Blog su Letteratura, Storia e Arte in tutte le sue forme.

"La Storia siamo noi."


IL BASILEUS GIOVANNI II E LA MOGLIE PIROSKA

Mosaico all'interno della basilica di Santa Sofia a Istanbul, 1118 ca.

LA BATTAGLIA DEL GIGLIO del 1241 con Federico II di Svevia

Miniatura dalla Nova Cronica, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

LA CITTA' CHE SALE di Umberto Boccioni

Bozzetto del 1910 - Museum of Modern Art, New York.

IL QUARTO STATO di Giuseppe Pelizza da Volpedo

Dipinto a olio del 1901 - Museo del Novecento, Milano.

venerdì 23 ottobre 2020

"Essere blogger nel 2020: una proposta collettiva" : un'iniziativa del blog Nocturnia


Partecipo molto volentieri all'iniziativa di un'intervista collettiva lanciata da Nick Parisi del blog Nocturnia, sempre ricco di idee e spunti generosi per tutti i blogger. Più che mai in questo periodo queste forme di condivisione sono gradite. Potete trovare il suo post intitolato 

"Essere blogger nel 2020: una proposta collettiva" 

al seguente link per leggere più approfonditamente i dettagli dell'iniziativa. Grazie di cuore, intanto! :)



- Cosa conoscevi della rete prima di diventare blogger \ gestori di webzine\ youtuber\ podcaster ?

La mia conoscenza della rete era abbastanza limitata, e me ne servivo soprattutto per le mie ricerche e in ambito professionale. C'è da dire che dopo la maternità sono stata messa alla porta e ho avuto l'occasione di frequentare un corso finanziato da fondi europei per disoccupati che verteva sul linguaggio della rete: si parla del lontano 1996 e internet stava subendo una rapida accelerazione e un altrettanto veloce cambiamento. Sempre più aziende costruivano i primi rudimentali siti, e il blogging e i social erano di là da venire. 

-Cosa ti ha fatto decidere di aprire un tuo blog\ webzine \canale youtube o un tuo podcast? Racconta i tuoi inizi.

Mi piaceva poter avere un angolo tutto mio da personalizzare, anche se non avevo le idee chiarissime; o, meglio, il presupposto era parlare di tecniche di scrittura. Poi avevo voglia anche di raccontare dei libri che leggevo e delle mostre cui andavo, infatti uno dei miei primi post fu un articolo molto breve su una mostra a Casa Testori. 

Avevo letto delle esperienze altrui sull'apertura dei blog, cominciando poi a lavorare su un modello molto semplice. Sono stata aiutata agli esordi da una mia amica, che a distanza monitorava il blog in fase di costruzione e che era sotto i "teloni" del mio cantiere. Ricordo che ho avuto difficoltà con il layout e nel disporre i vari elementi: ho scoperto che un blog è sì uno spazio personalizzabile, ma fino a un certo punto.

Un'altra incertezza verteva sull'uso delle immagini: non sapevo se avrei dovuto chiedere il permesso a ogni fonte per pubblicare tutte le immagini. Scrissi addirittura a un museo francese per domandare timidamente se potevo ripubblicare una loro stampa. Insomma, era tutto molto nebuloso e non volevo incorrere in problemi di diritti e copyright.
  
-La tua concezione e le tue idee sul blogging.

Tenere un blog regala uno spazio di libertà molto ampio, ma come tale implica anche dei doveri. Devi assumerti la responsabilità di quello che scrivi e pubblichi, anche se non sei un giornalista professionista; e peraltro è una linea guida che dovrebbe muovere ciascun essere umano in ogni sua azione. 

Ho sempre concepito il blog come una rivista con degli articoli, e mi è sempre piaciuta l'idea che quello che scrivo e pubblico resti in qualche modo in rete. Io stessa, navigando, mi imbatto in blog molto belli e con contenuti davvero validi, che magari non vengono aggiornati più da molto tempo ma che in qualche modo continuano a vivere.

