Dopo la pausa pasquale e il racconto del mese di Susanna Albertini, riprendiamo la nostra visita della basilica di Sant’Ambrogio, e finalmente entriamo all’interno di questo magnifico luogo con la guida di Clementina.

Se avete perso le puntate precedenti, oppure volete rinfrescarvi la memoria, le potete trovare qui, qui e qui. Procediamo!

 

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Ambrogio oggi: l’interno

Davanti ai miei occhi si presenta una struttura divisa in tre navate in cui la luce, che proviene dai finestroni della loggia, crea forti contrasti che fanno risaltare tantissimo gli elementi monumentali posti nello spazio centrale, lasciando, più o meno, al buio quelli circostanti.

 

Il serpente di Mosè

Particolare della colonna del serpente nero, detto anche Il serpente di Mosè. Fonte: Wikipedia. Giovanni dall’Orto.

 

A questo punto, la mia attenzione viene magnetizzata da un’insolita colonna, al lato sinistro della navata centrale, sulla cui cima svetta un serpente nero di bronzo, che con il suo corpo disegna un cerchio.

Secondo la tradizione popolare su questo fusto di colonna poggia il serpente in bronzo fatto fondere da Mosè nel deserto (secondo la Bibbia, Dio, infastidito dalle lamentele degli Israeliti per la durezza del viaggio nel deserto, invia tra loro numerosi serpenti che mietono molte vittime. Il popolo pentito si rivolge a Mosè supplicandolo di pregare il Signore perché allontani quella minaccia. In risposta alle preghiere di Mosè, Dio ordina di forgiare un serpente in bronzo e di collocarlo in vista del popolo: chiunque fosse stato morso dalle serpi velenose, si sarebbe salvato guardando il serpente di bronzo). Una volta collocato all’interno della basilica, nel XI secolo, gli furono attribuite proprietà taumaturgiche. Le madri si recavano a toccare la statua chiedendo la guarigione del proprio figlio e altri sostenevano che il serpente avrebbe ripreso vita il giorno in cui sarebbe sceso dalla colonna preannunciando l’Apocalisse. Questo culto pagano proseguì fino al 1566, anno in cui Carlo Borromeo lo vietò severamente, considerandolo mera superstizione. 

Ma come arrivò, il serpente nero posto sulla cima della colonna di S. Ambrogio, a Milano? 

Bene, quel serpente venne portato a Milano dall’arcivescovo Arnolfo, che si era recato in ambasciata a Costantinopoli per combinare il matrimonio tra l’imperatore Ottone III e una principessa bizantina. La statua era destinata a Ottone III, come dono per le sue nozze, che però non ebbero mai luogo perché l’imperatore morì poco prima di celebrarle. Arnolfo apprese la notizia e decise di trasferire la preziosa scultura nella basilica ambrosiana. 

Dovete sapere, però che il serpente che forma un cerchio col proprio corpo ha assunto, mutatis mutandis, significati di opposta interpretazione nella cultura dei popoli antichi: nella mitologia greca veniva accostato ad Asclepio, diventando il simbolo usato per rappresentare l’eternità del cosmo, l’avvicendarsi della vita e della morte, il ripetersi di un ciclo; presso i Fenici e i Caldei corrispondeva al simbolo della luce; nella cultura dei Faraoni rappresentava il sole, quindi un simbolo sacro; per gli Gnostici era il simbolo della conoscenza; per altri ecclesiastici, come Agostino e Girolamo, corrispondeva all’immagine del peccatore. 

Ebbene, ce n’è per tutti i gusti, quindi, al di là di qualsiasi analisi si possa o si voglia fare, personalmente trovo quel manufatto, per la sua pregevole fattura e per il fatto di trovarsi in quel contesto, semplicemente stupendo! 

 

Ambone e sarcofago cristiano

Ambone e sarcofago cristiano del VI secolo, nella Basilica di Sant’Ambrogio (xilografia di Giuseppe Barberis). Fonte: Wikimedia Commons.

 

Superata la colonna del serpente, procedendo verso l’abside, non posso certo ignorare un curioso e monumentale ambone in marmo bianco che ingloba a sua volta un sarcofago. I due manufatti appartengono ad epoche diverse. 

Rilievo con un telamone dal pulpito o pergamo (secc. XI-XIII). Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Giovanni Dall’Orto.

 

Il sarcofago, che gli esperti fanno risalire all’epoca paleocristiana, sembra contenesse le spoglie del generale Stilicone, un sommo ufficiale al servizio di Teodosio. Si tratta di una grande cassa in marmo, decorata su tutti i lati, con bassorilievi che riproducono gli insegnamenti di Gesù ai suoi discepoli.

