Cari amici,

continuiamo il nostro percorso alla scoperta, o riscoperta, dell’importantissima Basilica di S. Ambrogio a Milano, guidati da Clementina. Come anticipato, sarà un viaggio in più parti, essendo il luogo molto ricco dal punto di vista architettonico, culturale e religioso. Se avete perso il primo articolo, lo potete trovare qui. Proseguiamo innanzitutto nella storia del suo fondatore, S. Ambrogio.

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Nella foto sopra: Il complesso architettonico della basilica di sant’Ambrogio vista dall’antistante piazza sant’Ambrogio (Fonte: Wikipedia).

Nel 375, a distanza di un anno da quando Ambrogio viene nominato vescovo, ha inizio il regno di Graziano (375-383), il quale si spende in numerosi provvedimenti finalizzati a ridimensionare i privilegi e i culti dei pagani, ma senza mai decretare la fine del paganesimo. Qui accanto, potete vedere un solido con l’effige di Graziano (Fonte: Wikipedia).

Contestualmente alle frontiere dell’impero premono i Goti. Lo scontro con i Goti si risolve in una carneficina, la battaglia di Adrianopoli, avvenuta nel 378, un vero disastro. L’immagine di Graziano va appannandosi e crescono intorno a lui voci di dissenso. 

Dopo la disfatta di Adrianopoli, Graziano nomina augusto di oriente Teodosio, un generale spagnolo.

In questo contesto, nel quale il paganesimo sta riprendendo piede, Ambrogio difende il diritto dei senatori cristiani di non essere contaminati dai riti pagani durante l’esercizio delle loro funzioni. Diciamo pure che Ambrogio in questa circostanza comincia a togliersi qualche sassolino scomodo dalle scarpe e, infatti, la natura della disputa, che diventa ogni giorno più accesa, gira intorno alla questione del contributo pubblico ai sacerdozi pagani in contrapposizione all’assenza di sussidi pubblici alle monache cristiane.

Arriviamo al 380, anno in cui Teodosio riceve l’investitura di imperatore e, con l’editto di Tessalonica, proclama il cristianesimo religione ufficiale dell’Impero Romano. Ma l’editto appena promulgato nascondeva il pericolo di uno sfruttamento politico della Chiesa da parte del potere imperiale. Di tutto questo il vescovo milanese se ne rende subito conto e, conseguentemente passa sulle difensive, meditando un attacco, che, come vedrete, si rivelerà clamoroso.

Sempre in quegli anni, a Milano il potere si trasferisce nelle mani di Valentiniano II e di sua madre Giustina, seguace dell’arianesimo. Qui accanto, potete vedere una statua dell’imperatore Valentiniano II (Fonte: Wikipedia).

Nel 384 giunge in città un vescovo eretico, Mercurino Aussenzio, che trova un’ottima accoglienza a corte e che ridà slancio alla comunità ariana della città. Giustina convince l’imperatore a concedere a Mercurino una basilica per la celebrazione dei suoi riti pagani.

Ma Ambrogio si oppone fermamente e difende con rigore ed energia la comunità ortodossa e la sua basilica dalle pressioni imperiali sollecitate dalle correnti ariane. Barricato nella basilica, con i fedeli, egli resiste alle intimidazioni imperiali: non vuole sottoporre la Chiesa allo stato. 

Grazie alle sue straordinarie capacità oratorie, nonché politiche, e alle sue idee innovative (stravolge addirittura il rito celebrativo della messa, che prenderà il nome di rito ambrosiano), riesce a spostare l’opinione pubblica dalla sua parte. Arrivati a questo punto, l’arianesimo a Milano è destinato ad entrare in crisi, e il suo unico punto di forza, Giustina, perde progressivamente potere.

Ora, però, ad Ambrogio rimane da “sistemare” la relazione con l’imperatore, e non sarà certo una “cosuccia” da poco! Il rapporto tra Ambrogio e Teodosio, infatti, costituisce una delle pagine più interessanti di questo secolo.

Se per Teodosio è il potere civile a dire l’ultima parola sugli uomini, per Ambrogio, al contrario, non vi è nessuna autorità al mondo se non quella che proviene da Dio. Insomma, nonostante Ambrogio sia un fautore della collaborazione tra Stato e Chiesa, è convinto che mai il potere temporale debba sovrastare quello spirituale e con questo spirito rimarca con forza il suo indipendentismo dal potere imperiale.

