"La Storia siamo noi": blog di storia, letteratura e arte

THE WATER LILY POND

Claude Monet, 1897.

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Unknown author, 19th century.

YELLOW RED BLUE

Wassily Kandinsky, 1925.

I BARI

Caravaggio, 1594 ca.

sabato 25 giugno 2022

Il vino nell’antichità tra storia e mito


Bacco di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1596-1598),
Galleria degli Uffizi a Firenze

"Il Manoscritto del Cavaliere" è lieto di poter ospitare un nuovo articolo di Antonella Scorta, autrice di precedenti guest post dal titolo  "Christine de Pizan" appartenente alla galleria delle grandi donne (qui il link), "Alla ricerca degli antenati" imperniato sulla ricerca dei propri avi e quindi la costruzione di un albero genealogico corretto (qui il link) e il recente "Eteria: una viaggiatrice del IV secolo", che sfata molti luoghi comuni sulle donne della tarda antichità (qui il link). Questa volta Antonella ci condurrà alla scoperta del vino nell'antichità, e l'articolo ci riserverà non poche sorprese! Tra l'altro l'autrice parla con cognizione di causa, essendo diventata una sommelier professionista, come potrete leggere anche nella sua biografia in fondo all'articolo. 

***

Polifemo è uno dei personaggi più conosciuti dell’epica greca e, anche se attualmente questa è una materia che non si studia più a scuola, sicuramente il Ciclope, il gigante con un solo grande occhio al centro della fronte, è noto anche ai giovani di oggi. Ma chi sospetterebbe che potrebbe essere preso a esempio per spiegare la percezione del vino nell’antichità? Cominciamo il nostro racconto: la prima regola di cortesia tra i Greci, sia per le persone altolocate che per il popolo (per esempio, l’umilissimo porcaro Eumeo si comporta così quando accoglie Ulisse al ritorno ad Itaca), è di offrire subito da bere e da mangiare all’ospite e soltanto dopo chiedergli chi è e che cosa vuole. Polifemo invece affronta in modo arrogante Ulisse e i suoi compagni chiedendo loro l’identità senza offrire nulla - il che come ben sappiamo sarà la sua rovina, perché quando invocherà aiuto gridando “Nessuno (quello che credeva essere il nome del suo assalitore) mi uccide” gli altri Ciclopi ovviamente non andranno a soccorrerlo. Potete vedere molto ben raffigurata la scena di Polifemo accecato da Ulisse in quest'anfora del 650 a.C da Eleusi. 

Quindi, cominciamo a capire che per i Greci, come successivamente per i Romani, il vino è regolato da norme ben precise che gli uomini civili devono rispettare. Altra norma imprescindibile è quella del bere con moderazione. E anche qui il nostro Polifemo sbaglia tutto: infatti, abituato ad alimentarsi esclusivamente con il latte delle sue capre, quando Ulisse gli offre il vino, il Ciclope lo apprezza subito, ma lo beve smodatamente e naturalmente si ubriaca. Un detto attribuito allo stesso Dioniso recitava: “Il primo cratere è per la salute, il secondo per il piacere e il terzo per il sonno”, sottintendendo che dal quarto in poi si generano soltanto violenza, baccano e follia. Ce lo mostra il sottostante mosaico ellenistico a Pafhos, sull'isola di Cipro, raffigurante Dioniso e Arianna.


Sia i Greci che i Romani, infatti, nei loro simposi non eccedevano mai e cercavano di mantenersi sobri. Sappiamo dalle liriche dei poeti classici che ogni tanto una sbronza era consentita, però l’importante era essere sempre lucidi durante lo svolgimento delle proprie attività professionali, soprattutto se si trattava di politica e affari pubblici. Curiosamente, anche nei tempi attuali è dimostrato che i problemi di alcolismo (e gli eventuali fenomeni di violenza che ne derivano) si riscontrano proprio nei Paesi dove normalmente non si beve vino, o addirittura dove l’alcol è proibito: sembrerebbe proprio la dimostrazione che conoscere bene questo tipo di bevanda e regolamentarne il consumo significa bloccarne gli effetti deleteri e godere soltanto di quelli benefici.
 
Una festa romana (Saturnalia), seconda metà del XIX sec. di Roberto Bompiani.

Ma come riuscivano gli antichi a mantenersi sobri nonostante le enormi quantità di vino, insieme al cibo, ingurgitate durante i loro pantagruelici banchetti, come quello celebre di Trimalchione nel “Satyricon” di Petronio? (Tra parentesi questo Trimalchione era il classico arricchito che non rispettava le regole del buon vivere e i suoi festini non erano un esempio di perfetto buon gusto!)

Ebbene, il trucco per non ubriacarsi (troppo) era allungare il vino: sì, proprio quello che oggi i sommelier e i wine lover ritengono un gesto sacrilego! Il vino puro al tempo dell’antichità classica in effetti sarebbe stato imbevibile perché la gradazione alcolica era altissima e lo stato di conservazione mai ottimale, a causa ovviamente della mancanza delle conoscenze e delle tecniche in uso oggi: bisognava necessariamente aggiungervi acqua. Ed ecco che torna in scena il povero Polifemo: la sua ubriachezza è dovuta non soltanto all’eccessiva quantità di alcol ingerito in un colpo solo, ma anche all’irrimediabile errore di avere bevuto il vino puro. Si trattava tra l’altro di una pregiata varietà a bacca nera che era stata donata a Ulisse da un sacerdote di Apollo ed era così densa che necessitava di venti parti di acqua per una di vino. Solitamente la miscela giusta era tre/quattro parti di acqua e una di vino. Ma il vino spesso veniva addizionato anche di altre sostanze per renderlo più gradevole, soprattutto il miele, con il quale si produceva il mulsum, bevanda che ai banchetti fungeva da aperitivo, oppure addirittura resine, gessi e altri additivi che oggi farebbero considerare l’alimento decisamente adulterato.

È interessante notare che per i Greci chi non sa bere è solitamente una creatura inferiore: oltre ai Ciclopi altri esempi di ubriaconi molesti sono i Centauri. E per i Romani? Potremmo dire che per i Romani le creature inferiori fossero i Barbari. Per i raffinati senatori in toga, lavati e profumati ogni giorno alle terme, sicuramente questi figuri dai lunghi capelli incolti che indossavano braghe di cuoio e certamente non erano particolarmente dediti all’igiene personale non potevano rientrare a pieno titolo nel novero degli esseri umani. E avevano un altro orribile difetto: bevevano birra! Per molti secoli scegliere il vino piuttosto che la birra è stata una discriminante tra civiltà e inciviltà, cultura e non-cultura. E non soltanto per la bevanda in sé, ma per l’assoluta mancanza di regole che caratterizzava l’assunzione della cervogia: non doveva essere miscelata, non le erano destinati contenitori ben codificati e addirittura (orrore!) poteva essere sorbita con la cannuccia. Osservateli in azione in questo dettaglio del quadro di Piero di Cosimo dal titolo Battaglia tra Lapiti e Centairi del 1490 ca. posto alla National Gallery di Londra.

Lasciamo l’amico Polifemo alla sua ebbrezza e ai suoi innumerevoli errori e affrontiamo un altro argomento: le donne nell’antichità bevevano vino? La risposta è molteplice. Le etere del mondo greco potevano partecipare ai simposi e quindi erano anche autorizzate a bere vino, mentre a tutte le altre categorie dell’universo muliebre era severamente proibito. Molto diverso l’atteggiamento degli Etruschi, che pure avevano accolto dalla Grecia la pratica del simposio: le mogli potevano partecipare ai banchetti e sdraiarsi sui triclini accanto ai consorti, con lo stesso diritto di mangiare, bere e divertirsi riservato agli uomini. 
 
Affresco sulla parete centrale della Tomba dei Leopardi, nella
necropoli etrusca di Monterozzi a Tarquinia. Epoca: ca. 470 a.C.

Il mondo romano, invece, era particolarmente rigido nei confronti dei comportamenti femminili: si pensi che lo stesso Romolo (così almeno si diceva a quei tempi) aveva introdotto la pena di morte per le donne sorprese a bere. La legislazione, in effetti, equiparava l’atto di consumare vino, da parte di una donna, all’adulterio e quindi soggetto a pene molto severe, fino a quella capitale. Forse avrete sentito parlare del “diritto di bacio”: il marito, ma anche la famigerata suocera, aveva il diritto di baciare la moglie per capire se il suo alito emanava sentori sospetti.

Soltanto in alcune occasioni era consentito il consumo di alcol: per esempio, durante le feste della Bona Dea, che erano riservate soltanto alle donne, si poteva bere vino, ma, con una certa dose di ipocrisia, questi veniva chiamato latte e il calice definito vaso di miele. Qui viene evocato nel Baccanale degli Andrii, un dipinto a olio su tela di Tiziano Vecellio databile al 1523-26 e conservato nel Museo del Prado di Madrid.

