Carissimi, come state?
Si ricomincia con le attività lavorative nel mese di settembre, per metà estivo e per metà autunnale, e anche il blog Il Manoscritto del Cavaliere riprende con le pubblicazioni.
Le mie vacanze quest’anno sono andate molto bene, caldo tropicale a parte, il che penso che abbia afflitto un po’ tutti.
Sono andata una settimana a Pesaro: si tratta di una località sul mare, dove ero già stata, sempre nel mese di agosto, tre anni fa. Purtroppo, avevo visto poco o nulla, in quanto ero stata afflitta da un attacco di cervicalgia con i fiocchi. Riuscivo soltanto a stare nella mia camera d’albergo, o tra quattro pareti che non fossero troppo distanziate, sdraiata sulla spiaggia o facendo il bagno nell’acqua marina che, nonostante il moto ondulatorio, non mi dava fastidio! Pensate che persino fissare le ruote delle biciclette – che a Pesaro sono molto numerose, dato che tutti o quasi vanno sulle due ruote – mi causava una tale nausea che chiudevo gli occhi. Ero andata persino al Pronto Soccorso, ma non avevano trovato nulla di preoccupante.
Quest’anno mi sono rifatta alla grande, e ho abbinato sessioni di sole e mare non troppo prolungate ad attività culturali, visitando anche Urbino o Ancona. Pesaro è una città deliziosa e agile da visitare, e riserva molte scoperte. Vorrei parlarvi di una di queste meraviglie: i mosaici della cattedrale di santa Maria Assunta.
Una sorpresa… sotto i piedi
Quando qualcosa ti capita senza che tu vada appositamente a cercarlo, il piacere e la gioia raddoppiano. Ero andata nella cattedrale di Pesaro per partecipare alla funzione liturgica del sabato sera. Avanzo per sedermi nella navata di sinistra, e vedo delle grandi porzioni vetrate e illuminate. Non appena raggiungo la sedia da me scelta, sbarro gli occhi: sotto di me si stende un tappeto di mosaici con figure – mostri, personaggi mitologici, uccelli, fiori, frutta, scritte in latino, intrecci – di grandi dimensioni, pienamente illuminate.
In pratica ho passato quasi tutta la messa cercando di orientare la testa per guardare le figure di qua e di là, a testimonianza che le mie vertebre cervicali funzionavano pienamente. Sono poi tornata di gran carriera in un secondo momento per visitare bene la cattedrale, in assenza di funzioni religiose, ammirare e fotografare gli splendidi mosaici.
Qui avete un’idea di come sono collocati i mosaici grazie anche alla fotografia dei miei piedi!
Un po’ di storia
Vi propongo qui di seguito una breve “biografia” del luogo, per contestualizzare e apprezzarlo meglio. La basilica paleocristiana fu fondata nel corso del V secolo d.C. e fece parte nel reticolato urbano romano. Il nome della città era infatti Pisaurum.
Essa era stata edificata a pochi metri dalle mura urbiche, che difendevano il lato mare; infatti, oltre le mura si trovava subito il mare, a differenza di quanto accade oggi dove il centro storico è piuttosto distante. Tra il IV e V secolo, con la diffusione del cristianesimo cominciarono a essere edificate basiliche e chiese nell’Impero. L’istituzione della diocesi favorì la costruzione della cattedrale, dato che la diocesi stessa era sottoposta a un vescovo che aveva la cattedra presso la chiesa.
La chiesa era dedicata a san Terenzio, militare romano morto martirizzato e patrono della città. Ecco qui San Terenzio dipinto da Giovanni Bellini, parte della gigantesca Pala Pesaro (1471), che potete ammirare nel Museo Civico.
Nel Medioevo, il mare continuò ad allontanarsi dalla città per giungere alla posizione attuale, a circa 500 metri. La facciata della chiesa è in mattoni di cotto a vista e ha due leoni stilofori, testimonianza di epoca romanica, ed è stata piuttosto rimaneggiata già nel 1282-1312. L’interno ha una pianta a croce latina ed è di stile neoclassico; nelle cappelle, vi sono opere d’arte di pittori locali, affreschi, reliquie e oggetti liturgici… ma, senza nulla togliere al resto, il vero pezzo forte sono i mosaici!
I mosaici policromi
I mosaici sono di due ordini, superiore e inferiore, e si estendono per oltre 800 mq a ricoprire l’intera superficie della chiesa, e a me hanno ricordato moltissimo quelli della cattedrale di Otranto. L’impianto originario presenta, per la navata principale, l’impostazione a croce centrale. Fu realizzato presumibilmente nei primi anni della seconda metà del VI secolo d.C.
All’interno dei diciannove pannelli di forma quadrata e rettangolare, vi sono animali dal significato teologico, come colombe, cervi, pavoni, o riferimenti a Cristo come pesci e grappoli d’uva. Vi sono anche bestiari medievali, come Lamie, la Sirena con la coda doppia, il Centauro, il Tritone pescatore. C’è persino una nave che evoca un episodio del ciclo troiano, cioè il rapimento di Elena.
Ecco alcuni esempi. Premetto che le mie foto non rendono assolutamente il loro splendore, e vi consiglio anzi di ammirare un video YouTube (qui il link) che fa rivivere in digitale la cattedrale.
Da sinistra a destra: Un uccello acquatico (simile a un airone o una gru) si china vicino a una pianta stilizzata. Nell’altra immagine, il pavimento è suddiviso in uno schema a ottagoni e losanghe che formano una fitta maglia decorativa. All’interno dei medaglioni ottagonali compaiono raffigurazioni stilizzate di animali, in particolare uccelli (come pernici o volatili acquatici) e pesci, alternati a motivi geometrici.
