Decolliamo nuovamente con la seconda parte dell’articolo scritto da Clementina sulla vita davvero eccezionale di Amelia Earhart! Se avete perso la prima parte sulla sua infanzia difficile, sulla passione per il volo e sui suoi esordi, potete trovarla qui.

***

Come suggerivo nella prima parte di questo articolo, Amelia Earhart è una donna assolutamente moderna e inquieta in cerca della propria strada. Modernità e inquietudine sono i due assi portanti, quelli che meglio di tutti gli altri connotano la sua personalità, aiutano a comprendere le sue scelte, la sua esistenza e il contesto nel quale vive. Dopo essersi sperimentata in diversi ambiti professionali, decide di seguire il suo sogno, avventurandosi nel mondo dell’aviazione. 

 

L’America degli anni ’20, rappresenta lo scenario ideale per soddisfare queste sue necessità, chiaramente a fronte di un carattere forte, estremamente determinato – molto probabilmente, in una società più tradizionale tutto questo non le sarebbe stato possibile – ed è in questo contesto che muove i primi passi.

Gli Stati Uniti stanno vivendo un momento politico-sociale straordinario. Stiamo parlando del paese in assoluto più ricco al mondo, ma anche del più giovane, del più moderno. A differenza di Germania, Francia, Inghilterra, Russia e tutti gli altri stati del Vecchio Continente, che dopo il 1918 si trovano dinanzi a un costo salatissimo in perdite economiche – infrastrutture urbane, impianti ferroviari e aeroportuali parzialmente o completamente distrutti – e in vite umane, l’America registra danni minimi: le case sono ancora intatte; gli americani tornati dal fronte trovano un futuro tutto nuovo da inventare, nuovi macchinari, nuove e più efficienti industrie, nuovi prodotti destinati alle masse.

 

Sono i cosiddetti “anni ruggenti”, quelli del jazz, del proibizionismo, durante i quali l’incremento dei consumi è talmente veloce e intenso che i consumatori iniziano a rivolgersi agli istituti bancari che concedono prestiti a profusione. La fotografia che potete vedere qui accanto, con una strada di Los Angeles negli anni ’20, mostra bene le atmosfere dell’epoca. Ma il 1929, con il “crollo di Wall Street” e l’avvio della Grande Depressione è ancora lontano.

Trascorrono gli anni, e cresce anche l’esperienza di questa ragazza che, nel 1928, dopo aver accompagnato il pilota Wilmer Stultz e il co-pilota Louis Gordon nel corso della trasvolata sull’Atlantico, della durata di venti ore e quaranta minuti e avvenuta a un anno di distanza dalla stessa impresa di Lindbergh, diventa una star.

Possiede un fisico sottile, porta i capelli corti, arruffati. È esattamente l’antitesi delle tante icone femminili che negli anni a venire riempiranno i fumetti, eppure quando indossa i pantaloni larghi da pilota, il giubbotto in pelle e il piccolo foulard al collo riesce a incantare chiunque. Non ha nemmeno completato gli studi richiesti per diventare aviatore, e tanti la contestano anche per questo. Ma è temeraria e concepisce il volo come qualcosa da affrontare affidandosi unicamente all’istinto naturale, perché è un’eroina romantica.

Per tutte queste ragioni viene coinvolta in una brillante campagna promozionale mirata al lancio di numerosi prodotti di consumo che prenderanno il suo nome. È così che diventa la testimonial di una linea di bagagli da viaggio, di una di abbigliamento femminile, una di tipo sportivo, ma anche delle sigarette Lucky Strike. Tiene una serie di conferenze e pubblica un libro in cui racconta i particolari del volo transoceanico. In poco tempo conquista il cuore di tutta l’America.

A capo di quell’efficace battage pubblicitario c’è un certo George Putnam, titolare di un’importante casa editrice newyorkese, il quale già l’anno precedente aveva curato la pubblicazione del successo editoriale che ha toccato le 650mila copie vendute in meno di un anno, ovvero il racconto autobiografico “Noi”, di Charles Lindbergh, e che ora sta cercando l’equivalente femminile del grande aviatore in tutti i circoli di volo degli Stati Uniti. 