 

Con il passaggio dall’austera età repubblicana alla più godereccia era imperiale anche le donne ebbero maggiore libertà e poterono incominciare a gustare il prezioso nettare. E infatti proprio la moglie di Augusto, Livia (qui raffigurata nella testa scolpita conservata al museo Saint-Raymond di Tolosa) , sosteneva di essere arrivata alla tarda età (morì a 86 anni) grazie al Pucino, una specie di Prosecco dell’epoca, che beveva regolarmente. Probabilmente i Romani si erano resi conto anche dell’importanza commerciale del vino, che spesso era utilizzato come moneta di scambio e aveva un altissimo valore. Plinio il Vecchio, che nella sua “Naturalis Historia” ci ha lasciato tantissime notizie sul mondo enologico, afferma che almeno due terzi delle varietà di vino esistenti nel mondo vengano dall’Italia. E del resto parte della nostra penisola era chiamata Enotria, ovvero terra del vino, e anche oggi in Italia sono registrati ufficialmente almeno 700 vitigni autoctoni.

Un’ultima curiosità: avrete certamente nell’orecchio il motto “Nunc est bibendum”, che spesso è utilizzato in enoteche, ristoranti, siti, blog, libri dedicati al vino. Forse però non si sa a che cosa si riferisca e magari si pensa a un’esortazione simile a quella di Lorenzo il Magnifico “chi vuol esser lieto sia”. Invece è legato a una vicenda politica complessa e a un evento storico drammatico: la morte di Cleopatra, che Orazio considerava la peggior nemica di Roma. La conclusione che possiamo trarre è che, oggi come ieri, ogni occasione, allegra o triste, è buona per un bicchiere di vino!

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Ebbene, che cosa ne pensate e qual è il vostro rapporto con il nettare degli dei? In attesa dei vostri commenti, vi invitiamo a leggere la biografia di Antonella, e soprattutto a visitare il suo sito... interessantissimo sia per gli appassionati di vino sia per coloro che sono quasi astemi (come la titolare di questo blog)!  

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Biografia dell'autrice

Nata a Milano nel 1963, è laureata in Lettere Moderne con indirizzo Storico e in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Archivistico Librario. Dopo una breve parentesi come archivista, ha intrapreso la professione giornalistica nel mondo della moda. Recentemente si è diplomata Sommelier e ha incominciato quindi a scrivere in merito a tematiche legate al mondo del vino sul suo sito www.inthebottles.com.


Bibliografia: Laura Pepe, "Gli eroi bevono vino", Laterza
Fonti immagini: Wikipedia

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sabato 18 giugno 2022

I Tarocchi classici: le Figure negli Arcani minori – i Fanti 5/30


Negli ultimi post ho voluto parlarvi sia dei miei recenti problemi di salute, di cui peraltro non sono ancora riuscita a venire a capo (qui), sia della nuova copertina per il primo volume del ciclo La Colomba e i Leoni (qui). Ora affido di nuovo con molto piacere la parola a Clementina che ci illustrerà un altro aspetto nell'affascinante mondo dei Tarocchi. Vi ricordo che potete rintracciare le precedenti puntate nella pagina dedicata a Clementina ("L'angolo di Cle"). Ci parlerà dei Fanti, sfatando alcuni luoghi comuni! Non siete curiosi?

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In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti. Passai per un ponte levatoio sconnesso...

Questo è l'incipit de Il castello dei destini incrociati, di Italo Calvino, pubblicato per la prima volta dall’editore Franco Maria Ricci nel 1969 all'interno del volume Tarocchi, il mazzo visconteo di Bergamo a New York, una colta dissertazione sulle splendide miniature di Bonifacio Bembo (risalenti al XV secolo). Il libro, nel quale l'autore incastra con un riuscito espediente letterario tante storie differenti legate le une alle altre da un insolito filo rosso, è formato da due parti: la prima che porta il titolo del libro e la seconda, La taverna dei destini incrociati, scritta precedentemente. La seconda parte è scritta usando lo stesso espediente, ma prendendo come punto di partenza un differente mazzo di carte, quello degli Antichi tarocchi di Marsiglia.

“Ho cominciato con i tarocchi di Marsiglia - afferma Calvino nella presentazione – cercando di disporli in modo che si presentassero come scene successive d’un racconto pittografico. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla”.

Stupendo, non sembra anche a voi?

Bentornati, cari amici, a questo punto direi che possiamo introdurre il tema del nostro quinto appuntamento dedicato ai Tarocchi. In quest’occasione, infatti, inizieremo ad approfondire il secondo gruppo degli Arcani minori nel quale sono rappresentate le Figure. Quindi, dopo aver analizzato la simbologia dei numeri per comprendere come vengono accostati i vari elementi, ci focalizzeremo sul ruolo svolto dalle persone nei Tarocchi per affrontare l’aspetto più sociale.
 
Giocatori di carte, affresco in casa Borromeo, Milano, 1440,
attribuito a Michelino da Besozzo.

Nei Tarocchi di Marsiglia, come vedrete, ci troviamo di fronte ad una struttura 4 x 4, perché in ogni seme troviamo quattro personaggi, ma in altri mazzi la configurazione risulta differente, cioè 3 x 4. Vale dunque la pena di inquadrare la situazione dal punto di vista storico.
 
L’indovina e il Matto, Lucas van Leyden, 1510 c.a.,
Museo del Louvre, Parigi.

La particolarità delle cosiddette Figure di Corte all’interno degli Arcani minori è quella di non essere numerale e tale condizione, trasversale a tutti i mazzi di Tarocchi a partire da quelli più antichi, ha creato parecchi problemi agli esoterici.

Infatti, da Eliphas Lévi a Papus e i suoi seguaci, gli esoterici si sono trovati di fronte ad un dubbio enorme: sebbene riuscissero a collocare facilmente, seguendo una logica gerarchica, il Fante, la Regina e il Re, non erano in grado di trovare un accordo sulla corretta collocazione del quarto personaggio: il Cavaliere.

Va detto che questa loro défaillance trova spiegazione nell’approccio distorto, e per alcuni studiosi anche eccessivamente superficiale, ai Tarocchi.

Secondo il punto di vista di Alejandro Jodorowsky (e personalmente approvo in pieno la sua tesi), il loro errore ha origine nell’aver voluto attribuire un significato preciso a ciascun trionfo ispirandosi alle teorie cabalistiche e omettendo in questo modo di osservare scrupolosamente la ricorsività dei simboli in più lame. Al contrario, ciò che aiuta ad avere una visione più chiara e complessiva di queste carte è tenere presente che in un Arcano il tutto è la somma dei suoi particolari. Diversamente, partendo da un’analisi ben poco oggettiva, secondo cui la chiave di lettura doveva necessariamente coincidere con il nome di Jahve, Lévi, Papus e gli altri seguaci hanno deciso di risolvere la questione attraverso un compromesso che li ha portati a disporre le figure nel seguente ordine: Fante, Cavaliere, Regina, Re.
 
Altri studiosi inglesi, invece, non sapendo come gestire la figura del Cavaliere, l’hanno addirittura eliminata. Nei mazzi di carte inglesi, infatti, sono state mantenute solo 3 figure: Jack (Fante), Queen (Regina), King (Re).
Altri ancora, come ad esempio Aleister Crowley, hanno trasformato a propria discrezione le figure inventando principi e principesse, mai apparsi nei Tarocchi.

Senza entrare nel vivo della polemica, che richiederebbe uno spazio ben diverso da quello offerto da un post, secondo le teorie più recenti, l’ordine più corretto di collocazione delle figure parte da un criterio interpretativo secondo il quale i Tarocchi non illustrano la Cabala, ma sono il ritratto dell’universo. Pertanto, tenendo sempre come benchmark l’Arcano de Il Mondo (così come abbiamo fatto per l’analisi del simbolismo numerico degli altri arcani minori), la corretta successione è la seguente: Fante, Regina, Re, Cavaliere.
 
Il senso di questa disposizione spiega una gerarchia di personaggi nella quale ritroviamo per ciascun Seme un dinamismo parallelo a quello della numerologia.

In questo modo, il Fante si colloca tra dubbio e azione; la Regina concentra lo sguardo sul proprio elemento e rimane vincolata tra gli agi della stabilità e la tentazione di spingersi oltre (si noti che una consultante donna può benissimo estrarre un Re o un Fante per descrivere la propria situazione); il Re è cosciente del mondo esterno nel quale si svolgerà la sua azione, ma non agisce; il Cavaliere rappresenta la perfezione, quindi non è la perfezione, ma procede e agisce per portare il proprio messaggio nel mondo in nome del Re.

Iniziamo, quindi, ad analizzare la figura dei Fanti.
 

Il Fante, come già accennato, si colloca tra il grado 2 e il grado 3, vale a dire tra il potenziale accumulato e l’azione. Ne consegue che il Fante è una figura esitante, rappresenta l’energia giovane, ancora inesperta, che dev’essere ancora lavorata, conosciuta, messa a punto e organizzata. La sua posizione è quella di un executive, un esecutore obbediente che non possiede l’esperienza necessaria per prendere una iniziativa personale. Il lato rischioso del Fante consiste, infatti, nel venire preso da un eccesso di dubbio o dal lasciarsi possedere dall’impulso, agendo in modo imprudente.

Ora caliamo ciascun Fante all’interno del proprio Seme e “ascoltiamo” cosa ci racconta.
 

