"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

THE WATER LILY POND

Claude Monet, 1897.

A VIEW OF SALERNO AND VESUVIUS

Unknown author, 19th century.

YELLOW RED BLUE

Wassily Kandinsky, 1925.

I BARI

Caravaggio, 1594 ca.

sabato 15 gennaio 2022

Il mio arrivo al traguardo! L'esame di Storia dell’Arte Medievale



Ebbene sì, ho finito.

Sono arrivata al traguardo con 22 esami universitari il 10 gennaio, sostenendo l’esame di Storia dell’Arte Medievale da 6 crediti, proprio come nel film “Momenti di gloria”.

Non mi sembra vero: niente più veglie d’armi fino a mezzanotte per risultare tra le prime posizioni e non dover invecchiare precocemente né nell’edificio universitario né online, niente caccia a libri introvabili perché fuori catalogo, niente giornate e fine settimana sacrificati allo studio con sole splendente, niente più esaurimenti nervosi di vario genere.

A conti fatti gli esami sono stati una trentina in totale, avendo dato due volte l’esame di Storia Economica con risultati modesti (e avendolo poi cambiato), e in quanto alcuni esami sono stati doppi con scritto e orale. Una vera marcia a tappe forzate, affrontata però con moltissima passione e grande entusiasmo, e di cui non mi sono mai pentita, crisi isteriche a parte.

Ma procediamo con ordine perché molti di voi sono ansiosi di avere il solito resoconto eroicomico dell’ultima battaglia, e infatti gli imprevisti non sono mancati nemmeno stavolta.


STORIA DELL’ARTE MEDIEVALE

Si trattava di una delle materie “a scelta” dello studente: ho messo l’espressione nel virgolettato perché è una scelta relativa. Avrei voluto assegnare più crediti ad altri esami senza riuscirci, comunque ho optato per questa materia di cui sapevo già qualcosina.

Ho avuto la possibilità di frequentare il corso in streaming, mentre i miei compagni erano ritornati quasi tutti in presenza. Questo affollatissimo corso è stato tenuto nella sede di Scienze dei Beni Culturali in via Noto e con i soli frequentanti è stato seguito da una totalità di circa 800 studenti ripartiti per lettera.

I comitati studenteschi si erano battuti affinché venisse mantenuta la modalità streaming e anche di videoregistrazione, per ovviare al problema della mancanza di posto per tutti e per le sovrapposizioni di orario con altre materie. L’Università degli Studi di Milano si era opposta perché non vuole diventare un’università telematica, e attribuisce maggior valore alla presenza, comunque alla fine della contesa ha dato l’avvallo almeno per lo streaming.

La materia. Chissà perché, nella mia ingenuità mi ero fatta l’idea che fosse un corso facile, forse in rapporto ai 6 crediti, e non avevo calcolato che si parla di più di mille anni di arte partendo dall’arco di Costantino per arrivare alla pittura di Giotto. Ecco qua:

Il corso: “ll corso intende fornire un approccio critico alla cultura artistica occidentale nel millennio che intercorre fra la nascita dell'arte cristiana e il XIII secolo, con particolare attenzione per i contesti monumentali, per l'iconografia e la funzione dei manufatti, il tutto entro un quadro storico e cronologico.”

Risultati apprendimento attesi: “Conoscenza dei principali contesti monumentali e manufatti di carattere artistico del medioevo occidentale; conoscenza delle principali linee storiografiche. Capacità di inquadrare un'architettura o un manufatto medievale collocandolo cronologicamente, riconoscendone la funzione, illustrandone l'iconografia, evidenziandone le peculiarità tecniche e tecnico-costruttive, il tutto servendosi di un lessico adeguato.”

A differenza di quando frequentavo il liceo nella notte dei tempi, il docente sarebbe dunque partito dai manufatti, piccoli o grandi che fossero, per allargare il discorso in maniera sempre più minuziosa fino allo stile e alle strutture. Il corso comunque mi è piaciuto, ho visto tantissimi oggetti meravigliosi che non conoscevo e magari ve ne presenterò alcuni in un post separato, così potrete lucidare anche voi le pupille e stupirvi del Medioevo “secolo buio”. Ecco qualche modesto esempio di tale oscurità:


Tuttavia ci sono state non poche stranezze a partire dai supporti didattici per il corso...
 

... ovvero: la tecnologia genera mostri

Il manuale mutante. Per il modulo A c’era un manuale presente sul portale universitario e interamente online, nel senso che non era scaricabile in formato pdf e, almeno in teoria, non era stampabile e modificabile in nessun modo. 

Questo manuale era diviso in 14 unità didattiche, di cui alcune obbligatorie e altre facoltative. Ciascuna unità viene presentata da un’introduzione storico-geografica, poi passa alla spiegazione dei manufatti veri e propri - con didascalie in un elenco a parte - per concludere con alcune parti di approfondimento. Il docente ci ha detto che non ci avrebbe fatto adottare alcun manuale cartaceo perché non esistono veri e propri manuali universitari, bensì soltanto quelli dei licei che secondo lui non sono abbastanza aggiornati. “Invece,” ha detto con un ottimismo del tutto ingiustificato, “con il manuale online si possono fare degli aggiornamenti e inserire altre fotografie. Non dovete nemmeno stamparlo o spendere soldi per acquistarlo.”

Bene, capisco la ratio della cosa, ma fino a un certo punto. Per esempio, non tutti hanno una connessione stabile o veloce per andare in rete a guardarsi un manuale che pesa parecchio per via delle foto. E poi: come fai a prendere appunti sulla planimetria di una chiesa se non hai la stessa in formato cartaceo? Devi fare un disegno con la perizia e la velocità di Renzo Piano? Come fai ad appuntarti dov’è la “solea”, o l’”intradosso”, o qual è il Westwerk nella chiesa carolingia se non hai niente su cui scrivere, ma soltanto una cosa lattiginosa che dallo schermo ti fluttua a un palmo davanti al naso? A me sembrano domande di buon senso, ma evidentemente il buon senso latita ad alti livelli accademici.

L’ho anche soprannominato il manuale mutante, nel senso che venivano aggiunte immagini e parti di testo appena prima della lezione oppure durante il corso, e ogni volta che saltava il ticchio al professore. Avendo io l’età dei datteri sono abituata a studiare sulla carta, specialmente nel caso di materiale iconografico così imponente. E pensate che stampavo la schermata stessa dell’unità didattica appena un’ora prima della lezione (non un secolo prima) per prendere appunti (ho speso un patrimonio in cartucce per la stampante!), e poi mi ritrovavo ad avere comunque parti comparse magicamente dal nulla. Una volta ho perso le staffe davanti alla comparsa di un secchiello liturgico dell’abate Suger di Saint-Denis e ho cominciato a scagliare oggetti a portata di mano dalla scrivania e a risvegliare tutti i santi dal paradiso con un linguaggio degno di uno scaricatore di porto.
Domineddio mi ha senz’altro levato punti dalla patente per il paradiso.

A bocce ferme ho dovuto riprendere in mano il tutto e andare a confrontare il materiale stampato con quanto c’era a video, e componendo una specie di menabò con ritagli e stampa di foto. Altro che scavo stratigrafico archeologico, mi sembrava di essere "Indiana Jones alla Ricerca dell’Arca perduta".

Le didascalie delle foto. L’altra cosa stravagante del manuale era che l’elenco delle didascalie si trova in un file a parte, e quindi non vi dico il delirio quando hai sotto gli occhi dieci o dodici portali del gotico francese: a un certo punto non riesci più a capire se è quello di Chartres, di Reims, di Poitiers, di Parigi o vattelapesca, ti sembrano tutti uguali. Per esempio, sapreste abbinare questi quattro portali ad altrettante cattedrali? Se qualcuno riesce a farlo senza barare, vince il mio ebook "La Fiamma e la Rosa" in omaggio. :)



Il glossario mancante. Altra cosa buona e giusta sarebbe stato avere un piccolo glossario dei termini tecnici per poter imparare meglio il lessico utile con cui esprimersi. Com’è ovvio se hai fatto il liceo artistico, dovresti saperli a occhi chiusi, ma tanti altri studenti no e quindi sarebbe un utile supporto.

