideologia russa attinge a piene mani da un passato anche zarista e la chiesa ortodossa russa sta dimostrando di essere perfettamente allineata alla visione "putiana". In tutti gli eventi che citi, che hanno segnato il passo della Storia, si vedeva una coerenza fra Stato e Chiesa ma molto al di fuori di affermazioni pazzoidi come quelle del patriarca. Quelle parole sono una forzatura che tenta di allinearsi con i vecchi patti stato-chiesa, perché appellarsi alla "contaminazione" causata dalla lobby gay è davvero una follia. Mi sembra che stiano disperatamente cercando di rifare la Storia ma appaiono poi dei miseri totalmente avulsi da ogni possibile tentativo.

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    1. I tuoi commenti contengono sempre una miniera di spunti, Luz! Tra l'altro leggevo sui quotidiani che Putin si ispira a questo filosofo, Aleksandr Gel'evič Dugin, tanto che costui viene soprannominato "il Rasputin del Cremlino". Da quello che ho potuto leggere del suo pensiero, mischia tradizionalismo, esoterismo ed eurasiatismo.
      Sì, hai ragione, le parole del patriarca di Mosca sembrano un vero delirio, tra l'altro è di nuovo intervenuto e ha ribadito il suo appoggio all'intervento in Ucraina. Insomma, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e aggiungerei che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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