Il Fante di Spade

Osservate l’immagine – io mi limiterò a evidenziare alcuni aspetti lasciandovi il piacere di scoprirne altri che, se vorrete, potrete segnalarmi in seguito – e noterete che il Fante mostra tratti delicati ed eleganti. Questo aspetto non è necessariamente rincuorante, perché tanta delicatezza potrebbe tranquillamente trasformarsi in ipocrisia, proprio sulla base del posizionamento nei gradi 2 e 3. Egli impugna la spada, che simboleggia il Verbo e l’intelletto, quindi ha accumulato apprendimenti, ma non conosce ancora l’utilità pratica della sua erudizione. Infatti, noterete che la spada è rivolta verso il cappello: esita, forse pensa di rinfoderarla per dubbi intellettuali, non è ancora pronto ad agire, i suoi pensieri sono sempre contraddittori (e infatti anche i suoi piedi appaiono separati e guardano in direzioni opposte). Questo giovane insicuro sta ancora cercando la propria strada, il proprio ruolo e per questo gli sono familiari ruoli terziari, non certo di azione e comando. Trattandosi comunque di un giovane curioso e intelligente, attento e vigile, rende al meglio nei panni del controllore, di colui che sorveglia una situazione. È una persona abile e pignola, ma non aggressiva: tutte le caratteristiche del Seme in lui vengono a mancare, per cui non è battagliero, non è foriero di difficoltà, non è incline alle dispute.

Talvolta si riferisce a una persona all’inizio del suo percorso, o a un figlio, o a un parente, a un amico di cui non ci si deve fidare ciecamente. È una carta che parla di prudenza, di attesa, di curiosità e di indiscrezione. Ci parla anche di esami, di studio, di analisi, di un’assenza temporanea di conflitti che precede l’arrivo di notizie e sorprese.

Quando la carta appare capovolta, l’imprevisto e la sorpresa saranno ancora più impattanti. Potrebbe trattarsi di un cambiamento radicale, magari violento, di un capovolgimento di una situazione che veniva considerata, a torto, stabile. Il significato assumerà differenti colorazioni a seconda delle carte vicine. In ogni caso, il Fante rovesciato fa riferimento ad una persona aggressiva, vendicativa; può trattarsi di un ladro, di una spia, un impostore, un avventuriero, un vagabondo, un ipocrita, un invidioso. È una carta che segnala inimicizie e antipatie che il consultante dovrà affrontare e, quando le carte vicine sono molto negative, può riferirsi anche a squilibri (di vario ordine), ricatti, furti, minacce, calunnie.


Il Fante di Coppe

Osservatelo con attenzione. Noterete anche voi che si tratta di un personaggio piuttosto ambiguo: potrebbe essere giovane, ma anche vecchio; potrebbe essere un uomo, ma anche una donna. Entrambi i piedi sono rivolti nella medesima direzione, cammina verso sinistra, il lato del cuore del lettore, perché il suo maestro è appunto il cuore e questo significa che tutto ciò che questo personaggio riceve lo prodiga con amore. Tuttavia, se il cuore spinge ad idealizzare l’altro, può anche originare rancore nei suoi confronti. Una coroncina gli cinge la testa ed essa è decorata da un’ellisse rossa (il rosso è il colore della passione) che finisce esattamente al centro della fronte. In pratica, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un Fante che esita, non a caso i suoi sono piccoli passi. Noterete anche che questo Fante ricopre il suo simbolo, una coppa, con un timido velo azzurro (colore della spiritualità) e non sa nemmeno se tenerlo aperto, abbandonandosi alle sue emozioni, oppure richiuderlo nel timore di essere ferito nella sua sensibilità (il coperchio viene tenuto nell’altra mano rivolto verso il basso, come a dire: “mi devo fidare o è meglio chiudere?”). Insomma, questo Fante oscilla tra la generosità e l’egoismo. Ma entriamo più nel dettaglio.

Generalmente il Fante di Coppe viene associato una persona che risponde ad un fenotipo chiaro, magari non sarà bionda e non avrà gli occhi azzurri o verdi, ma avrà l’incarnato delicato, pallido. Si tratta di un giovane (tutti i Fanti corrispondono ad una età che oscilla da quella più tenera del bambino, fino ad un massimo di venti-ventidue anni) riflessivo, timido, tranquillo. Può trattarsi di uno studente, di un artista sensibile, di un sognatore. Se a consultare le carte è una giovane, questo è il suo corteggiatore, o un amico leale che incontra sempre molto volentieri. Diversamente viene associato a un collaboratore, un figlio, un nipote da seguire e aiutare (anche un bambino). La carta preannuncia l’arrivo di notizie relative ad un’unione o a una nascita, ci parla di una situazione ancora allo stato embrionale che è destinata a evolversi positivamente grazie ad un intervento esterno.

Anche quando la lama esce capovolta rimane moderatamente favorevole. Questo arcano è sempre di stampo affettivo, foriero di attrazione, affetto, passione, ammirazione, seduzione e facile conquista. Solo in presenza di carte negative l’arcano capovolto fa riferimento a delusioni derivate da eccessivo romanticismo e a complicazioni sentimentali. In questo caso, segnala invidia, gelosia, egoismo, slealtà, permalosità. Può anche significare dispute e intrighi a causa di una donna, inganni scoperti, pettegolezzi.
 

Il Fante di Denari

Come sempre, ci accostiamo osservando l’arcano: il Fante di Denari indossa un cappello a tesa larga, un accessorio senza dubbio adulto, senza orpelli svolazzanti e che già di per sé segnala in questo personaggio una tensione alla concretezza del tutto assente nel precedente. I piedi appaiono separati e orientati in due direzioni opposte (come nel caso del Fante di Spade), come a dire: “mi dirigo verso l’azione e al contempo verso la ricezione”. Un ulteriore elemento degno di grande attenzione è la rappresentazione del suo simbolo, che inevitabilmente rimanda all’idea di ambiguità. Infatti, come potrete notare, questo Fante viene sempre raffigurato con due denari d’oro: uno lasciato a terra, l’altro tenuto nella mano destra (quella generalmente considerata attiva) e rivolto verso il cielo. L’oro è sinonimo di qualcosa di prezioso, ma anche di qualcosa di sacro e dunque il nostro personaggio ci indica due cose: da una parte, custodisce nella Terra un segreto (potrebbe essere l’esperienza ancora inutilizzata) e, dall’altra, innalza verso la Coscienza le ricchezze che racchiudono la promessa della trasformazione della materia in spirito. Con il Fante di Denari si può dire che ha inizio un procedimento alchemico: la materializzazione dello spirito e la spiritualizzazione della materia. Tutto questo, però, indica un inizio: siamo solo all’alba.

Veniamo, dunque, all’interpretazione. Il Fante di Denari ci parla di ricerca e di affermazione attraverso un personaggio un po’ ambiguo che si porge come disponibile, ma che non nasconde una punta di interesse personale. Dal punto di vista fisico viene associato sia a giovani biondi, che a giovani bruni. Ciò che più di ogni altro aspetto contraddistingue questo Fante è l’ambizione, la determinazione, la volontà di iniziare un’impresa. La carta ci parla di un giovane con ottime possibilità di affermazione, nello studio o nel lavoro, ottenuta attraverso l’impegno, l’intelligenza, una mente vivace e uno spirito critico, desideroso di apprendere e il senso pratico. Quasi sempre ci troviamo di fronte ad una persona concreta, impegnata, aperta alle novità e interessata al denaro, cui dà il giusto valore. Può trattarsi anche di un amico che contribuirà al successo del consultante, di un assistente, un collaboratore, o di un concorrente con il quale è possibile raggiungere un buon accordo. Quando l’arcano viene declinato al femminile, si riferisce ad una giovane che cerca di guardare oltre le apparenze, è molto acuta, penetrante, talvolta ipercritica.

Quando la lama esce rovesciata allude a perdite economiche, a stravaganze pericolose che si ritorcono contro. Il consultante potrebbe essersi dimostrato a torto generoso con qualcuno e ora si accorge di aver sperperato il proprio denaro. Oppure, potrebbe far molto, ma si perde in quisquilie, accontentandosi di una posizione subalterna invidiando chi fa carriera al posto suo. Oppure può segnalare disinteresse per lo studio, disonestà, cattive notizie sull’impiego del denaro, furti.


Il Fante di Bastoni

Eccolo qui, guardatelo: si offre al lettore con il volto di profilo; indossa un copricapo di foggia assai diversa rispetto agli altri due, una sorta di cuffia rossa e gialla; i piedi sono rivolti in un’unica direzione, verso destra (è guidato dall’istinto); il verde è il colore del suo simbolo, ma anche della calzamaglia che indossa; le sue mani si incrociano intorno al bastone. Procediamo: il verde è anzitutto il colore della natura. Il Fante di Bastoni è il più istintivo tra tutti i Fanti, volendo, lo potremmo definire animalesco. Egli punta deciso verso la sua meta (non si cura di noi, ma procede concentrato guardando nella direzione cui si rivolge). Sta appoggiando il bastone (verde, come l’istinto, ma anche come la gelosia e la rabbia) a terra, o è pronto a fenderlo in aria per assestare un colpo? Qui sta il senso dell’arcano: questo giovane sta prendendo una decisione e anche le sue mani incrociate sembrano parlarci di due tendenze opposte, come se pensasse: “Continuo ad accumulare energia, nel cui caso appoggerò il bastone a terra, oppure lo sollevo e assesto un formidabile colpo verso l’ignoto?”. Ecco, dunque che esita: è consapevole che un simile colpo lo cambierà per sempre, non sa ancora bene cosa fare, tuttavia, il suo sguardo è rivolto alla destra del lettore, per cui è intenzionato ad andare avanti… e potrebbe rivelarsi una bomba pronta ad esplodere!

