"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

sabato 9 aprile 2022

Il Caffè della Rivoluzione – Pregare in tempi difficili / 48


Ho ripreso a lavorare da casa dall’epoca del lockdown, il che permette una migliore organizzazione del tempo e un’aumentata qualità della vita, anche se non diminuisce il grado di stress in quanto il lavoro è parecchio e le scadenze sono tante. Tra gli svantaggi, corro il rischio di non uscire di casa per giorni, in una condizione di arresti domiciliari autoimposti. Così ogni mattina esco per il giro di rito con il marito, che fanno pure rima, e bere un caffè prima di rientrare e mettermi all’opera. 

Tra le tappe della nostra passeggiata, c’è anche la sosta all’edicola per comprare il giornale; accanto all’ingresso c’è una nicchia nella quale è stata posta una Madonna oggetto della venerazione dei fedeli, che potete vedere qua (purtroppo la foto non è bellissima, essendovi sempre il riflesso del vetro). 
Ve ne sono parecchie, di queste statue, specialmente nella zona centrale di Cinisello Balsamo, che ha mantenuto alcune caratteristiche di paese come le case di corte o il fatto di conoscersi e frequentarsi più che in una metropoli.

Cinisello Balsamo si è sviluppata nel dopoguerra come la classica città-dormitorio per via dell’imponente migrazione da parte di lavoratori del meridione, soprattutto calabresi. La città ha comunque origini molto antiche: i due villaggi di Cinixellum e Balxamum, o Balsemum, risalgono a oltre 2.000 anni fa, al tempo in cui le legioni romane avevano conquistato la Gallia Transpadana come mostrato dalle mappe che mostrano tracce della centuriazione romana con il cardo e il decumano massimo. Anche il toponimo ci parla a gran voce dei romani: Cinisello deriverebbe da Cinis Aelli, traducibile come la cenere degli Elli, in riferimento a un'ipotetica famiglia di origine romana, che qui avrebbe trovato sepoltura. Balsamo deriverebbe invece da un'antica famiglia nobiliare milanese del X secolo. La chiesetta di sant’Eusebio, che potete vedere qui sotto, risale al X-XI secolo e fu costruita dai contadini con materiali poveri del luogo: ciottoli, fango e lastre di pietra di epoca romana. Peraltro, l’unificazione di Cinisello e Balsamo avvenne nel 1928 in epoca fascista, e venne accolta come un'imposizione dall'alto particolarmente mal tollerata dagli abitanti di Balsamo.

Ritornando alla nostra Madonna, e a questa rubrica, come si pregava in antico regime? Mi viene in soccorso il bel saggio di Gian Paolo Romagnani, La società di antico regime (XVI-XVIII secolo) che ci parla di una vita quotidiana profondamente permeata dalla dimensione religiosa. Infatti, a tutti i livelli sociali il senso della precarietà dell’esistenza era ben presente, e di conseguenza la paura della morte e delle pene dell’inferno per i peccati commessi. Credere nel soprannaturale era un modo per dare un senso a ciò che era inspiegabile, dal clima imprevedibile che rovinava i raccolti all’inesorabilità delle malattie, dalle devastazioni della guerra agli incidenti sempre dietro l’angolo, che ti potevano ferire o uccidere.

Quello che trovo interessante è la maniera con cui ci si rivolgeva ai santi. La società di antico regime era rigidamente gerarchica, dove ognuno aveva un posto prestabilito dalla nascita, e doveva rimanervi, e questo concetto derivava dalla stessa gerarchia celeste. Sin dall’antichità filosofi e intellettuali concepivano l’esistenza come una scala naturae, espressione traducibile come “grande catena dell'essere” o “grande catena della vita” (in inglese “the great chain of being”). Si tratta di un modello di ordine classico dai tempi di Platone, poi ripresa dai neoplatonici e da alcuni pensatori cristiani come sant’Agostino, che si potrebbe tradurre nel seguente schema:
In questa società profondamente gerarchizzata, pochissimi avevano accesso alla persona del sovrano, e la moltitudine si limitava a guardarlo da lontano in occasione delle cerimonie pubbliche. Nella stessa maniera, pochi osavano, nella preghiera, rivolgersi direttamente all’Altissimo per impetrare favori o grazie. Nell’Europa cattolica, la maggior parte delle persone si servivano di figure di mediazione, dalla Vergine Maria agli innumerevoli santi, molti dei quali venerati solo a livello locale, in un’evidente sovrapposizione con divinità naturali pagane. Così come la società era basata sul patronage dei nobili nei confronti dei ceti inferiori, e bisognava passare tramite i cortigiani per far arrivare una supplica in alto loco, così nella gerarchia celeste si cominciava con il gradino più basso - ovvero il santo locale, con un’offerta o una visita al santuario - per poi procedere con un santo di rango superiore, come san Denis in Francia, oppure san Nicola di Bari, che era molto venerato non soltanto in Italia. Per le questioni più gravi ci si rivolgeva a Gesù; solo i sacerdoti si rivolgevano direttamente a Dio.



