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Con il termine pesci, dal latino pisces, si intende un gruppo eterogeneo di organismi vertebrati fondamentalmente acquatici, coperti di scaglie e dotati di pinne, che respirano attraverso le branchie.

In realtà questa impassibile definizione scientifica non riesce a spiegare fino in fondo il miracolo di una creatura che riesce a vivere pienamente nell’acqua, a differenza nostra, e che muore se ne viene tirata fuori. Non a caso si dice “Era come un pesce fuor d’acqua” per indicare una persona che si sentiva a disagio in determinate circostanze. Come spesso accade in natura, anche i pesci hanno forme e colori bellissimi, come quello che vi propongo qui per aprire la mia carrellata. Nemmeno il pennello di un grande pittore riuscirebbe a eguagliare questi colori accesi e la perfezione delle geometrie, pur morbide e sinuose. Ci sono anche pesci degli abissi, mostruosi ma ugualmente incredibili.

E, a proposito di grandi pittori, comincio la mia sfilata di pesci con un’opera di Paul Klee che ritengo davvero magica.

“Alla ricerca del pesce d’oro” di Paul Klee (1925)

È come un’apparizione abbagliante il pesce d’oro che emerge da quest’opera di Paul Klee. Con la sua presenza sembra mettere in fuga gli altri pesci tutt’attorno a sé, che infatti si allontanano a raggiera verso i quattro angoli. Il contrasto è maggiormente favorito dal fondo nero degli abissi marini e dalla centralità assoluta del soggetto.

Vi è inoltre il contrasto tra il colore giallo del pesce e, in misura meno appariscente, quello dei piccoli colleghi dalle spente tinte violette, porpora, rossicce, con il colore freddo delle onde azzurre e della vegetazione marina. Le linee che si muovono zigzagando sulla tela trasmettono una sorta di elettricità all’acqua, e si collegano anche con  la sagoma del pesce da cui promana un’aura misteriosa. Lo stesso titolo induce a pensare che il vero protagonista non sia il pesce, in quanto leggiamo “Alla ricerca del pesce d’oro” e non “Il pesce d’oro”: potrebbe essere il pittore stesso, che nella sua ricerca si è imbattuto in questa creatura fantastica, che potrebbe assumere molti nomi a seconda di chi la guarda.

Paul Klee, un pittore tedesco nato in Svizzera, era un esponente dell’astrattismo e considerava l’arte una rielaborazione della realtà e non la sua semplice riproduzione. Sicuramente un’opera come questa dona piacere allo sguardo, meraviglia ed emozione allo spirito.



La moltiplicazione dei pani e dei pesci

Con il termine moltiplicazione dei pani e dei pesci ci si riferisce a due miracoli di Gesù descritti nei Vangeli. Il primo miracolo, nel quale Gesù sfamò cinquemila uomini con 5 pani e 2 pesci, è riportato da tutti e quattro gli evangelisti. Si tratta dell’unico miracolo di Gesù, a parte la resurrezione (e l’Eucaristia nell’Ultima Cena per le chiese cristiane che accettano la dottrina della transustanziazione), a essere presente in tutti e quattro i Vangeli. Il secondo miracolo, nel quale Gesù sfamò quattromila uomini con sette pani e “pochi pesciolini”, è riportato da Matteo e Marco, ma non da Luca e Giovanni.

Vediamo dunque il miracolo riportato dal vangelo di Giovanni, capitolo 6.

Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 

Per rappresentare la scena ho scelto un particolare della decorazione musiva di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna (493-526), che trovate sopra. Gesù Cristo, vestito di una tunica a pallio di color porpora, si erge al centro di un gruppo di quattro apostoli disposti in modo simmetrico. Ha le braccia distese per distribuire i pani e i pesci. I pani sono solo quattro perché il quinto pane è lo stesso Gesù. Il fondo oro e la staticità delle figure sono caratteristiche dello stile bizantino. Curiosamente, ora che sto scrivendo il post, trovo molte rassomiglianze tra il pesce d’oro di Paul Klee e questo mosaico… 

Sempre rimanendo in tema, tra l’altro, il termine ichthys è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico ἰχθύς, ichthýs (“pesce”), ed è un acrostico usato dei primi cristiani proprio per indicare Gesù Cristo. Per questo motivo il simbolo del pesce era molto comune nelle catacombe di Roma. Ecco qui il significato del simbolo, insieme a un affresco raffigurante un pesce e pane eucaristico nelle catacombe di San Callisto a Roma:


Iota (i) è la prima lettera del nome Iēsoûs, greco per “Gesù“.

Chi (ch) è la prima lettera di Christós: “Unto” (del Signore).

Theta (th) è la lettera iniziale di Theoû: “di Dio“.