Andiamo all’interpretazione. Il Fante di Bastoni è sempre considerato un arcano di movimento e si connette a qualcosa che arriva da lontano. Ha a che vedere con i viaggi, con gli stranieri e, soprattutto, con notizie in arrivo, il cui verso (favorevole o contrario) verrà deciso dalle carte vicine e dalla sua posizione nel gioco. In genere migliora il senso delle carte vicine. Fa riferimento ad un giovane, in questo caso si tende ad associarlo con una persona bruna, leale e messaggero di notizie. Il seme di Bastoni allude allo studio, alla ricerca, quindi si tratta di un giovane studente, un intellettuale che potrà essere d’aiuto al consultane. Dal punto di vista delle relazioni sentimentali, viene associato ad un figlio scuro di capelli, ad un fidanzato o corteggiatore sincero, ad un bambino gentile e molto vivace, ad un parente molto affezionato al consultante. Essendo una carta incentrata sul movimento, segnala importanti notizie in arrivo, spesso lungamente attese, soprattutto dopo un periodo di stagnazione, che andranno a sconvolgere il coso degli eventi (per l’effetto del gran colpo sferrato con il bastone). Allude alla necessità di riflettere con cura su idee, progetti, situazioni insolite.

Quando esce capovolta la carta ribalta il senso del contenuto delle notizie attese, che si trasformano in avvertimenti, notizie spiacevoli, impedimenti ad un viaggio o ad un trasloco. Sul piano delle persone fa riferimento ad un collaboratore superficiale, uno studente svogliato, un individuo inconcludente. Per ultimo, ci parla di discordia, rotture, malattie legate ad un parente.

Vi è piaciuto il post?

Cosa vi ha colpito di più, in positivo o in negativo?

Quali altri elementi/aspetti avreste messo in luce partendo dall’osservazione di questi arcani? Come mai?


Augurandomi che la puntata sia stata di vostro gradimento, mi fermo qui. Prima di congedarmi, ringraziandovi e salutandovi con affetto, vi annuncio che nel prossimo post sui Tarocchi analizzeremo le figure delle Regine.

Alla prossima ;-)

Clementina Daniela Sanguanini



ICONOGRAFIA:

Bonifacio Bembo, Fante di Coppe del mazzo Tarocchi Visconti di Modrone, detti anche Cary-Yale, secolo XV, Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University– pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Bonifacio Bembo, Regina di Denari del mazzo Tarocchi Visconti di Modrone, detti anche Cary-Yale, secolo XV, Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University– pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Bonifacio Bembo, Re di spade del mazzo Tarocchi Visconti di Modrone, detti anche Cary-Yale, secolo XV, Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University– pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Bonifacio Bembo, Cavaliere di coppe del mazzo Tarocchi Visconti di Modrone, detti anche Cary-Yale, secolo XV, Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University– pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Giocatori di carte, affresco in casa Borromeo, Milano, 1440, attribuito a Michelino da Besozzo – pubblico dominio, via Wikimedia Commons

L’indovina e il Matto, Lucas van Leyden, 1510 c.a., Museo del Louvre, Parigi – pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Tutte le altre immagini, relative alle Figure degli Arcani minori dei Tarocchi di Marsiglia, sono a mia cura.

BIBLIOGRAFIA:
  • La via dei Tarocchi, Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa, Feltrinelli
  • Il linguaggio segreto dei Tarocchi, Laura Tuan, De Vecchi Editore
  • Tarocchi i poteri magici, Omar e Zaira, Res Nova Libri
  • Il castello dei destini incrociati, Italo Calvino, Mondadori


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mercoledì 8 giugno 2022

"La terra del tramonto": edizione riveduta e corretta!


Carissimi,

vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno lasciato un commento all’ultimo post, o un messaggio sui social o whatsapp, mi hanno scritto una mail o fatto una telefonata. Vi ringrazio soprattutto del vostro affetto, è la prima volta che sono proprio malata in questo modo (al di là delle normali influenze). 

Sono convinta che nel mio organismo stiano circolando dei battaglioni di anticorpi che dovrebbero starsene in caserma, e a non andare in giro armati fino ai denti per poi scaricare “fuoco amico” su cellule sane. Spesso ho la nausea e un senso di malessere diffuso, oltre a tutto il resto. La mattina mi sveglio e sono un catorcio ambulante. Sono in ansiosa attesa del responso degli esami del sangue per l’individuazione dell'eventuale streptococco nel sangue, per iniziare subito la terapia antibiotica.

Ma bando agli argomenti tetri e parto con la prima buona notizia che tenevo a farvi avere subito, visto che ci ho lavorato in questi mesi, cioè la pubblicazione dell’edizione riveduta e corretta de La Colomba e i Leoni – Libro I La terra del tramonto, con la nuova, spettacolare copertina che potete ammirare in apertura. Vi piace? È stupenda, vero? Procediamo però con ordine.
 

Il progetto di restyling

Tempo permettendo, lo scorso anno avevo iniziato l’operazione di riordino di alcuni miei romanzi con alcuni cambiamenti, principalmente sulla copertina onde inserire alcune novità tra cui il mio monogramma.

Il mio amico grafico Fabio Gialain, cui prima o poi dovrò fare un monumento, aveva già rivisto la copertina de Il Pittore degli Angeli, sia nell’edizione italiana che in quella inglese, e di questo ho parlato qui in occasione della promozione natalizia. Questo genere di copertine mi piacciono molto perché proseguono anche sul dorso e sul retro, così l’effetto è assicurato… insomma, si vede che sono fatte da un professionista e non raffazzonate maldestramente dalla sottoscritta che non è nemmeno in grado di inserire una scritta con Photoshop. Mi sono premurata di ricaricare sulla piattaforma Amazon il manoscritto col monogramma inserito sul frontespizio, e fare degli aggiornamenti su biografia, ma in questo caso non occorreva fare molto altro.

Assai più laboriosa si presentava la situazione per il primo romanzo della serie crociata, La Colomba e i Leoni – Libro I La terra del tramonto, pubblicato da Silele edizioni nel lontano 2014 in forma cartacea secondo il contratto della durata di tre anni, che era abbondantemente scaduto. Non vi sto a tediare con il racconto delle mie disavventure editoriali dato che sono argomenti noti e arcinoti, e stufano anche un po', vi basti dire che avevo dovuto occuparmi di tutto da cima a fondo, soprattutto della copertina e della quarta nonché di parte della promozione conseguente.


LE NOVITÀ SULLA COPERTINA

La vecchia copertina


L’immagine che campeggia sulla precedente copertina prendeva spunto dal manoscritto del medico Dioscoride, un botanico e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone. Essa mostra un medico in una boscaglia, che giunge a cavallo in aiuto di un uomo, verosimilmente un principe, morsicato da un serpente. Dato che nel romanzo c’è una scena molto simile, con la differenza che la persona morsicata è un bambino, me ne ero subito innamorata e l’avevo fatta mia ridipingendola e invecchiandola con alcuni accorgimenti e bruciature tutt’attorno, e tralasciando com’è ovvio le scritte in arabo. 

Questa è l'illustrazione originale.


Nel ridipingerla mi ero accorta di una cosa straordinaria: sia gli uccelli che volano in cielo o sono sui rami sia gli esseri umani hanno una sorta di aureola luminosa attorno alla testa (quelli che poggiano con i piedi sulla terra non ce l'hanno), e che la simmetria delle foglioline degli alberi è di una precisione assoluta. L’avevo passata poi alla “casa editrice” per la lavorazione grafica. Siccome la “casa editrice” intendeva soltanto schiaffarla su un fondo bianco peggio di una dispensa universitaria (di quelle tristi, però), avevo all’epoca chiamato in soccorso Fabio che aveva elaborato una copertina onde pubblicare il libro in maniera decorosa. 

Un paio di anni dopo ero riuscita a pubblicare per conto mio l’ebook del romanzo su Amazon.
 

La nuova copertina

Era venuto il momento di fare dei minimi cambiamenti al romanzo e di ripubblicare il tutto, e soprattutto aggiornare la copertina. L’idea di base era scegliere una fotografia di grandissimo impatto e aggiungervi la vecchia immagine anche per dare un senso di continuità. Ho cercato molte immagini di deserti e anche di pergamene e decori dove inserire eventualmente la miniatura.

Come supponevo, però, le foto non andavano d’accordo con l'illustrazione, cioè facevano proprio a botte tra loro e in maniera violenta. Il problema di fondo è che mi ero affezionata a questa immagine del medico a cavallo e non riuscivo proprio a lasciarla andare, ma essa ha anche un formato orizzontale, è molto ricca di colori ed elementi e quindi per molti versi è di difficile gestione.

Allora ho pensato di cercare l’immagine di un leone accovacciato che richiamasse il titolo del ciclo, nel deserto oppure al tramonto, e ho trovato quello che vedete, comprensivo di un sole dalla tonalità calda e arancione tipica del tramonto.

Pensavo di riuscire a inserire il mio medico nel sole del tramonto, come se fosse una visione, ma di nuovo non era molto efficace e non si capiva nemmeno che cosa fosse. Allora ho cercato delle miniature di battaglie tra musulmani e cristiani in modo che si vedessero bene le spade aguzze.

E finalmente ho lasciato andare per la sua strada il mio medico a cavallo.
 

