Carissimi,

da un po’ non vi parlo del mio nuovo percorso universitario per il conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Storiche, non per cattiva volontà, ma perché come al solito si sta rivelando tortuoso. In questi lunghi anni di studi, tra pandemia ed esami online, lavoro e libri, difficoltà e malattie, ho avuto sempre l’impressione che in università si è costretti a preoccuparsi più delle questioni burocratiche che non a studiare.

Ma andiamo con ordine per non perdere la bussola.

La prima tappa: il Placement Test

Nell’estate dell’anno scorso avevo inoltrato regolare domanda di ammissione per l’iscrizione a Scienze Storiche, e lì ho avuto la prima sorpresa. Mi hanno risposto che, innanzitutto, avrei dovuto sostenere il Placement Test per stabilire il mio livello d’inglese. L’avevo infatti dato anni prima per il percorso triennale, ma dopo qualche tempo tale certificazione scade, come gli yoghurt al supermercato.

Mi sono dunque iscritta per dare l’esame in presenza a giugno, e togliermelo dai piedi subito. Il caldo era a dir poco allucinante, e ho arrancato dalla fermata della nuova metropolitana linea blu lungo un viale alberato fino alla sede dell’esame, che si trova dalle parti del Politecnico.

Già sapevo che è un esame difficile: si tratta di rispondere, a computer, a un quantitativo impressionante di domande, suddivise in Use of English e Listening, nel giro di un’ora. Il livello va da B1 a C2. Se rispondi correttamente alle domande, il software adatta la difficoltà, aumentandola. Per avere un’idea del format, cliccate qui.

Nel primo blocco di Use of English ci sono dei brevi dialoghi scritti tra due persone, e una domanda. La risposta va scelta tra quattro opzioni, solo una delle quali è giusta. Nella stessa sezione, ci sono due testi con dei “gap”, in cui devi inserire tu una parola.

Poi ci sono i Listening, che puoi ascoltare solo due volte. Sono sempre brevi scambi tra due persone, sugli argomenti più svariati, e anche lì devi scegliere la risposta tra quattro opzioni. Il problema è che, man mano che diventano più difficili, hai l’impressione che siano tutte giuste!! Da una parte sei contento, perché significa che hai risposto bene alle precedenti, dall’altra comincia a fumarti il cervello.

Alla conclusione del test, puoi già vedere i risultati, e qual è il tuo livello d’inglese, e perfino la percentuale di correttezza.

Prima di accedere all’aula, ho chiacchierato con due giovani studentesse, che a loro volta dovevano sostenere l’esame, e non avevano idea di come si svolgesse; quindi ho dato loro qualche consiglio da studentessa attempata, e spero saggia. Una di loro era iscritta a Fisica Teorica, una materia che nemmeno immaginavo esistesse, e la cosa ha suscitato la mia immensa ammirazione.

Il test è andato molto bene, anche se ogni volta sembra che non finisca più! Poi arrivo sempre al limite con il tempo, non sono una di quelle che “consegna il compito” tra le prime e se ne va. Mi sono attestata a un livello C1, con una correttezza nelle risposte attorno all’8285%, e incredibilmente ho fatto meglio il Listening che per me per è la parte più ostica.

 

La seconda tappa: la Commissione

Non era finita, perché ho ricevuto una seconda mail che mi invitava a un colloquio. Infatti a settembre avrei dovuto presentarmi davanti alla commissione per il riconoscimento dei crediti su quattro esami dati per corsi singoli (speravo di continuare allegramente a studiare e a dare esami per corsi singoli, ma il limite massimo è di quattro e stop, altrimenti tu risparmi sulla retta, e ovviamente all’università non sta bene).

Mi sono iscritta a una data, e nel giorno prestabilito, portando con me tutte le pezze d’appoggio, mi sono palesata nell’auletta stile mansarda, che già conoscevo. Un ambiente molto cosy, come dicono gli anglosassoni.

Il gruppo era composto da quattro docenti e lì ho avuto un altro momento di sbandamento: mi hanno detto che due esami non c’erano più nel nuovo Manifesto degli studi 2025/2026 e, udite udite, forse non potevano essere accreditati:

  • Intellectual and Cultural History (in inglese, tra l’altro)
  • Storia della Chiesa e dei Movimenti Ereticali.

Ho fatto presente che non avevo dato questi esami sul pianeta Marte, ma proprio presso l’università, un anno addietro e non quando Berta filava, e traendoli da Scienze Storiche e non dal curriculum di Vattelapesca. Insomma, non mi sono proprio espressa in questi termini, ma ho comunque sottolineato con forza che erano esami tratti da un loro Manifesto ben preciso. Se non me li avessero riconosciuti, avrei rinunciato a iscrivermi per una questione di principio. 

Per fortuna nella commissione c’era la docente che mi aveva esaminato su Intellectual and Cultural History e, ricordatole il voto che avevo preso (30 e lode), ha ribadito ai colleghi che ben pochi prendono un voto del genere. Quindi, dopo un lungo conciliabolo, me l’hanno riconosciuto, come pure Storia della Chiesa e dei Movimenti Ereticali.

Sono uscita dall’aula sbuffando: è sempre una faticaccia interagire con il Castello di Kafka, come lo chiamo.

La terza tappa: la sospirata iscrizione

Superati questi ostacoli, mi sono finalmente iscritta a Scienze Storiche nel fatidico settembre 2025. Ecco, dunque, il mio piano di studio, di non facile composizione perché tutti i conti (leggi: crediti) devono quadrare alla perfezione, con indirizzo Storia Moderna:

Nel frattempo, ho frequentato due corsi e un laboratorio, e dato gli esami aumentando il mio “portafoglio” con altri crediti. Degli esami nel piano, mi mancano da dare:

  • Storia dei Cristianesimi Orientali (6 crediti)
  • Storia del Libro e dei Sistemi Editoriali (9 crediti)
  • Religioni del Mondo Classico (6 crediti)
  • Storia dell’Europa Orientale (6 crediti)
  • più frequentare un laboratorio (3 crediti)

e quindi c’è ancora un anno di studio davanti a me. Ci sarà poi la scrittura della tesi, per la quale ho preso accordi con un professore.

La quarta tappa: “stendiamo un velo pietoso”

L’altra bella “novità” è che non mi hanno riconosciuto l’attività professionale come sostitutiva per il secondo laboratorio, essendo retribuita, a differenza di quanto era avvenuto con la triennale.

La cosa è stata deliberata a marzo dello scorso anno, come si sono premurati di informarmi sia la segreteria sia il dipartimento.

Quindi occorre: frequentare un laboratorio di propria scelta oppure frequentare uno stage NON retribuito. Ora, si fanno tanti proclami sui ragazzi e sul loro sfruttamento tramite stage gratuiti, e poi si arriva a queste decisioni la cui ratio mi sfugge completamente.

Avrei altre cose da dirvi, ma sono delicate e in divenire, e quindi non le metterò nero su bianco. Mi limiterò a dirvi che riguardano SEMPRE questioni burocratiche e di codici esami che il Ministero della Pubblica Istruzione ha cambiato lo scorso anno.

Riassumendo, l’informatica e la burocrazia, alleandosi, provocano queste situazioni a dir poco surreali, cui si aggiunge la rigidità delle persone preposte a gestire il tutto.

Ora mi riposo e poi a settembre frequenterò il corso Storia del Libro e dei Sistemi Editoriali, che mi interessa assai: i libri sono il mio mondo, oltre che un grande amore. Speriamo soltanto di non perdere l’orientamento strada facendo!

 

Cristina M. Cavaliere

 

FONTE IMMAGINI: Pixabay