Ypsilon (y) è la prima lettera di (h)yiós:”Figlio“.

sigma (s) è la prima lettera di sōtḗr: “Salvatore“.

Spero di aver riportato tutto giusto! 

La fiaba: “Il pesciolino d’oro”

Questa è una fiaba che arriva dritta dritta dalla mia infanzia, ascoltata grazie alla serie delle Fiabe Sonore con l’immortale attacco A mille ce n’è…. Mi ricordo come fosse ieri il mangiadischi con i dischi da inserire. Ho scoperto da alcune ricerche per il post che questa fiaba russa fu narrata anche da Pushkin, naturalmente in modo un po’ diverso, ed è stata poi adattata per le Fiabe Sonore.

Anche lei ha molti collegamenti con il pesciolino d’oro di Paul Klee, a mio avviso!

Narra infatti la storia di un pescatore poverissimo, che vive a poca distanza dal mare in una capanna e insieme a una moglie brontolona. Un giorno il pescatore pesca un pesciolino d’oro, che lo supplica di lasciarlo andare: se fa questo, un giorno sarà ricompensato. Il pescatore, che ha buon cuore, lo accontenta senza pretendere nulla in cambio. Non appena tornato a casa, racconta alla moglie l’accaduto, al che la moglie lo sgrida e insiste affinché torni in riva al mare per chiedere al pesciolino di esaudire almeno un desiderio: quello di un mastello nuovo
Tanto brontola che il pescatore torna alla spiaggia, chiama il pesce che riemerge dal mare calmo, e avanza la richiesta. Ottenuto il soddisfacimento di questo primo desiderio, la moglie vuole dell’altro e, man mano che la storia procede, pretende sempre di più; nell’ordine: una bella casetta, un sontuoso palazzo, diventare zarina. E ogni volta che il pescatore torna a riva per chiamare il pesce, vergognandosi molto dell’avidità della moglie, il mare si fa sempre più fosco e agitato.

Finito a lavorare nelle stalle, il povero vecchietto viene convocato al cospetto della moglie-zarina, per ascoltare una mirabolante richiesta: lei vuole diventare padrona di tutta la terra e che anche il pesce divenga suo vassallo. Il vecchietto si reca alla riva, sotto la minaccia di essere mandato in Siberia. Stavolta il mare è nero come la notte e le onde tanto alte da far paura. Il pesciolino compare, mostrandosi molto arrabbiato con la moglie del pescatore; ma raccomanda all’uomo di tornare a casa tranquillo, perché penserà lui a impartirle una bella lezione. Quando torna infatti al castello della zarina, il pescatore si accorge che non c’è più il castello e non c’è più nemmeno il precedente palazzo o la bella casetta e nemmeno il mastello nuovo. Ci sono solo la capanna e la moglie, tutta placida e sorridente come mai l’aveva vista.

Ci sono tantissime cose che mi piacciono di questa storia, come la tarda età dei due protagonisti, la raccomandazione di non essere avidi; e poi la nota raffinata del mare che diventa sempre più agitato, e la conclusione umoristica sulla moglie che, alla fine, aveva persino migliorato il carattere! Come molte fiabe, ha una struttura a ripetizione che ne rafforza il significato. Ecco il link a Youtube, se volete ascoltare la fiaba e tornare bambini.

Film d’animazione: “Alla ricerca di Nemo”

Ho scelto questo bellissimo film d’animazione della Pixar Animation Studios del 2003, vincitore del premio Oscar 2004 come miglior film d’animazione. Il film ha come protagonista Marlin, un pesce pagliaccio rimasto solo dopo che un barracuda ha attaccato e divorato la compagna e le uova. Insieme a lui vive il figlioletto Nemo, nato dall’unico uovo salvatosi dall’attacco. 

Marlin è molto timoroso a causa delle brutta esperienza. Inoltre è particolarmente protettivo nei confronti del figlio, anche perché Nemo ha una pinna atrofica, e questo rende ancora più ansioso il padre. Naturalmente il figlio, come tutti i giovani, è insofferente all’eccesso di protezione paterna. Un giorno, come atto di sfida, si allontana in mare aperto per toccare con la pinna un motoscafo fermo in superficie, ma, mentre sta tornando indietro, viene catturato da un subacqueo, che poi sale sul motoscafo e si allontana. Marlin, disperato, tenta l’inseguimento, ma il mezzo è troppo veloce.

