Care lettrici e cari lettori,

dopo il racconto del mese di Susanna Albertini, proseguiamo nella scoperta della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, sempre condotti passo passo dalla nostra Clementina. Se avete perso le tappe precedenti, le potete recuperare qui e qui.

 

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Cenni storici

Basilica di Sant’Ambrogio. Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Maurizio Moro5153.

 

Eccoci a una nuova tappa del nostro viaggio nella Basilica di Sant’Ambrogio, una delle più antiche chiese di Milano, ricca di mistero e all’interno della quale sono conservate moltissime opere d’arte di elevatissima qualità.

Ora, prima di attaccare a raccontarvi le impressioni che ho sperimentato visitandola, vorrei introdurre alcuni cenni storici che ci aiutano a comprendere quanto il suo aspetto attuale sia il frutto di una lunga e complessa storia caratterizzata da molteplici fasi costruttive, opere di trasformazione e lavori di restauro.

Anzitutto, vi svelo subito che degli anni della presenza del vescovo Ambrogio rimane solo un’area intorno alla quale la chiesa si è via via sviluppata ed essa è composta dal luogo posto sotto l’altare, in cui vennero inizialmente sepolti i martiri Gervaso e Protaso (oltre allo stesso Ambrogio, morto nel 397) e dalla cappella di San Vittore in Ciel d’Oro.

Dalla morte di Ambrogio, infatti, fino a tutto il VII secolo si conosce ben poco della vita che si svolgeva all’interno di questo struttura e accanto ad essa. 

Il quadro comincia ad animarsi intorno al 750 quando un diacono milanese ne viene nominato custode e incaricato di curare l’amministrazione dei numerosi e preziosi beni donati dai fedeli.

Nel 784 accanto al santuario nasce un monastero benedettino e l’edificio ambrosiano si trova così a far parte integrante di un più ampio complesso architettonico destinato ad accogliere due comunità religiose che per più di mille anni, non sempre in modo pacifico, condividono gli uffici liturgici, la cura e l’amministrazione dei beni ecclesiastici: i monaci e i canonici, il cui ricordo è tutt’ora visibile grazie ai due campanili posti a baluardo della facciata.

Successivamente, nel IX secolo, per volontà del vescovo Angilberto, viene commissionato a Volvinio l’altare d’oro e aggiunta la grande abside. Ma è tra la fine del XI secolo e l’inizio del XII che l’edificio viene radicalmente ricostruito per volontà di Ansperto assumendo le forme romaniche che ancora oggi lo caratterizzano, a cominciare dall’ingresso protetto da un ampio e scenografico atrio.

Nel 1497, poi, i Cistercensi di Chiaravalle subentrano ai Benedettini concedendo ai cittadini milanesi l’ingresso all’imponente biblioteca monastica.

 

Nei due secoli successivi, troviamo gli interventi di due vescovi, che hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell’edificio: Federico Borromeo, che intorno al 1600 promuove opere di consolidamento e la decorazione barocca del presbiterio, e Benedetto Erba Odescalchi che nei primi decenni del 1700 commissiona la trasformazione dell’antica cripta.

Da sinistra a destra: Ritratto di Federico Borromeo di Giulio Cesare Procaccini (1610), olio su tela, Museo diocesano di Milano; il giovane cardinale Erba Odescalchi in una stampa d’epoca. Fonte: Wikipedia.

 

Alla fine del 1700, però, in pieno periodo di dominazione napoleonica, la chiesa viene trasformata in ospedale militare e solo con la restaurazione austriaca torna ad essere riabilitata al culto.

Da allora la sua situazione rimane pressoché invariata fino al 1943, quando buona parte del plesso architettonico viene pesantemente colpito dai bombardamenti anglo-americani. Poco più tardi iniziano i restauri che negli anni ’50 portano la basilica al suo attuale splendore.

La basilica gravemente danneggiata dai bombardamenti anglo-americani del 1943. Fonte: Wikipedia.

 

Sant’Ambrogio oggi: l’esterno

Bene, cari lettori, non posso certo conoscere l’effetto prodotto sui tanti pellegrini e turisti che ogni giorno la visitano, e non ho nemmeno intenzione di proporvi una mia goffa analisi della sua architettura e dei suoi innumerevoli elementi artistici, però posso senz’altro raccontarvi come l’ho percepita personalmente.

Se vi va di continuare, seguitemi!

Bene, allora vi confido qual è stata la prima cosa che mi ha colpito di questa basilica (e che amo particolarmente): è il modo alquanto discreto con cui si affaccia sulla piazza, quasi a volersi nascondere dallo sguardo superficiale del passante.