Il nuovo retro

Per quanto riguarda il retro, ho trovato moltissime fotografie di deserti lasciando perdere i turisti in calzoncini corti che si fanno i selfie sui fuoristrada, che nel 1099 erano ancora da venire, e poi ne ho trovato una con un beduino visto di spalle che mi sembrava perfetta. Il tema del viaggio è importantissimo nel romanzo, e in fondo il mio medico a cavallo è ora rappresentato da questa figura che procede a piedi nel deserto.
 



I modelli Bookbrush

Ho provato a costruire alcuni modelli per Fabio con l’ausilio di Book Brush, un sito di cui la generosa blogger Maria Teresa Steri ha parlato nell’ambito di una carrellata di post per creare card promozionali (qui l'ultimo per esempio), e che persino io riesco a usare… giusto per dargli un’idea di massima e non farlo ammattire. Fabio mi ha fatto avere un paio di prove e, dopo qualche aggiustamento sul font, la copertina scaturita è quella che avete visto.


LE NOVITÀ SUL TESTO

Si tratta di un’edizione riveduta e corretta con alcuni cambiamenti volti ad agevolare la lettura, che sono:

- l’ulteriore suddivisione in sezioni per un totale di otto parti;

- l’inserimento di titolini-segnaposto che aiutano nella lettura specialmente delle parti in prima persona, le più impegnative, in modo da poter sostare nel percorso;

- le date cristiane e le corrispettive arabe, che si trovano in testa a ogni parte ed erano in neretto, sono state ora messe in chiaro e corsivo in modo da renderle più lievi;

- ho tolto un paio di oggetti che probabilmente esistevano, ma della cui esistenza cui non sono sicurissima. Soprattutto i miei recenti studi universitari hanno fatto aumentare a dismisura il mio livello di paranoia storica.

Come scrivevo nell’ultima newsletter, ho riletto da cima a fondo il romanzo a video e… ebbene sì, anche a distanza di tempo, e rileggendolo con occhio freddo e disincantato, continua a piacermi moltissimo. Posso ritenermi soddisfatta del risultato!
 

Il risultato finale

Potete ora trovare l’edizione cartacea e l’edizione ebook su Amazon ai seguenti link, che per il momento sono scollegati:

- edizione cartacea (pagg. 740): euro 17,10

- edizione ebook: euro 3,90

Il libro è stato inserito come il primo di una collana, e procederò con il rinnovo anche degli altri due volumi pubblicati in modo da porli in continuità con questa nuova veste.

***

Senza fare paragoni immeritati, dai miei ultimi studi letterari ho appreso che molti grandi nomi, come Torquato Tasso autore de La Gerusalemme Liberata, lavorarono alle loro opere cambiandole e ritoccandole fino all'ultimo momento. L'altro nome che viene in mente in modo naturale è Alessandro Manzoni con I Promessi Sposi. Da che cosa potrebbe dipendere secondo voi, è soltanto smania di perfezionismo? A voi è mai capitato di avere un vostro libro che non cessereste mai di riprendere e correggere?


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domenica 5 giugno 2022

Bollettino dei miei problemi di salute


“La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti.” 

Questa frase di John Lennon mi è venuta più che mai in mente negli ultimi tempi a causa di parecchie disavventure concernenti la mia tenuta fisica, e in rapporto ai miei progetti e al tempo che rimane da vivere.

Ho a lungo indugiato prima di scrivere questo post, perché non sono abituata a mettere i miei problemi in piazza. Però ci tenevo a farvi avere qualche notizia preventiva per spiegare eventuali assenze. Il tutto è iniziato con una cosa da poco, prima di Natale dello scorso anno. La notte mi svegliavo con la sensazione di avere una bestia feroce che mi stesse addentando il braccio destro. Nonostante ormai io sia un'ipocondriaca dichiarata, visti i tempi, essendo il braccio non preposto al cuore non vi ho fatto caso più di tanto nella speranza che il malanno si risolvesse da solo.

Mi sono decisa a fare poi degli accertamenti perché di notte l’arto diventava gelido, brutto e gonfio, come se fosse morto anzitempo, e com’è ovvio mi svegliavo con una sgradevolissima sensazione dolorosa. Inoltre sotto il braccio si era formata una borsite, cioè una parte gonfia e dolente. Anche la gamba sinistra mi tormentava in maniera incessante sia nella muscolatura che nell’osso.

Dopo la visita da una fisiatra del SSN che mi ha detto testualmente “non posso mica curarla per tutto!”, sono andata da un ortopedico in privato che mi ha diagnosticato una periartrite alla cuffia dei rotatori, microcalcificazioni e tendinite alla spalla destra. Insomma, ho la spalla di una novantenne pur non avendo fatto lavori usuranti ma solo impiegatizi. Ho iniziato a curare la spalla con iniezioni di collagene e fisioterapia, e sono migliorata molto. Il dolore però si è ripresentato dopo due mesi, e nel frattempo ho cominciato ad avere dolore notturno anche al braccio sinistro, mentre la gamba sinistra non mi dava tregua.

Ho fatto le ecografie, le radiografie e le risonanze magnetiche di rito che, al di là di un po’ di artrosi e un inizio di ernia discale alla colonna vertebrale, compatibilissime con l’età veneranda, non hanno evidenziato niente di serio. Sono ritornata dall’ortopedico, che mi ha prescritto un ciclo di applicazioni tecar.

Però il tutto ha continuato ad aggravarsi con tendiniti recidivanti che compaiono random in varie parti del corpo, dolori anomali alle articolazioni, gonfiori, tumefazioni e infiammazione di liquidi sinoviali. Di recente e in seguito all’assunzione di un farmaco nuovo per dormire - ma forse non è dipeso da quello - hanno iniziato a comparire dei movimenti involontari a riposo quali piccoli scatti agli arti e alla testa (una notte ne ho contati una cinquantina prima di addormentarmi…).

Dopo questo lungo periodo contrassegnato dalla mancanza di sonno e di dolori, una notte ho attraversato il cosiddetto attacco di panico con sensazione di oppressione al petto, mancanza di respiro, la sensazione di morire, sudori freddi e caldi. L’apoteosi è stato il risveglio mattutino con un tremore davvero impressionante, in seguito a un incubo dove sognavo di essere il copertone di una ruota di bicicletta che si aprisse per il lungo, di cadere in un abisso e al contempo che il materasso mi stesse inghiottendo.

Piena di paura sono corsa al Pronto Soccorso dell’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, dove sono rimasta per circa due ore in codice verde (e dove ho provato l’ebbrezza del mio primo tampone Covid). Là il dottore che mi ha visitato mi ha detto che a livello neurologico non c’era nulla, e che probabilmente era l’effetto del nuovo farmaco da sostituire. Mi è stato prescritto anche un corticosteroide per ridurre l’infiammazione.

Tanto per non saper né leggere né scrivere, ho poi preso appuntamento da un neurologo che per fortuna mi ha confermato l’assenza di patologie neurologiche, ma mi ha consigliato di fare degli esami del sangue specifici per sospetta “febbre reumatoide” o “artralgie migranti” da fare dopo il termine della cura al cortisone.

Ho fatto ora il prelievo con una badilata di voci compresa quella dello streptococco responsabile per questa patologia e avrò i risultati delle analisi del sangue a metà giugno, ma sembra che tutto quadri a proposito di “febbre reumatica” comprese le infiammazioni che si spostano nel corpo, i piccoli movimenti involontari e l’episodio di convulsione, e la mia stanchezza cronica. Il problema è che il sistema immunitario a un certo punto non distingue più il nemico da abbattere dalle cellule sane, e si mette a "sparare" a vanvera causando queste ripetute infiammazioni. Nei casi più gravi, il tutto è molto pericoloso per il cuore.

In attesa del responso e della terapia conseguente, vado avanti ad antidolorifici ed ansiolitici. In alcuni giorni le articolazioni sono gonfie e dolenti, e mi muovo con l’agilità di una novantenne, in altri giorni vengo graziata e mi sembra di star meglio; poi l'altalena riprende con un nuovo peggioramento e a riposo la situazione peggiora, la notte non riesco a chiudere occhio, e la mattina sono una specie di rottame ambulante. 

E, ciliegina sulla torta, domenica pomeriggio scorso mi hanno rubato anche il portafoglio in metropolitana con dentro contanti e soprattutto i documenti... con conseguente tour de force di denunce e richiesta di duplicati.

A conclusione di tutto, faccio mie le parole di papa Francesco pronunciate durante la preghiera speciale per l'emergenza sanitaria il 27 marzo 2020 dopo l'avvio ufficiale della pandemia: Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

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Beh, volevo informarvi su quanto sopra, quindi abbiate un po' di pazienza se non sarò molto assidua in giro. Approfitto però per dirvi che ci sono anche delle bellissime novità che costituiranno l’oggetto dei miei prossimi post... compresa la mia LAUREA ormai IMMINENTE!
E il blog prosegue con la pubblicazione anche degli articoli di Clementina e di un bellissimo contributo sul vino nell’antichità scritto da Antonella Scorta.

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In apertura: The Sick Girl (Den Sige Pige) di Michael Ancher (1882), Statens Museum for Kunst

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sabato 28 maggio 2022

Galleria di grandi donne: Katherine Mansfield / 10 - prima parte


Buongiorno e buon sabato a tutti! 😊

Nell’ultimo articolo dedicato alla mia carrellata di donne notevoli, vi avevo parlato di un scrittrice imperdibile per la letteratura e il femminismo del primo Novecento italiano e non solo, cioè Sibilla Aleramo (potete trovare qui e qui gli articoli).

