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Carissimi,

sono riuscita a dare l’esame di Storia dell’Illuminismo e dell’Età delle Rivoluzioni come mi proponevo, e con un ottimo esito. Invece del solito resoconto semiserio su come è andata, sono stata colta da verve creativa e faccio parlare uno dei protagonisti della rivoluzione francese, forse il più famoso, Robespierre.

L’ho scritto come se fosse un suo discorso tenuto alla Convenzione Nazionale e dove però ogni tanto va sopra le righe e abbandona il suo stile compassato. =D In questo modo l’effetto comico può essere mantenuto. Per comporlo ho preso a prestito alcuni passaggi di un paio di suoi discorsi (perdonami, Maximilien)!
 
 

Ora però fate silenzio perché l’Incorruttibile è salito alla tribuna e sta per parlare…

 

Amici lettori, cittadini della blogosfera,

è con immenso orgoglio che posso testimoniarvi come, attraverso lo spirito di sacrificio, la mia pupilla sta conducendo in porto la sua nave nonostante i venti contrari, il mare in burrasca e il rischio di fare naufragio a ogni ondata e raffica. Tutta la questione sta proprio qui, nella nostra situazione straordinaria e nella disponibilità a tenere la barra dritta a dispetto di qualsiasi evento avverso, inclusa la capacità di interpretare i misteriosi meccanismi della macchina universitaria, che io sospetto essere uno strumento occulto della controrivoluzione e dei suoi poteri forti. Anziché agevolare il percorso di studi, infatti, il Gran Burocrate di corte agisce sempre in contrasto coi principi dell’eguaglianza e col rispetto per i diritti del popolo studentesco. (Primi timidi applausi)

Appelli agli esami (altresì detti gli innominabili, come io sono chiamato l’Incorruttibile), circolari e controcircolari di rettifica del rettore a ogni cambio di colore regionale, battaglie contro arcigni professori, corsi e soprattutto esami a distanza, programmi e bibliografie che mutavano continuamente, piattaforme che non funzionavano, questi sono soltanto alcuni esempi dei meandri in cui ci aggiriamo smarriti in questi temi grami. Mala tempora currunt, dicevano gli antichi che io prendo a modello. Vi sono persone che hanno distolto gli sguardi, rifiutandosi di accettare tale opaca realtà e rifugiandosi nella propria stanzetta e altre hanno manifestato disperazione e terrore… o meglio Terrore con la “t” maiuscola. (Mormorii molto preoccupati)

Io ho dimostrato ciò che era chiaro a tutto il mondo, che occorresse una volontà d’acciaio, e nervi altrettanto saldi, per poter arrivare all’obiettivo finale. Ebbene, cittadini patrioti, tale scopo si sta avvicinando, poiché il glorioso esame di Storia dell’Illuminismo e dell’Età delle Rivoluzioni, e in special modo sulla rivoluzione francese dove io e miei colleghi siamo protagonisti, è stato sostenuto con esito invero fausto il lunedì scorso. E ne resterà solo uno, come diceva il personaggio di un famoso film di cui mi sfugge il titolo… no, non ho l’Alzheimer e non devo prendere la pastiglietta di colore arancione… il titolo ce l’ho qui sulla punta della lingua… mumble mumble…

Ma andiamo con ordine, miei buoni patrioti, principiando dall’ottimo esame di Storia delle Dottrine Politiche di cui è stato narrato qui con dovizia di particolari. Dopo tale evento la mia pupilla si è rimboccata le maniche per cercare di capire se e quando avesse potuto sostenere l’esame che le stava a cuore, e incaponendosi a volerlo dare entro la fine dell’anno nel timore della scadenza di programmi e affini. Infatti non si capisce mai una mazza di come funzionano queste cose, e si ha sempre paura di rimanere come “quel della mascherpa” secondo il noto proverbio milanese.

Sì, perché ormai avete intuito, o sapete per esperienza, che la maggior parte del tempo di un discente viene speso non per studiare immersi nelle pagine dei libri, o consultare la rete in cerca di utili informazioni, ma per sforzarsi di interpretare i responsi dell’arcano, o sventare le insidie della burocrazia universitaria, fattasi ancora più feroce e implacabile in tempi pandemici.

