Si tratta di una mostra fotografica di Federico Patellani, che racconta un periodo fondamentale dell’Italia del Novecento: la fine della Seconda Guerra Mondiale, il voto concesso alle donne, il referendum Monarchia-Repubblica e l’elezione dei rappresentanti all’Assemblea Costituente.
Sul manifesto della mostra, l’iconica fotografia di una giovane e sorridente donna che spunta dalla prima pagina del Corriere della Sera, dove campeggia il titolo “E’ nata la Repubblica Italiana” a testimonianza del risultato del referendum. Si tratta di una foto celeberrima, al pari degli scatti di fotografi del calibro di Dorothea Lange o Walter Rosenblum. La stessa rivista su cui fu pubblicata, Tempo, ricalcava Life, prestigioso magazine statunitense.
Federico Patellani (1911-1977) è stato un fotografo e regista italiano, fotoreporter di guerra e caposcuola del fotogiornalismo in Italia e considerato uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo, esponente della fotografia neorealista. Il suo fondo, di circa 600.000 scatti, è curato dal Museo Nazionale della Fotografia per volontà del figlio.
In occasione del fervore pre-elettorale del 1946, egli realizza numerosi scatti nelle città dove si alternano i comizi da parte di esponenti dei partiti che sostengono le ragioni del voto per la Monarchia o per la Repubblica, e che si candidano per entrare a far parte dell’Assemblea Costituente.
Esegue scatti soprattutto a Milano, che potete vedere in mostra, con passanti e futuri elettori intenti a leggere con interesse i manifesti di propaganda che tappezzano i muri. Sempre a Milano, i fronti opposti si danno battaglia a colpi di slogan, come “Liberateci dal nodo sabaudo” da una parte, e “Viva il Re” dall’altra. Uno degli argomenti più utilizzati dai monarchici è che senza la Monarchia il paese sarebbe precipitato nel caos, mentre la controparte insiste sulle responsabilità di Vittorio Emanuele III nell’avere assecondato il fascismo, che aveva trascinato il paese nella Seconda Guerra Mondiale.
Per me che sono nata a Milano, tra le immagini più commoventi ci sono quelle realizzate nel cosiddetto “Villaggio Svizzero” nel quartiere Baggio, anche perché ho a lungo abitato in quella zona, composto da casette in legno prefabbricato. Nato nel 1946 e donato dalla Confederazione Elvetica attraverso il “Dono Svizzero per le vittime di guerra”, era stato costruito per ospitare le famiglie milanesi rimaste senza tetto a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e rimase attivo per circa 15 anni. Proprio in quella zona, sono rimasti infatti i toponimi che richiamano la Svizzera, come via Basilea, via Zurigo, via Berna. Sembra incredibile a dirsi, ma proprio là – ora un quartiere elegante e ben servito, con appartamenti dai prezzi stellari – c’era tanta campagna e delle casette molto simili alle baracche dove vivevano i braccianti americani afflitti dalla Grande Depressione del 1929.
Tra le fotografie realizzate a Milano da Federico Patellani, ci sono scorci che mostrano le macerie dei bombardamenti, o edifici danneggiati dagli stessi, o trenini speciali sempre per raccogliere le macerie. La città era stata una delle più colpite dai bombardamenti degli Alleati, per paralizzare il suo imponente apparato industriale, distruggere i nodi logistici nevralgici quali i collegamenti ferroviari e fiaccare il morale della popolazione civile.
Del resto, l’Italia intera esce devastata da tutti i punti di vista, economico, sociale e morale. Ci sono lunghe file di persone davanti ai negozi, che fanno la spesa di prodotti alimentari a prezzi calmierati, o che si affollano al mercato nero, a Milano situato in porta Genova.
Ritornando al fervore pre-elettorale, nelle maggiori piazze di Milano parlano i vari candidati all’Assemblea Costituente. Il 19 maggio 1946 in piazza Castello Achille Grandi, candidato democristiano, tiene un comizio a favore della Repubblica. Ci sono moltissime donne, chiamate per la prima volta a votare, e che esibiscono un fiore bianco all’occhiello, a testimonianza della loro appartenenza politica.