Oggi è la volta di una figura forse meno nota, perlomeno in Italia: Katherine Mansfield. Autrice di racconti, poetessa, saggista e giornalista, Katherine nasce nel 1888 in una famiglia benestante di Wellington in Nuova Zelanda e muore di tubercolosi a Fontainebleau in Francia nel 1923, in circostanze non chiare, all’età di appena trentacinque anni.

Come la scorsa volta, mi scuso sin d’ora se ci saranno imprecisioni e refusi, rammentandovi che il mio articolo è tratto da appunti del lontano 1982 presi in una serie di conferenze e che ho integrato con la potenza del web. Il racconto della sua vita è tutto meritevole di attenzione, per cui suddividerò la presentazione in due o massimo tre post.

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Non c’è niente di meglio che presentare un’autrice con le parole di un’altra donna che scrive. Ascoltiamo come Sibilla Aleramo ci descrive questa anima irrequieta:

“Katherine Mansfield pareva silenziosamente annuire ora all’una, ora all’altra voce [dolore e magia]. Che cosa fu il passaggio terreno di questa donna, se non una breve, lunga sofferenza? Sofferenza dei mali propri e degli altrui, ma nello stesso tempo con quanta costanza ella seppe gioire del fenomeno dell’esistenza e venerarne il mistero. Non già che ella trasfigurasse illusoriamente le cose, vivesse in un cerchio di ipnosi o in trascendenti divisioni. Nessuna è stata più di lei verista e veritiera, testimone irrecusabile dell’umile vita quotidiana, degli aspetti più semplici, concreti. Diceva di qualcuno: - Era un essere reale, aveva delle radici. - E di qualche altro: - Esseri che non sono umani, che non sono mai fanciulli, macchine irreali. - Soltanto ella riusciva, similmente alla fanciullina, appunto, d’una delle sue migliori novelle “La casa delle bambole”, derelitta e stinta, a sentire come un miracolo ogni minimo e impreveduto dono della sorte e ad incantarsene.
Tutta la sua arte è sgorgata da questo suo inesauribile potere d’imitazione riconoscente. Tisica, vagabonda, dalle stanze d’albergo ove si rifugiava in riviera o in montagna, lontana dal marito, anch’egli poeta, o dagli amici, anch’essi intellettuali londinesi, Katherine Mansfield che aveva avuto nella nativa Nuova Zelanda un’infanzia sana e libera, scriveva, leggeva, guardava la parola umanità intorno, ancora scriveva, novelle e critiche, lettere, pagine di diario, ma soprattutto viveva una intensa, una prodigiosa vita dell’anima. Amore in ogni cosa, così sensitiva ed acuta, pronta a percepire le disarmonie, consapevole di infinite brutture, in rivolta aperta contro l’ipocrisia e la perfidia della società di ogni tempo e del nostro in specie, eccola nondimeno sempre sul punto di dare la benedizione a ciò che contempla.”

Nascita e infanzia


Katherine Mansfield Beauchamp nasce in un piccolo villaggio della Nuova Zelanda nel 1888. Il padre è Harold Beauchamp, diventato poi presidente della Banca di Nuova Zelanda e nominato cavaliere nel 1923; la madre è Annie Burnell Beauchamp (nata Dyer), il cui fratello aveva sposato la figlia di Richard Seddon, primo ministro della Nuova Zelanda. La sua famiglia, che si potrebbe definire allargata, comprende la scrittrice e contessa Elizabeth von Arnim.
  
La casa natale della scrittrice
a Thorndon in Nuova Zelanda. 


La bambina frequenta una scuola rurale, i suoi biografi dicono insieme con l’amico guardiano di porci e con i figli del lavandaio del paese. La famiglia è molto unita, in particolare Katherine ha una venerazione per sua madre, che poi definirà “un essere immenso, perfetto e stupendo sotto ogni punto di vista, qualcosa tra la stella e il fiore.” Questo attaccamento grandissimo che ebbe per la madre fa supporre che, forse, non fu ricambiata. 

Katherine ha due sorelle maggiori, una sorella e un fratello più piccoli. Ha una tenerezza particolare per Leslie, il fratellino di sei anni più giovane, importantissimo nella sua vita e carriera di scrittrice. Viene teneramente amata, invece, dalla sorella Connie che, quando la malattia di Katherine avrebbe avuto il sopravvento, l'avrebbe portata a Villa Flora a Mentone in Costa Azzurra, facendola scarrozzare avvolta in scialli e sdraiata su cuscini di raso. A nove anni Mansfield vince il primo premio letterario nella scuola del paese.


L'importanza della musica

A tredici anni viene mandata a Londra al King’s College, dove rimane fino ai diciotto anni per i suoi studi. Torna in Nuova Zelanda, portando con sé una mentalità più aperta, un bagaglio di conoscenze letterarie, una maggiore cultura, pur rimanendo sempre profondamente attaccata alla sua isola. Dopo due anni è nuovamente a Londra, ma per compiere studi musicali e non letterari: era violoncellista e si era innamorata di un violoncellista che andava a Londra a suonare.

Il modo con cui Katherine Mansfield affronta le esperienze dell’amore è diverso da quello di Sibilla Aleramo: per Katherine, e in fondo come per Virginia Woolf, l’amore era un mezzo di evasione verso il sogno. Direttamente e profondamente non amava la persona, quanto l’Amore. Ne aveva quindi un concetto ambivalente: da una parte non voleva saperne e contemporaneamente diceva di averne un grandissimo bisogno. 

Dopo la sua esperienza di musicista, importante per l’apprendimento delle note musicale e della tecnica, ritroviamo questa sua capacità nella misura assoluta, perfetta del suo scrivere.

Potete vederla qui in un bel ritratto a olio del 1918, opera di Ann Estelle Rice, collocato al Museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa a Wellington.  


Un'anima colma di inquietudine

Katherine Mansfield è nota soprattutto come autrice di racconti brevi, che inizia a scrivere fra il 1906 e il 1908. A Londra continua a vivere nuove esperienze, con un’avidità e una curiosità inimmaginabili, che potrebbero far pensare al presentimento di una morte prematura. Conduce una vita piuttosto sregolata, legandosi sentimentalmente ad almeno due donne, Maata Mahupuku e Edith Kathleen Bendall. Nel 1909, dopo un frettoloso matrimonio non consumato con George Bowden, maestro di canto, viene spedita dalla madre nella stazione termale di Bad Wörishofen in Baviera. In seguito a questi eventi, viene diseredata da Annie Beauchamp.

Fa anche un'esperienza conventuale che non le risulta congeniale se non per un suo misticismo basato sulla sensualità (viene addirittura definita un Rimbaud femmina). Contemporaneamente sfrutta le sue capacità musicali, accompagnando dei filodrammatici, compagnie di nessuna importanza, in giro per la campagna inglese. L’incontro con la gente umile è importante, perché le permetterà, quando si darà pienamente alla letteratura, di ritrarre quei caratteri così eleganti, così precisi, così umani, senza nessun cedimento al lato sentimentale o alla retorica.


Un’outsider a Londra e dintorni
 
Alcuni membri del Bloomsbury Group. Da sinistra a destra: 
Lady Ottoline Morrell, Maria Nys, Lytton Strachey, 
Duncan Grant e Vanessa Bell.


Quando queste esperienze raggiungono il parossismo e approdano quasi al disgusto, Katherine rientra a  Londra. La città vive un periodo di grande fermento intellettuale con figure come T.S. Eliot, James Joyce, Ezra Pound e Virginia Woolf (qui in una celeberrima foto del 1902) con il marito Leonard. Nel cosiddetto gruppo di Bloomsbury si vivono esperienze di neopaganesimo, con Lawrence che scrive “Il Vangelo erotico”, con Anaïs Nin e “I racconti erotici a quattro mani”. 

In tutto questo neopaganesimo cerebrale, snob, posato, Katherine giunge come una provinciale: non è nobile, non ha alle spalle una particolare preparazione culturale, non ha un ambiente di supporto, non ha una casa, ed è una creatura molto strana. Ha però la capacità di essere onesta e vera a ogni costo, parla pochissimo ma ascolta tutto. Non si riesce a farle dire una cosa diversa da ciò che pensa, o a farla parlare se non vuole, per cui tutti coloro che la conoscono a varie riprese, tra cui Virginia Woolf, l’amano e la temono. Virginia la invita a cena l’11 ottobre del 1912 e scrive poi nel suo diario: “Speriamo che non puzzi troppo di zibetto.”
 

La coscienza del "nulla"

La paragonano a una scimmia, a un gatto per il suo silenzio denso di intelligenza che succhia all’interlocutore le sue parole. In questa società lancia una sfida aperta, avendo lei una mentalità totalmente diversa, nata com’è in un’isola libera, con una famiglia nella norma. Katherine fa una scelta: non ha niente di quello che hanno gli altri a livello formale, ma ha molto di ciò che gli altri non hanno. La sua scelta è essere se stessa, dire soltanto ciò che sente, amare soltanto ciò che a lei piace, credere in ciò che conosce e teme.

Da sempre, infatti, in lei c’è questa tragica coscienza del “nulla” che è insopprimibile e l’accompagna sia nella vita sia nello scrivere. C’è l’ansia, la fretta, di cui è cosciente e che riesce ad arginare e a non far trasparire nella sua prosa, nei suoi mirabili racconti. Non ci riesce affatto, e non vuole farlo, nelle sue lettere.


