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L’alchimista scopre il fosforo
di Joseph Wright of Derby (1771)
Derby Museum and Art Gallery

L’accostamento dei romanzi e delle antologie di racconti ad altri percorsi apparentemente estranei alla letteratura (come le quattro stagioni o i cinque sensi) è stato molto gradito dai miei lettori e da altri blogger, e quindi ho deciso di proseguire nelle mie azzardate sperimentazioni.

La parola “sperimentazioni” si abbina molto bene al tipo di accostamento che ho provato a fare in questo nuovo post. Infatti ho abbinato alcuni romanzi ai quattro elementi conosciuti fin dall’antichità, cioè

Fuoco, Acqua, Aria, Terra

Sul quinto elemento, l’Etere, sinonimo di quintessenza (quinta essenza), che secondo Aristotele si andava a sommare agli altri quattro già noti, ho avuto qualche perplessità, per cui alla fine l’ho tralasciato. Se qualcuno fosse intenzionato a inserirlo in un post tutto suo, e magari anche ad approfondire ciascuno degli elementi secondo le sue conoscenze alchemico-esoteriche, ne sarei ben felice! Io non ho la competenza necessaria e quindi lascio la parola agli esperti.

Accanto ai romanzi di riferimento, ho voluto inserire invece un’opera artistica, non necessariamente collegata al romanzo in questione, ma che richiamasse l’elemento in modo potente e significativo. Di proposito ho scelto alcuni nomi meno conosciuti, ma ugualmente interessanti, come ad esempio Nicholas Roerich di cui sono infatuata e a cui commissionerei la copertina di uno dei miei romanzi storici, se potessi (peccato, però, che sia morto nel 1947). Ecco dunque le mie scelte in materia:

Il fuoco



Il romanzo: Il gran sole di Hiroscima di Karl Brückner (1961)

Si tratta di un libro particolarmente indirizzato ai ragazzi per il linguaggio semplice ma efficace, e la storia che vede protagonisti Shigeo e Sadako Sasaki, un fratello e una sorella di rispettivamente 10 e 4 anni. Essi vivono in Giappone con i loro genitori durante gli ultimi drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale. La prima parte del romanzo è considerata anche dal punto di vista degli americani, e narra la pianificazione bellica che condusse allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima, il 6 agosto del 1945 da parte dell’aereo Enola Gay (evento che costituisce anche il climax narrativo nel libro). Ecco un estratto di quanto vede Yasuko, la madre dei due bambini, corsa fuori dal capannone in cui lavora. La bomba è appena esplosa.

Ma quando infine fu all’aperto, sulla porta del capannone, fece un balzo all’indietro. Al di sopra del centro della città si ergeva una colonna di nuvole, fin su nel cielo. Una colonna che in alto s’ingrossava e s’arrotolava come un’enorme palla dalla quale usciva come un balenare di lampi e che ora splendeva rossastra, ora aranciata, lanciando fiamme verdi e rosa. Alla vista di questo terribile incendio di nuvole, Yasuko cadde sulle ginocchia. Fissò piena d’orrore quest’opera di demoni. Sì, soltanto loro potevano aver acceso questa gigantesca fiaccola sospesa sulla terra, per punire gli uomini. Ma perché? Che cosa aveva fatto lei di male? E i suoi bambini?

L’opera: Arrows of sky – Spears of land di Nicholas Roerich (1915)



Nicholas Roerich (1874-1947) fu uno straordinario pittore, antropologo, diplomatico, archeologo, poeta, scenografo e costumista russo. Viaggiò instancabilmente per l’Asia dipingendo circa 7.000 quadri, esposti nei musei di tutto il mondo, e scrivendo 30 opere, molte delle quali a carattere spirituale.

Per il fuoco ho voluto appunto inserire questa sua opera (dandole l’ampiezza che merita), per il colore usato in tutta la tela con particolare riferimento al cielo. Spesso ci si riferisce a “cielo di fuoco” per indicare albe o tramonti molto accesi. Le opere di Roerich accostano molto spesso solenni scenari naturali a temi ispirati dalla Storia e dalla religione, come nell’esempio qui sopra che mostra un esercito con le bandiere al vento, e un condottiero dall’atteggiamento pensieroso, rivolto verso il cielo in fiamme. Sono opere che non lasciano indifferenti, e causano un forte impatto e una grande risonanza interiore nell’osservatore.

