Vi presento la mia nuova raccolta di poesie Meridiana di Luce, in cui ogni componimento è stavolta corredato da una splendida fotografia di Alessio Ferraro. L’idea del titolo nasce dal fluire del tempo, che s’accompagna al movimento della luce, chiara e brillante all’alba, potente quando raggiunge lo zenith; e che discende, perdendo forza, per scomparire fra le prime ombre della notte. Essa ci richiama il mistero della vita umana, che riflette il destino di quella luce, prima radiosa e infine dissolta in un mare di tenebre.

In questa raccolta, il tempo infinito e quello dell’esistenza si contraggono fino a diventare un’unica giornata, scandita dalle tre sezioni di Mattino, Pomeriggio e Sera. Incomincia un viaggio ricco d’attimi di grazia, davanti alla bellezza incomparabile della natura e alla sua perfezione: illuminazioni repentine dove cielo e terra sembrano toccarsi. Ma anche intriso da momenti di sconforto e incomprensione, dove tutto sembra diventare faticoso, immiserirsi e assumere poco o nullo valore.

Presto però ritornano la leggerezza e il gioco poetico, aiutati dal dialogo fra testi e fotografie; queste ultime, ora fedeli ora evocatrici d’altri rimandi. Così, la raccolta si chiude con l’immagine del mare al tramonto, e della sua eterna litania che, come in un percorso circolare, ci riporta alla copertina. In quel raggio di luce che squarcia le nuvole, c’è già la promessa di una nuova esistenza, e di una nuova giornata.
Di una nuova Meridiana di Luce.

Nel silenzio

Le cose migliori
crescon nel silenzio:
l’albero alla finestra,
il fiore del mio vaso.
Metton radici
al chiuso della terra
e nessuno le vede.
Non rilasciano interviste,
non vanno sui giornali.
Compenso non chiedono.
Germoglian lente,
paghe dell’aria
che le assorbe,
delle gocce d’acqua
che cadon sulle foglie.
Tese verso il sole.
Io che volevo suono e rumore,
ora amo il silenzio
– e il suo colore.
Maggio 2010




Acquazzone a Sanremo



Ombrello-trottola rossa
scinde e ripara
tra scialli di pioggia.
Scrosci furenti
di acqua disciolgono
attorno. Da sotto,
si fondon le gambe:
“io” che svanisce
fra tombini e rigagni.
Più in là, un ridere azzurro
chiama la trottola al gioco.
Maggio 2012
Lo sconosciuto

Sei denso come colla,
come pece vischioso.
Ti leggo nelle macchie
sull’asfalto, nelle sequenze
matematiche,
nelle linee di pioggia.
Sei ovunque,
spatolata di miele,
o amaro come tossico.
Trasmigri nell’aria, nelle foglie
sommesse di vento,
nei refoli, nelle raffiche e nel sole,
nel raggio che trafigge
gli occhi.
Giugno 2010