Bentornati!

Spero che le vostre vacanze siano state rigeneranti, quest’anno ho fatto un tour in Francia nella zona della Provenza-Camargue, e un’altra settimana in Trentino presso dei parenti.

Ne ho approfittato per fare delle belle passeggiate in zone che non avevo mai visitato, tra cui l’Alto Adige. Vorrei “presentarvi” un piccolo gioiello nel comune di Nova Ponente, cioè l’antica chiesa di Sant’Elena. È una chiesa cattolica sussidiaria della parrocchia dei Santi Udalrico e Volfango e da parte della diocesi di Bolzano-Bressanone. Fondata nel XII secolo, conserva un ciclo di affreschi di epoca gotica tra i più importanti della scuola bolzanina.

I paesaggi che la circondano sono silenziosi e pressoché privi di presenze, e sicuramente non soffrono di “overtourism”! 

Tutt’al più si incontra qualche mucca al pascolo, o degli alpinisti che ti salutano cortesemente…

… e si scorgono in distanza piccoli paesi incastonati tra le montagne.

Non mancano simboli di natura religiosa, come i crocifissi che sono caratteristici di queste zone alpine. Dopo circa un’ora di cammino, si arriva finalmente alla chiesetta di Sant’Elena.

L’esterno

L’edificio in sé è documentato a partire dal 1318, ma la sua fondazione è collocabile probabilmente già nel XII secolo; dal 1166 apparteneva all’abbazia agostiniana di Santa Maria in Augia, poi caduta in rovina nel corso del XV secolo.

A inizio Quattrocento la chiesa venne riccamente affrescata: con tutta probabilità l’opera decorativa fu commissionata dalla famiglia nobile dei Niederthor. Quattrocentesco è anche il campanile, che nel secolo successivo venne dotato delle attuali monofore, mentre le precedenti bifore poste più in basso vennero murate. Nel corso dell’Ottocento venne aggiunto il protiro.

Secondo una leggenda la chiesa sorgerebbe sopra una scala d’argento; l’origine di questa storia sarebbe da ricollegare all’attività mineraria che in passato aveva interessato l’area.

L’interno

La parte più spettacolare è senza dubbio l’interno. Pur essendo così piccola, la chiesa è quasi completamente decorata da preziosi affreschi gotici, dipinti da mani diverse; gli autori sono ignoti.

Eccovi qualche esempio: qui accanto, Sant’Elena mentre regge la croce ancora sporca di sangue, vestita con un abito viola che richiama la sua penitenza.

Fu madre dell’imperatore Costantino, e la sua storia è collegata agli scavi per la ricerca della Vera Croce sul monte Golgota. La chiesa è a lei dedicata.

In un altro affresco, che potete vedere sotto a sinistra, c’è un san Cristoforo che guada un fiume ricco di pesci e porta sulle spalle il Bambino Gesù. Il nome Cristoforo infatti significa, in greco, “(colui che) porta Cristo”. La leggenda parla di un gigante collerico, che faceva il traghettatore su un fiume.

Una notte gli si presentò un bimbo per farsi portare al di là del fiume; ma lo avvertì che Reprobus (questo era il nome dell’uomo prima del battesimo, secondo alcune versioni), anche se grande e robusto, si sarebbe piegato sotto il suo peso di quell’esile creatura. Il gigante si mise a ridere e caricò il bambino in spalla. Tuttavia, questi sembrava pesare sempre di più a ogni passo. Il gigante sembrava essere sopraffatto, ma alla fine, stremato, riuscì a raggiungere l’altra riva. Al traghettatore il bambino avrebbe rivelato di essere il Cristo, rivelandogli inoltre che aveva portato sulle sue spalle il peso del Re del mondo. L’uomo si fece battezzare con il nome di Cristoforo, poi si recò in Licia a predicare e qui subì il martirio.

Non manca San Sebastiano, secondo la tradizione un militare romano vissuto ai tempi dell’imperatore Diocleziano, martire per aver sostenuto la fede cristiana. Fu condannato a essere legato a un palo e giustiziato con frecce. Tuttavia, non morì subito, e venne curato amorevolmente da una donna di nome Irene. Nel secondo supplizio fu flagellato a morte.

Tra gli affreschi interni, i meglio conservati sono quelli della volta della navata: il fondale blu profondo richiama il firmamento, ed è diviso in quattro riquadri, ciascuno contenente uno degli Evangelisti, con i relativi simboli del tetramorfo che sorreggono cartigli coi nomi.

Gli evangelisti sono seduti a uno scrittoio ricco di dettagli, e sono colti nell’atto di compilare i Vangeli, da ciascuno dei quali è tratta una scena chiave della storia di Cristo raffigurata a fianco. Qui sopra, per esempio, c’è Giovanni il cui simbolo è l’aquila.

L’intradosso dell’arco santo è decorato da sei riquadri che riportano la storia della creazione così come descritta nella Genesi, quattro dedicati alla creazione del mondo, e gli altri due alla creazione dell’uomo: sono rappresentati la nascita di Eva dal fianco di Adamo e il loro matrimonio, con Dio che li unisce con la dextrarum iunctio; conclude il ciclo un settimo riquadro con Dio assiso sul trono circondato da angeli.

Nel catino absidale campeggia una grande immagine di Cristo benedicente racchiuso in una mandorla, circondato dai simboli degli evangelisti. Sotto al catino, sfilano i dodici apostoli capeggiati da Pietro. Questo affresco è in parte perduto a causa della successiva apertura delle finestre!

***

Terminata la visita alla chiesa, ci siamo sedute nel gasthof nei pressi e, siccome il corpo richiede nutrimento tanto quanto lo spirito, mi sono concessa la Kaiserschmarrn, traducibile con “la crêpe dell’imperatore”.

Si tratta di un piatto gigantesco, davvero imperiale, e uno dei più famosi dessert austriaci, diffuso in tutta l’area dell’ex Impero austro-ungarico come anche nella Baviera. Viene cosparsa di zucchero a velo e servita con confettura di ribes o di mirtilli oppure salsa di mele. Nel mio caso c’era una salsa di mirtilli.

Eccovi la ricetta, se volete cimentarvi. Buon appetito e alla prossima!

Ingredienti per 4 persone

  • 5 uova
  • 50 grammi di zucchero
  • 250 grammi di farina “00” passata nel setaccio
  • ¼ litro di latte
  • 1 pizzico di sale
  • 1 manciata di uva passa
  • 80 grammi di burro
  • zucchero a velo
  • confettura di mirtilli rossi

 

Cristina M. Cavaliere