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Tutti questi problemi sono stati da me segnalati nel questionario della Valutazione della Didattica cui i professori tengono molto. Spero che facciano tesoro dei miei suggerimenti, perché pazienza io, ma i ragazzi devono essere agevolati e non intralciati nello studio per formare dei buoni storici dell’arte.



CRONISTORIA DELLE GIORNATE DELL’ESAME


Ed ecco la parte più straordinaria, cioè il vero e proprio esame. Tra il 30 dicembre e i primi di gennaio:

- i contagi riprendono a salire causa Omicron, e percepisco un certo movimento in università. Mi arriva infatti la richiesta via mail per firmare una petizione studentesca che chiede di ripristinare la possibilità di svolgere gli esami online per alcune categorie di studenti fragili. La firmo perché mi sembra giusto e nonostante la mia avversione per gli esami online.

- arriva una prima circolare stile “avviso bonario” in cui si espone il primo decreto governativo, e si invita a rimanere aggiornati sui cambiamenti.

- nella sera dell’Epifania mi esplode un raffreddore epico, e quindi per una volta auspico fortemente che si possa fare gli esami online. Vero è che mancano alcuni giorni, ma il pensiero di fare un viaggio in capo al mondo per andare fino in via Noto, tutta raffreddata e imbacuccata, non mi sorride per niente.

- arriva la fatidica circolare del rettore in cui si stabilisce che gli esami scritti sarebbero stati svolti in presenza, mentre gli orali sarebbero stati online. Per una volta sono contenta della notizia, mentre la mia casa si è ormai trasformata in Starnutopoli, con marito, e figlio in smartworking, che si scostano ogni volta che passo e starnutisco, i fazzoletti che si ammonticchiano in un sacchetto, sciroppi e gocce di tutti i generi a portata di mano.

- vigilia dell’esame: tra il ripasso, il raffreddore e la tosse secca sono ormai definitivamente rintronata. La notte dormo malissimo, poiché ho in testa una specie di minestrone dove navigano arcangeli, il Cristo in mandorla, i Quattro Viventi, committenti che offrono modellini di chiese, la Madonna col bambino, focus geografico-storici, controfacciate con Giudizi Universali, fibbie longobarde, capitelli di tutte le forme e gli stili, miniature, evangelari, dossali, affreschi e chi più ne ha più ne metta.

- giorno dell’esame: mi alzo come l’imputato che sta per comparire davanti ai giudici, e penso: “Dai, coraggio Cri, che tra qualche ora sarà tutto finito”, faccio colazione, ripasso le ultime cose difficili, poi sbarazzo la scrivania da stampe, appunti ecc., preparo il badge e la carta d'identità, e mi collego con il link fornito.

. Alle 10:00 spunta il professore e fa il chilometrico appello: siamo centodieci studenti iscritti e confermati. Le assistenti ci interrogheranno sul modulo A, mentre lui ci interrogherà sul modulo B- C, quindi dovremo passare da un canale all’altro. Si prendono alcuni minuti per annunciare i nomi almeno per il turno del giorno stesso, e quello della mattina seguente.
 
. Alle 11.15 mi collego di nuovo sul link dell’assistente a me assegnata. Non ho la minima idea di come si svolgerà l’esame, quindi sono un po’ come uno che si butta da un dirupo e non sa dove andrà a finire: o in mare oppure su uno scoglio. Spunta l’assistente, una ragazza molto giovane cui mostro badge e carta d’identità. Incomincia l’esame, e naturalmente siamo "io, mammete e tu", cioè io, lei e un esercito di altri studenti sotto forma di sigle che ascoltano (alla faccia della privacy tanto decantata ai giorni nostri). 

“Le faccio vedere un’immagine che mi piace molto,” dice, e condivide lo schermo. “Che cosa apparirà?” come nella Settimana Enigmistica. Il gruppo dei Tetrarchi di Venezia, che meraviglia! Piace molto anche a me, e li so bene, infatti parlo con dovizia di particolari sia di che cosa rappresentano che sullo stile, il materiale ecc., e situandoli bene nel loro contesto anche storico-politico.
 
Dice che va benissimo e si passa alla seconda immagine: che cosa apparirà stavolta? Oooooh, è l’interno di una chiesa con un’abside affrescata con Cristo in trono. La potete vedere qui. Il problema è che, chissà perché, mi viene in mente san Giorgio di Oberzell sul lago di Costanza, che non c’entra assolutamente nulla, dato che la mia testa ribolle di una miriade di altre chiese in una sarabanda infernale. Dopo parecchi sforzi mnemonici e un aiuto da parte dell’esaminatrice, riesco a imbroccare la chiesa, che è romanica ed è sant’Angelo in Formis a Capua. Molto contenta del mio recupero, imbastisco una spiegazione abbastanza dettagliata, solo che mi chiede la data che sbaglio clamorosamente (come al solito).

 

Da ultimo mi fa vedere una Madonna in trono di Giotto che è la Madonna Ognissanti, e anche qui me la cavo con sufficiente disinvoltura, comparando quest'opera con quelle di Cimabue, a parte sbagliare il nome (ho detto Rucellai invece di Ognissanti), e riuscendo a fare anche dei paralleli con gli affreschi nella Basilica di Assisi. Alla fine mi congeda dicendo che scriverà al professore l’esito del primo pezzo ovvero del Modulo A.

. Dopo qualche manovra con Teams perché non riesco a riaccedere al link professorale, spunta il docente che mi chiama. “Lei è già passata dalle Forche Caudine del Modulo A,” mi dice, facendo lo spiritoso. “Comunque la dottoressa mi ha comunicato l’esito, quindi le faccio una domanda e mezzo.” Che cosa apparirà? Ooooooh, la chiesa di Santa Sofia di Instanbul/Costantinopoli, che mi chiede di commentare.


 


Sono molto contenta perché l’ho studiata bene, infatti mi lancio in una spiegazione piuttosto dettagliata. Il problema di questi esami è che quando sai bene le cose ti fermano dopo trenta secondi, facendoti quasi rimanere male, per passare a un altro argomento. 

Infatti mi fa vedere un mosaico sempre a santa Sofia, che potete vedere qui, chiedendomi che cosa raffigura. Mi tengo sul vago perché non mi ricordo assolutamente il nome dell’imperatore bizantino prostrato ai piedi del trono di Cristo, com’è ovvio mi chiede invece come si chiama. Dico che probabilmente è del periodo dopo l’iconoclastia, visto che il basileus è prosternato ai piedi delle immagini. “Lo dica meglio,” mi invita, ridacchiando sotto i baffi. Non so assolutamente che cosa intende per “lo dica meglio” visto che già l’ho spiegato meglio che posso.




Comunque alla fine del tira e molla mi dice che va bene e mi fa un'ultima domanda. E qui, colpo di scena, ma io ignoro ancora che si tratta di un colpo di scena (*). Mi fa vedere tre placche di una cosa gigantesca che non ricordo proprio (vedi sopra), mi dice poi che è un dossale nell’abbazia di Klosterneuburg, e mi chiede di spiegarlo. Ha selezionato tre scene tutte con circoncisione (Isacco-Gesù, Sansone), e tutte e tre hanno il titulus in latino attorno. In pratica non riesco a rispondere bene, comunque l’esame finisce lì e mi dice che mi dà 27, confermando il voto dell’assistente, e com’è ovvio accetto subito.

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Posso dire dunque con legittimo orgoglio che la sofferenza è finalmente terminata!!! Naturalmente non è proprio finita perché manca la tesi di laurea, ma sono abbastanza fiduciosa che entro l’anno potrei fregiarmi del titolo di dottoressa in Storia: il pezzo di carta, alla mia età veneranda, non è mai stato l’obiettivo primario di questo percorso ma sarà comunque emozionante.

E, se volete leggere qual è il colpo di scena, non vi resta che andare proprio qua di seguito.

