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“Quando scompariranno le api, all’umanità resteranno quattro anni di vita” recita una frase attribuita ad Albert Einstein. Le formiche possono sollevare e trasportare un peso superiore a circa 20 volte il proprio corpo. I ragni sono in grado di tessere tele con fili microscopici, autentici capolavori geometrici con un carico di rottura paragonabile a quello dell’acciaio. E che dire della straordinaria organizzazione dei termitai? Questi sono solo alcuni esempi che attestano l’importanza e l’ingegnosità delle piccole creature che nelle scienze naturali chiamiamo con il generico nome di insetti.

In linea di massima gli esseri umani non amano gli insetti, volanti o meno; forse si salvano da questa comune antipatia le api in quanto possono essere “sfruttate” nella produzione di miele, o le farfalle perché sono esteticamente leggiadre, o ancora le lucciole perché ci ricordano le nostre estati infantili al mare o in montagna, e si dice che la loro presenza sia un segno di miglioramento ambientale. Zanzare, mosche, moscerini, coleotteri, cavallette, cicale, grilli, libellule, e chi più ne ha più ne metta… molto spesso ronzanti, fastidiosi e a volte pungenti.

Alterità e invadenza sembrano essere le due caratteristiche che li accomunano: alterità in quanto nell’insetto non riusciamo a riconoscere un nostro simile, come facciamo con i mammiferi, invadenza in quanto, sia per il loro numero che per la loro piccolezza, gli insetti sono in grado di introdursi dappertutto.

Eppure gli insetti e meriterebbero uno sguardo più attento. Per questo motivo, anziché la consueta fotografia di apertura, ho scelto una colorata stampa dal titolo Conchiglie, fiori, insetti del fiammingo Jan van Kessel (1626-1679), un pittore specializzato in nature morte, per aprire la mia nuova carrellata dedicata al mondo degli animali. Come di consueto, vi proporrò opere letterarie, artistiche cinematografiche, nonché piccole curiosità. Apro dunque la mia galleria con un’opera dedicata agli insetti nel loro complesso.



GLI INSETTI: Angeli e insetti di Antonia Byatt (1992)

Ad Antonia Byatt ho forse accennato nell’ambito di alcuni post, segnalandola come autrice dello splendido Possessione.

Qui siamo di fronte un’opera costituita da due lunghi racconti: “Morpho Eugenia” e “L’angelo coniugale”. Il primo ha come protagonista un giovane esploratore: William Adamson, sopravvissuto a un naufragio sulla via del ritorno dall’Amazzonia, vive la contrastata esperienza del sogno di un amore ideale e si illude di aver trovato in Eugenia – la figlia di un collezionista di farfalle ed insetti – la donna della sua vita. “L’angelo coniugale” ruota attorno alla figura storica di Emilia Tennyson, sorella del poeta Alfred Tennyson, e al suo desiderio di entrare in contatto con lo spirito di Arthur Hallam, il poeta amico di Tennyson al quale Emilia era stata legata in gioventù, precocemente scomparso. Spiritismo e poesia sono i temi dominanti di questa seconda novella.

Qui di seguito vi riporto un passaggio che ha a che fare con gli insetti in “Morpho Eugenia”, il racconto che ci interessa. William Adamson tiene dei diari e, non appena si dedica alle sue lunghe passeggiate nella brughiera, comincia innanzitutto a raccogliere, annotare e classificare le piante che trova. Poi passa agli insetti. “Cominciò anche a collezionare insetti, e sbalordì scoprendo quante centinaia di specie di coleotteri esistevano in poche miglia quadrate di selvaggia brughiera. Perlustrava il mattatoio, segnandosi dove le mosche carnarie preferivano deporre le uova, in che modo si muovevano e masticavano i vermi, il brulicare, il pullulare, l’incredibile disordine che si muoveva secondo un principio ordinatore. (…) Infine scoprì la sua incontenibile passione, gli insetti sociali. Scrutò le celle geometriche delle api, osservò processioni di formiche che si passavano messaggi con le sottili antenne, lavorando in gruppo per spostare ali di farfalle e pezzetti di fragole carnose. Stava lì come un gigante stupido e vedeva esseri incomprensibili, risolutamente intelligenti che costruivano e demolivano tra le crepe del suo stesso pavimento. Era quella la chiave del mondo.”  Ho voluto riportare questo stralcio perché la frase finale è significativa non soltanto nell’ambito del racconto. La prosa di Antonia Byatt ha la precisione chirurgica di un entomologo, e instilla una sorda inquietudine, aumentata dal tema dominante degli insetti: nel corso della storia William Adamson passerà dal sogno di un amore perfetto al destino di un’abiezione morale senza scampo.