L’acqua


Il romanzo: Burrasca nella Manica di Patrick O’Brian (1997)

Per l’acqua ho pensato subito ai libri della serie di Patrick O’Brian sulle avventure del comandante Jack Aubrey e del suo amico il dottor Stephen Maturin, da cui è stato tratto il fortunato film Master and Commander del 2003, diretto da Peter Weir. Nei romanzi di O’Brian si respira aria salmastra e ci si può facilmente immaginare a bordo delle navi da guerra, su cui i protagonisti filano a vele spiegate per adempiere a qualche missione per conto di Sua Maestà britannica. Sono frangenti in cui la nave diventa davvero una casa e i membri dell’equipaggio sono come i componenti di una famiglia, pur obbedendo a un rigido ordine gerarchico. Ciascuno possiede un suo carattere, ha relazioni con i compagni e i superiori, svolge un duro lavoro, ed esprime paure e  speranze nel ruvido, schietto modo della gente di mare. Tutt’attorno è l’acqua di mari e oceani – fonte di vita e di morte – che costituisce anche la piattaforma mobile su cui le navi combattono in scontri e arrembaggi all’ultimo sangue, spesso in condizioni ai limiti dell’impossibile.

Perché il mare stava ingrossando; a ogni minuto che passava le creste divenivano più alte, con la spuma strappata via dalle raffiche, e il cavo delle onde si faceva sempre più profondo e vasto: su un mare così nessuna fregata poteva correre più veloce di un vascello di linea ben governato e sopravvento, dal momento che in quelle abissali vallate la fregata era privata del vento, mentre il vascello da settantaquattro cannoni, che in ogni caso poteva spiegare un maggior numero di vele, non lo era o non del tutto, e conservava l’impeto delle sue milleseicento tonnellate. “Sarà una nottataccia”, disse Jack all’ufficiale di guardia.

L’opera: Niagara Falls, from the American Side di Frederic Edwin Church (1867)

Per l’acqua ho scelto un’opera di Frederic Edwin Church, pittore statunitense e figura centrale della Hudson River School. Church è famoso per una serie di quadri di grandi dimensioni ricchi di dettagli scientifici.

Questo quadro misura infatti 257× 227 cm, ed è esposto alla Scottish National Gallery di Edimburgo. Ebbi occasione di vederlo nell’ambito di una mostra a Brescia e vi assicuro che, con un po’ di fantasia, si scorge il moto incessante dell’acqua, e si sente il rumoreggiare della cascata. L’indubbia capacità del pittore è in grado di rendere sia la fluidità dell’enorme cascata sia la vaporosità delle nubi di goccioline che si levano senza tregua dall’enorme salto. In basso a destra, si può intravedere un piccolo arcobaleno. Essere in grado di dipingere in maniera efficace un elemento mutevole come l’acqua non è facile, e Church, esattamente come O’Brian nella sua epopea sul mare, ci conduce sulla sommità delle rocce per ammirare questi grandiosi spettacoli naturali, quasi primordiali, proprio come se fossimo sul posto.

L’aria


Il romanzo: Le parole tra noi leggere di Lalla Romano (1969)

Ho scelto un romanzo singolare per rendere il concetto dell’elemento aria, scartando altri romanzi sull’aria più famosi, come Il gabbiano Jonathan Livingstone. Le parole, infatti, necessitano dell’elemento aria per essere espresse e viaggiare, e nei polmoni l’aria è essenziale alla sopravvivenza. Lalla Romano è stata una poetessa,scrittrice, giornalista e aforista italiana. Nel libro, una madre (in cui si rispecchia la voce dell’autrice) narra in prima persona il difficile rapporto con il figlio Piero. Madre e figlio non si capiscono, nonostante, o forse proprio a causa di ciò che li lega in maniera simbiotica. Fin dai primi anni di vita del figlio, questa madre cerca una via di accesso, eppure lui è come una cassaforte dalla combinazione ignota. Il loro è un rapporto fatto di incomprensione e silenzio, di incontri-scontri, di conflitti quasi perenni. Nella stessa madre-narratrice è forte il dissidio tra il desiderio che il figlio abbia una maggiore autonomia, e quello di rivestire un ruolo di guida e riferimento.

L’anno di pubblicazione cade proprio nel periodo delle rivolte giovanili e studentesche, a marcare lo scontro generazionale tra i genitori borghesi e i figli ribelli. Tutto il romanzo è dedicato alla comunicazione a cominciare dal titolo, e quindi all’aria, per cui sarebbe inutile riprodurne uno stralcio.

L’opera: Infinita ricognizione di René Magritte

René Magritte è considerato il maggior esponente del surrealismo in Belgio, e non ha bisogno di molte presentazioni, in quanto prima o poi ciascuno si noi si è imbattuto in una delle sue singolari opere.