Putnam è un autentico magnate dell’informazione, un uomo molto potente, molto colto e con un curriculum di tutto rispetto, grazie al quale si rivela anche un esperto esploratore. Sebbene gli affari gli vadano a gonfie vele, in questo frangente la sua vita privata è poco serena.

È ancora sposato con Dorothy Binney – figlia dell’inventore e comproprietario della Binney&Smith Inc., l’azienda dei famosi pastelli Crayola – ma sta attraversando una fase sentimentale difficile: la moglie ha da poco intrapreso una relazione extra coniugale con un uomo di 19 anni più giovane e il loro matrimonio, nonostante la presenza di due figli, è sull’orlo del collasso.

Quando vede entrare nel suo ufficio la Earhart, ne rimane folgorato: decide che costei sarà la sua “Lady Lindy”, l’alter ego femminile di Lindberg. Presto il nuovo soprannome di Amelia sarà questo. I due iniziano a frequentarsi sempre più assiduamente. Condividono molti interessi, hanno molte affinità in comune, si piacciono reciprocamente. Ottenuto il divorzio dalla prima moglie, nel 1929, Putnam propone alla nuova partner il matrimonio, ma riceve un secco rifiuto. Amelia – ragionando con la consapevolezza di una donna assolutamente moderna – non vuole che quel vincolo intralci il suo modo di vivere, soprattutto ora che ha finalmente trovato la via che le permette di cogliere le tanto agognate opportunità: il volo.

A partire da questo momento la “regina dei cieli” si muove contemporaneamente su più fronti: entra insieme al collega Lindbergh nelle file dei pionieri dell’aviazione a rappresentare l’immagine istituzionale della più grande compagnia aerea degli Stati Uniti, la TAT (futura TWA), nella quale investe anche sostanziose risorse, è altresì attiva con altre importanti società aeree che stanno mettendo a punto un sistema di collegamento tra le principali metropoli americane, riesce a conquistare il terzo posto in una competizione aerea femminile e – ciliegina sulla torta – redige per la rivista “Cosmopolitan” una serie di articoli nei quali sfrutta la propria popolarità per parlare dei diritti delle donne. Proprio così, e le sue parole fanno breccia nei cuori e nelle menti delle tantissime lettrici americane, perché, nonostante in quegli anni vi siano altre signore che iniziano a entrare nella cabina di pilotaggio, nessuna diventerà mai famosa quanto lei.

Amelia è una fuoriclasse, possiede “una marcia in più” rispetto a tutte le altre; anche agli occhi del movimento femminista i suoi gesti appaiono semplicemente pioneristici: è una che azzarda, che lancia il cuore “oltre la siepe”, e per questa ragione il movimento la rincorre, e la rincorrerà sempre. Allo stesso tempo, lei guarda al movimento femminista con enorme curiosità e si lascia coinvolgere dalle sue iniziative: tra le due parti si innesca un circolo virtuoso che induce al miglioramento reciproco.

Ancora in questo periodo, l’aviatrice entra in contatto con il vice presidente in carica della Lundington Line, compagnia aerea che sta organizzando le tratte da e per Philadelphia, New York e Washington, Eugene Vidal (padre dello scrittore e drammaturgo Gore Vidal). Da subito accorda a quest’uomo la massima fiducia e investe 30mila dollari nel suo ambizioso progetto, diventando a sua volta vice presidente dell’azienda.

 

Clementina Daniela Sanguanini

 

BIBLIOGRAFIA

  • Amelia Earhart, Wikipedia
  • Amelia Earhart, l’aviatrice, Il tempo e la storia, Michela Guberti, ed. ERI
  • John Burke, Winged Legend: The Story of Amelia Earhart, New York, Ballantine Books

 

ICONOGRAFIA

  • Amelia Earhart a bordo del suo aereo
  • Los Angeles negli anni ’20
  • Amelia Earthart e il suo aereo Lockheed
  • Amelia Earhart e George Putnam
  • Amelia Earhart con le mappe delle Hawaii