Radici di Frida Kahlo (1943)
Sprazzi carminio emergevano dal biancore delle brume che avvolgevano la campagna all’alba. Come le macchie della sua vergogna sul lenzuolo.
In una vecchia coperta aveva raccolto le sue poche cose: un coltello, un sacchetto che odorava di bosco e il libricino pieno di disegni e annotazioni. L’eredità di guaritrice di sua madre.
Era fuggita dal destino che la nuova moglie di suo padre aveva deciso per lei: un mercante di stoffe, rozzo e crudele che la bramava da quando era bambina.
«Le strapperò dalla testa le idee eretiche di sua madre» aveva promesso, mentre una mano scendeva molle lungo il collo e sfiorava i seni appena abbozzati.
Portò la mano allo zigomo tumefatto e poi si incamminò decisa verso il colore del bosco autunnale. Lo stesso carminio che si allargava sotto al corpo di suo marito, nella torre avvolta dalle fiamme alle sue spalle.
Susanna Albertini



