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Ecco la seconda parte di questo articolo sui mezzi di locomozione in rapporto ai brani letterari, alle opere d’arte e, per chi abbia piacere di farlo, anche ai film.

La scorsa volta abbiamo parlato del treno, della motocicletta e dell’automobile (qui link). In questa nuova carrellata troviamo due libri umoristici di grande successo, e un romanzo storico, di quelli che fanno commuovere fino alle lacrime. Scopriamo insieme quali sono!

La barca



Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome

Questo romanzo umoristico del 1889 nacque quasi per un malinteso, visto che l’autore, originariamente, aveva redatto un’opera ricca di notizie storico-letterarie utili per una guida turistica e che doveva intitolarsi La storia del Tamigi. L’editore della rivista sulla quale venne pubblicato il racconto pretese di tagliare in gran parte le digressioni storico culturali e questo fatto sancì l’enorme successo con il quale venne accolto il libro, snellito ma pieno di gag umoristiche. Solo in Gran Bretagna vendette un milione e mezzo di copie.

Risalendo la corrente del fiume Tamigi i tre amici Jerome (“J.” voce narrante), Harris e George, assieme al cane Montmorency, viaggiano per giorni sulla loro imbarcazione, sfilando lungo le campagne inglesi e vivono nuove ed inattese avventure che strappano risate. Il viaggio è costellato da una serie di scenette comiche sulle gioie e sui dolori della vita in barca, unite a divertenti divagazioni che costituiscono storie a sé stanti. Il libro è anche uno spaccato della società inglese di fine Ottocento, raccontata con spassosissima, feroce ironia di puro stampo anglosassone.

Canotiers ramant sur l’Yerres di Gustave Caillebotte (1877)

“Quella stessa mattina, mentre mi vestivo, accadde un fatto alquanto divertente, Ero tornato, infreddolito sulla barca e, nella fretta d’infilarmela, feci cadere la camicia in acqua. La qual cosa mi mandò in bestia, anche perché George cominciò a sghignazzare. Non c’era proprio niente da ridere, gli dissi indignato… il che lo fece sghignazzare ancora di più. Mai in vita mia ho visto qualcuno ridere tanto. Alla fine persi la pazienza e gli dissi chiaro e tondo che era un idiota nonché un imbecille. Al che, rise ancora più forte. Ma quando ripescai la camicia, mi resi conto che non era affatto la mia bensì quella di George; di colpo mi resi conto di quanto buffo fosse l’incidente e cominciai a ridere io. Più il mio sguardo andava dalla camicia inzuppata a George che si sbellicava, più mi divertivo; per la precisione, risi tanto che la camicia mi cadde in acqua un’altra volta.
“Non… la… ripeschi?” ansimò George fra uno scoppio di risa e l’altro.
Ridevo a tal punto che per un momento non fui in grado di rispondergli, ma finalmente, dopo avere ripreso fiato, riuscii a balbettare:
“Non è la mia camicia… è la tua!”
Mai in vita mia mi è capitato di vedere qualcuno passare dall’ilarità alla furia così rapidamente.”

A me questo romanzo aveva fatto scompisciare dalle risate insieme a un altro, che non c’entra con i mezzi di trasporto ma che vorrei citare ugualmente: How to be an Alien di George Mikes.

La canzone: Sailing di Cristopher Cross (1979)
Il film: La tempesta perfetta del 2000 diretto da Wolfgang Petersen




La diligenza


Racconto di due città di Charles Dickens

The Winchester to Farnham Stage or Mail Coach – ca 1820, G. D

L’incipit di questo romanzo è uno dei più famosi della storia letteraria e viene molto spesso usato per indicare periodi storici dove vige il più grande contrasto: “Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l’età della saggezza, era l’età della stoltezza, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luce, era la stagione della Tenebra, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto davanti a noi, non avevamo niente davanti a noi, andavamo tutti difilato in Paradiso, andavamo tutti difilato in senso opposto: in breve, il periodo era tanto simile al periodo attuale, che alcune delle più vistose autorità in materia hanno insistito perché venisse accolto, per il bene o per il male, soltanto al superlativo.” 

Si tratta di un romanzo storico di Charles Dickens del 1859, ed è opera della sua maturità. Insieme a Barnaby Rudge è l’unico romanzo storico scritto da lui. Venne pubblicato sulla rivista All the Year Round in 31 puntate settimanali, la prima apparsa il 30 aprile 1859 e l’ultima il 26 novembre del medesimo anno. La storia è ambientata tra  Parigi e Londra durante la Rivoluzione francese e negli anni del Regime del Terrore. In esso vengono rappresentati la sottomissione del proletariato francese all’oppressione dell’aristocrazia negli anni precedenti la rivoluzione, e la successiva brutalità dei rivoluzionari nei primi anni della rivoluzione.

