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| Testori fotografato da Valerio Soffientini licenza Creative Commons |
Delle numerose opere esposte al secondo piano, invece, suddivise per sezioni, è possibile osservare il ciclo dei venti pastelli sulla Crocifissione, tema che giunge particolarmente a proposito per via della Settimana Santa conclusasi di recente. Le raffigurazioni di Testori sono quanto di più sconvolgente e straziante sia stato immaginato e concepito da un artista in materia di dolore. Esso diviene totale, assoluto, a testimonianza che il dolore del Crocifisso è quello di tutti coloro che sono stati martoriati, uccisi, stuprati, umiliati: lo strumento di esecuzione e il corpo si disarticolano, il legno diventa osso e viceversa, la testa – di cui non si scorgono mai i lineamenti – sembra deflagrare, il corpo si smembra in una lacerata anatomia che ricorda le forme di Francis Bacon, il supplizio deforma gli arti e li rende lassi e interrotti oppure contorti nello sforzo di sfuggire alla pena.
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1981.OGT.006 [Crocifissione]
cm 33 x 24 pastello grasso e matita su carta |
La pena,
mio Cristo,
mio re,
la pena di Te
nel disfarsi di rose
sull’onda che calma
s’ostende!
La pena di Chi
mi pretende
ed esige totale,
imparziale,
spogliato
d’ogni altra attrazione
che non sia la fusione
con lei,
la Tua fame,
con chi non ha pane, con chi non ha
spazio
né tempo
per dare respiro
al suo cuore,
con chi non ha amore,
ma strazio,
catene,
dolore!
G. Testori, Ossa Mea, 1983