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(*) Nella giornata continuavo a pensare a come mai non mi ricordavo assolutamente nulla di questo pezzo, senza riuscire a darmi pace. Va bene che ho una certa età e che i neuroni cominciano a fulminarsi uno dopo l’altro, ma volevo scoprire l’arcano. Ebbene, ho scoperto che questo pezzo appartiene al Modulo C, che io non dovevo portare, e su cui aveva fatto una lezione intera!!! Ho deciso comunque di lasciar perdere e non complicarmi per niente la vita: non vorrei certo rifare l’esame o un pezzo di esame per questo, e in fondo ho già preso un voto alto che non mi inficia la media di 29.38. 

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giovedì 6 gennaio 2022

PROMOZIONE PER L’EPIFANIA: “Le regine di Gerusalemme”: 6, 7 e 8 gennaio


È arrivato il momento della terza e ultima promozione in occasione delle festività natalizie e dell’inizio di questo 2022, e nello specifico per le giornate dell’Epifania!

Immersi nelle pagine de Il Pittore degli Angeli, ci siamo beati nella visione delle tele di Tiziano Vecellio e di Lorenzo da Soncino, e abbiamo camminato per le strade di una Venezia Cinquecentesca mentre accanto a noi sfavillavano le luci natalizie dell’albero e del presepe.

Ci siamo gettati nella mischia con le vicende dei celeberrimi protagonisti della rivoluzione francese, e tra un botto di Capodanno e l’altro abbiamo partecipato alla presa della Bastiglia e a varie insurrezioni, e ci siamo arrovellati nei tormenti interiori dei personaggi con I Serpenti e la Fenice.

Ora è arrivato il turno di dispiegare davanti ai vostri occhi l’incantesimo - a tutti gli effetti - del Medioevo nell’epoca della Prima Crociata. Per l’offerta ho scelto il terzo volume della serie, ovvero:

Le regine di Gerusalemme


non soltanto perché ciascun romanzo è autoconclusivo, ma perché spero che attraverso questa storia impariate a innamorarvi delle donne e degli uomini che la animano.



Ecco la sinossi:

Marrakech, 1109. Lo schiavo cristiano Francesco è ora al servizio del sovrano almoravide. Dopo molte traversie egli è finalmente sereno, lontano dal principe Ghassan ibn Rashid, suo padrone e amante.

Un giorno il giovane vede scaturire una visione dall’ametista che orna il suo anello. È la Città Santa di Gerusalemme. La spirale del tempo si riavvolge. Una regina innamorata attende il ritorno di un cavaliere, leggende di sante e streghe balenano dallo specchio di una donna morta e una fanciulla siciliana, ricamando una triscele, si prepara al viaggio oltremare. Ognuna di loro possiede una storia che attende di essere raccontata. E, in queste vicende, il conte Geoffroy de Saint-Omer e suo figlio entreranno nel cerchio di fuoco dell’eros, rischiando di rimanervi prigionieri per sempre, poiché “Forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione”.
Tuttavia, l’amore ardente e i ricordi tormentosi non saranno i soli pericoli da cui guardarsi. C’è una presenza oscura e antichissima che si nasconde nelle profondità del palazzo reale a Gerusalemme, sede del futuro ordine templare: un demone che scuote le sue catene, impaziente di liberarsi e, finalmente, uccidere.

Vi aspettano ben 623 pagine di avventure, viaggi e amori

al prezzo scandaloso di 0,99 euro...

ma solo per pochi giorni! Che aspettate, dunque? 
Accorrete numerosi al seguente link Amazon e scaricate l’offerta!


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mercoledì 29 dicembre 2021

PROMOZIONE DI FINE ANNO "I Serpenti e la Fenice": 29, 30, 31 dicembre



Mancano pochi giorni alla fine di questo 2021 tribolato, ma noi vogliamo mettere al bando la malinconia che spesso ci afferra in questo periodo dell'anno!

E non c'è niente di meglio di una lettura avvincente per poter evadere e dimenticare il nostro presente.

Dopo esservi tuffati nella Venezia cinquecentesca e nei suoi ambienti artistici con "Il Pittore degli Angeli", siete pronti a gettarvi di nuovo nella mischia e affrontare uno dei periodi storici più turbolenti e appassionanti della storia europea?

Ebbene sì, sto parlando della rivoluzione francese del 1789 e del mio romanzo 


I Serpenti e la Fenice 


Vivrete in pieno non soltanto gli eventi più drammatici della rivoluzione, ma soprattutto conoscerete in prima persona i suoi protagonisti. Nomi celeberrimi come Maximilien Robespierre, George Danton, Camille Desmoulins e Antoine de Saint-Just.

Imparerete ad amare donne emarginate dalla storia, eppure non secondarie per importanza, come Lucile Duplessis e Gabrielle Danton, e una miriade di altre figure femminili che in realtà tengono in mano i destini e la felicità di questi uomini.

E, non da ultimo, entrerete nell'interiorità di questi personaggi, scoprirete i loro pensieri più nascosti, osserverete i loro comportamenti dietro le quinte della storia... e ne avrete un ritratto inaspettato che non dimenticherete tanto facilmente.



Che aspettate, dunque? 
Avvaletevi della promozione sull'ebook 

a 0,99 euro 

accedendo a questo link, solo per questi ultimi giorni di fine anno.

Buona fine del 2021 e buon inizio del Nuovo Anno 2022!



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mercoledì 22 dicembre 2021

PROMOZIONE NATALIZIA "Il Pittore degli Angeli": 22, 23, 24 dicembre


Carissimi,

con questo post do il via a tre promozioni natalizie su tre miei romanzi, come annunciato nella newsletter di dicembre.

Si comincia con il mio romanzo storico ambientato nella Venezia di fine Cinquecento

 

Il Pittore degli Angeli


al prezzo di 0,99 euro per i giorni 22, 23 e 24 dicembre

 

come cadeau che potete farvi e collocare sotto l’albero.

Potete accedere comodamente al seguente link per acquistarlo e scaricarlo sul vostro kindle.

La promozione continuerà per tre giorni, ma vi conviene agire subito se avete intenzione di acquistarlo, perché il tempo passa veloce e gli impegni sono tanti, specialmente durante le festività di Natale.

Per quanto riguarda questo romanzo specifico, la copertina non è variata, ma c’è una novità sul dorso e sulla quarta. Infatti il mio grafico Fabio Gialain mi ha fornito la plancia completa, e soprattutto ha inserito il mio monogramma e il suo logo aziendale. Il monogramma compare ora anche nel frontespizio del romanzo.

Esso collega idealmente il mio pseudonimo, questo blog e i miei romanzi come se fosse un logo editoriale, nell’ambito di un progetto di risistemazione che vorrei portare avanti l’anno prossimo come “legacy”.

Ecco la quarta di copertina:

 


 

Vi auguro di trascorrere delle serene festività natalizie, e vi do appuntamento nei giorni 29, 30, 31 dicembre dove cambierò il romanzo... ed epoca storica! 

 

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giovedì 16 dicembre 2021

Il Natale del ’43: mio papà e Lord Byron


Fra le cose appartenute a mio papà, conservo gelosamente alcuni vecchi libri per l’apprendimento della lingua inglese ormai tutti rotti, e tenuti insieme con lo scotch. Tra questi, una grammatica, il “Julius Caesar” di Shakespeare e i “Collected Poems” di Byron.

Dovete sapere che lui aveva combattuto in Africa durante la Seconda Guerra Mondiale come carrista. In questa esperienza davvero drammatica, ebbe la fortuna di essere catturato dagli inglesi prima della battaglia di El-Alamein combattuta nel novembre 1942 le forze dell'Asse dell'Armata corazzata italo-tedesca comandate da Erwin Rommel, e l'8ª Armata britannica del generale Bernard Law Montgomery. Qui lo potete vedere sia con l’uniforme nella fotografia di rito accanto alla fioriera, come si usava, sia con un suo commilitone in Africa.