In piazza del Cannone, il 26 maggio 1946, si tiene invece uno dei comizi della campagna elettorale dei monarchici, molto partecipato nonostante la pioggia. Al termine del comizio, alcuni sostenitori si spostano in piazza Duomo con le loro bandiere, che sventolano sotto il monumento equestre di Vittorio Emanuele II.
Il 2 giugno 1946, gli italiano si recano alle urne. Il tempo è bello e l’affluenza altissima: l’89,1%. La Repubblica vince sulla Monarchia con il 54,3% dei voti e uno scarto di circa due milioni di voti.
Nei giorni successivi ai risultati elettorali, Patellani viene invitato dalla redazione del settimanale Tempo, per cui lavora, a realizzare un’immagine per la copertina dell’edizione 22. Patellani non nasconde di essere monarchico, e aveva scattato una fotografia della famiglia reale nei giardini del Quirinale. Evidentemente i tempi non erano così polarizzati come ora, dove è tutto bianco o tutto nero, sei con me o contro di me, e contava solo la professionalità e il livello artistico.
Nasce così a famosa fotografia della ragazza della copertina, scelta da una serie di provini.
Alla mostra, aperta fino al 5 luglio, c’è anche una video-installazione molto interessante, che mette a confronto pellicole d’epoca, tra cui quelle dell’Istituto Luce, con le fotografie di Patellani.
Vale la pena di andare a visitare la mostra, non solo per chi, come me, è nato negli anni Sessanta, e quindi può rivedere una Milano che non esiste più. È indirizzata a chi vuole capire che cosa comportò per gli italiani una guerra così devastante dopo vent’anni di dittatura fascista e quanta fatica ci volle per costruire una partecipazione democratica, e dare accesso al voto delle donne.
Cristina M. Cavaliere
FONTE IMMAGINI:
- Manifesto della mostra da Museo Nazionale della Fotografia Contemporanea: https://munaf.it/
- Autoritratto di Federico Patellani, 1946: Wikipedia




Ciao Cry, bellissimo post. Grazie. Peccato non essere lì…
Ciao Vanda, mi sarebbe piaciuto postare anche delle foto sue, ma ho sempre paura per la questione dei diritti. La mostra è molto interessante, tra l’altro davano in dono un volumetto dal titolo “Milano 1946. Donne, referendum, costituzione” con fotografie di Patellani e altri artisti, corredate da contributi dei miei professori dell’Università degli Studi di Milano!
Mi sono imbattuta proprio il 2 giugno in un post su Instagram che racconta la storia di quella foto e anche chi si nasconda dietro quel bellissimo iconico volto. Si trattava di Anna Iberti, nel 1946 aveva 24 anni ed era impiegata nel quotidiano Avanti!
Fidanzata con un collega amico di Patellani, lui la notò e chiese di potergli fare da modella. Dopo tantissimi scatti, Patellani ebbe l’idea di fare il foro al quotidiano e farla spuntare proprio dal buco nella prima pagina.
Poi Anna Iberti scompare dalla Storia, non parlò praticamente a nessuno di quella foto (che probabilmente diventò iconica solo anni più tardi). È morta nel 1997.
Ciao Luana, sì, infatti l’identità della giovane donna ritratta è stata scoperta soltanto in tempi recenti. Ho trovato bello il fatto che le siano stati restituiti nome e cognome. Anche altre foto sono emozionanti, ci sono luoghi milanesi che erano aperta campagna e ora sono densamente costruiti.
Bellissimo post Cristina, questa mostra ha il potere di ricordare il passato e quello che comportò il fascismo e la guerra, nonché la fatica enorme di ricostruire il paese anche grazie alle donne. Purtroppo le nuove generazioni troppo distratte dai social non lo sanno, ma proprio per questo è importante non smettere mai di parlarne.
Vedere queste fotografie è incredibile, Giulia, in fondo sono passati pochissimi decenni e quante cose sono cambiate. Mi sono immedesimata in queste donne che si recavano a votare per la prima volta, sicuramente molte si saranno sentite inadeguate e avranno chiesto consigli di voto ai mariti o ai parenti maschi. La Svizzera fu l’ultimo paese in Europa a concedere il diritto di voto alle donne nel 1971, fu necessaria una modifica costituzionale.