Continuiamo con la seconda parte del nostro viaggio a Sirmione, nel tempo e nello spazio, in compagnia di Clementina. Qui la prima parte!

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Procediamo dunque con la nostra immaginaria esplorazione delle altre aree di questo suggestivo borgo

Al centro storico di Sirmione, borgo di origine medievale, si accede unicamente attraverso il ponte levatoio del Castello Scaligero, una Rocca di epoca Scaligera eretta intorno alla metà del XIII secolo, probabilmente sui resti di una fortificazione romana. La sua realizzazione fu ordinata dal Podestà di Verona Leonardino della Scala, condottiero ghibellino, più noto come Mastino I della Scala.

Nella foto sopra, ingresso al borgo di Sirmione – Credit: Ivan 63 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=51516350

 

Quello di Sirmione, tra l’altro, è uno fra i più completi e meglio conservati castelli d’Italia. Le mura e le tre massicce torri maggiori sono caratterizzate dalle merlature a coda di rondine e dietro questi tre torrioni emerge l’imponente mastio sotto al quale si trovavano le celle che un tempo erano destinate ai prigionieri. Una volta entrati nel portico del castello ci si trova dinanzi a una scala che conduce ad un ulteriore ponte levatoio. Da qui, tramite una lunga rampa, si possono raggiungere i camminamenti di ronda delle mura, dai quali si può apprezzare la darsena, che sul finire del XII secolo rappresentava il luogo di rifugio della flotta Scaligera.

Ma la particolarità di questa fortezza è di essere costeggiata su tre lati dal lago di Garda e ciò ne accresce ulteriormente il fascino.

Nella foto qui accanto, potete osservare le merlature a coda di rondine, tipiche dell’architettura scaligera (fonte: Wikipedia – Autore: Zairon).

Ed ora entriamo nel vivo della storia di Sirmione, che fu teatro di crudeli e sanguinose vicende, e lo facciamo proprio a partire dall’insediamento di Mastino I della Scala. Seguitemi! 

Nell’anno del Signore 1262, morto Ezzelino da Romano potentissimo tiranno, il popolo di Verona, riacquistò il dominio della città, creando suo Podestà Mastino della Scala, fratello di Alberto.

Così narrano gli Annales Veronenses di Paride da Cerea (sec. XIII) e, precisamente nel 262 Mastino venne eletto Potestà di Verona, nel momento in cui Ezzelino III da Romano uscì di scena. Qui accanto, immagine dello stemma scaligero alla Rocca di Sirmione (fonte: Wikipedia).

Sulle origini dei Della Scala le informazioni sono molto confuse: c’è chi sostiene che discendessero dai nobili Scalemburg, chi li ritiene discendenti di un certo Jacopo Fico, costruttore di scale, e chi li vuol far discendere da una famiglia di mercanti di lana, divenuti in seguito vassalli. Quel che è certo è che le notizie sul casato acquistano rilevanza con l’ingresso nella scena politica veronese di Mastino. 

Di Mastino non è nota la data di nascita, ma si sa con precisione che morì assassinato nei pressi delle Case Mazzanti, di proprietà Scaligera, nell’ottobre del 1277. Qui accanto, immagine della lapide dedicata a Mastino I della Scala a Verona (fonte: Wikipedia).

Proclamato Podestà e Capitano della Casa dei Mercanti, egli non si definì mai Signore, ma Protettore di Verona, cui cercò di assicurare un clima di pace e prosperità aprendo le porte ai fuoriusciti e stringendo relazioni amichevoli con gli Estensi e la guelfa Mantova.

Per assicurarsi il potere in quel contesto di gran fermento e instabilità sociale e religiosa, inizialmente cercò l’appoggio sia del Clero, che della corporazione dei mercanti. Tuttavia, il controllo del territorio veronese, così come delle aree limitrofe a Trento, continuava ad allettare la bramosia di molti attori di quella scena politica e chi già poteva vantare dei vantaggi su quei terreni, difficilmente avrebbe accettato di dividerli con altri. 

In questo quadro politico e sociale, Corradino di Svevia, Duca di Svevia e figlio dell’imperatore Corrado IV, nel 1267 dopo aver placato gli animi dei feudatari germanici presso i quali non godeva di grande stima, varcò le Alpi e giunse alle porte di Verona, intenzionato a ridestare la fazione imperiale. Nell’immagine, Corradino di Svevia quattordicenne durante
una battuta di falconeria, dal Codex Manesse, fol. 7r (fonte: Wikipedia).

Ma se Mastino e gli ambasciatori di numerose città venete, lombarde e toscane accoglievano festosamente il nuovo alleato, la Chiesa di Roma, guidata da Papa Clemente IV, guardava alla discesa del Duca di Svevia in Verona come ad una sfrontata e temibile minaccia

Papa Clemente IV, infatti, non perse tempo e lanciò una scomunica su Corradino di Svevia e su tutti i ghibellini (coloro che si schieravano contro il papato) che lo avevano appoggiato: Mastino in testa!

 … to be continued

 

 

Clementina Daniela Sanguanini

 BIBLIOGRAFIA:

  1. M. Varanini, “Gli Scaligeri 1277-1387”, Milano, Arnoldo Mondadori Editore.
  2. Hancock e R. Buval – “Il talismano, Le città sacre e la fede segreta”, Il Corbaccio.
  3. Viach – “Il Cataro”, Edizioni il Punto di Incontro.