Bella in Mourillon di Marc Chagall, 1926

Insinuarsi

E, forse, la vittoria vera
su tempo e gravità: passare
senza lasciare tracce, senza
proiettare ombra


sui muri…
                  Forse – con la rinuncia
prendere? Cancellarsi da ogni specchio?
Come Lermontov al Caucaso, insinuarsi
senza turbare le montagne.

E, forse, unico diletto: con le dita
di Bach sfiorare l’organo
senza turbare l’eco.
Disfarsi senza lasciare cenere
per l’urna.
                 Forse – con il raggiro
prendere? Da tutti gli orizzonti
uscire? Nel tempo come nell’oceano
insinuarsi – senza allarmare le onde…

Marina Cvetaeva,
14 maggio 1923


(da Dopo la Russia e altri versi, 1928, 
traduzione di Serena Vitale)
Marina Ivanovna Cvetaeva (1892-1941) fu una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l’esponente di maggior spicco del locale movimento simbolista. Finì i suoi giorni suicida e in uno stato di estrema indigenza. Il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano e la riabilitazione della sua opera letteraria avvenne solo a partire dagli anni ’60.

Dall’introduzione di Serena Vitale: “L’etica del rigore e della rinuncia è costitutiva della scrittura cvetaeviana nella sua splendida maturità, quando raggiunge la massima intensità emozionale eliminando tutto il superfluo, prosciugando il dilagante elemento naturale del canto, restringendo e addensando fino al limite estremo il discorso in versi.”