John Middleton Murry

Nonostante la sua contestazione della società pseudo-pagana, costruita in modo abbastanza cerebrale, Katherine si lega per sempre a John Middleton Murry, amico di Leonard Woolf. Mentre Leonardo fu per Virginia, come lei stessa scrive nella lettera del suicidio, il compagno ideale cui dovette tutto l’appoggio morale, questo Murry, mai scomparso dall’orizzonte di Katherine nonostante qualche fuga d’amore, non le darà nulla. Katherine lo definisce: “... quest’uomo avvolto nel suo morbido egoismo.” Murry è scrittore e critico, ma non la segue, non le chiede nulla, quasi non legge ciò che scrive.

Per lui Katherine scrive qualcosa come 750 pagine di lettere d’amore. In realtà lei non ama tanto quest’uomo, ma l’idea di avere un punto fermo per la prima volta nella sua vita. Scrive le lettere quando è lontana: avendo scoperto che l’amore, in fondo, è un sogno, per riprovare tutto quello che l’amore dà, lei parte e, appena lontana, gli scrive.

Quest’amore diventa una cristallizzazione, la sola pietra coerente di tutta la sua vita. Come creatura inquieta al massimo, vagabonda, sogna un nido e nello stesso tempo non può rimanere da nessuna parte: la sua vita è un pellegrinaggio da un albergo all’altro, nel tentativo di fuggire qualcosa che cerca e non trova, di essere una persona sempre in attesa. Katherine peregrina dunque negli alberghi della riviera, della Francia e dell’Inghilterra, conducendo una vita sempre più sregolata.


Un’avventura francese


A un certo momento Katherine comincia a ricevere delle lettere ardenti da uno scrittore francese di poco
conto, Francis Carco, che poi descriverà: “... grassottello che sembrava una donna, coi capelli lunghi arricciolati, le manine esili, una catena al collo.” Qui lo vedete in una foto del 1923. Katherine inizia a fantasticare su quest’uomo sconosciuto e ogni tanto risponde alle lettere. A una lettera ancora più ardente di questo strano individuo, manda una sua fotografia e una ciocca di capelli. 

Siamo nel 1915, quindi in piena Prima Guerra Mondiale, ma lei parte e descrive il suo viaggio in uno splendido racconto (“An Indiscreet Journey”), nel crescendo dell’ansia amorosa. Arriva a Gray, un paesino vicino al fronte, e trova questo ometto saltellante, che l’avvolge in un abbraccio femmineo, e la trascina nell’alberghetto. Accende il fuoco, si spoglia nudo e, sotto le lenzuola, le dice: “Vieni, vieni, non fa nessun freddo: ti scaldo io.” Da quel momento in poi tutto fu una pochade: passarono la notte a chiacchierare, a raccontarsi dei loro viaggi. Dopo quattro giorni era di nuovo a Londra, e tutto era finito.

Infelice e annoiata con Murry, torna a Parigi dopo qualche tempo. Abita in un appartamentino sopra la Senna, torna a Londra, ritorna a Parigi nuovamente, e stavolta va a Bandole, prende alloggio al Beau Rivage, dove le torna il desiderio di Murry e gli scrive lettere d’amore. Murry le scrive che arriva, e lei affitta la famosissima villa Pauline dove lui la raggiunge.

(segue)


***

Per il momento è tutto! Ebbene, vi è piaciuta questa prima parte della vita di Katherine Mansfield? Avete mai letto qualcosa di questa scrittrice? 😊


Fotografie Wikipedia
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sabato 21 maggio 2022

I Tarocchi classici: il simbolismo dei numeri 4/30 - parte b.


Rieccoci dunque con la parte b. sui tarocchi e sul simbolismo dei numeri! Se avete perso la prima parte (numeri da 1 a 5), potete trovarla agevolmente a questo link. Leggiamo quindi che cosa ci spiega Clementina sui restanti numeri e sui loro significati, così da trarre le nostre conclusioni.

***
6 

Il 6 indica sempre una forte attrazione verso idee, oggetti, persone, ...

Il 6 parla della prima volta in cui facciamo quello che vogliamo sotto tutti gli aspetti. Quando esce il 6 significa che, al di là dei bisogni materiali, decidiamo di osare, scegliamo di spingerci a fare ciò che ci piace. Ancora l’azione non è compiuta, ma esiste una forte attrazione verso qualcosa o qualcuno (lo diranno le carte vicine). Nelle Coppe rappresenta l’incontro con l’anima gemella. Nei Bastoni allude a grandi piaceri. Per alcuni, infatti, rappresenta anche la lotta per liberarsi dai vincoli. Il 6 rappresenta l’arcano degli Innamorato: un arcano che parla di attesa e di desideri, così come allude alla scelta, al trovarsi esitanti di fronte ad un bivio. C’è anche un forte rischio di abbandonarsi all’autocompiacimento, alla perdita di creatività.

Sei di Spade: gioia del pensare. Qui ci si concede la gioia della bellezza delle idee, la raffinatezza di inseguire una sfumatura. Si ama ciò che si dice e ciò che si pensa. La solitudine viene accettata perché si riesce finalmente ad accogliere la propria individualità e i propri confini. Anche la poesia prende vita dal Sei di Spade. Questa carta indica che si riuscirà a stabilire un dialogo efficace e premiante con una persona, perché finalmente la si conosce davvero. In negativo: si passa al narcisismo, ci si crogiola nel volersi vedere perfetti, quando in realtà non si ha nessuna fiducia in se stessi.

Sei di Coppe: incontro con anima gemella, amore come specchio. Accettazione di sé, capacità di entrare in contatto con l’amore universale, divino. Segnala l’incontro con una persona con la quale si starà molto bene, una persona che corrisponde gli affetti ed è in sintonia su tutta la linea. In negativo: egoismo, isolamento, riottosità, egocentrismo esagerato, disprezzo per gli altri, tendenza ad indulgere troppo verso se stessi.

Sei di Denari: piacere della prosperità. Qui si parla di generosità verso se stessi, di piacere fisico, di godimento del denaro, del senso del bello e della sensualità. Il Sei di Denari esalta la bellezza del mondo e invita all’ottimismo. In negativo: si trascura l’essere per l’apparire, si tende all’avarizia, oppure si fugge dal denaro credendolo fonte di sofferenza, al contrario ci si illude che solo il denaro porterà felicità.

Sei di Bastoni: piacere creativo e sessuale. Ci si sente bene con se stessi, si è felici delle scelte operate, ci si ritrova, magari dopo un lungo periodo di smarrimento. In negativo: ci si compiace di ciò che si è già fatto e non si procede oltre. Inoltre, si segnala tendenza alla tristezza e incapacità ad approcciare il piacere.

Rischio del 6: irrigidirsi in sistemi rodati, diventare narcisisti, distaccarsi dal mondo


7

Il 7 rappresenta l'azione, i viaggi, gli spostamenti

Nel 7 l’attrazione già presente nel 6 si trasforma in azione, molto più matura e intensa rispetto all’azione rappresentata dal 3, in quanto poggia sull’esperienza di tutti i gradi anteriori. Quindi si tratta di un’azione che si pone un obiettivo. Il 7 ci parla di una situazione in movimento. È la mente che attiva la materia. Infatti, viene abbinata a Il Carro: spirito e materia si uniscono per dar vita ad un’azione, che per realizzarsi in modo perfetto dovrà passare nell’8.

Sette di Spade: il pensiero diventa ricettivo. La mente diventa estremamente ricettiva. La meditazione esce dai soliti recinti e si orienta verso i bisogni del mondo. La mente è pacificata e si mette volentieri al servizio dell’altro. Si riesce a oltrepassare il limite dell’egoismo, astraendosi fino ad annullarsi, per dare il meglio. In negativo: la conoscenza viene usata con cinismo per il raggiungimento di obiettivi poco nobili. Si tende alla maldicenza, alle calunnie, alle idee distruttive.

Sette di Coppe: si agisce con amore nel mondo, opere umanitarie. Amore consapevole, umanesimo, voglia di dare solidarietà al prossimo. In negativo: ci si sente volubili e sottomessi all’andamento di chi ci sta accanto, per cui non si sarà felici se l’altro non lo è, oppure si tenderà ad essere ripiegati su se stessi, oppure tendenti alla tristezza e all’insoddisfazione perenne.

Sette di Denari: lo spirito si fa materia e la materia si fa spirito, opera alchemica. Il denaro muovendosi produce ricchezza. È il denaro che favorisce il progresso dell’umanità, quello che si può e si deve investire nella ricerca, nell’informazione. La carta parla di generosità intelligente, di successo. In negativo: voracità economica, cinismo, sfruttamento.

Sette di Bastoni: grande creatività e dedizione al prossimo. Successo, riuscita grazie alla fiducia in sé e anche grazie all’aiuto offerto da altri. Si è così carichi di energia creativa che la si distribuisce agli altri senza timore di perdere qualcosa. Il Sette di Bastoni parla anche di dono, di regali, di offerte e di proposte allettanti. In negativo: al rovescio la carta diventa tremenda: dittatura, abusi, sadismo, desiderio di avvilire l’altro, schiavitù.

Rischio del 7: se la tua energia viene impiegata male, diventa distruttiva


8

L'8 parla di perfezione raggiunta di progetti che si sono realizzati.