Dopo essere stato catturato, fu portato prigioniero prima in Egitto e poi in Sud Africa come POW, cioè Prisoner of War. La vita nei campi era molto noiosa, come vi ho raccontato recensendo il libro di lettere, cartoline, telegrammi “Verrà pure quel giorno” a cura di Paola Chiesa, recensione che potete trovare qui, così mio padre chiese di lavorare. Aveva però in mente di rimanere in Sud Africa, una terra che gli è sempre rimasta nel cuore nonostante le sue condizioni di prigiona, ma per tutta risposta fu trasferito in Inghilterra in un piccolo paese, Harston, dalle parti di Cambridge. Là rimase fino alla fine della guerra, salvandosi la vita. Poté tornare a casa soltanto nel ’46, quindi ben dopo la fine della guerra stessa. Tra i carteggi della mia famiglia ho trovato un cablogramma che avvisava dell’imbarco sulla nave.

Una storia di amicizia

La prigionia non era particolarmente dura, a parte il fatto di dover lavorare nei campi di patate e raccogliere frutta, e mio padre fece amicizia, oltre che con altri italiani, con l’autista inglese del camion che trasportava i prigionieri italiani avanti e indietro dalle baracche al luogo di lavoro. Questo signore era un obiettore di coscienza, e si chiamava Frank Edwards. Faceva il parrucchiere da uomo, come la moglie che era parrucchiera per signora. Ora, essere obiettore di coscienza quando tutto il mondo è in guerra non era una scelta facile, perché nel migliore dei casi venivi guardato male, nel peggiore eri tacciato di essere un traditore e un vigliacco. Vi assicuro che ancora negli anni ’80 ebbi modo di leggere un’espressione di orrore sul viso di una signora inglese nell’apprendere questo fatto.

Frank ebbe la possibilità di sostenere la sua causa durante il processo, ma non riuscì a essere molto convincente, e venne condannato a fare da autista ai prigionieri. Un altro amico, uno scrittore inglese di orientamento laburista e socialista, riuscì invece a dimostrare con tale eloquenza l’inutilità della guerra che venne prosciolto. Potete vedere qui il signor Frank sulla sinistra nel suo salotto ad Harston e sulla destra lo scrittore Jack Overhill. Di questa personalità eccentrica, che faceva il bagno d’inverno nel fiume cascasse il mondo, ho trovato una biografia su un link di storia locale su Cambridge che potete leggere qui: un’esistenza durissima e povera lavorando come calzolaio, e significativi sono i suoi tentativi di pubblicazione, quasi sempre frustrati, e che non ne minarono la determinazione a scrivere.


 

Uomo di immensa sensibilità nonostante i suoi modi bruschi e taciturni, Frank si preoccupava delle condizioni dei prigionieri, e non appena ce n’era uno che tossiva portava al campo sciroppi e medicine. Non è tutto, portava anche un giradischi per permettere loro di ballare, e tenerli allegri. La moglie Joan era l’opposto di lui nel carattere, poiché era allegra ed estroversa, ma uguale al marito per bontà d’animo, e preparava sciarpe per i prigionieri, confezionava torte.

Io ho avuto l’onore di conoscere entrambi quando erano anziani, e posso testimoniare che erano tra le persone più buone che abbia mai incontrato.
 

Imparare una lingua straniera

Imparare qualcosa di nuovo aiuta a dimenticare i tuoi guai, risveglia i neuroni e soprattutto cura le ferite dell’animo. Mio papà volle imparare la lingua inglese, ed ebbe un maestro d’eccezione: proprio lo scrittore obiettore di coscienza che si era difeso così bene e che lo preparò per l’esame di letteratura inglese dove avrebbe portato, tra le altre cose, "Julius Caesar" e "Pride and Prejudice" di Jane Austen. Ho trovato nel link proprio una frase che si riferisce a lui, che emozione! “He befriended an Italian Prisoner of War, also helping him with exams.”

Già, perché il POW Claudio Rossi sostenne addirittura l’esame Proficiency presso una delle prestigiose università della vicina Cambridge, dopo essere partito da zero nell’apprendimento dell’inglese, a testimonianza che aveva un’ottima attitudine per le lingue.
 

"The Poetical Works" of Lord Byron

Questo è uno dei libri che gli fu regalato dal suo amico Frank nel Natale del '43, e che è protetto da una copertina di stoffa con il ricamo di un agrifoglio, e una dedica interna. Potete vedere la dedica e anche un'incisione del fascinoso autore: il bello e dannato aristocratico Lord Byron.


 


Tra le pagine ho trovato anche un segnalibro che dice “This book comes from Heffer’s Bookshop” e sul retro una scritta che testimonia la fine ironia anglosassone: “Doubtless your ideal bookshop is one where you can get any book at any time. New or Second-hand, English or Foreign. We do not claim to have arrived at such perfection, but it is our ideal.”

Il libro non è molto consultato, e penso che fosse un regalo e non gli servisse per l’esame; l’unica traccia è un foglietto di espressioni con la traduzione a lato. Molto più vissuto è “Julius Caesar” di Shakespeare, che cade davvero a pezzi, e sembra masticato. Speriamo che non lo abbia masticato in un accesso di fame! Nulla di paragonabile ai campi di concentramento tedeschi, ma non è che mangiassero molto. Questa cosa della fame gli era sempre rimasta addosso, e a casa voleva vedere il frigorifero sempre pieno.


Il Certificate of Proficiency

Da tempo immemorabile questo esame si compone di alcune prove scritte (difficilissime, ve lo assicuro!), per le quali mio papà prese C. Vi assicuro che prendere C al Proficiency scritto è un successo incredibile, e specialmente per una persona che parte dall'inizio, e forse nemmeno il Bardo arriverebbe alla B.

La parte più commovente fu l’esame orale. Egli arrivò all’università e percorse il corridoio in cerca dell’aula. Ovviamente era ben riconoscibile poiché indossava la divisa da prigioniero con delle enormi toppe gialle, più o meno come quella che potete vedere qui. Nel corridoio si imbatté in una signora cui chiese dell’aula, al che lei disse che lo avrebbe accompagnato e si mise a chiacchierare con lui. Parlarono a lungo, volle sapere da dove veniva e come mai voleva imparare la lingua.

Dopo venti minuti di conversazione, lei si arrestò davanti a una porta e gli strinse la mano. “Bene, può andare,” disse. “Ma... io devo fare ancora l’esame orale,” replicò mio papà, perplesso. “Lo ha già fatto,” disse lei, sorridendo. Era la docente, che gli aveva fatto l’orale mettendolo a suo agio, e dandogli poi B. Tutte le volte che racconto questa storia, come in questo momento, mi viene un groppo alla gola.


Il ritorno a casa

Mio papà tornò a casa nel ’46, come vi raccontavo, dalla sua famiglia di origine. Possedeva ormai un’ottima conoscenza dell’inglese, ed era talmente grato per come era stato trattato, e per le testimonianze di amicizia che aveva ricevuto, che si ripromise di insegnare questa lingua gratuitamente a chiunque avesse voluto impararla. E così ha fatto fino a quando ne ha avuto la possibilità. Le prime parole in inglese me le ha insegnate lui. Ovviamente, sapere l’inglese nel dopoguerra era una rarità per un italiano, e la cosa gli tornò utile sul lavoro.

I signori Edwards vennero a trovarlo in Italia compiendo la traversata dell’Europa a bordo della Fiat 500Topolino, e giunti a destinazione scrissero alla casa di produzione lodando molto la qualità e la robustezza del veicolo. A sua volta mio papà si recò in Inghilterra a trovarli, e mantenne sempre l’amicizia e la corrispondenza con loro. Ecco qua una foto di Molly (sulla sinistra, unica figlia degli Edwards), un’amica, e di Joan Edwards, in una foto che richiama tantissimo i tempi del Novecento e dove sono però sorridenti e solari. La guerra è finita, ma l'amicizia è rimasta, a riprova che dalle difficoltà e dal male può nascere un bene grandissimo. 