-Qual'e il tuo rapporto con internet oggi?

Internet è uno strumento straordinario che collega il mondo intero, e che si propone come un emporio sterminato. Proprio come negli empori, bisognerebbe saper distinguere l'oro dalla latta, dunque, e non è sempre facile. Gli strumenti tecnologici sono soltanto degli strumenti, quindi non sono né da santificare né da demonizzare: tutto dipende dall'intelligenza e dall'educazione - forse un concetto fuori moda - delle persone che li adoperano. Penso tuttavia che non si potrebbe ritornare indietro a un'era precedente all'avvento di internet, o almeno sarebbe una grande mutilazione.

-Qual'e invece il tuo rapporto con i social? Amore? odio? Un sano uso oppure una distanza incolmabile?

Penso che sia un rapporto sano, per i motivi di cui sopra, mentre all'inizio era un rapporto conflittuale perlomeno con fb. Cerco di limitare le ore trascorse sui social, in quanto rispetto al blogging li considero uno spazio effimero, e peraltro non sono iscritta a molte piattaforme, a parte Facebook, Pinterest (uno stupendo serbatoio di immagini) e in tempi recenti Instagram. 

Trovo tossiche certe polemiche che partono su fb relative al sesso degli angeli, e che proseguono con centinaia di commenti e scambi di insulti: è come se i commentatori non riuscissero più a frenarsi! Allo stesso modo, conosco storie straordinarie che non sarebbero state possibili senza l'intermediazione dei social. Poi Facebook è molto utile per tenersi in contatto tra persone che abitano lontano, come i miei parenti in Trentino.  Comunque non ho alcuna difficoltà a disconnettermi, anzi, considero preziose le ore "offline". 

-Cosa ti ha portato e cosa invece ti ha eventualmente tolto l'attività sul blog?

Mi ha portato a conoscere un mondo molto ricco di appassionati e "scambisti" - anche se la parole è losca :) - con tante persone in gamba: come tale, continua a essere un vero arricchimento. L'attività sul blog mi ha tolto spazio in termini di tempo ed energia, anche se lo considero ben speso. 

-Come è cambiata la rete rispetto ai tuoi inizi?

Molta acqua è passata sotto i ponti da quel corso per disoccupati nel 1996 di cui parlavo all'inizio: ho aperto infatti il blog alla fine del 2012. La rete è cambiata moltissimo, in generale mi sembra sia diventata più "professionale". Proprio per il mio esame di Storia e Web ho avuto modo di analizzare nel dettaglio alcune trasformazioni imponenti, ed è stato molto interessante constatare come, da un inizio anarchico, la rete si sia in qualche misura autodisciplinata. Molto interessante è anche il sorgere di progetti di scrittura collettiva, di cui uno dei più famosi è wikipedia.


- Il momento migliore e quello peggiore? L'evento che ti ha dato più soddisfazione e quello che ti ha dato più fastidio o creato più problemi?

Non penso che ci siano stati momenti specifici di grandi altezze o di baratri. In generale ci sono stati alti e bassi, anche perché, come si è spesso detto, il momento d'oro del blogging sembra appartenere a qualche anno fa, dove gli scambi erano molto più vivaci. La fase migliore è stata quella dove ho cominciato a divertirmi sul serio, a pubblicare con maggior sicurezza ed entusiasmo, e molti mi hanno scritto che si percepiva a pelle. Il mio momento peggiore è stato a gennaio/febbraio di quest'anno, ma è più legato a problemi di salute che ho imparato a ignorare.

- Dì la tua rispetto al fenomeno degli haters? personalmente ti hanno mai infastidito? E se si come si neutralizzano?