Gli abusi commessi in relazione al culto dei santi furono una delle cause dello scisma protestante, specialmente per la caccia alle reliquie e le aberrazioni commerciali che si traducevano in vere e proprie guerre tra città. Anche il culto mariano fu negato da Lutero e dai protestanti. Esso era molto diffuso nell’Europa cattolica, e in special modo tra le donne che trovavano più facile rivolgersi a un’altra donna, per quanto modello inarrivabile di purezza come la Madonna. Era comunque una figura materna e amorevole, e la presenza del Bambino agevolava il tutto, come in questo quadro di Pompeo Girolamo Batoni, una tela di devozione privata dipinta nel 1740 e ora alla Galleria Borghese. Per inciso pare che il tema della Vergine col Bambino sia il più rappresentato in assoluto in arte! Invece Dio era visto come una sorta di supremo e temibile Giudice, una figura piuttosto astratta anche se a volte era effigiato come un vecchio dalla barba bianca e dal cipiglio aggrottato, che spuntava dalle nuvole con le mani piene di fulmini. Da qui la grande diffusione, specialmente nelle campagne, di cappellette e piccole pievi, dove si recavano a pregare le genti del posto. 

Alla vigilia della rivoluzione francese, le persone erano profondamente religiose: la società era rurale e la percezione del tempo era scandita dalla religione, dai ritmi delle stagioni e dal lavoro agricolo. Contadini e contadine conoscevano perfettamente il calendario liturgico e quello dei lavori agricoli, e organizzavano le attività sulla base di entrambi. Nettissima è la distinzione tra giorni di lavoro e giorni di festa, e questi ultimi sono sempre ricordati per il rito che vi si svolgeva: “la Madonna di febbraio”, “la Madonna di agosto”, “la Madonna di settembre” (ossia la Purificazione, l’Assunzione e la Natività di Maria).

Louis Le Nain, La carretta, 1641
Parigi, Musée du Louvre.

Tutto questo era particolarmente sentito in alcune regioni della Francia, come la Normandia, la Bretagna e soprattutto la Vandea. Il varo della Costituzione Civile del Clero era un atto approvato dall’Assemblea rivoluzionaria il 12 luglio 1790 che equiparava la compagine ecclesiastica a dei funzionari stipendiati dallo stato, e che richiedeva un giuramento. Con tale giuramento cominciò a delinearsi la frattura tra preti “giurati” o “costituzionali” e preti “refrattari”. Soprattutto, cominciò a manifestarsi l’agitazione di molta parte dei cattolici francesi di fronte alla politica religiosa dell'Assemblea, e nelle regioni dove i preti refrattari trovavano un forte sostegno, in special modo nell’ovest e nel nord, la gente di campagna faceva di tutto per rendere impossibile la vita ai preti costituzionali. Si organizzavano processioni a lume di torcia cui partecipavano villaggi interi, che sfilavano in silenzio fino ai santuari locali. Circolavano anche racconti di eventi soprannaturali, come nel Maine-et-Loire, dove si diceva che la Vergine e il Bambino fossero apparsi ai fedeli di notte nel cavo di querce. Un deputato fece distruggere una statua della Madonna e la sua cappella, ma presto si diffuse la voce che la Madonna era riapparsa.

Col tempo la Francia avrebbe subito una scristianizzazione galoppante, culminata con lo svuotamento delle chiese degli arredi sacri e di valore, le chiese trasformate in caserme, depositi d’armi o stalle. Furono bruciate e distrutte statue, reliquie, croci, oggetti sacri, furono organizzate processioni blasfeme persino dentro la cattedrale di Notre Dame a Parigi, in una vera e propria guerra iconoclasta che ebbe il suo apogeo nel 1793. Ma questo argomento complesso ci porterebbe molto lontano, troppo per lo spazio di questo post.

***

Dalle vostre parti ci sono delle sculture della Madonna o di santi, o luoghi di culto particolarmente interessanti? Conoscete il santo patrono della vostra città, e la sua storia?


