“Ha mai pensato di tenere un Master in Editoria, qui in università?” “Chi, io?” Tale scambio è avvenuto tra la professoressa di Storia del Libro e dei Sistemi Editoriali, corso che sto seguendo alla Statale, e la sottoscritta. Occorre però chiarire l’antefatto che ha portato a questo scambio. Per farlo, devo risalire alla notte dei tempi…
Che cosa faccio dopo il liceo linguistico?
Terminata la scuola superiore, ero in dubbio se proseguire gli studi. Mio padre sognava che studiassi Medicina e diventassi dottoressa. Sarei stata quantomeno patetica in questo ruolo, perché non sopporto di vedere le persone che stanno male e mi sento impotente se non riesco a intervenire.
La strada alternativa sarebbe stata laurearmi in Lingue, ma sapevo che all’università ci si prepara più che altro su materie letterarie, e non volevo nemmeno diventare traduttrice simultanea.
La terza opzione era conseguire una laurea in Lettere, ma temevo che lo sbocco sarebbe stato l’insegnamento, e a me non piace insegnare. Chi mi conosce – poco o tanto – si stupisce di questa affermazione, e ribatte con frasi di questo genere: “Ma sei così brava e appassionata quando spieghi le cose!” “Sul serio? Non lo avrei mai detto.” “Pensavo addirittura che tu fossi una docente.”
Insegnare è una vocazione
Il punto è che non volevo trovarmi davanti a una classe svogliata o problematica, come spesso accade a scuola. Non ho pazienza con gruppi di bambini o ragazzini chiassosi e maleducati, e avrei rischiato di fare la fine del maestro nel quadro che vedete qui sopra, Il Giro del Mondo (Le Tour du Monde), un’opera del pittore francese André-Henri Dargelas, realizzata intorno al 1860, e appartenente alla pittura aneddotica o di costume. Nel dipinto, un maestro, assentatosi per qualche tempo, trova la sua classe impegnata in un’allegra baraonda: un bambino è salito addirittura sul globo e, reggendosi alla fune, sta facendo il “giro del mondo”, da qui il titolo del quadro. I compagni partecipano oppure osservano, mentre fogli, penne e calamai sono sparpagliati sul pavimento.
In alternativa, mi sarei trasformata in una versione femminile di Erode. Con quello che succede a scuola di questi tempi, probabilmente ci andrei con l’elmetto in testa, per affrontare ragazzini che ti prendono di mira con cerbottane, o ti accoltellano, o genitori furibondi perché hai dato un brutto voto al geniale pargolo, e ti aspettano all’uscita per suonartele.
Però mi piace insegnare ad adulti motivati, cosa che, di recente, mi capita spesso.
«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»
Torniamo all’ambiente universitario. Nel corso di una lezione, la professoressa ci aveva spiegato i ruoli all’interno di una casa editrice di varia. Al termine, mi sono avvicinata e ho chiesto timidamente se potesse interessare una breve spiegazione sulla figura dell’editor nel campo della scolastica in lingue moderne, specialmente ai miei giovani colleghi per la loro futura professione (io invece ho un unico obiettivo: andare in pensione). Lei si è subito illuminata e ha detto di sì, certamente.
Le ho scritto poi una mail, chiedendo se potevo preparare qualche slide in PowerPoint e quanto tempo avevo per l’intervento. Mi ha risposto che le slide andavano benissimo, che avrei avuto una ventina di minuti, e che avrei potuto tenere la lezione il 16 ottobre, venerdì.
Non mi restava che mettermi all’opera, ma non sapevo come impostare la “lezione” e non volevo rischiare di annoiare: già vedevo i miei colleghi con le palpebre semiabbassate, o in preda agli sbadigli o, più probabilmente, intenti a cliccare sullo smartphone. Vero è che l’intervento sarebbe durato soltanto una ventina di minuti, ma venti minuti possono essere lunghi come anni, se l’esposizione è soporifera.
Allora mi è venuto in mente un post che avevo scritto per il blog Anima di Carta di Maria Teresa Steri (qui e qui i due link alle puntate sul suo blog, dove parlavo della figura dell’editor in scolastica in maniera scherzosa). Addirittura, facendo una ricerca mirata sul web, vengono fuori proprio quei due articoli! Avevo conservato il materiale scritto per lei all’epoca e ho pensato di usarlo come base per preparare le slide.