Incomincia così sia il lungo viaggio di un padre alla ricerca del figlio. Durante il suo percorso incontra per caso Dory, un pesce chirurgo femmina che soffre di perdite di memoria a breve termine, oppure un enorme squalo bianco di nome Bruto che minaccia di fare di lui un sol boccone. Nel frattempo Nemo si trova nell’acquario dello studio dentistico del dottor Philip Sherman, il subacqueo che lo ha catturato, dove fa amicizia con le altre creature tenute prigioniere e con loro pianifica la fuga

Questo film d’animazione verte su una storia senza tempo, narrata molte volte ma non per questo meno accattivante. Il tema portante è quello dell’allontanamento dal cerchio protettivo della famiglia per andare alla scoperta del mondo, e quindi di se stessi. L’innesco alla storia è il rapporto padre-figlio e la sua evoluzione. Una volta conclusa la loro avventura, entrambi acquisteranno una nuova consapevolezza: Marlin del suo ruolo di genitore costretto a lasciare spazi di autonomia al figlio, e Nemo che ha compreso quanto sia grande l’amore del padre, ma deve anche camminare con le proprie gambe, o pinne che dir si voglia.

Fanno loro da controcanto tutte fulgide creature del mare che, pur con l’inevitabile antropomorfizzazione, sono state rese con grande maestria tecnica e creativa. Particolarmente esilarante è il personaggio della smemorata Dory, al punto da meritare un sequel tutto suo, e a dir poco maestosa la sequenza con le tartarughe caretta caretta che nuotano nella corrente orientale australiana in una sorta di migrazione biblica. Insomma, se non l’avete visto ve lo consiglio di cuore.

Film: “Lo squalo” (1975)

Assai meno grazioso dei pesci di “Alla ricerca di Nemo” è l’enorme squalo nel film di Steven Spielberg del 1975 che ha inaugurato questa serie e ha davvero segnato un’epoca.

La storia è molto semplice: un grande e pericoloso squalo bianco uccide dei bagnanti sull’isola di Amity, un immaginario luogo di villeggiatura estiva, spingendo il capo della polizia locale a cercare di ucciderlo con l’aiuto di un biologo marino e un cacciatore di squali.

Alla prima uccisione di una ragazza, che il medico legale certifica essere il risultato dell’attacco di uno squalo, il capo della polizia Martin Brody vorrebbe chiudere la spiaggia onde impedire l’accesso ai turisti. La cosa viene impedita dal personaggio ottuso di turno, interpretato dal sindaco, preoccupato dalla perdita di turisti in piena stagione estiva. Il medico legale attribuisce allora la morte all’elica di una barca, e il caso viene archiviato. Ma è solo l’inizio di una serie di morti, una più spaventosa dell’altra, e mentre si diffonde il panico tra gli abitanti, lo squalo sembra adottare una strategia ben precisa nei suoi attacchi, quasi a dimostrare una sua malvagia intelligenza… 

Lo squalo è una delle forme di vita più antiche conosciute: prove scientifiche dell’esistenza di squali che risalgono a circa 450-420 milioni di anni fa, cioè al periodo Ordoviciano. Questo significa che gli squali esistevano prima dei vertebrati terrestri e prima che molte piante avessero colonizzato le terre emerse. Si tratta di una perfetta macchina da caccia, grazie a un olfatto particolarmente sviluppato che, in alcune specie, è in grado di rilevare una parte per milione di sangue presente in acqua marina. Pare che possano percepire i movimenti di una preda anche molto lontana. 
Contrariamente al comportamento terrificante dimostrato nello squalo cinematografico, gli attacchi degli squali all’uomo sembra che siano molto rari. Proprio la prospettiva di essere ingoiati vivi è ciò che terrorizza di più lo spettatore del film e, chi di voi lo ha visto, ricorderà la colonna sonora da incubo, che inizia con lentezza e circospezione, come a voler imitare il movimento sinuoso dello squalo e si fa più ritmata e incalzante. Se volete risentirla, potete trovarla al seguente link, mentre qui sopra potete vedere la scena dell’attacco dello squalo a Martin Brody.

Detti e proverbi

Chiudiamo degnamente con una serie di detti riguardante il nostro amico pesce, entrati a pieno titolo nella nostra quotidianità.

  • Chi dorme non piglia pesci = Se si indugia o si perde tempo, si rischia di non portare a termine nessuna impresa.
  • Fare il pesce in barile = Mantenersi in una posizione neutrale.
  • Fare gli occhi da triglia = Fare gli occhi dolci.
  • Prendere a pesci in faccia = Insultare qualcuno, offenderlo.
  • Essere sano come un pesce = Essere in buona salute.

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E voi, avete un acquario in casa o vi piace osservare i pesci all’opera nei documentari o in mare? Conoscete qualche altro esempio da aggiungere relativo a libri, film o cartoni animati?

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Fonte testi: Wikipedia


Fonte immagini: 

  • foto iniziale: Pixabay
  • foto del post: Wikipedia