Fonti testo:
  • Gian Paolo Romagnani, La società di antico regime (XVI-XVIII secolo), Carocci editore
  • Donald M.G. Sutherland, Rivoluzione e controrivoluzione - La Francia dal 1789 al 1815, Il Mulino

Fonti immagini: Wikipedia


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16 commenti:

  1. A Civitavecchia c'è qualche edicola sacra, ma ne sono rimaste poche. La santa patrona locale è Fermina, che è "condivisa" con la città di Amelia in Umbria, di cui è ugualmente patrona. Era una fanciulla romana martirizzata ai tempi di Diocleziano, e le si attribuiscono miracolosi poteri nel calmare il mare. Infatti viene celebrata con una processione che si conclude nel porto, l'effigie viene caricata su un peschereccio e trasportata in mare aperto affinché possa benedirlo, con tutti gli altri pescherecci che fanno suonare le sirene da nebbia. Poi l'effigie viene riportata nella chiesa principale dove è normalmente custodita in una navata a lei dedicata.

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    1. Quando studiavo Storia del cristianesimo Antico, ho scoperto che molti santi "antichi" come Fermina (o anche la santa di cui porto il nome) risalgono proprio ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano. Ci sono anche molti casi di santi militari come il celeberrimo Sebastiano. Anche san Secondo patrono di Ventimiglia era un soldato romano, martirizzato per la sua fede, e che spesso si confonde con il patrono di Asti per l'omonimia.

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  2. Pensa che all’inizio della strada dove abito (che è una strada chiusa e fa angolo con una via molto più grande e trafficata) c’è una Madonnina molto simile, io ci passo davanti tutti i giorni e quasi non ci faccio caso, eppure c’è sempre qualcuno che mette un mazzo di fiori e un giorno ho notato un passante che passandoci davanti si faceva il segno della croce. Questo tuo post mi ha fatto pensare a quanta poca attenzione io vi ponga, anche se ammetto che la madonna con il bambino ha sempre avuto per me un significato molto forte, inoltre mia mamma si chiamava Stella Maria (ma lei si faceva chiamare Maria) per cui essendo il nome della Madonna mi fa pensare a mia madre.
    Il santo patrono di Bologna è San Petronio a cui è dedicata la meravigliosa Basilica di piazza maggiore, figura poco conosciuta, é stato vescovo di Bologna e la sua ricorrenza, nel giorno di San Francesco il 4 ottobre, credo lo oscuri un po’.
    Invece nel mio paese pugliese il patrono è San Sabino, di cui so molto poco, ma siccome la sua festa cade nella prima settimana di giugno mi suscita bellissimi ricordi perché legati all’inizio delle vacanze, peccato che ormai non riesca più ad esserci in quel periodo e quindi niente processione o festa patronale...

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    1. Il tuo bellissimo commento, Giulia, mi ha portato a fare una ricerca su questa tipologia di statua della Madonna. Ai piedi di quella accanto all'edicola c'è l'iscrizione "Madonna della medaglietta miracolosa". Mi è venuto in mente che potrebbe trattarsi di quella relativa alle apparizioni mariane del 1830 a Santa Caterina Labouré a Parigi. Pare proprio che sia così, e cito: "Medaglia miracolosa (o medaglia della Madonna delle Grazie, o medaglia dell'Immacolata) è il nome che la tradizione cattolica ha dato alla medaglia realizzata in seguito a quanto accaduto nel 1830 a Parigi, in rue du Bac n. 140, a Santa Caterina Labouré, novizia nel convento delle figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli, la quale avrebbe avuto delle apparizioni mariane."
      Per quanto riguarda le statue della Madonna o comunque bassorilievi e simili, ce ne sono parecchie anche negli angoli più nascosti, solo che non ci si fa caso più di tanto. Pensa che l'altro giorno sono andata a Lissone, un altro paese della Brianza, e ho scoperto la statua di una Madonna nera sotto i portici. Non ci avevo mai badato!
      Bellissimo il nome di tua mamma, in effetti Stella Maris è uno dei nomi attribuiti alla Madonna.
      San Petronio è celeberrimo in relazione a Bologna, ho visto che san Sabino è un altro santo antico che visse nell'epoca della caduta dell'impero romano d'occidente, ed è anche patrono di Bari - immagino con san Nicola (oltre che di Torremaggiore, Canosa di Puglia, Atripalda...).

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  3. Ho spiegato questo aspetto della rivoluzione francese proprio oggi! Raccontando l'argomento ai ragazzi mi stai tornando spessissimo in mente, sappi che i tuoi Caffé della Rivoluzione ormai fanno parte integrante della mia didattica!

