Una donna, con tutta probabilità la mamma, osserva la scena con aria un po’ preoccupata, mentre stende i panni.
Altri panni sono stesi sul balcone soprastante. Non c’erano regole condominiali che vietavano di far vedere panni o stendibiancheria in nome del “decoro urbano”!
Il Gerolamo era la marionetta più famosa della famiglia di marionettisti Colla, attivi tuttora, nota per la sua saggezza popolare e per il fatto che spesso prendeva in giro i potenti, cosa che essi non gradivano per nulla.
Ve ne ho parlato nel post “Carlo Colla e Figli: un mondo di marionette”, che potete trovare qui, dove menziono proprio una delle versioni del quadro di Angelo Inganni.
A proposito, il post ha vinto il premio Chaplin Award 2025 di Luana Petrucci, blogger titolare di “Io, la letteratura e Chaplin”! Trovate qui l’articolo sulla vincita.
All’esterno, appoggiato alla colonna, c’è un signore anziano visto di profilo e con una papalina in testa, che osserva l’animazione della piazza da una posizione sopraelevata sotto il portico dei Figini. C’è una grande contrapposizione tra il viavai delle persone – lavoratori, venditori o persone che passeggiano – e la sua immobilità. È il perfetto antenato ottocentesco dell’odierno “umarell” (un termine coniato dal bolognese Danilo Masotti ma perfettamente calato nella cultura lombarda), dallo sguardo vigile e giudicante, che oggi osserva gli cantieri con le mani dietro la schiena!
Oltre al nostro “umarell”, che ora si vede nella sua interezza, c’è una bancarella davanti a cui è seduta una vecchietta con il capo avvolto da un fazzoletto nero con fiori. Indossa uno scialle rosso e ha un grembiule a righe. Sul banco ci sono cesti colmi di frutta – ciliege, mele e pere – oltre a una bilancia a piatti per pesare la merce.
Vicino a lei c’è un venditore ambulante, con un cesto pieno di galline ancora vive. Sta porgendo alla donna un volatile morto, al che lei fa un gesto come per contare e contrattare.
Sulla sinistra c’è un uomo che fuma la pipa e li osserva. Ha con sé i ferri del suo mestiere, tra cui sono riconoscibili un’ascia e una grossa mazza. Nel contesto della Milano dell’epoca, l’insieme degli strumenti e il suo abbigliamento robusto e povero lo identificano quasi certamente come un boscaiolo o taglialegna (in milanese legnaröl), uno dei tanti lavoratori stagionali che scendevano dalle valli lombarde e bergamasche in città per vendere i propri servizi.
Già che ci siamo, porto la vostra attenzione sullo sfondo, oltre la scala del lampionaio, dove passa un’elegante carrozza tirata da cavalli, e con un impettito cocchiere abbigliato di rosso in casetta. Vi siede una dama vestita di chiaro, alle sue spalle sono appollaiati due valletti in livrea rossa. Un cagnolino sta abbaiando davanti alle zampe dei cavalli, con il rischio di essere travolto.
Lì accanto c’è una bancarella con gabbie per la vendita di uccellini e un’altra bancarella con stampe e incisioni. Un gruppo è intento a chiacchierare: è composto da due azzimati gentiluomini, due dame di cui una regge un parasole, l’altra un ventaglio, una bimba. I cani, per lo più randagi, abbondano nel quadro; infatti, ce ne sono due nei paraggi.
Sullo sfondo, all’imbocco nella parte nord di piazza del Duomo, dove oggi si trova corso Vittorio Emanuele II, si apre l’allora corsia del Duomo, pesantemente in ombra, affollata di persone, veicoli e animali.
Potrebbe essere un giovane garzone di una selleria o scuderia nelle vicinanze, incaricato di portare finimenti da consegnare o riparare; oppure potrebbe essere uno staffiere di una famiglia benestante.
Nella Milano dell’epoca esistevano anche giovani inservienti legati alle stalle pubbliche o agli alberghi, che avevano una sorta di uniforme, ma svolgevano mansioni pratiche legate ai cavalli.
Questa raffigurazione ci porta immediatamente a pensare a un’epoca dove il lavoro minorile era ampiamente sfruttato, come testimoniato dai romanzi di Charles Dickens nella sua Inghilterra (“Oliver Twist” e “David Copperfield”). Molti bambini venivano impiegati proprio per pulire l’interno dei camini, essendo piccoli e leggeri. Come potete immaginare, molti morivano da giovani proprio per il lavoro pericoloso e l’esistenza malsana che conducevano.
C’è l’immancabile cagnolino, che in questo caso sembrerebbe appartenere alla famiglia, a giudicare da molti particolari. Si tratta di un setter o spaniel (razza molto in voga tra la borghesia dell’epoca), sembra avere un collare ed è accanto alla famiglia. Anche l’animale pare fissare, intento, ciò che indica la bambina. C’è un contrasto tra questo cane molto curato e gli altri suoi simili che si aggirano, spelacchiati e affamati, alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Sullo sfondo a sinistra, passa un uomo spingendo un carretto. Quasi certamente è un arrotino (moleta in milanese), uno dei mestieri ambulanti più tipici della Milano ottocentesca. La ruota grande è la mola per affilare coltelli, forbici e altri utensili, azionata a pedale o a manovella. Gli arrotini giravano per le strade e le piazze offrendo il loro servizio, ed erano una presenza costante nella vita quotidiana urbana dell’epoca.
Sempre sul retro e accanto ai gradini del Duomo, due persone chiacchierano e un uomo deforme, con la gobba, si avvicina, probabilmente per mendicare.
Un passante si sporge dalla tela come per osservare il gruppo familiare, o forse di nuovo noi e il pittore.
E poi c’è una piccola parte di “lui”, il Duomo di Milano, che contribuisce alle numerose presenze in carne e ossa con le sue magnifiche statue.
Cristina M. Cavaliere




Che meraviglia, quello che mi fa sorridere è la presenza del “precursore” del moderno umarell appoggiato alla colonna
Sì, anche a me ha fatto molto ridere. Inizialmente ho pensato a un perdigiorno, poi osservandolo meglio ho visto che era un uomo anziano e con una papalina sulla testa. Quindi mi sono detta che sicuramente era un osservatore della metropoli, un “umarell” ottocentesco. 😁
Uno spaccato della società milanese dell’epoca raccolto in una veduta, un’opera d’arte e a suo modo quasi un documento storico.
Davvero molto bello questo quadro, a me è sempre piaciuto e mi sono divertita a esaminarlo nel dettaglio.