Gli haters sono persone irrisolte, perché si divertono a distruggere quello che si è costruito e a mettere le persone l'una contro l'altra. Per fortuna non ho mai avuto problemi, a parte qualche strano commento sul blog... ma niente di che. Mi danno molto fastidio però coloro che scrivono dei commenti sul blog e non si firmano: qualsiasi opinione è lecita, ma dovresti avere il coraggio di identificarti in qualche modo. 

Anzi, sul blog si possono dibattere argomenti che sui social scatenerebbero un putiferio inutile. Per fare un esempio, nell'ambito della rubrica Il Caffè della Rivoluzione, ebbi modo di aprire una discussione sul tema della satira, dal titolo "La satira è sempre lecita?" sul rapporto tra la satira di giornali come Charlie Hebdo e quella durante la rivoluzione francese. Ne nacque uno scambio di commenti molto scoppiettante con botta e risposta, ma tutto rimase civile; anzi, lo considero uno dei post più riusciti, proprio per il "salotto letterario" che ne è scaturito... esattamente come nel Settecento. 

-Un blog o un sito che consiglieresti?

Il mio preferito è "Io, la letteratura e Chaplin" di Luana Petrucci, i suoi articoli sono sempre un approfondimento culturale, e spaziano su vari argomenti. Quindi, ce n'è per tutti i gusti.

-Sempre in tema di consigli che cosa diresti a qualcuno che volesse oggi aprire un nuovo sito?

Di avere molta pazienza e non farsi scoraggiare perché per farsi conoscere ci vuole tempo. Inoltre, di puntare su qualche argomento che ti possa caratterizzare in maniera forte, ti dia un'identità definita: il cosiddetto "brand" di cui ho parlato in tempi recenti. Magari lo si persegue in maniera istintiva, se si procedesse in maniera razionale sarebbe tanto di guadagnato. 

-Gli errori tipici che si compiono in rete.

Quello di pubblicare qualcosa e aspettare che tutti accorrano per ascoltare il tuo "verbo illuminato". Il tuo blog è uno su milioni, anzi miliardi. E poi il blogging non funziona così, come del resto non funziona qualsiasi relazione impostata in questo modo. Ho visto molti blogger lamentarsi che nessuno li leggeva e ben presto chiudere i battenti, ma non facevano nulla per rendersi appetibili. La cosa è reciproca: com'è ovvio non si procede con il bilancino della contabilità, ma se un blogger in due anni non ti lascia mai un commento... beh, mi sembra che il rapporto sia molto squilibrato.

-Vita privata ed attività online: dì la tua.

La vita privata ormai è uno spazio da difendere con le unghie e con i denti, perché, come dicevo sopra, il mondo digitale è sempre più invasivo e spesso lo butti dalla porta e rientra dalla finestra.

-Su internet possono nascere vere amicizie?

Secondo me sì! :)))

-Internet, legislazione e libertà di parola, se ti va, dì sempre la tua.

Una delle caratteristiche più affascinanti della rete è proprio la sua visione anarchica originaria, che col tempo ha un po' perso per la strada, forse inevitabilmente. Si tratta di un discorso molto complesso che meriterebbe forse un post dedicato: per esempio, in relazione al mio corso di Storia e Web ho potuto appurare che la libertà di internet spesso è soltanto apparente...

-Che anno è stato il 2020 per te singolarmente (preso come blogge\ youtuber o podcaster o altro) e per internet in generale.

Nel 2020 sono stata un po' discontinua con il blog, sia per i problemi di salute di cui dicevo sia per i molteplici impegni sul lavoro, familiari e di scrittura. In generale per internet è stato un anno molto particolare e complesso: secondo me nella situazione pandemica abbiamo riscoperto, e apprezzato, quanto sia prezioso per tenersi in contatto, cacciare la solitudine e la tristezza. Durante il lockdown ho proposto la rassegna #Una poesia e un'immagine al giorno per fare un po' di compagnia ai lettori.

-Previsioni e programmi per il futuro.