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    1. Che bella cosa mi hai scritto, Antonella! Pensare di essere associata ai tuoi ragazzi e alla rivoluzione francese mi rende doppiamente felice. A proposito, ho terminato di scrivere la tesi di laurea... ;)

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  4. Qui dove abito il santo patrono è San Lorenzo. Vi sono, però altre chiese nel paese e, tra queste, la più curiosa è dedicata alla Madonna dell'Albero. Si tratta di una piccola pieve immersa nel verde che risale alla fine del Quattrocento. Al suo interno è visibile un bel ciclo di affreschi, sempre risalenti a quell'epoca. La chiesa venne eretta in seguito ad una miracolosa apparizione della Madonna in quel posto e le celebrazioni si svolgono nel giorno dell'Assunzione. Se non sbaglio, dopo la grande peste, le celebrazioni in questa chiesetta divennero molto assidue, proprio perché la popolazione cercava soprattutto la protezione della Vergine e il suo culto era molto sentito.
    Inoltre, vi sono moltissime edicole, sempre dedicate alla Madonna che punteggiano la valle dell'Olona e alcune sono anche molto antiche.

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    1. San Lorenzo in effetti è un santo molto presente sul territorio italiano, e molto amato. Quello che racconti a proposito della Madonna dell'Albero è curioso e interessante, infatti come raccontavo nell'articolo molto spesso le immagini sacre sono collegate a manifestazioni naturali, rispecchiando in pieno la sensibilità contadina. Non è soltanto un evidente retaggio delle divinità pagane, ma si avvale anche di un linguaggio molto poetico.

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  5. Guarda, io sono cresciuta in una piccola cittadina calabra che chiamasi Paola, luogo del Santo Francesco noto in tutto il mondo. Il culto di Francesco da Paola è molto radicato nel paese, c'è un santuario luogo di pellegrinaggio, ma anche una festa patronale che dura 4 giorni i primi di maggio. Una cosa di dimensioni enormi. Nel passato la fiera occupava tutta la parte storica del paese - quella alta - e sul lungomare c'erano giostrai che portavano i loro mondi immaginari, oggi si è ridimensionata ma resta un appuntamento fondamentale per i paolani e per tutti i fedeli del santo. Un rituale molto bello è la cerimonia del mantello, che rievoca il passaggio miracoloso dello stretto di Messina su un mantello, opera del santo secondo la tradizione. Nel santuario ovviamente troviamo il reliquiario con mantello, uno zoccolo, un dente. Non ho mai vissuto con molta partecipazione la cosa, ma da un punto di vista culturale è molto interessante.

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    1. San Francesco di Paola con il suo viaggio sul mantello attraverso lo stretto è molto famoso, e penso che ci siano anche dei quadri o altre raffigurazioni. I quattro giorni della festa patronale deve essere una manifestazione davvero imponente, molto "medievale"! Ho guardato su internet e ho visto che ci sono anche dei dolci tipici: delle immagini di san Francesco di Paola sotto forma del dolce 'nzuddha (o mostacciolo).

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    2. Eh sì, e quanto mi mancano i mostaccioli! :)

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    3. Pensa che io non li ho mai assaggiati, anche se mi piacerebbe... a proposito di gola. :D

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  6. E beh, sì, san Nicola di Bari non è venerato solo in Italia, ma anche molto in America latina.
    La sua preghiera recita "il cuore è uno zingaro"...

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    1. In effetti quando stavo cercando delle immagini per il post, mi usciva sempre "quel" Nicola di Bari... XD

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  7. Vivo in Friuli da tredici anni, ma sono rimasta "straniera". Del resto ero straniera anche a Bologna, dove sono nata! E' nella mia natura. Comunque qui ci sono moltissime Madonne in nicchie nei muri, e mini-chiese (ma come si chiamano?) sparse nelle campagne e ai crocicchi. Purtroppo di queste, definite "ancone" con un termine che credo errato, poche conservano gli interni affrescati. L'oggettistica è assente, non so se da tempi lontani oppure per i saccheggi seguiti al terremoto del '76.
    Il rapporto dell'uomo con il divino non è mai stato facile, ed è ben comprensibile. La tendenza a umanizzarlo è forte, perché non è facile rapportarsi con qualcosa che non si comprende in alcun modo. Si può imparare, però, e ciò che emerge dalla ricerca è davvero interessante.

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    1. Dove vivo ce ne sono ancora, di queste piccole Madonne nei muri; a Milano sono quasi inesistenti, devi proprio andarle a scovare o sapere dove sono. Spesso noto che ci sono dei bassorilievi, o delle formelle, più che delle statue.
      Nelle zone dov'è nata mia mamma trentina, invece, ci sono tante testimonianze religiose, tra cui i famosi crocefissi di montagna protetti dalle intemperie da un piccolo tetto. :)

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Ho studiato lingue straniere al liceo, e mi sono laureata in Storia con 110/110 e lode. Lavoro come redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. In ambito storico ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel Medioevo, e un altro nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore. I suoi articoli pubblicati nel blog si trovano ne "L'angolo di Cle".

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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