Tuttavia vi sono inseriti dei fotogrammi del cartone animato Alice nel Paese delle Meraviglie della Walt Disney, e non volevo rischiare di presentare in un luogo pubblico delle immagini coperte da diritti, vista la politica restrittiva della major. Ho pensato di servirmi delle illustrazioni di John Tenniel, uno dei primi disegnatori di Alice in Wonderland e quindi abbondantemente in pubblico dominio, e di abbinarle a dei piccoli esempi generici tratti dal web (una pagina corretta, un progetto grafico, un timone…) per rendere tutto ancora più gradevole.
Ho preparato le slide e poi ho mostrato il tutto al mio coach personale, mio figlio, per avere un suo parere, facendogli leggere anche le pagine dove avevo riportato il testo completo degli articoli. Lui ha detto che le slide andavano benissimo, ma mi ha raccomandato di volare basso quando spiegavo e non essere troppo tecnica o erudita.
Il giorno della fatidica lezione
Ho portato la chiavetta su cui avevo caricato tredici slide in versione PowerPoint e PDF, la professoressa ha caricato il PDF, abbiamo armeggiato un po’ e mi ha presentato ufficialmente. Fa davvero uno strano effetto essere seduta in cattedra, prendere la parola davanti a una serie di facce stupefatte – i miei colleghi/compagni dell’università, tutti giovani a parte una signora. Non appena ho iniziato a presentare il mio lavoro, tra l’altro, la stessa professoressa ha cominciato a farmi molte domande in quanto il mondo dell’editoria scolastica è davvero complesso, e sconosciuto ai più, e ci sono degli aspetti molto diversi, come per esempio la grafica, che è più simile a quella di una rivista che di un romanzo. Era molto incuriosita!
E qui ci sono alcune delle slide:
Nella pagina di apertura delle slide, Alice-editor è alle prese con una serie di animaletti.
Il Brucaliffo (esemplificazione del Ministro) incombe su Alice-editor ed emette misteriosi anelli di fumo (forse le circolari ministeriali).
Il misterioso gatto del Cheshire, o grafico, scruta Alice-editor dall’alto del suo ramo, chiedendosi che cosa voglia da lui la bambina.
La riunione editoriale di Alice-editor con tutti gli attori in campo, compreso il Bianconiglio e il Cappellaio Matto!
I giochi si fanno duri e la povera Alice viene travolta dalle carte…
Man mano che spiegavo, vedevo dei sorrisi aleggiare, e ogni tanto udivo delle vere e proprie risate. La stessa professoressa ogni tanto mi interrompeva, per chiedere di spiegare meglio agli studenti e alle studentesse cos’è per esempio un timone o che cosa sono le cianografiche, ma ogni tanto rideva anche lei di gusto alle mie battute.
Alla fine dell’esposizione, stavo per raccogliere le mie carte, recuperare la chiavetta e andarmene – memore dei venti minuti a disposizione – ma sono stata bloccata per un giro di domande, che sono state moltissime. Lì abbiamo scoperto che alcuni avevano già avuto a che fare con il mondo dell’editoria, tramite collaborazioni con case editrici e start-up.
Abbiamo toccato anche il tema dell’AI, che sta mettendo a repentaglio il lavoro di tutti, specialmente di traduttori, illustratori e speaker nelle sale di registrazioni. L’AI costituisce un punto di domanda per molte professioni e si sta evolvendo in maniera rapidissima.
Il tutto si è concluso tra gli applausi, molti ringraziamenti e dopo ben un’ora e un quarto! Una studentessa mi ha detto che la presentazione è stata bellissima e anche molto interessante; insomma, ero contenta di aver fornito degli spunti di riflessione e spero, appunto, di essere stata utile.
Alla fine, la professoressa mi ha rivolto la domanda iniziale di questo post: “Ha mai pensato di tenere un Master in Editoria, qui in università?” Non avrei potuto farlo prima perché non ero laureata, e forse occorre addirittura la Laurea Magistrale. Non ho cambiato neppure idea sul fatto di insegnare, ma potrei fare uno strappo per un consesso di adulti motivati, come è stato in questo caso.
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E voi insegnate o vi è capitato di insegnare, sia pure occasionalmente, e in quali ambiti?
Cristina M. Cavaliere




Cristina, a real Wonderland!!! And you are a brilliant Alice!! I know that!!!!