Il romanzo segue le vite di diversi protagonisti attraverso questi eventi, in particolare Charles Darnay, un ex-aristocratico francese che diviene vittima di accuse indiscriminate durante la rivoluzione, e Sydney Carton, un avvocato inglese che cerca di redimere la propria vita per amore della moglie di Darnay, Lucie Manette, il cui padre Charles venne ingiustamente imprigionato nella Bastiglia. L’azione si sposta tra due città, quella di Londra, il cui centro focale è una casa quieta e serena, che pure pare trattenere il respiro in attesa delle notizie che arrivano oltre Manica e la convulsa e sanguinaria città di Parigi insorta, e sconvolta dai sussulti del Terrore e dalle esecuzioni sommarie, dove le donne sferruzzano ai piedi della ghigliottina contando le teste che cadono.

Il romanzo si apre con la descrizione di un viaggio in diligenza sulla strada per Dover, in una sera di tardo novembre; i passeggeri sono stati costretti a scendere per via dell’ardua salita e camminano nel fango. Arriva un messo a cavallo e consegna una lettera a uno dei passeggeri, che suscita molta curiosità. Poco dopo sono tutti in grado di risalire a bordo e riprendere il viaggio:

“La diligenza si mise di nuovo in moto, con i cerchi della nebbia che le si chiudevano intorno ancora più fitti, quando attaccò la discesa. La guardia rimise lo schioppo nella cassa delle armi, e dopo aver dato un’occhiata al resto del contenuto e alle pistole supplementari che portava alla cintura, ispezionò anche una cassetta più piccola sotto il suo sedile, che conteneva alcuni strumenti da fabbro, un paio di torce e la scatola con l’esca e l’acciarino. Poiché era fornito di tutto l’occorrente per il caso, non troppo raro, che le raffiche spegnessero le lanterne: e allora non aveva che da chiudersi nell’interno, stare bene attento che le scintille dell’acciarino non arrivassero alla paglia, e rifar luce con discreta sicurezza e facilità (se era fortunato) in cinque minuti.”

Questa descrizione, come la precedente, ci dà la misura esatta di quanto dovessero essere scomodi e faticosi i viaggi in diligenza all’epoca, tanto che sembra di sentire gli stivali sguazzare nel fango accanto al veicolo, e la nebbia che affligge le ossa. La prospettiva non mi distoglierebbe dall’idea di provare a fare un viaggio in diligenza, prima o poi.

La canzone: La diligenza di Cristiano de André
Il film: The Hateful Eight, film del 2015, scritto e diretto da Quentin Tarantin

La bicicletta


Don Camillo e il suo gregge di Giovannino Guareschi


Chi non ha mai letto i deliziosi libri di Guareschi, sull’imbattibile coppia di amici-nemici Don Camillo e Peppone, ha in mente perlomeno i film che sono stati girati. Lo spettatore si è senz’altro reso conto che il mezzo di locomozione preferito da Don Camillo è la bicicletta. Stiamo parlando della bassa emiliana, che si presta alla perfezione a essere attraversata velocemente da una bicicletta, veicolo non inquinante che non consuma benzina ma semmai le gambe del ciclista.
Don Camillo e il suo gregge, pubblicato nel 1953 sulla scia del grande successo che ebbe la prima raccolta, Don Camillo, si compone di una serie di quarantanove episodi che fanno significativamente parte di Mondo piccolo come a sottolineare quel piccolo e grande universo dove sono ambientate le scene della corrida che si svolge da sempre tra il sindaco comunista e il battagliero parroco nell’Italia del dopoguerra. Il libro è corredato da disegni dello stesso autore.

Uno di questi episodi s’intitola per l’appunto La bicicletta e così inizia:

“Non si riesce a capire come, in quella fettaccia di terra che sta fra il grande fiume e la grande strada, ci sia stato un tempo in cui non si conosceva la bicicletta. Difatti, alla Bassa, dai vecchi di ottant’anni ai ragazzini di cinque, tutti marciano in bicicletta. E i ragazzini sono speciali perché lavorano con le gambe di sbieco in mezzo al triangolo del telaio e la bicicletta cammina tutta di traverso, ma va. I vecchi contadini viaggiano per lo più con biciclette da donna, mente i vecchi agrari col pancione adoperano ancora le vecchie “Triumph” col telaio alto, e montano in sella servendosi del predellino avvitato come dado al perno della ruota posteriore. 

C’è davvero da mettersi a ridere vedendo le biciclette dei cittadini, quegli scintillanti arnesi di metalli speciali, con impianto elettrico, cambio di velocità, portapacchi brevettati, copricatena, contachilometri e altre porcherie del genere. Quelle non sono biciclette, ma giocattoli per far divertire le gambe. La vera bicicletta deve pesare almeno trenta chili”.

Ho visto i film della serie tante di quelle volte che potrei recitare le battute al posto degli attori, e vederli e rivederli senza mai stancarmi.

La canzone: Coppi di Gino Paoli (1985)
Il film:  La bicicletta verde del 2012, scritto e diretto da Haifaa Al-Mansour.


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Nella speranza che questo secondo post sia stato di vostro gradimento, chiedo quali altri ricordi vi abbia risvegliato su romanzi, film e canzoni. Grazie a tutti!


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Fonte testi:

  • Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome – Giunti
  • Don Camillo e il suo gregge di Giovannino Guareschi – Rizzoli
  • Racconto di due città di Charles Dickens – Edizioni Paoline


Fonte immagine iniziale: Pixabay