Sarcofago di Silicone. Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Giovanni Dall’Orto.

 

Due aspetti di questo elemento mi hanno colpito, seppure in modo differente: da una parte, i piedi degli apostoli costantemente sovrapposti, che esprimono molto bene il concetto di prossimità cristiana e, in fondo di tolleranza (insomma, a volte ci si pesta i piedi, ma è consigliato trascurare i motivi di dissidio per favorire il dialogo e il confronto), mentre dall’altra, rimango incuriosita da un dettaglio: il numero degli apostoli raffigurati sul lato meridionale non sono dodici, bensì undici. Chissà come mai?

Qualcuno sostiene che si tratti di un vezzo dell’epoca mirato a rimarcare il significato eucaristico dell’opera, a discapito dei particolari, però questa spiegazione non mi ha convinta affatto!  

 

Il ciborio

Il ciborio con Sant’Ambrogio e due devoti. Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Giovanni Dall’Orto.

 

Il ciborio, invece, appartiene al periodo romanico lombardo e rappresenta un esempio unico per Milano di arredo liturgico medievale di grande valore. Esso si regge su quattro colonne di porfido rosso egiziano, materiale di grande valenza simbolica, che in origine veniva utilizzato soltanto per opere destinate ai faraoni, e che in epoca romana ha mantenuto il significato di magnificenza, potendone disporre esclusivamente gli imperatori  

 

L’altare di Volvinio

L’altare d’oro realizzata da mastro Volvinio e i suoi allievi nel 835 circa. Fonte: Wikimedia Commons, Creative Commons. Giovanni Dall’Orto.

 

Ma, all’interno di questa zona, un punto di indiscutibile attrazione per me è l’altare, che brilla come un gioiello sotto il ciborio in legno, che un tempo veniva usato per segnalare la presenza delle reliquie dei santi (Gervasio, Protasio e Ambrogio), oggi collocate nella cripta.

Si tratta, infatti di un altare d’oro, un autentico capolavoro dell’oreficeria carolingia, donato alla basilica dal vescovo Angilberto e realizzato dal maestro Volvinio e i suoi allievi, nella prima metà del IX secolo. 

La sua facciata e le parti laterali sono interamente coperte da lamine d’oro, suddivise in formelle sulle quali è rappresentata la vita di Gesù. Il retro è ricoperto di lamine d’argento sulle quali sono rappresentati episodi della vita di Ambrogio. Tutto il manufatto è costellato di meravigliose gemme incastonate, smalti dai colori accesi, filigrane e motivi sbalzati e cesellati. Una meravigliosa opera d’arte!

Mi soffermo un poco ad osservare dietro l’altare il mosaico absidale, iniziato probabilmente quando Ambrogio era ancora in vita e modificato più e più volte, poi scendo nella cripta ad osservare i santi per risalire, poco dopo, e dirigermi alla navata di destra dove si aprono sette cappelle.

 

La cripta

I corpi dei santi Ambrogio, Gervasio e Protasio nella cripta sottostante all’altare di Sant’Ambrogio. Fonte: Wikipedia.

 

La capella di San Vittore in Ciel d’Oro

Superata una grata in ferro battuto, mi introduco nella zona museale dalla quale accedo al Sacello di San Vittore in Ciel D’oro, la cappella di età pre-ambrosiana, successivamente inglobata alla basilica.

E qui mi incanto ad osservare un mosaico, risalente al VI secolo, nel quale sono raffigurati i vescovi Ambrogio e Materno, accompagnati dai martiri Gervasio, Protasio, Nabore e Felice.

Qui accanto, ecco il mosaico raffigurante Sant’Ambrogio (Fonte: Wikipedia). In questa composizione il volto di Ambrogio è talmente realistico, che sembra seguirmi con lo sguardo.

Bene, la prossima volta completeremo il nostro viaggio all’interno e all’esterno di questo splendido edificio… addirittura in compagnia del diavolo in persona!

 

Clementina Daniela Sanguanini

FONTI: Enrico Cattaneo, Terra di Sant’Ambrogio: la Chiesa milanese nel primo millennio; Ed. Vita e pensiero Guido Clemente, La religione e la politica. Il governo dell’Impero tra pagani e cristiani fra il III e VI secolo; Enciclopedia Treccani

INFO UTILI: La basilica si trova in Piazza Sant’Ambrogio, 15, Milano ed è raggiungibile con MM 2, fermata Sant’Ambrogio. BUS ATM: 50 – 58 – 94. Da piazza Cadorna si può andare a piedi con un percorso di una quindicina di minuti.