***

Era dall’anno scorso che volevo raccontarvi questa storia incredibile, ma non avevo avuto tempo e modo, e mi sembrava appropriato farlo nel periodo natalizio. E voi avete delle storie di famiglia collegate col periodo natalizio che volete raccontare?


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sabato 4 dicembre 2021

“Ne resterà soltanto uno!” Parola di Maximilien Robespierre



Carissimi,

sono riuscita a dare l’esame di Storia dell’Illuminismo e dell’Età delle Rivoluzioni come mi proponevo, e con un ottimo esito. Invece del solito resoconto semiserio su come è andata, sono stata colta da verve creativa e faccio parlare uno dei protagonisti della rivoluzione francese, forse il più famoso, Robespierre. 

L’ho scritto come se fosse un suo discorso tenuto alla Convenzione Nazionale e dove però ogni tanto va sopra le righe e abbandona il suo stile compassato. =D In questo modo l'effetto comico può essere mantenuto. Per comporlo ho preso a prestito alcuni passaggi di un paio di suoi discorsi (perdonami, Maximilien)! 


Ora però fate silenzio perché l’Incorruttibile è salito alla tribuna e sta per parlare...



Amici lettori, cittadini della blogosfera,

è con immenso orgoglio che posso testimoniarvi come, attraverso lo spirito di sacrificio, la mia pupilla sta conducendo in porto la sua nave nonostante i venti contrari, il mare in burrasca e il rischio di fare naufragio a ogni ondata e raffica. Tutta la questione sta proprio qui, nella nostra situazione straordinaria e nella disponibilità a tenere la barra dritta a dispetto di qualsiasi evento avverso, inclusa la capacità di interpretare i misteriosi meccanismi della macchina universitaria, che io sospetto essere uno strumento occulto della controrivoluzione e dei suoi poteri forti. Anziché agevolare il percorso di studi, infatti, il Gran Burocrate di corte agisce sempre in contrasto coi principi dell'eguaglianza e col rispetto per i diritti del popolo studentesco. (Primi timidi applausi)

Appelli agli esami (altresì detti gli innominabili, come io sono chiamato l’Incorruttibile), circolari e controcircolari di rettifica del rettore a ogni cambio di colore regionale, battaglie contro arcigni professori, corsi e soprattutto esami a distanza, programmi e bibliografie che mutavano continuamente, piattaforme che non funzionavano, questi sono soltanto alcuni esempi dei meandri in cui ci aggiriamo smarriti in questi temi grami. Mala tempora currunt, dicevano gli antichi che io prendo a modello. Vi sono persone che hanno distolto gli sguardi, rifiutandosi di accettare tale opaca realtà e rifugiandosi nella propria stanzetta e altre hanno manifestato disperazione e terrore... o meglio Terrore con la “t” maiuscola. (Mormorii molto preoccupati)

Io ho dimostrato ciò che era chiaro a tutto il mondo, che occorresse una volontà d’acciaio, e nervi altrettanto saldi, per poter arrivare all’obiettivo finale. Ebbene, cittadini patrioti, tale scopo si sta avvicinando, poiché il glorioso esame di Storia dell’Illuminismo e dell’Età delle Rivoluzioni, e in special modo sulla rivoluzione francese dove io e miei colleghi siamo protagonisti, è stato sostenuto con esito invero fausto il lunedì scorso. E ne resterà solo uno, come diceva il personaggio di un famoso film di cui mi sfugge il titolo... no, non ho l’Alzheimer e non devo prendere la pastiglietta di colore arancione... il titolo ce l’ho qui sulla punta della lingua... mumble mumble...

Ma andiamo con ordine, miei buoni patrioti, principiando dall’ottimo esame di Storia delle Dottrine Politiche di cui è stato narrato qui con dovizia di particolari. Dopo tale evento la mia pupilla si è rimboccata le maniche per cercare di capire se e quando avesse potuto sostenere l’esame che le stava a cuore, e incaponendosi a volerlo dare entro la fine dell’anno nel timore della scadenza di programmi e affini. Infatti non si capisce mai una mazza di come funzionano queste cose, e si ha sempre paura di rimanere come “quel della mascherpa” secondo il noto proverbio milanese.

Sì, perché ormai avete intuito, o sapete per esperienza, che la maggior parte del tempo di un discente viene speso non per studiare immersi nelle pagine dei libri, o consultare la rete in cerca di utili informazioni, ma per sforzarsi di interpretare i responsi dell’arcano, o sventare le insidie della burocrazia universitaria, fattasi ancora più feroce e implacabile in tempi pandemici.

Già nel mese di luglio, o Termidoro secondo il nostro nuovo calendario rivoluzionario di agevole utilizzo, ella aveva scritto a un professore consigliato da più parti, sia per chiedere lumi - e tale termine è quanto mai appropriato - in merito all’esame sia per una proposta sull’eventuale tesi. Il docente in questione però era giunto alla meta tanto sospirata della pensione - “beato lui!” ha appena esclamato la mia protetta - e quindi non sapeva dare soverchie indicazioni. (Lunghe discussioni in aula sull’età pensionabile con estrazione di tabelle inps e complicati calcoli in merito, fino a quando Robespierre non si spazientisce, chiede silenzio e riprende a parlare)

La mia beniamina ha comunque acquistato i libri per l’esame perché, mal che andava, le interessava leggerli e avrebbe avuto poco tempo in caso di responso favorevole, e ha ricevuto tutta la mia approvazione dato che sulla copertina di “In nome del popolo sovrano” di Timothy Tackett c’è la mia effige. Non poteva essere altrimenti visto che il suo affetto per me le ha permesso di inserirmi a pieno titolo nel suo romanzo “I Serpenti e la Fenice” dove ne combino più che bertoldo.

Una volta ottenuta l’approvazione sulla bibliografia, era quasi a metà dell’opera, e si è iscritta prontamente all’appello del 30 novembre, risultando la prima in ordine progressivo. Voi direte: “Ma che me ne cale?” e io vi dirò: “Sbagliato!” (alza il tono di voce di un'ottava e molti deputati sussultano) Da lì in poi si è gettata sui libri seguendo la sua scaletta di stampo militaresco, volesse il cielo che le nostre armate rivoluzionarie fossero così bene organizzate e disciplinate! La rivoluzione sarebbe ormai esportata in tutta Europa, e i principi di libertà, uguaglianza, fraternità si sarebbero impressi nelle dure cervici senza alcun bisogno di azionare la “louisette” in ogni momento. Non sapete che cos’è la “louisette”? Andatevi a cercare il termine su Google, non devo sempre fornirvi la pappa pronta, e che diamine! (Silenzio intimorito, occhi bassi)

Il giorno è arrivato e tutto è stato placido come un mare finalmente in bonaccia: trasporto senza ritardi all’aula di via Festa del Perdono, finalmente in presenza e non sotto forma di ologramma; appello puntuale con soltanto quattro studenti per Storia dell’Illuminismo, e un esercito di altri per Storia Moderna; esame da parte del professore - un esperto in materia - con domande sulle giornate rivoluzionarie del 5-6 ottobre, sulla Costituzione Civile del Clero, la chiesa gallicana e il papa e un momento di défaillance mnemonica che è riuscita però a recuperare. 

Il professore ha proposto un 27, cosa che la mia pupilla ha accettato immediatamente. A mio parere l’esame meritava un 28 pieno, ma già l’anno scorso ella è arrivata a un punto di non ritorno, ed è disponibile anche ad accettare un miserando18 pur di passare. Anche se i successi addormentano le anime deboli, ma stimolano le anime forti, si arriva a un punto in cui se ne ha pieni i ... ehm, volevo dire che si arriva a un punto di estrema saturazione, e non si vede l’ora di terminare.  Mi sono quindi trattenuto dall’intervenire e sono passato oltre senza azionare la mia “louisette” portatile, pieno di benevolenza e magnanimità nei confronti del genere umano.