L’aula basilicale, infatti, è preceduta da un portico (chiamato atrio di Ansperto e risalente circa al 1098) che crea una netta separazione – non solo visiva – con l’esterno.

L’atrio di Ansperto in Sant’Ambrogio. Fonte: Wikipedia.

 

Nel varcare la sua soglia il rumore della strada scompare e ci si ritrova all’interno di uno spazio – organizzato con un cortile centrale rettangolare e un portico a campate, che ne percorre l’intero perimetro – nel quale è facile sentirsi a proprio agio, protetti da tutto.

All’interno di quest’area, dove oggi sono ospitati molti frammenti di lapidi rinvenuti durante i lavori svolti agli inizi del 1800 per la sostituzione del pavimento, i milanesi dell’epoca medievale si riunivano per discutere i problemi di ordine pubblico, accogliere i pellegrini e scambiare le proprie merci. 

Camminando tra le colonne impreziosite da moltissime decorazioni a rilievo rappresentanti intrecci vegetali, animali e mostri che lottano (sì, creature fantastiche come grifoni, draghi, centauri… simboli molto diffusi in epoca medievale e non solo; pensate solo alle numerosissime gargolle del Duomo di Milano e che ritroviamo anche in tantissime altre cattedrali) ho immaginato il vivacissimo viavai di quei cittadini: gente che andava e veniva, vendeva e comprava, teneva comizi e li seguiva.

E non ho potuto fare a meno di pensare che ciascuno di loro, prima o poi, vi avrà gettato un occhio…  Chissà che effetto ne avranno ricevuto? 

Da sinistra a destra: Capitello con decorazione animale e capitello con Orfeo che ammansisce le fiere. Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Carlo Dell’Orto.

 

Beh, non è il caso di parlare di persuasione occulta, però tutti quei simboli dello scontro tra il Bene e il Male, messi lì con la precisa intenzione di ricordare che la chiesa rappresenta il luogo emblematico della risoluzione, è la dimostrazione tangibile che anche allora esistevano grandi guru della comunicazione!

Mi guardo intorno e vedo che l’intero edificio è realizzato in mattoni rosso vivo, spesso disposti a spina di pesce, e pietra. Sullo sfondo del cortile si staglia il santuario, con le sue logge sovrapposte e i suoi due campanili

Da sinistra a destra: il campanile eretto dai canonici e risalente al XII secolo, e il campanile eretto dai monaci. Fonte: Wikipedia.

 

Eh, sì, uno più tozzo, quello dei monaci, e l’altro più slanciato, quello dei canonici, e già il fatto di trovarne due lascia ben intendere anche al visitatore più distratto che qui nulla è scontato!

 Vi sono persino indizi della presenza templare a Milano. In effetti questi cavalieri arrivarono la prima volta a Milano, al seguito di Bernard de Clairvaux, italianizzato in San Bernardo da Chiaravalle, in un periodo in cui la basilica era di nuovo in grande fermento, cioè tra il 1132 e il 1135. 

Insediati in questa città, lasciarono molti segni del loro passaggio, per esempio facendo erigere diverse chiese, tra cui l’abbazia di Chiaravalle (un tempo sita in una zona paludosa poi bonificata, mentre oggi è inglobata nella metropoli tra il quartiere Vigentino e il quartiere Rogoredo), Santa Maria del Tempio (oggi inglobata nei padiglioni del Policlinico) e Santa Maria della Pace (oggi sede dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme).

Templari che giocano a scacchi (1283) dal Libro degli Scacchi di Alfonso X detto il Saggio. Biblioteca del Monasterio de El Escorial, ms T. I 6, fol. 25, Madrid. Fonte: Wikipedia.

 

Sto per varcare il solenne portale della chiesa, accingendomi a intraprendere un emozionante percorso attraverso i magnifici tesori custoditi al suo interno. Ma di questo parleremo la prossima volta!

Il portale è incorniciato da splendidi intarsi che raffigurano simboli cristiani, vegetali e animali. Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Carlo Dell’Orto.

 

Clementina Daniela Sanguanini

FONTI: Enrico Cattaneo, Terra di Sant’Ambrogio: la Chiesa milanese nel primo millennio; Ed. Vita e pensiero Guido Clemente, La religione e la politica. Il governo dell’Impero tra pagani e cristiani fra il III e VI secolo; Enciclopedia Treccani

INFO UTILI: La basilica si trova in Piazza Sant’Ambrogio, 15, Milano ed è raggiungibile con MM 2, fermata Sant’Ambrogio. BUS ATM: 50 – 58 – 94. Da piazza Cadorna si può andare a piedi con un percorso di una quindicina di minuti.