È giunto il momento di proporvi un nuovo quadro nell’ambito della galleria di opere che porterei con me nell’eventualità di un isolamento forzato o volontario. L’ultima opera di cui vi ho parlato è “Strada di Parigi in un giorno di pioggia” (“Rue de Paris, temps de pluie”) del pittore Gustave Caillebotte nel 1877, un’affascinante tela che rivela molto sia della società del tempo sia della nuova architettura parigina (qui il link per recuperare l’articolo).
Oggi cambiamo risolutamente stile pittorico e provenienza, e ci occupiamo di un pittore lituano. Ebbi la fortuna di conoscerlo tramite una rassegna a Palazzo Reale nel lontano 2010-2011, e me ne innamorai immediatamente. Ve lo presento brevemente, perché Mikalojus Konstantinas Čiurlionis non era soltanto un pittore, ma anche un musicista e lo dimostra compiutamente anche nelle sue opere. C’è di più. Nei suoi lavori traspaiono anche qualità di mistico e veggente, che egli espresse attraverso simboli. La mostra, infatti, s’intitolava Čiurlionis. Un viaggio esoterico 1875-1911.
Breve biografia… in tutti i sensi
Eccolo qui. La frase “Muore giovane chi è caro agli dei” è un antico adagio, attribuito al poeta greco Menandro (ed espresso anche nella locuzione latina “Quem di diligunt adulescens moritur”). Utilizzato per cercare conforto o dare un senso alla morte prematura, ben si riferisce a questo artista straordinario e multiforme.
Čiurlionis ebbe una vita breve (1875-1911), nella quale dedicò pochi anni all’arte (dal 1903 al 1909). Dalla Lituania, dove nacque, si era trasferito a Varsavia nel 1894 per studiare musica e poi, nel 1901, visse a Lipsia per un solo anno, per conseguire al Conservatorio il diploma di composizione.
Tornato a Varsavia, nel 1903 si iscrisse a una scuola di disegno e nel 1904 alla Scuola di Belle Arti. Scoprì i maestri del passato ed ebbe modo di approfondire la conoscenza della pittura simbolista nel 1906, in un altro viaggio. Tutte tappe fondamentali per la comprensione della sua arte: musica, disegno, simbolismo formano un tutt’uno.
Tornava però spesso alla casa paterna, a Druskininkai, dove aveva trascorso un’infanzia povera ma felice. Lì aveva imparato a suonare il pianoforte dall’età di cinque anni, passione che condivideva con numerosi fratelli e sorelle. Ascoltava anche le leggende e le fiabe lituane narrate dalla madre. Anche quando infuriava la tempesta, Mikalojus si avventurava ugualmente all’aperto, incurante del vento e dei fulmini. La foresta lo aiutava a meditare, gli alberi erano per lui come dei fratelli.
Come già avete capito, questo giovane uomo era dotato di una sensibilità speciale, che trasportava verso l’alto, che tendeva alla verticalità. Molte testimonianze lo ricordano come un essere dotato di limpida forza interiore, un artista che sembrava irradiare la luce intorno a sé. Le sue opere non sempre furono capite dai critici dell’epoca, come accade a moltissimi innovatori che precorrono i tempi, e di questa incomprensione egli patì molto.
Rientrato in patria da San Pietroburgo, nel 1910 cominciò a dare segni di squilibrio mentale. Fu curato in una clinica psichiatrica, ed era appena guarito quando contrasse una polmonite e morì, il 28 marzo 1911, ad appena trentacinque anni.
“Angelo” (“Preludio dell’angelo”), 1909
Ho fatto molta fatica a scegliere l’opera, perché avrei voluto presentarvele tutte! Se desiderate avere altri esempi della sua arte, come la stupenda serie di tele sulla Creazione del mondo, o il Ciclo dello Zodiaco, potete accedere alla pagina Wikipedia (qui il link). Vi segnalo anche il sito ufficiale https://ciurlionis.eu/.
Alla fine ho scelto “Angelo” (“Preludio dell’angelo”), una tempera su carta del 1909, 50×53,7 cm, proveniente dal Museo Nazionale d’Arte M.K. Čiurlionis di Kaunas, dove è evidente l’approccio unico di questo artista al simbolismo. Prima di commentare l’opera, è bene ribadire che tra Ottocento e Novecento vi era stato il germogliare di numerosi correnti più o meno iniziatiche, da quella di Shuré a quella di Annie Besant per la teosofia, a quella dell’antroposofia di Rudolf Steiner.
L’opera ritrae un angelo con grandi ali colorate seduto su un picco roccioso, circondato da architettura snelle e leggere, ponti o scale. L’angelo protagonista del dipinto non ha una fisionomia ben delineata, ma fissa qualcosa davanti a sé; ha lunghi capelli castani. La struttura rocciosa su cui si è posato è disseminata di fiori rossi e gialli, che sembrano avvolgerla a spirale, e alla sua base vi sono degli arbusti color oro. Altra formazione sinuosa è la nebbia che sale dal terreno, nascondendo in parte gli arbusti e i fiori.
Sulle strutture architettoniche, che sembrano quasi sospese, camminano degli angeli dai mantelli colorati. In lontananza si intravedono un lago e una catena di montagne. Una schiera di nuvole viaggia nell’aria, in senso inverso a quello del tragitto degli angeli sui ponti, e la loro forma allungata le fa assomigliare a delle comete.
Alcuni critici hanno avanzato l’ipotesi che si tratti di una raffigurazione del viaggio dell’anima verso la perfezione e il Paradiso. Il titolo “Preludio” si riferisce all’inizio di un viaggio che conduce a un progresso o a uno scopo.
La palette è dominata da colori delicati, e suggerisce la visione di un paesaggio di tipo ultraterreno, con le tinte del tramonto.
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Spero di avervi incuriositi per portarvi ad approfondire questo artista poco conosciuto da noi. Anche il prossimo quadro di questa carrellata sarà una sorpresa!
Cristina M. Cavaliere
Fonte testo: Čiurlionis. Un viaggio esoterico 1875-1911 – edizioni Mazzotta




Questo preludio è molto bello, in effetti lo vedo anch’io come un viaggio dell’anima, non conoscevo questo pittore, grazie Cristina per farci conoscere questi artisti.
Sono opere davvero affascinanti, che fanno risuonare corde profonde dell’anima. Questo artista è molto originale, unisce grande sensibilità artistica e spirituale. Grazie a te del commento, Giulia!
Avevo già visto alcune sue opere (non questa però) su un volume dedicato al Simbolismo.
Questa tela nello specifico ha un cromatismo molto rassicurante, l’immagine stessa evoca serenità. Non sembra un’opera che esprima un demone interiore, semmai prova a dare forma a un sogno in cui voler sperare.
Sì, è vero, ottima analisi della tela, Ariano. Ce n’è un’altra sul Paradiso, altrettanto bella, infatti ero indecisa su quale scegliere.