A la guerra comme à la guerre, eccellenti cittadini! Ormai questo è il nostro motto. Ci restano ancora abbastanza pericoli per assorbire tutto il nostro zelo, tuttavia. Il prossimo e ultimo esame di Storia dell’Arte Medievale da 6 crediti si profila davanti a noi il 10 gennaio del nuovo anno. E c'è davanti a noi un'impresa non meno importante e più difficile: quella di sventare con costante energia gli intrighi incessanti della sorte, di superare gli ultimi ostacoli burocratici e di far trionfare i principi sui quali deve fondarsi la prosperità e la felicità definitive, ovvero la preparazione della tesi di laurea. (Vivi applausi)

Come potete immaginare, la mia pupilla ha già preso contatto con il professore, ha concordato con lui l’argomento e sta raccogliendo il materiale. Concludo con l’auspicio che l’anno prossimo ella si possa fregiare del titolo di dottoressa in Storia. (Applausi scroscianti, ovazioni)

Ah, ecco, mi sono ricordato il titolo del film, trattasi di “Highlander - L'ultimo immortale” e qui potete vedere il trailer dove viene pronunciata la famosa frase. Buona visione, e la prossima volta non voglio sentire volare una mosca. Capito?!

***

Bene, l’Incorruttibile ha concluso, spero vi sia piaciuto il post e soprattutto siate felici con me per l’esito di questo penultimo esame. :) 

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sabato 27 novembre 2021

Storia di una tomba senza nome


“Dei Sepolcri”... come direbbe Foscolo

Vado spesso al cimitero di Bruzzano dove sono sepolti molti dei miei parenti, incluso mio papà. Si tratta di un cimitero di piccole dimensioni posto alla periferia nord di Milano, in un luogo che un tempo era borgo agricolo sulla strada che va a Como, e come tale è un po’ decentrato. Per una serie di combinazioni, quasi tutti i miei parenti prossimi hanno trovato accoglienza là.

Questo luogo di sepoltura è molto raccolto e meditativo, e mi piace proprio per tale ragione. Potrei aver detto una banalità, ma vi assicuro che i cimiteri milanesi non sono tutti uguali, e che non in tutti si trova lo stesso spirito di quiete e dolcezza, come invece dovrebbe essere. Il cimitero di Bruzzano non è mai molto frequentato, a parte nel giorno dedicato ai defunti. Là tutti si ricordano di avere dei parenti da andare a trovare, e si precipitano muniti di piantine, lumini e fiori con veri e propri ingorghi di auto nel parcheggio antistante l’ingresso, e formando assembramenti agli stand che vendono tali oggetti, come se non ci fosse un domani.

Amo dunque passeggiare nel cimitero, dove in questo periodo l’autunno si sposa perfettamente con il luogo, e la luce assume una tonalità speciale. Questi luoghi non mi incutono ansia e tristezza, come invece gli ospedali che sono luoghi di sofferenza, e mi piace pensare che, dopo una vita di fatica e tribolazioni, i miei cari si stiano finalmente riposando. Si sentono gli uccelli che cantano, e si può anche avvistare qualche gatto che vi si aggira.

Anche procedere in mezzo alle tombe per leggere le date di nascita e morte, osservare le fotografie e quando furono scattate, contemplare le epigrafi, cogliere i particolari è molto istruttivo perché è come leggere una sorta di libro. Ci sono delle tombe fantasiose, con statuette che testimoniano le passioni del defunto, anche calcistiche, altre che esagerano e sono un trionfo di paccottiglia, altre ancora più sobrie. Ci sono tombe solitarie, altre dove sono racchiuse famiglie intere, ve ne sono altre ornate di piante e fiori, mentre le loro vicine sono spoglie e in stato di evidente abbandono. Su tutte la natura sembra farla da padrona, con cadute di foglie, segni evidenti di intemperie, piante rampicanti che si allungano ovunque.


La sorprendente arte funeraria

La scultura funeraria poi è magnifica e spesso va oltre quei codici stilistici che la rendono riconoscibile e che si traduce più che altro in angeli, la Vergine in preghiera, donne afflitte, Gesù incoronato di spine. A proposito di angeli, androgino e sensuale è quello del Cimitero monumentale di Staglieno a Genova, opera del 1882 dello scultore Giulio Monteverde e che potete vedere qui. Guardate che meraviglia la posa del corpo, i particolari del viso e dei capelli, e lo sguardo enigmatico, quasi imperscrutabile di questo giovinetto o giovinetta.
 
 


Ricordo con particolare ammirazione una visita che feci anni fa al cimitero Monumentale di Milano, un autentico giro guidato in mezzo alle tombe, eseguite da grandi artisti per i loro committenti. Per esempio da bambina mi colpì molto la tomba dove riposa l’aviatore Umberto Fava con la rappresentazione di un giovane aviatore nudo, che regge un’elica. Una testa di Medusa, evidentemente ripresa dalla Medusa di Caravaggio, e rappresentante il mare, lo sta traendo nei suoi gorghi. Sulla base è inciso in lettere dorate l’epigrafe di Gabriele D’Annunzio: “Non cola ma vola, non cade ma s’alza”. Mi impressionava questo mostro che spuntava dal mare per trarre a sé il giovane, morto in Libia nel 1941 all’età di ventitré anni. Eccovi entrambe le immagini per fare un confronto.



 
La tomba senza nome

Sono dunque andata di recente a compiere il mio breve pellegrinaggio a Bruzzano munita dei miei
cinque fiori da distribuire in modo equanime ai miei cari. Mi stavo aggirando alla ricerca di mio zio quando l’occhio mi è caduto su questa tomba con la foto in bianco e nero di una giovane donna, presumibilmente della prima metà del Novecento per posa e acconciatura. Tale sepoltura non aveva nemmeno il classico “giardinetto” a delimitarla, fatto con dei sassolini e delle piantine e, a prima vista, non aveva nemmeno il nome. Ci si poteva passare sopra senza nemmeno accorgersi. Il vaso per inserire i fiori era di plastica e conficcato direttamene nel terreno, ed era ovviamente vuoto dato lo stato di degrado. Ovviamente il primo pensiero è stato di indignazione per l’incuria della manutenzione del cimitero, con relativi improperi al suo indirizzo. 

Ero comunque un po’ perplessa, poi mi sono recata sulla tomba di mio zio, rimuginando lungo il tragitto. Però poi mi sono detta che questa donna meritava di ricevere il fiore: non vi nascondo che il pensiero di una tomba anonima mi aveva fatto impressione. Il mio è stato un impulso che non so spiegare, sono ritornata indietro; non riuscivo più a ritrovarla ma alla fine ce l'ho fatta. Inizialmente ho messo il fiore nel vaso vuoto, ma non aveva tanto senso data la lontananza, così l’ho messo proprio vicino alla fotografia e lì mi sono accorta che la pianta rampicante di tipo invasivo aveva avviluppato la pietra con inciso nome e cognome. Ho scoperto che era nata nel 1915, ma non sono riuscita a spostare la pianta e a leggere nome e cognome.

Chissà chi era...

Ho cominciato a riflettere sull’identità di questa signora, non disponendo che di qualche dettaglio. Forse era morta giovane, così come la ritrae la foto - dove ha un viso triangolare dal trucco accentuato come si usava all'epoca, un mento pronunciato e uno sguardo penetrante e serio, un po’ ostile - e qualcuno provvede a rinnovare la concessione. Vicino alla fotografia c’era un piccolo fiore fresco. Oppure era morta anziana, e non c’erano altre immagini disponibili se non di quando era ragazza.

Senz’altro non aveva parenti prossimi che potessero commissionare una lapide anche semplice oppure nessuno aveva voglia o possibilità di spendere dei quattrini. Però c’è senz’altro la mano di qualcuno che provvede a rinnovare la concessione, oppure non si spiegherebbe che possa essere ancora in terra dopo tanto tempo. Insomma, questa tomba abbandonata ha sollevato degli interrogativi, e se avessi una penna migliore potrei scrivere un racconto a lei dedicato. 
Per il momento mi piace pensare che sia contenta per il dono ricevuto.