Già nel mese di luglio, o Termidoro secondo il nostro nuovo calendario rivoluzionario di agevole utilizzo, ella aveva scritto a un professore consigliato da più parti, sia per chiedere lumi – e tale termine è quanto mai appropriato – in merito all’esame sia per una proposta sull’eventuale tesi. Il docente in questione però era giunto alla meta tanto sospirata della pensione – “beato lui!” ha appena esclamato la mia protetta – e quindi non sapeva dare soverchie indicazioni. (Lunghe discussioni in aula sull’età pensionabile con estrazione di tabelle inps e complicati calcoli in merito, fino a quando Robespierre non si spazientisce, chiede silenzio e riprende a parlare)

La mia beniamina ha comunque acquistato i libri per l’esame perché, mal che andava, le interessava leggerli e avrebbe avuto poco tempo in caso di responso favorevole, e ha ricevuto tutta la mia approvazione dato che sulla copertina di “In nome del popolo sovrano” di Timothy Tackett c’è la mia effige. Non poteva essere altrimenti visto che il suo affetto per me le ha permesso di inserirmi a pieno titolo nel suo romanzo “I Serpenti e la Fenice” dove ne combino più che bertoldo.

Una volta ottenuta l’approvazione sulla bibliografia, era quasi a metà dell’opera, e si è iscritta prontamente all’appello del 30 novembre, risultando la prima in ordine progressivo. Voi direte: “Ma che me ne cale?” e io vi dirò: “Sbagliato!” (alza il tono di voce di un’ottava e molti deputati sussultano) Da lì in poi si è gettata sui libri seguendo la sua scaletta di stampo militaresco, volesse il cielo che le nostre armate rivoluzionarie fossero così bene organizzate e disciplinate! La rivoluzione sarebbe ormai esportata in tutta Europa, e i principi di libertà, uguaglianza, fraternità si sarebbero impressi nelle dure cervici senza alcun bisogno di azionare la “louisette” in ogni momento. Non sapete che cos’è la “louisette”? Andatevi a cercare il termine su Google, non devo sempre fornirvi la pappa pronta, e che diamine! (Silenzio intimorito, occhi bassi)

Il giorno è arrivato e tutto è stato placido come un mare finalmente in bonaccia: trasporto senza ritardi all’aula di via Festa del Perdono, finalmente in presenza e non sotto forma di ologramma; appello puntuale con soltanto quattro studenti per Storia dell’Illuminismo, e un esercito di altri per Storia Moderna; esame da parte del professore – un esperto in materia – con domande sulle giornate rivoluzionarie del 5-6 ottobre, sulla Costituzione Civile del Clero, la chiesa gallicana e il papa e un momento di défaillance mnemonica che è riuscita però a recuperare. 

 
Il professore ha proposto un 27, cosa che la mia pupilla ha accettato immediatamente. A mio parere l’esame meritava un 28 pieno, ma già l’anno scorso ella è arrivata a un punto di non ritorno, ed è disponibile anche ad accettare un miserando18 pur di passare. Anche se i successi addormentano le anime deboli, ma stimolano le anime forti, si arriva a un punto in cui se ne ha pieni i … ehm, volevo dire che si arriva a un punto di estrema saturazione, e non si vede l’ora di terminare.  Mi sono quindi trattenuto dall’intervenire e sono passato oltre senza azionare la mia “louisette” portatile, pieno di benevolenza e magnanimità nei confronti del genere umano.

A la guerra comme à la guerre, eccellenti cittadini! Ormai questo è il nostro motto. Ci restano ancora abbastanza pericoli per assorbire tutto il nostro zelo, tuttavia. Il prossimo e ultimo esame di Storia dell’Arte Medievale da 6 crediti si profila davanti a noi il 10 gennaio del nuovo anno. E c’è davanti a noi un’impresa non meno importante e più difficile: quella di sventare con costante energia gli intrighi incessanti della sorte, di superare gli ultimi ostacoli burocratici e di far trionfare i principi sui quali deve fondarsi la prosperità e la felicità definitive, ovvero la preparazione della tesi di laurea. (Vivi applausi)

Come potete immaginare, la mia pupilla ha già preso contatto con il professore, ha concordato con lui l’argomento e sta raccogliendo il materiale. Concludo con l’auspicio che l’anno prossimo ella si possa fregiare del titolo di dottoressa in Storia. (Applausi scroscianti, ovazioni)

Ah, ecco, mi sono ricordato il titolo del film, trattasi di “Highlander – L’ultimo immortale” e qui potete vedere il trailer dove viene pronunciata la famosa frase. Buona visione, e la prossima volta non voglio sentire volare una mosca. Capito?!

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Bene, l’Incorruttibile ha concluso, spero vi sia piaciuto il post e soprattutto siate felici con me per l’esito di questo penultimo esame. 🙂 

Cristina M. Cavaliere