Spero di riuscire ad apportare delle innovazioni al blog per ampliare la platea dei miei lettori. Ho cominciato con l'acquistare un dominio, mi piacerebbe in tempi brevi lanciare la Newsletter mensile. Certo, al momento gli impegni sono tanti e le ore dedicate al blog poche... ma non ho mai pensato di chiuderlo, neppure nei momenti peggiori. Quindi... a presto!

***

Fonti immagini: Pixabay


Share:

venerdì 16 ottobre 2020

Art Over Covers e "I Serpenti e la Fenice"


Sono felice di comunicarvi che anche la copertina del mio ultimo romanzo 

I Serpenti e la Fenice 

è ospite di 

Art Over Covers

che ringrazio moltissimo nella persona di Sarah "Shifter" Pellucchi. Si tratta di un sito che propone come piatto forte articoli sulle copertine dei dischi e le locandine dei film, ma non solo: sempre allo stesso indirizzo, si può segnalare il significato del nome della propria band da pubblicare sulla sezione Band Names. 

Il sito è diretto dalla vulcanica Sara che lo ha ideato e vi collaborano diversi redattori con i loro articoli. Grazie alla loro competenza ho scovato molte sorprese nascoste all'interno delle cover e delle locandine: da appassionata iconografa, per me questo sito è una vera miniera di tesori.

Per gli autori di romanzi, raccolte di racconti e sillogi è molto interessante la sezione dedicata dove possiamo inviare la descrizione della copertina, cioè il primo "biglietto da visita" con cui presentiamo i nostri libri. Non si tratta di inviare soltanto una quarta e un'immagine in alta risoluzione, ma cimentarsi in un vero e proprio studio, impresa molto difficile ma altamente soddisfacente perché ci renderà il nostro romanzo ancora più caro.

Tutti conoscono l'emozione e lo stupore che possono trasmettere una fotografia d'impatto, un'illustrazione di genere figurativo o astratto, o persino un semplice ma potente segno grafico. Tali impressioni sono spesso il risultato di uno studio molto accurato da parte dell'ideatore di una copertina, cui concorrono diversi elementi. Nulla è lasciato al caso: i colori prevalenti freddi o caldi, la disposizione sulla pagina, il font e il corpo usati, la messa in risalto di taluni particolari, la morbidezza o la spigolosità delle forme... Nel mio caso la copertina è la creazione di un professionista - Fabio Gialain - della cui amicizia sono molto felice, ed è il risultato della fusione di tre immagini.

Per approdare sul sito e leggere la mia descrizione della copertina per I Serpenti e la Fenice, potete cliccare sul seguente link

Naturalmente non perdete l'occasione per navigare sul sito e osservare anche le locandine dei film, i cover delle band, le immagini famose, leggere gli speciali, le interviste e altre chicche offerte dallo staff. Troverete numerosi articoli per soddisfare i palati più esigenti! Art Over Covers vi aspetta anche sui social Facebook e Instagram:

www.facebook.com/artovercovers
https://www.instagram.com/artovercovers/


Share:

lunedì 12 ottobre 2020

Il Cavaliere ha conquistato un dominio

 Da qualche giorno il mio blog Il Manoscritto del Cavaliere ha un dominio tutto suo e la parola mi fa impressione perché comunica una sensazione di potere. 


Sir Galahad, the Quest for the Holy Grail
di Arthur Hughes (1870) Walker Art Gallery di Liverpool

Essa deriva da “dominus” che presso gli antichi Romani significa “signore, padrone”, anche nell’accezione del “padrone di casa”. Nella forma latina, è usato talvolta per indicare il magistrato o in genere la persona che ha l’incarico di inquisire o il potere di decidere in un procedimento e similari. Addirittura, l’ultimo periodo dell’impero è conosciuto come Dominato o Tardo Impero (284-476 d.C.), a contrassegnare un periodo caratterizzato dal dispotismo, dove l’imperatore disponeva dell’immenso territorio come un padrone incontrastato: un “dominus”, appunto.