Nel romanzo "Via col vento", ho letto di questo episodio con le signore di Charleston - in pratica amiche delle protagoniste Rossella O'Hara e Melania Hamilton - che si indignano perché una di loro, oltre a occuparsi della tombe dei caduti sudisti, cura anche le tombe senza nome dei soldati nordisti. L'intervento e la perorazione di Melania, una figura assai meno incolore di quanto appare nel film, saranno risolutivi sull'argomento. 

***

Vi sono dei cimiteri nella vostra città con nomi illustri, o con sculture importanti? Che cosa pensate dell'atmosfera dei cimiteri?

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sabato 20 novembre 2021

"La scelta di Maria": la storia del Milite Ignoto


In occasione del 4 novembre ho avuto modo di vedere un pregevolissimo film, “La scelta di Maria”, che vi consiglio di cuore. Si tratta di un docu-drama del 2021 co-scritto e diretto da Francesco Micciché e dedicato alla figura di Maria Bergamas, una donna friulana scelta come rappresentante delle madri che avevano perso un figlio durante la prima guerra mondiale, presentato in televisione il 4 novembre e reperibile su raiplay qui.

La storia ci racconta il dolore immenso di queste madri e come nasce la scelta di tumulare nel Vittoriano di Roma la salma di un caduto irriconoscibile a simbolo di tutti i caduti, e che diventa il Milite Ignoto. Per farlo il film si serve di spezzoni di filmati dell’epoca, e di animazioni.


La Prima Guerra Mondiale

Il primo conflitto mondiale è conosciuto anche come Grande Guerra per l’impatto che ebbe in termini di vite umane, feriti, dispersi, mutilati, e modifiche nel modo di combattere con l’ingresso di ampi eserciti, l’uso delle trincee e di gas, per l’ampiezza dei campi di battaglia, le nuove tecnologie belliche e l’imponente sforzo produttivo per produrre sempre nuovi armamenti da buttare nel conflitto.

Iniziato come un conflitto europeo, si traduce rapidamente in un conflitto su larghissima scala dove, per un perverso effetto domino causato dal sistema di alleanze, le principali nazioni entrano in guerra una dopo l’altra, trascinando rapidamente con sé le alleate. Lo scenario bellico si estende poi alle colonie dell’impero britannico, gli Stati Uniti d’America e l’impero giapponese. Si tratta di una guerra che verrà un poco messa da parte nell’immaginario perché a essa subentrerà l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale; e tuttavia gli storici indicano proprio nella Grande Guerra del 1914-1918 un vero e proprio momento di svolta, seguito da una sindrome da stress post traumatico di tipo collettivo.

La guerra ha inizio ufficialmente il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’impero austro-ungarico al regno di Serbia in seguito all’assassinio del granduca Francesco Ferdinando. Le maggiori potenze alleate entrano in guerra a, e si allineano su due blocchi contrapposti, con gli imperi centrali da una parte (impero tedesco, impero austro-ungarico e impero ottomano) e dall’altra gli Alleati: Francia, Regno Unito, impero russo e impero giapponese, e dal 1915, l’Italia.

Didascalia - Da in alto a sinistra in senso orario: insorti russi nelle strade di Pietrogrado;
la nave da battaglia Szent István affonda; fanti britannici in trincea 
sulla Somme;
mitraglieri austroungarici sulle montagne sud-tirolesi;
truppe statunitensi nell'
Argonne su carri armati Renault FT;
bombardiere tedesco 
Gotha G.IV diretto su Londra.


L’Italia in guerra. Nelle prime fasi l’Italia resta infatti neutrale, e osserva l’andamento del conflitto avendo in mente di affiancare le potenze centrali (o Triplice alleanza) in cambio di compensi territoriali quali Trentino, isole della Dalmazia, Gorizia, Gradisca e un “primato” sull’Albania. Dopo aver stipulato un patto di alleanza con le potenze della Triplice intesa e aver abbandonato lo schieramento della Triplice alleanza, l'Italia dichiara infatti guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915. Il conflitto si trasforma in una guerra di trincea, simile a quella che è combattuta sul fronte occidentale, e una serie di battaglie sull’Isonzo non porta all’Italia i frutti sperati ma al contrario forti perdite tra le truppe, bloccate da una spossante guerra di posizione.

Gli austro-ungarici però lanciano un’imponente offensiva nell’ottobre 1917 nella zona di Caporetto, che si traduce in uno sfondamento della difesa e in un crollo del fronte italiano, in seguito al quale le truppe sono costrette a una vera e propria rotta. Tragicamente il disastro bellico passa nella lingua, dove il termine “una caporetto” va a indicare una disfatta totale. Le forze italiane riescono però ad attestarsi sulla linea del Piave, al comando del generale Diaz e, dopo aver respinto un nuovo tentativo degli austro-ungarici di passare la linea del Piave, passano alla controffensiva nella battaglia di Vittorio Veneto. Il 3 novembre l'Impero austro-ungarico sigla l’armistizio di Villa Giusti che entra in vigore il 4 novembre, segnò la conclusione della guerra.
 

Le cifre della tragedia. Questo arido e stringato excursus storico, e le cifre che sto per darvi, non possono minimamente rendere conto della portata di questo dramma. La stima non è sicura, ma a livello globale si parla comunemente di numeri tra 15 e 17 milioni di morti, senza contare l’influenza spagnola, la pandemia che flagellò un mondo debilitato ed esausto dal conflitto. In questa cifra però non sono conteggiati i feriti e i mutilati, sia militari che civili. 

Causa non ultima di morte, come in tutte le storie dei conflitti, furono anche le malattie, la malnutrizione e incidenti vari e che arrivano da sempre insieme, rappresentati dai quattro cavalieri dell’Apocalisse. Li potete vedere qui in una xilografia di Albrecht Dürer (ca. 1497–98) dove cavalcano in gruppo, guidati da un angelo, per portare morte, fame, guerra e conquista militare.

 

Per quanto riguarda l’Italia, si ebbero le seguenti cifre:
 



Il film “La scelta di Maria”

Veniamo al film. Nel 1921, e dunque a guerra conclusa, su richiesta del Ministro della Guerra Luigi Gasparotto (Cesare Bocci), viene istituita una commissione presieduta dal generale Giuseppe Paolini (Marco Maria Casazza). Il gruppo di ufficiali, comandato dal tenente Augusto Tognasso (Alessio Vassallo), ha l’incarico di tornare sui campi di battaglia per ritrovare le salme di undici soldati non identificabili. In concomitanza con le ricerche, sono state chiamate alcune madri di soldati dispersi, per formare un gruppo tra cui verrà scelta colei che sceglierà uno degli undici caduti.


 
Tra queste donne c’è Maria Bergamas (Sonia Bergamasco) di Gradisca d’Isonzo. All’epoca il territorio si trovava nell’impero austro-ungarico e dunque il figlio Antonio, iscritto nelle leve dell’esercito austriaco, aveva disertato nell’ottobre 1914 per arruolarsi come fante nel battaglione italiano della Brigata Re. Maria Bergamas ha occasione di raccontare la storia del figlio al tenente Augusto Tognasso, che per alcuni versi glielo ricorda. Il tenente è stato decorato in guerra, ma soffre di sindrome da stress postraumatico e di orribili incubi notturni.

Una volta trasportati i corpi nella cattedrale di Aquileia, Maria, che è stata scelta nel gruppo di donne, indicherà quale salma sarà trasportata fino a Roma e poi tumulata nel Vittoriano. Nel «Rito di Aquileia», la donna viene posta di fronte alle undici bare allineate e si accascia al suolo, piangendo e gridando il nome del figlio davanti alla decima bara sulla quale cadrà quindi la scelta. Maria sarà consacrata come madre spirituale del Milite Ignoto, e in senso più ampio come “madre d’Italia”.

Per il trasporto fino a Roma è stato preparato un treno speciale, su una carrozza scoperta in modo che alle stazioni tutti possano vedere la bara avvolta nella bandiera tricolore e sommersa da un tripudio di corone e fiori. Su un lato sono scritte le date mcmxv - mcmxviii; sul lato opposto vi è la citazione dantesca "l'ombra sva torna ch'era dipartita" (Inferno, canto IV). 