A tale scopo, il vescovo di Milano (che come vedremo nelle prossime settimane, non si lascia intimidire nemmeno dal Diavolo) escogita una mossa assai ardita, che non ha precedenti nella storia.

Ma andiamo per ordine!

Passano gli anni e arriva il 390. In quel periodo nella città di Tessalonica (odierna Salonicco), meta di grandi fenomeni immigratori, si vanno registrando crescenti episodi di intolleranza da parte dei cittadini verso gli stranieri, che la guarnigione romana non appare affatto in grado di gestire adeguatamente. Come dite? Vi ricorda qualcosa? Già… ma andiamo avanti con la nostra storia.

I disordini di piazza via via aumentano, così come il malcontento generale, fino ad arrivare all’uccisione di un ufficiale dell’impero, colpevole di aver provocato oltre misura i cittadini.

Del grave fatto viene informato immediatamente Teodosio, il quale ordisce una punizione di crudeltà inaudita: organizza lo svolgimento di grandiosi giochi all’interno dell’arena e appena i cittadini entrano nello stadio per godere dello spettacolo, dà l’ordine di sbarrare ogni ingresso e di massacrare tutti i presenti. Si compie in questo modo una vera e propria carneficina, che porta alla morte di circa settemila abitanti.

Qui accanto, potete vedere una replica del missorio di Teodosio, anche detto disco di Teodosio, esposto al Museo Nacional de Arte Romano de Mérida (Fonte: Wikipedia).

Ambrogio, venuto a conoscenza dell’efferato eccidio di Tessalonica, prende carta e penna e impone all’imperatore una pubblica penitenza. Sì, avete capito bene: una pubblica penitenza che se fosse stata ricusata, si sarebbe trasformata in scomunica: semplicemente geniale! E guardate quali argomenti e quale stile usa nella lettera che scrive a Teodosio per esortarlo alla penitenza:

«Ti scrivo non per umiliarti, ma perché gli esempi dei re ti spingano a cancellare dal tuo regno questo peccato. Lo cancellerai umiliando la tua anima davanti a Dio» e continua «Non ho verso di te alcun motivo di ostilità, ho timore: non oso offrire il Sacrificio se tu pretendessi assistervi».

In questo modo avverte l’imperatore, in modo indiretto ma senza dubbio molto chiaro, che senza il pentimento non potrà accedere al Sacramento dell’Eucaristia.

Teodosio accetta e si inginocchia nella basilica per accogliere il perdono: un’umiliazione senza precedenti, se si pensa che solo mezzo secolo prima gli imperatori venivano venerati come dei!

La pubblica penitenza imposta a Teodosio e il perdono concesso da Ambrogio rappresentano un forte segnale, sia dell’indiscussa autorità morale del vescovo, sia della forte intesa tra l’imperatore e il vescovo.

Il quadro qui accanto mostra l’episodio parecchi secoli dopo. Si tratta de L’imperatore Teodosio e Sant’Ambrogio di A. Van Dyck, 1620, collocato a Palazzo Venezia, Roma (Fonte: Wikipedia). La chiesa era l’antica basilica Porziana, dove oggi sorge la basilica di San Vittore al Corpo. 

Inizia così a realizzarsi quel forte intreccio tra storia civile e storia ecclesiastica che caratterizzerà i secoli futuri.

Successivamente Teodosio, completamente convertito al cristianesimo, si ritrova ad emanare leggi che proibiscono il paganesimo, legittimando anche la persecuzione degli eretici. Il cristianesimo viene imposto come legge di stato.

Ambrogio muore nel 397, all’età di circa sessant’anni, due anni dopo la scomparsa di Teodosio.

Arrivederci alla prossima puntata!

 

Clementina Daniela Sanguanini

FONTI: Enrico Cattaneo, Terra di Sant’Ambrogio: la Chiesa milanese nel primo millennio; Ed. Vita e pensiero Guido Clemente, La religione e la politica. Il governo dell’Impero tra pagani e cristiani fra il III e VI secolo; Enciclopedia Treccani

INFO UTILI: La basilica si trova in Piazza Sant’Ambrogio, 15, Milano ed è raggiungibile con MM 2, fermata Sant’Ambrogio. BUS ATM: 50 – 58 – 94. Da piazza Cadorna si può andare a piedi con un percorso di una quindicina di minuti.