LO SCARAFAGGIO: La metamorfosi di Franz Kafka (1915)

Non poteva certamente mancare, in un post sugli insetti, il magistrale romanzo di Kafka. L’opera fu pubblicata per la prima volta nel 1915 dal suo editore Kurt Wolff a Lipsia. Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che, grazie al suo lavoro, mantiene la propria famiglia si risveglia un mattino nelle sembianze di un orrido e gigantesco insetto. In un primo momento crede che si tratti solamente di un brutto sogno; ciò non gli impedisce infatti di riflettere su quanto priva d’autentiche gioie sia la vita che sta conducendo. Guardando subito dopo l’orologio a muro, s’accorge d’aver dormito troppo e che, se non si sbriga subito, perderà il treno, con la conseguenza di arrivar in ritardo al posto di lavoro e dover quindi dare spiegazioni al proprio capo. Tutto il seguito del racconto narra dei tentativi compiuti dal giovane Gregor per cercare di regolare – per quanto possibile – la propria vita a questa sua nuova particolarissima condizione, soprattutto nei riguardi dei genitori e la sorella.

La metafora dello scarafaggio è quella dell’uomo colpevole, proprio come ne Il processo, anche se non viene messo a conoscenza delle colpe commesse. Sebbene sia consapevole di dover nascondere il suo nuovo, ripugnante aspetto, il protagonista sembra accettare la sua condizione senza porsi troppe domande, quasi la sua metamorfosi sia stata l’approdo naturale di una serie di scelte che lo hanno lentamente trasformato dall’interno. La causa di tale mutazione non viene mai rivelata nell’opera, come se non fosse necessario. La condizione di Gregor diventa così quella dell’uomo contemporaneo in cui ciascuno di noi può riconoscersi.

Ecco a voi il celeberrimo incipit, nella versione traduzione di Anita Rho per i tipi di Adelphi, 1981: “Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza, e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso, solcato da nervature arcuate, sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra. Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole, gli si agitava dinanzi agli occhi.

LA MOSCA: L’esperimento del dottor K di Kurt Neumann (1958)

L’esperimento del dottor K. (The Fly) è un film horror fantascientifico in CinemaScope del 1958. Diretto da Kurt Neumann, ed è tratto dal racconto La mosca (The Fly, 1957) di George Langelaan. Lo vidi anni fa, e confesso che mi fece un’impressione terribile, anche se io non faccio testo in quanto sono appunto altamente impressionabile.

Nella vicenda, Helene Delambre, sconvolta, confessa al cognato François, alla polizia e all’ispettore Charas di avere ucciso suo marito André schiacciandogli la testa e un braccio con una pressa idraulica. Che cosa è successo? La donna racconta una storia che ha dell’inverosimile: André Delambre ha realizzato una macchina in grado di scomporre la materia trasferendola nello spazio per ricomporla altrove. Lo scienziato, dopo avere constatato che il congegno funzionava sugli oggetti, aveva deciso di sperimentarla su se stesso convinto che fosse possibile smaterializzare e teletrasportare con la stessa facilità anche i corpi umani. In procinto di entrare nell’abitacolo della macchina, l’uomo non aveva fatto caso a una mosca entrata con lui. L’esperimento si era trasformato in una tragedia: nella cabina di arrivo si erano materializzati un uomo con la testa e una zampa dell’insetto e un insetto con una minuscola testa e un braccio dell’uomo.

Il film fu considerato un capolavoro dell’horror fantascientifico; furono lodate in particolare la performance di Vincent Price e l’originalità della trama, nonché la macabra sequenza finale in cui appare una mosca con la testa d’uomo, imprigionata nella ragnatela e in procinto di essere divorata da un ragno, di cui potete vedere un’immagine in bianco e nero qui accanto.

Ebbe un remake di successo nel 1986 con La mosca di David Cronenberg dove il protagonista Seth Brundle asserisce: « Io… sto dicendo che sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo, e gli era piaciuto. Ma adesso il sogno è finito, e l’insetto è sveglio. » Brrr… brrr…

LA FORMICA


Putiferio va alla guerra (1968)

Ma non parliamo degli insetti soltanto al negativo!

Vi presento ora le formiche con questo delizioso film di d’animazione italiano datato 1968, opera dei fratelli Gino e Roberto Gavioli in collaborazione con Paolo Piffarerio. Ricordate Paolo Piffarerio? Ne abbiamo parlato in occasione del mio articolo a proposito di Fouché a fumetti. Il film è prodotto da Bruno Paolinelli e basato sul racconto “La guerriera nera” di Mario Chiereghin. Lo vidi da ragazzina e ne fui incantata, perché per me era la conferma di quanto intelligenti e socialmente organizzate fossero le formiche. L’avevo cercato e rivisto in tempi recenti su Youtube, insieme a Oblio e il Paese degli Uomini dalla Testa a Punta, ma purtroppo la versione italiana non c’è più. Ecco, se volete, una versione in inglese al seguente link.

È la narrazione degli animali del bosco della storia di una guerra senza quartiere fra formiche gialle e formiche rosse. Come nella migliore tradizione che riprende il conflitto tra Atene e Sparta, le formiche gialle sono piuttosto ingenue e sventate, mentre le formiche rosse sono improntate alla più severa organizzazione militare.