Per la raffigurazione dell’aria, ho scelto quest’opera di cui purtroppo non ho trovato l’anno. Esprime bene non solo la qualità del cielo, ma anche la sensazione di leggerezza data dai due eleganti signori con la bombetta che passeggiano tra le nuvole. Sembrano essere così presi dai loro discorsi da essersi dimenticati che la loro strada percorre le vie della terra, e non quelle del cielo. L’intero quadro è dominato dai colori freddi e dalla sovrabbondanza del cielo che occupa quasi tutta la composizione. La linea dell’orizzonte è qualcosa di estremamente basso e limitato e sembra essere servita da materasso elastico per un balzo verso l’alto dei due personaggi. Come al solito, Magritte crea una sorta di cortocircuito visivo tra la nostra esperienza del reale e lo spostamento verso un mondo onirico e illusionistico.

La terra



Il romanzo: La via del tabacco di Erskine P. Caldwell (1932)

Mi considero fortunata nell’aver scoperto Erskine Caldwell, nell’ambito del recente riordino delle mie librerie allo scopo di censire quei libri che mi erano stati donati, ma della cui esistenza mi ero del tutto dimenticata. La via del tabacco narra le vicende di una miserabile famiglia di bianchi della Georgia, i Lester, un gruppo di persone “brutte, sporche e cattive”. Non hanno né soldi né cibo, e sono preda di una fame perenne. Vivono in una miserabile catapecchia di legno dove tutto, all’esterno e all’interno, cade a pezzi; la casa si trova lungo la “via del tabacco”, dove un tempo si facevano rotolare le botti sulla sabbia, per poi farle scendere fino al fiume Savannah.

I Lester però non sono una famiglia di povera gente degna di pietà, ma un branco di animali selvatici e pericolosi da cui tutti si tengono alla larga. Questo a cominciare dal capofamiglia, Jeeter, che continua a rimandare a domani quel che potrebbe fare oggi, e che ha venduto una sua figlia dodicenne, Pearl, a un altro lavorante della zona pur di sbarazzarsene. Con lui sono rimasti Dude, un sedicenne tardo di mente ed Ellie May, una figlia dal labbro leporino; inoltre ci sono la moglie Ada, la cui unica preoccupazione è di essere seppellita con un cappello e un vestito nuovi, e la nonna, uno scheletro vestito di cenci di cui nessuno si cura. Nella vita della famiglia compare anche la predicatrice sorella Bessie, una quarantenne con un naso dalle narici “a canna di fucile” che a un certo punto pretende di sposare il sedicenne Dude. Jeeter è così legato alla sua terra, ormai arida e improduttiva alla coltivazione del cotone, da rifiutarsi categoricamente di lasciarla per andare a lavorare altrove, come hanno fatto molti dei suoi diciassette figli. A più riprese nel romanzo egli chiama in causa Dio come suo miglior avvocato difensore per giustificare la sua scelta:

– Forse Dio voleva che fosse così – disse Jeeter – forse egli ne sa più di noi mortali. È un vecchio furbo, Dio, non si può fargliela. Pensa a tante piccole cose che a noi uomini non vengono in testa. È per questo che io non lascerò mai la terra per andare ad Augusta a vivere in una dannata filanda di cotone. Dio mi ha messo qui; non mi ha detto di andare laggiù. È per questo che rimango sulla terra. Se dovessi decidermi e andare alla fabbrica, potrebbe costarmi caro. Dio potrebbe infuriarsi e stendermi a terra morto. 

L’opera: Famiglia durante la Grande Depressione.
Oklahoma, 1936

Il linguaggio usato è semplice, ripetitivo nei concetti, come a scandire una litania di poche e cocciute idee. I fatti più drammatici non riescono a scalfire la scorza di impassibilità dei personaggi. Tutto appare normale, sia pure la pretesa di Lov che Jeeter lo aiuti a legare al letto la moglie dodicenne affinché faccia il suo dovere coniugale, o la morte della nonna travolta dall’automobile e lasciata moribonda sull’aia. Alla sua uscita, il romanzo fece infuriare l’America degli stati sudisti, in quanto ritraeva una realtà sordida e miserabile che era tutto il contrario del Sogno Americano.

Non ho resistito alla tentazione di utilizzare una foto di una famiglia durante la Grande Depressione, che fosse aderente al romanzo, sia pure con qualche esitazione. L’autore dello scatto è sconosciuto. Mi scuso con le persone ritratte nella fotografia per averle accostate ai Lester: loro sì sono davvero degne di pietà.



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E voi, a quali romanzi abbinereste i quattro elementi? A quale abbinereste il vostro?