Da sinistra a destra: Il tondo mostra due làmie che si fronteggiano. Sono disegnate come uccelli con teste umane protette da un elmo. Nella mitologia greca, le làmie erano spettri o mostri femminili notturni, spesso descritti con tratti animaleschi, ritenuti rapitori di bambini o vampiri dediti a sedurre i giovani per nutrirsi del loro sangue. Ai lati del cerchio si vedono un felino (a sinistra) e un leone con un collare (a destra). Nell’altra immagine, è visibile un dettaglio dove il felino maculato (forse un ghepardo stilizzato) azzanna un erbivoro.
Da sinistra a destra: una sirena bicaudata (con due code di pesce) è inserita all’interno di un medaglione decorato. Nel Medioevo cristiano, la sirena bicaudata diventa il simbolo per antonomasia della tentazione, del peccato carnale e della lussuria, avendo doppia natura di donna e animale. Nell’altra immagine, due pavoni speculari bevono da un kantharos (un vaso antico) da cui si diramano tralci di vite, un simbolo paleocristiano di immortalità e rinascita spirituale.
Insomma, un’emozione davvero molto forte, oltre che gioia per questa macchina del tempo musiva assolutamente inaspettata.
Un tocco di mondanità
Concludo con la foto di un matrimonio avvenuto proprio nella cattedrale di Pesaro, e un veicolo parcheggiato davanti, simbolo di potenza e lusso. Abbiamo visto una folla di invitati assai elegantemente vestiti che attendevano l’uscita degli sposi per festeggiarli e lanciare loro coriandoli bianchi. Dopodiché gli sposi sarebbero saliti sulla Ferrari nera, facendo udire agli astanti il caratteristico rombo del motore. A testimonianza del fatto che faceva molto caldo, anche gli uomini maneggiavano dei ventagli, oggetto di gran moda quest’anno.
Un binomio – tra un passato di arte e fede e un presente di “alta società”, quasi il set di un film – che ha costituito un’altra graditissima sorpresa!
Mi piacerebbe scrivere altri articoli su Pesaro, e non è detto che non lo faccia. A Pesaro, infatti – città della cultura 2024 – ci sono la casa-museo di Rossini, il Palazzo Mosca con le collezioni, il Museo Diocesano, e naturalmente il mare che, per noi cittadini, è sempre un gran “belvedere”.
Cristina M. Cavaliere
Fonti testo: Opuscolo “I Mosaici della Cattedrale di Pesaro in nuova luce”




Non sono mai stato a Pesaro ma in passato ho visitato diverse altre località marchigiane, e ho potuto appurare che è vera la cosa che si dice in giro che le Marche sono una regione ingiustamente sottovalutata sul piano turistico. Sul mare ho apprezzato l’atmosfera famigliare di San Benedetto e Porto Recanati, nonché l’aria più mondana e “di elite” di Senigallia. Per i luoghi d’arte una bellissima giornata a Urbino e una mattinata nel centro storico di Ascoli Piceno.
Bentornata dalle vacanze 😉
Chiunque sia stato nelle Marche le elogia, sia per il paesaggio che per la cultura, e anche il lato gastronomico non guasta! Le persone sono molto amabili, di una gentilezza non falsa.
Grazie per il bentornato, ci vediamo presto sul tuo blog. 😉
Pensa che sono stata in vacanza qualche giorno a Fano quindi a due passi da Pesaro e ho pensato che sarebbe stato bello visitarla, ma il caldo mi ha fatto desistere, ho fatto un salto a Senigallia dove c’è la famosa rotonda sul mare ed era l’unico punto in cui si godeva un bel freschetto. In effetti le Marche sono una bella regione. Altra città bellissima è Ascoli con la sua magnifica piazza di marmo, veramente un gioiello. Comunque se vado a Pesaro vado a visitare subito la cattedrale.
Ciao, Giulia! Purtroppo il caldo è stato impietoso e impediva di fare le cose più semplici. Noi abbiamo visitato molto, tutto sommato, ma grazie a un enorme sforzo di volontà e muniti di bottigliette o borracce d’acqua, e ventagli. Ricordo in particolare due momenti topici: la casa-museo Rossini dove non c’erano né aria condizionata di ventilatori, oltretutto è una casa d’epoca quindi piuttosto piccola, e soprattutto la salita fino alla chiesa di san Ciriaco ad Ancona, sotto un sole a picco e con 40 gradi. Temevo ci venisse un colpo di calore, per quanto abbiamo sudato, anzi grondato! Ascoli la metto in nota per la prossima volta, come tu hai messo in nota Pesaro. 😉
Amo le Marche in modo particolare, è una regione che mi infonde serenità e familiarità, come se ci abitassi io stessa. Ci torno qualche volta, a Recanati sono stata due volte, ho visto un paio di anni fa una cittadina che ho amato particolarmente, Senigallia, in estate e durante quell’evento carino che è la rievocazione degli anni ’50.
Poi amo molto Urbino, mi affascina non poco. E nelle Marche mi è capitato di vincere un premio teatrale in provincia di Ancona.
Pesaro non è una città che conosco, ma questo tuo post me ne ha fatto venire il desiderio.
Ciao, Luz! Le Marche sono bellissime, ma poco valorizzate a livello pubblicitario. Pesaro soffre della “concorrenza” di Urbino, che è più conosciuta, ma è un piccolo gioiello e riserva tantissime sorprese. Una è stata quella dei mosaici. Anche delle mie amiche, che hanno viaggiato spesso, non hanno mai sentito parlare di questi mosaici e, come con te, ho fatto venir loro la voglia di visitare la città. A presto!