È giunto il momento di proporvi un nuovo quadro nell’ambito della galleria di opere da portare con me sull’isola deserta. L’ultima volta vi avevo presentato “Angelo” (“Preludio dell’angelo”) del pittore lituano Čiurlionis che avevate molto apprezzato, qui il link se volete rivederlo.
Stavolta vi propongo un quadro celeberrimo, che mi è molto caro perché la prima volta che lo vidi… costituiva il coperchio di un’enorme scatola di prodotti gastronomici natalizi! Io ero piccola e ricordo con stupore il coperchio con questa raffigurazione affascinante.
Quelli che appartengono alla mia generazione (1963), nata nei due decenni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, ricorderanno il periodo del boom economico. Mio papà lavorava alla Ercole Marelli come disegnatore tecnico e per Natale l’azienda regalava ai dipendenti cesti e scatole ricolmi di ogni prelibatezza.
Altri tempi, una Milano che non c’è più, esattamente come quella raffigurata nel quadro. Si tratta di “Veduta di Piazza del Duomo con il Coperto dei Figini”, un dipinto a olio di Angelo Inganni.
Il pittore Angelo Inganni
A Milano, Inganni è conosciuto per via della omonima fermata della metropolitana situata sulla linea M1 sul ramo per Bisceglie. Come spesso succede, di rado ci si domanda chi sono le persone cui vengono intitolate le strade!
Nato a Brescia il 24 novembre 1807 e morto a Gussago il 2 dicembre 1880, Inganni nel 1827 è chiamato alle armi – non dimentichiamo che all’epoca nel Nord Italia erano gli austriaci a comandare – svolge il servizio nel battaglione Cacciatori a Milano e nei momenti di libertà dipinge vedute con caserme. Fortuna vuole che venga notato dal maresciallo Radetzky che gli chiede un ritratto. Soddisfatto dell’opera, Radetzky lo dispensa dal servizio militare e procura perché sia iscritto all’Accademia di Brera, dove Angelo Inganni si forma sotto la guida di Giovanni Migliara e di Francesco Hayez.
Le committenze gli arrivano dalla nobiltà e dalla borghesia del Lombardo Veneto, ma anche da Vienna. I suoi panorami raffigurano vedute di cittadine lombarde, e popolani, rappresentati nelle loro occupazioni quotidiane. Questo modo di dipingere la realtà cittadina è in chiara antitesi con il mondo rigido del neoclassicismo e prelude al Romanticismo.
Potete osservare il suo stile nel soprastante dipinto del laghetto di San Marco, ora coperto, opera del 1835, e anche nella tela “Contadino che accende una candela con un tizzone” del 1850, attualmente presso le Gallerie d’Italia in piazza della Scala.
“Veduta di Piazza del Duomo con il Coperto dei Figini” (versione del 1839)
Le versioni documentate del dipinto di Angelo Inganni raffigurante Piazza Duomo con il Coperto dei Figini sono almeno quattro, realizzate tra il 1838 e il 1853.
1. 1838 – Versione originale (Palazzo Morando / Museo di Milano): commissionata dal cavaliere A. Uboldo ed esposta alla Regia Accademia di Belle Arti di Milano, riscosse un enorme successo.
2. 1839 – Replica per l’imperatore d’Austria: l’imperatore Ferdinando I fece commissionare una “Veduta di Piazza del Duomo di Milano”, variazione di quella del 1837–1838, destinata al Museo di arte moderna di Vienna. (Oggi identificata come la versione alla Galleria del Belvedere di Vienna.) Si tratta della versione che ho scelto.
3. 1842 – Versione per l’arciduca Ranieri: un’altra versione dell’opera venne realizzata per l’arciduca Ranieri, viceré del Lombardo-Veneto. Questa è la versione conservata oggi presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano (e un esemplare è segnalato anche a Palazzo Litta).
4. 1853 – Replica per Napoleone III: una replica di più vaste dimensioni venne offerta dall’autore nel 1853 a Napoleone III, che la destinò al Louvre. Questa è anche quella menzionata dall’Enciclopedia Bresciana come “Il Duomo di Milano dal portico dei Figini”.
Le versioni differiscono per dettagli e persone ritratte al posto di altre. Ecco il mio quadro del cuore, la versione del 1839.
Angelo Inganni dipinge la piazza Duomo prima delle grandi ristrutturazioni di fine XIX secolo. Il dipinto raffigura una scena di vita quotidiana, animata da un brulicare di persone di ogni ceto sociale e con i segni distintivi della propria professione. Transitano carretti spinti a mano, avanzano eleganti carrozze, si aggirano cani, stazionano bancarelle. Gli abiti marcano chiaramente la differenza di status e ceto. Tipico del vedutismo romantico di Inganni è l’uso della luce, che spesso proviene da angolazioni studiate per evidenziare i dettagli architettonici e creare un’atmosfera suggestiva.
Anche dal punto di vista architettonico, quest’angolo di piazza Duomo colpisce per la sua diversità rispetto a oggi. Per esempio, il portico che si vede sulla sinistra non esiste più. Si tratta del Coperto dei Figini, un palazzo rinascimentale costruito tra il 1467 e il 1472 da Guiniforte Solari, un ingegnere della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, su commissione di Pietro Figino. Il Coperto dei Figini venne abbattuto nel 1864, quando l’area venne ristrutturata per l’ampliamento della piazza e per la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II.
Come potete vedere, il quadro è talmente ricco di dettagli che ho deciso di riservare l’analisi, sezione per sezione, in un altro post. Appuntamento al prossimo sabato per esaminarlo insieme, e poi ricomporlo!
Cristina M. Cavaliere




Molto interessante questo dipinto, sarebbe bello oggi avere una di quelle scatole di biscotti, ma tu ce l’hai ancora?
Ci aggiorniamo il prossimo sabato
Purtroppo no, Giulia, si trattava di uno scatolone di quando ero piccola piccola. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora! 😉 Domani pubblico la seconda parte con i dettagli, rimarrai davvero sorpresa per la quantità di persone e di mestieri che vi vengono raffigurati.
Ogni volta che mi imbatto in un pittore raffinatissimo di cui però non conosco il nome, mi chiedo come sia possibile che tanto talento resti sconosciuto ai più. Bellissimi.
Anch’io, facendo delle ricerche per delle serate di arte a tema che sto tenendo, scopro dei quadri davvero deliziosi. A domani con la parte dei dettagli!
Lo conoscevo perché a suo tempo comprai un volume della Giunti sulla pittura italiana del XIX secolo e ovviamente questo quadro era presente tra le opere presentate ai lettori. Uno stile molto raffinato che però illustra con realismo anche le fasce sociali più povere, davvero una bellissima tela.
A Milano è ovviamente molto famoso, a me ha sempre colpito per il realismo e anche la cura nel raffigurare tutte le persone, a qualsiasi ceto sociale appartenessero. Ce n’è una versione a Palazzo Morando a Milano, un museo dedicato al costume e alla moda, dove ci sono molti quadri ottocenteschi che testimoniano di come fossero diversi, quasi irriconoscibili, molti quartieri della città. Più che altro c’era tanta campagna dove ora ci sono costruzioni e palazzi.