Nelle stazioni il convoglio viene accolto da folle che mantengono un rigoroso silenzio, e da bambini che lanciano fiori sulla bara in onore del soldato caduto e, idealmente, di tutti i soldati. La folla si inginocchia al passaggio del treno, viene fatto il saluto militare da parte delle forze armate e di ex combattenti, e la benedizione della salma. Non essendovi l’intento di farne una questione politica, nessuno pronuncia discorsi altisonanti e non si suona nessuna musica oltre “La canzone del Piave”.


All’arrivo a Roma il 4 novembre il feretro viene accolto da re Vittorio Emanuele III e da una folla di trecentomila persone. Il milite ignoto, di cui è mantenuto il riserbo su quale campo di battaglia proviene, verrà tumulato al centro dell’altare della patria e sotto la dea Roma .

Maria non accompagnerà la bara fino alla sua meta finale, ma chiederà di scendere a Udine per tornare indietro dagli altri dieci (“che sono rimasti da soli”), e domanderà di essere seppellita un domani con loro nel cimitero retrostante la basilica di Aquileia.

Vi furono scontri tra socialisti e fascisti, ma l’evento non fu funestato da altri disordini. I socialisti decidono di non partecipare alle celebrazioni perché contrari alla guerra, e perché il popolo è stato tenuto lontano, e perché questo tipo di cerimonie è un frutto di una politica fautrice di nuove guerre e contro tutti coloro che con tale manifestazione intendono fare una speculazione nazionalistica. I giovani repubblicani durante il corteo ufficiale del 4 novembre lanciano un manifesto di contestazione tra la folla, e anche gli anarchici non partecipano.

Il monumento al Milite Ignoto verrà purtroppo strumentalizzato dal regime fascista che ne fa il proprio simbolo, sia tramite un corteo al termine della marcia su Roma sia durante le celebrazioni del 4 novembre con Mussolini appena nominato Presidente del Consiglio.

***  
Il cast del film: gli attori sono stati tutti molto bravi, anche se personalmente avrei preferito un’attrice diversa da Sonia Bergamasco, che ha un aspetto sofisticato e “cittadino” molto diverso dalla reale Maria Bergamas. Al di là di quello, onore al suo merito per avere interpretato una parte difficilissima.


Altri film dedicati alla Grande Guerra

Vorrei chiudere il post segnalando un caleidoscopio di film sulla Grande Guerra, opere di registi di diverse nazionalità che hanno narrato la guerra sui diversi fronti. Ce ne sono tantissimi altri, a testimonianza di una tragedia mondiale, e il mio elenco è senza dubbio parziale e incompleto, ma questi li ho visti e mi sono piaciuti in modo particolare.


- “Orizzonti di gloria” del 1957 co-sceneggiato e diretto da Stanley Kubrick. Nel film Kirk Douglas interpreta il colonnello Dax, un ufficiale comandante di soldati francesi che si rifiutano di continuare un attacco suicida allo scopo di conquistare una posizione tedesca ben difesa chiamata "Formicaio". Dopo questo evento Dax tenta di difenderli contro un'accusa di codardia in una corte marziale.Il film fu molto lodato dalla critica, e punta il dito contro le ambizioni dei generali, gli ordini insensati che mandano al macello uomini per conquistare posizioni inutili, gli effetti devastanti della guerra sulla psiche e sui corpi dei soldati (all’inizio viene mostrato uno di loro che soffre di shell shock).

- “Gli anni spezzati” (“Gallipoli”) del 1981, Australia, per la regia di Peter Weir. Il film narra uno dei
tragici episodi della sanguinosa battaglia di Gallipoli sullo stretto dei Dardanelli, dove tra il 1915 e il 1916 persero la vita 8.587 uomini dell'ANZAC, parte del corpo di spedizione comprendente soldati dell'esercito australiano e neozelandese. È soprattutto una storia di amicizia tra due giovani australiani, Archy Hamilton (Mark Lee), dotato di un grande talento per la velocità, e lo spavaldo Frank Dunne (Mel Gibson). Entrambi i ragazzi si arruolano volontari nell’esercito, uno in cavalleria e uno in fanteria, e il destino li porterà a combattere in una durissima esperienza bellica. Il film fu uno dei più grandi successi di tutti i tempi in Australia, sia di pubblico sia di critica, e ottenne numerosi riconoscimenti.

- “Una lunga domenica di passioni”
del 2004, Francia, regia di Jean-Pierre Jeunet. Questo film mi era piaciuto talmente tanto che all’epoca avevo poi comprato il romanzo da cui è tratto: “Un long dimanche de fiançailles” dello scrittore Sébastien Japrisot. La storia inizia al fronte con alcuni soldati che vengono accusati di auto-mutilazione per ottenere il congedo. Condannati a morte da una corte marziale, i cinque vengono condotti fino ad un avamposto chiamato «Bingo Crepuscolo» e abbandonati al loro destino nella terra di nessuno tra le trincee tedesche e quelle francesi. Questi eventi si alternano con quanto sta accadendo alla fidanzata di uno di loro, una ragazza di nome Mathilde rimasta zoppa per la poliomielite, che viene contattata da un ex sergente ricoverato in un ospedale a causa dell'influenza spagnola... e non vi dico altro perché magari vi è venuta voglia di vederlo.

  

- “Testament of Youth” del 2014, Regno Unito, regia James Kent, di cui potete vedere una foto qui in alto. Il film è ispirato al romanzo Generazione perduta della scrittrice Vera Brittain, e racconta gli anni giovanili dell'autrice, e la sua esperienza con gli orrori della Prima guerra mondiale. Durante il conflitto la giovane perde il fratello Edward, il fidanzato Roland e l'amico Victor, in una guerra interminabile che tutti in Gran Bretagna pronosticavano come veloce e indolore.

 
"Torneranno i prati" di Ermanno Olmi

. lo straziante “Torneranno i prati” del 2015, l’ultimo film di Ermanno Olmi, ambientato nelle trincee sull’altopiano di Asiago e in mezzo alle montagne innevate. Il film si ispira liberamente al racconto “La paura” di Federico De Roberto del 1921 e basato anche sulla corrispondenza dei soldati. Lo scenario di pace e il silenzio irreale vengono di quando in quando devastati dagli attacchi nemici, e il film mostra le giornate interminabili dei soldati in mezzo a freddo, fame, sporcizia, paura.

- “1917” del 2019, USA/Regno Uniti, regia di Sam Mendes. Il film vede protagonisti George MacKay e Dean-Charles Chapman, affiancati da un cast che comprende Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin Firth e Benedict Cumberbatch. Il regista si è ispirato ai racconti di guerra di suo nonno Alfred Hubert Mendes, che aveva combattuto per due anni sul fronte francese. La sfida degli sceneggiatori è stata quella di creare una storia che, pur svolgendosi in tempo reale, nella sua durata avesse un inizio, uno svolgimento e una fine e non si spostasse mai dai protagonisti. Le sequenze nelle trincee sono assolutamente straordinarie per realismo.

***

Vi chiedo se conoscevate la storia del Milite Ignoto (io no) o avete visto qualcuno di questi film. Vi lascio con il trailer youtube di “La scelta di Maria” per darvi un’idea di come è stato realizzata la vicenda.




Fonti immagini: Wikipedia

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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

La Fiamma e la Rosa

Un visitatore dei nostri giorni entra in una chiesa e incontra la misteriosa Donna dell’Affresco, che gli narra una storia di amore e adulterio tra due giovani nella Firenze di Lorenzo de' Medici. Siamo alla fine del Quattrocento, e la città è al culmine del suo splendore artistico e culturale. Firenze è però destinata a incupirsi con l’avvento del frate domenicano Girolamo Savonarola e della sua eresia, e lo stesso avverrà per le vicende dei due amanti. Alla fine del racconto, il visitatore comprende che quella storia antica lo riguarda molto da vicino…

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