Putiferio è una formichina gialla, sexy e intraprendente, a differenza delle compagne, che sono tutte addette al ruolo di balia, passa lunghe ore a leggere ed è naturalmente curiosa. Le più forti e bellicose formiche rosse (il cui formicaio viene raffigurato come costruito entro un elmetto giacente al suolo) avranno presto la meglio, nonostante la coraggiosa Putiferio cerchi di organizzare una strenua resistenza. Una volta persa la guerra, Putiferio passa alla guerriglia, ma si imbatte nel bel comandante delle formiche rosse e tra i due nasce una tenera storia d’amore. Ben presto tutte le formiche, gialle o rosse che siano, dovranno scordarsi l’eterna rivalità per far fronte comune contro un terribile ed enorme nemico: un formichiere. Questo cartone animato è un messaggio pacifista e un invito a collaborare per trovare delle soluzioni a problemi delle comunità.

B.C. di John Hart (1958)

Siccome le formiche sono le mie preferite, vi propongo quelle che compaiono simpaticamente nel fumetto B.C. del disegnatore statunitense Johnny Hart. Il fumetto esordì nel 1958 sul New York Herald Tribune. Si basa sulla vita di alcuni cavernicoli ed è ambientata in una landa desolata, contraddistinta da qualche caverna e un’immutabile linea di orizzonte. I personaggi conoscono già l’uso del fuoco, della ruota e delle conchiglie utilizzate come monete. Affrontano ogni giorno una serie di problemi tipici dell’uomo contemporaneo, addirittura risolti attraverso delle sedute psicanalitiche. Il loro futuro incerto è oggetto di dibattiti. Nel mondo di B.C. le formiche hanno costituito un’avanzata organizzazione sociale, e osservano gli uomini e i loro comportamenti traendone considerazioni filosofiche, come nella striscia che vi propongo qui sotto.

IL GRILLO: La filastrocca Son piccin cornuto e bruno…


Ciascuno di noi conosce i grilli che cantano nelle torride serate estive, e forse anche la filastrocca che vado a proporvi. Si tratta di una specie di indovinello che ha come protagonista proprio un grillo. Ricordo che mio padre me la recitava quand’ero piccola e, malgrado sapessi già la risposta, ogni volta ero incantata da questa creatura che parlava di se stessa cominciando con le parole “Son piccin, cornuto e bruno…”

Son piccin cornuto e bruno:
me ne sto tra l’erbe e i fior;
sotto un giunco o sotto un pruno
la mia casa è da signor.

Non è d’oro e non d’argento
ma ritonda e fonda ell’è:
terra è il tetto e il pavimento,
e vi albergo come un re.

Se il fanciul col suo fuscello
fuor mi trae dal mio manier,
in un piccolo castello
io divento il suo piacer.

Canto all’alba e canto a sera
in quell’atrio o al mio covil;
monachello in veste nera,
rodo l’erba e canto april.


LO SAPEVATE CHE… ?

LA FARFALLA: Le farfalle vivono in media un mese, ma alcune specie muoiono solo dopo poche ore, mentre altre sfiorano l’anno di vita. Le farfalle monarca, che vivono tra Stati Uniti e Messico e compiono migrazioni di migliaia di chilometri, possono vivere da due settimane a otto mesi. In Costa Rica ci sono farfalle che non vivono più di due giorni, mentre la Vanessa antiopa può arrivare a sfiorare l’anno di vita


LO SCARABEO: lo Scarabeo egizio, chiamato kheperer, era considerato un potente amuleto sin dal periodo tinita con funzione magica-apotropaica di eterna rinascita nel divenire e trasformarsi, assicurando solo eventi felici e un costante miglioramento delle facoltà intuitive e spirituali. ll nome deriva dal verbo kheper che significa nascere o divenire ed era associato al dio solare del mattino Khepri, che donava la vita e rappresentava il sacro animale coprofago Scarabaeus sacer.


LA MANTIDE: L’accoppiamento delle mantidi è caratterizzato da cannibalismo post-nuziale: la femmina, dopo essersi accoppiata, o anche durante l’atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell’accoppiamento. Questo comportamento è dovuto al bisogno di proteine, necessarie ad una rapida produzione di uova; prova ne è che la femmina d’allevamento, essendo ben nutrita, spesso “risparmia” il maschio.


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Bene, anche per questa puntata il mio articolo è finito… bzzz…bzzz… un’ultima cosa, sapevate quanti insetti ci sono nel mondo? Sono il più grande raggruppamento animale che popola la Terra, annoverando oltre un milione di specie. Fate voi i calcoli di quante ce ne potrebbero essere per ognuno di noi, a me sta già venendo il mal di testa!


Una cosa è certa: si può dire che gli insetti siano i veri abitatori del nostro pianeta.


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Fonti testi:


  • Angeli e insetti di Antonia S. Byatt – Einaudi tascabili
  • La metamorfosi di Franz Kafka – Garzanti
  • Wikipedia per le trame dei libri e dei film, e le informazioni sugli insetti



Fonti immagini:

  • La fotografia del grillo è di Pixabay, le altre di Wikipedia.