L’8 è il doppio di 4, che rappresenta la perfezione del quadrato, per cui l'8 ci parla di un nuovo piano di realizzazione, più precisamente suggerisce la necessità di passare attraverso una trasformazione. Può essere paragonato all’arcano della Giustizia, che porta con sé la spada e la bilancia: non c’è nulla da togliere o da aggiungere. indica equilibrio tra bene e male, luce e ombra. nel Buddismo l'8 rappresenta la via da percorrere. Alcuni associano l’8 alla morte, ma un eventuale significato malefico può derivare solo dalla posizione della carta nel gioco. L’8 è trasformazione.

Otto di Spade: chiarimenti, spiegazioni, raggiungimento del vuoto mentale per chi medita, critiche, eccesso di responsabilità. Si è raggiunta ormai una capacità di concentrazione profonda. Si individua con facilità la soluzione di problemi che affliggevano da tempo. Ci si sente vicini ad essere illuminati. In negativo: si parla di blocco mentale e di malattie neurodegenerative, altrimenti la carta fa riferimento alla paura del vuoto e a situazioni che stupiscono.

Otto di Coppe: pudore nei sentimenti, timidità, buone opportunità negli affari. La carta indica che si è raggiunta la pienezza e questo spinge a guardare ogni cosa con amore. Tuttavia, in negativo troviamo: incapacità di amare, insoddisfazione costante, mancanza di autostima.

Otto di Denari: idee sulla realizzazione di progetti, possibilità di carriera, ottima situazione economica. Abbondanza, ricchezza, buona salute, famiglia comprensiva e affettiva, armonia, energia. In negativo: fatalità, mancanza di equilibrio.

Otto di Bastoni: si riferisce all’energia, quindi fa riferimento alla campagna, alla magia, al desiderio di creare qualcosa. La concentrazione è al massimo, di conseguenza si raggiunge l’apice della creatività, non si avverte lo sforzo, ci si sente infaticabili. In negativo: paralisi, sospensione, blocco, assenza totale di energia.

Pericolo dell’8: se non si vuol cambiare una situazione perfetta si rischia di cadere nella rigidità.


9

Il 9 fa preciso riferimento alla crisi, perché l’unica evoluzione alla perfezione è entrare in crisi, per favorire il passaggio verso l’ignoto della fine del ciclo. È come il bambino giunto al nono mese di gestazione: deve nascere, abbandonare la perfezione per mettersi in moto, anche se non sa ancora verso quale direzione. Corrisponde all’iniziato, alla ricerca spirituale, a tutto ciò che è lontano, ma contiene anche un simbolo di protezione. Rappresenta rottura, saggezza, approfondimento e viene fatto corrispondere alla figura dell’Eremita, personaggio che si mette in discussione e per farlo abbandona ciò che possiede: attivo verso il passato e ricettivo verso il futuro, infatti cammina all’indietro.

Nove di Spade: illuminazione e crisi positiva, nuova luce mentale, ricerca solitaria. La luce arriva dopo una lunga ricerca. Ci si riapre all’ascolto del prossimo senza più bisogno di ricorrere al pensiero critico e a i paragoni. Ora è possibile rimettere in discussione anche le concezioni passate. In negativo: incertezza, paura di perdere l’individualità, depressione, senilità, incidenti.

Nove di Coppe: abbandono di un mondo affettivo per incontrarne o fondarne un altro, vittoria affettiva, successi in ambito artistico o intellettuale. Bisogna staccarsi da qualcosa per far apparire un nuovo amore. L’esercizio richiede saggezza per comprendere che un ciclo è finito e rimanda al senso di sacrificio, ossia al saper lasciare andare ciò che non può più perdurare. In negativo: crisi, nostalgia, amarezza, mestizia, solitudine, paura per ogni sorta di carenza, disperazione.

Nove di Denari: nascita, intuito che giunge in aiuto, soluzione di un problema, godimento dei frutti, eredità. Per la donna incinta è il momento del parto. È un momento in cui si lascia tutto per ricominciare una nuova vita, può essere anche un cambiamento radicale nella situazione finanziaria che sfocia in un nuovo progetto. In negativo: una crisi mal risolta, un furto, un trasloco non voluto, un’espulsione, una vecchiaia mal vissuta, un problema legato all’eredità.

Nove di Bastoni: attesa gravida di frutti, necessità di pazienza, il compimento di un'opera si avvicina. Ci si ritrova dinanzi ad una scelta definitiva. La stabilità e la vittoria sono assicurate, ma non ancora imminenti: sono ancora soggette ai capricci della fortuna. L’artista potrebbe trovarsi ad accettare che la propria opera venga usata da altri. In questa fase la prudenza, l’autocontrollo e la saggezza sono indispensabili. Il rischio di rovinare tutto è forte. I sentimenti non vengono esternati e tutto scivola su un terreno di freddezza e scarsa comunicazione. L’arcano parla anche di chiaroveggenza, di capacità di captare segnali fuori dall’ordinario. In negativo, le avversità sono molte, gli ostacoli, i contrati, gli svantaggi, insormontabili. Si avverte la paura di morire.

Pericolo del 9: sprofondare in crisi perpetua, vivere in solitudine e tristezza.


10

Il 10 è la totalità compiuta, simboleggia la fine di un ciclo rendendo possibile l’inizio di un nuovo ciclo. Il 10, per alcuni, viene a coincidere con la Ruota della Fortuna (l’Eremita, camminando a ritroso, incontra la Ruota), arcano che indica come tutto nell'universo si muove e nulla rimane fisso e dunque suggerisce che la situazione può mutare quanto prima. Per altri corrisponde a il Matto (perché l’1 introduce lo 0), che porta a termine e riavvia. Quindi con il 10 si finisce un ciclo per ricominciare la propria evoluzione ad un livello più alto.

Dieci di Spade: l’intelletto scopre l’ascolto, rimorsi, separazioni. Si entra perfettamente nei panni altrui, si accetta un punto di vista che non ci è mai appartenuto, senza critiche. La carta indica una maturità mentale che va a braccetto con il cuore. In negativo: rifiuto dell’altro, conflitti, timore di vedersi feriti, offesi, litigi, ingratitudine.

Dieci di Coppe: si relaziona al luogo dove risiede il consultante, specificando che gli eventi cui fanno riferimento le carte si svolgono lì. Cambiamenti radicali e positivi nella vita affettiva. L'arcano segnala un’azione concreta da intraprendere, annuncia successi sentimentali e bilanciamento dei rapporti amicali. Ci si sente nel giusto e si gode di buona reputazione. La lama segnala, inoltre, vantaggi economici, benessere, agiatezza. In negativo: collera, indignazione, litigi familiari, difficoltà in amore, indecisione, stasi, rifiuto di evolvere.

Dieci di Denari: qualcosa di inatteso arriva e riempie di gioia: un lungo viaggio, un avanzamento di carriera, una vincita. Questa carta evoca anche tutto ciò che va al di là della vita terrena. Ci parla di reincarnazione, di miracolo, di eternità. Annuncia che si sta per passare ad una fase molto creativa. In negativo: sensazione di fallimento, sensazione di insoddisfazione anche quando la fortuna ci arride, rifiuto del proprio aspetto, rifiuto della propria identità, incapacità di staccarsi da una vita passata.

Dieci di Bastoni: soddisfazione, riuscita, nuove esperienze, aiuto da parte di amici o parenti. L’arcano parla di successo professionale, segnala soddisfazioni e riuscita negli affari. È una lama di rinnovamento e crescita mentale. Segnala anche energia, entusiasmo e coraggio. In negativo: indecisioni, dubbi, difficoltà a conservare la situazione raggiunta, tradimenti, mancanza di fiducia nella vita, perdite e fallimenti.

Pericolo del 10: temere di ricominciare fa perdere nuove opportunità.

***

Bene, siamo giunti alla fine del post. Augurandomi che vi sia piaciuto, gentilmente vi chiedo:
 
Vorreste aiutarmi ad arricchire questi dati?
 
Ci sono altri aspetti importanti da mettere in luce? Quali?
 
Avete notato delle discordanze, delle distonie?

Insomma, vi invito a contribuire con tutto ciò che volete/potete aggiungere e vi ringrazio già sin d’ora!

Nella prossima puntata, invece, affronteremo il significato della seconda serie di Arcani Minori: le sedici carte che rappresentano le figure (fanti, cavalieri, regine e re).

Alla prossima, dunque :-)

Clementina Daniela Sanguanini


FONTI BIBLIOGRAFICHE:

La via dei Tarocchi, Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa, Feltrinelli
Il linguaggio segreto dei Tarocchi, Laura Tuan, De Vecchi Editore
Tarocchi i poteri magici, Omar e Zaira, Res Nova Libri

ICONOGRAFIA:

Tutte le immagini di questo post sono (molto) chiaramente homemade :)


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QUALCOSA DI ME

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Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

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Clementina Daniela Sanguanini, nata anche lei a Milano nel 1963. Nella sua professione si occupa di inchieste sociali e ricerche di mercato, con specializzazione in progetti di ricerche motivazionali. La appassiona tutto ciò che concerne l’arte, la storia, la letteratura, il teatro, i viaggi, la musica e il cinema. Ha scritto un romanzo giallo, "Niente Panico", edito da Montecovello Editore.

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Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie? Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma. È nella loro infanzia, nella formazione politica e sentimentale, in relazioni proibite consumate nell’ombra, che incomincia a dipanarsi la matassa. Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.

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