Dopo il mio breve excursus – perdonatemi, tutte le scuse sono buone per ripassare in vista del temibile esame di Storia Romana! – converrete comunque che “dominio” ha un suono imponente e vagamente minaccioso. Niente paura: ho semplicemente acquistato un infinitesimale indirizzo nella rete e dunque il blog “Il Manoscritto del Cavaliere” ha perso l’estensione “blogspot” ed è diventato:

ilmanoscrittodelcavaliere.it 

Per voi lettori e commentatori del blog non cambia nulla – almeno spero! - perché verrete indirizzati automaticamente al nuovo “territorio” anche digitando il vecchio indirizzo. In quest’operazione di reimpostazione, tra misteriosi ipv4 e ipv6 e manovre incomprensibili, mi ha aiutato mio figlio Stefano, arruolato a viva forza e incatenato alla tastiera fino a che non avesse espletato il suo compito.

Inoltre, memore del grandissimo lavoro in cui è stata impegnata Grazia Gironella per Scrivere Vivere, ho preferito non cambiare la piattaforma di blogging rimanendo su Blogger anziché effettuare il trasferimento su Wordpress. Non ho il tempo né la forza necessari per affrontare una simile battaglia, e al momento preferisco continuare a meditare accanto alla fiamma del focolare con la spada posata sulla parete... sebbene ultimamente Blogger abbia cambiato l'interfaccia e mi stia facendo impazzire con l'inserimento delle immagini che vanno dove vogliono loro.

Si tratta però di un piccolo ma importante cambiamento, anche a livello simbolico, e vorrei spiegare come si sono manifestate queste mie smanie espansionistiche.

Sto mettendo in campo alcune iniziative promozionali per dare maggiore visibilità al mio ultimo romanzo I Serpenti e la Fenice, grazie a un consulente di marketing che ha aperto veri squarci di luce abbagliante nel mio mondo di tenebra e profonda ignoranza. Non sono mai stata capace di promuovermi, ma ho deciso di provare a farlo, e, anche se non dovesse succedere nulla, perlomeno avrò imparato qualcosa. Di autopromozione per l’autore indipendente ha parlato anche Marco Freccero nel suo articolo che potete trovare qui.

Tra i consigli più sorprendenti e inaspettati del mio consulente, oltre a puntare sull’immancabile Amazon, c’è stato quello di investire maggiormente sul blog.

Il mio blog Il Manoscritto del Cavaliere è stato sempre importantissimo per me e, pur tra mille impegni e difficoltà anche di salute, non ho mai pensato di chiuderlo. Non sempre sono stata costante, soprattutto da quando ho iniziato gli studi universitari, e alle volte mi sono fatta prendere dall’ansia causa le famose scadenze da blogger che tutti voi ben conoscete e di cui abbiamo parlato ampiamente.

Sin da subito, l’ho concepito come una sorta di rivista con dei veri e propri articoli, anche se i contenuti si sono evoluti nel tempo, passando da consigli e tecniche di scrittura a qualcosa che si è indirizzato sull’arte e soprattutto sulla Storia di cui sono ghiotta. Scrivere articoli del genere costa molto tempo e fatica: soltanto compulsare i saggi e gli articoli porta via alcune ore, per non parlare della scrittura e della ricerca iconografica che non è una belluria, ma un vero contenuto. Oltretutto Il Manoscritto del Cavaliere ha una dinamica curiosa: gli articoli meno commentati sono spesso i più letti.

Ciò premesso, voglio bene al mio spazio virtuale, ma in termini di visibilità e di vendite non ho mai pensato che fosse così rilevante. Invece mi è stato detto che il blog o sito è più importante delle varie attività su tutti i social messi insieme. Addirittura, che se dovessi scegliere un spazio da curare, di privilegiare senza dubbio il blog.

Perché? Per costruire il cosiddetto brand.

In altre parole, Il Manoscritto del Cavaliere costruisce, o dovrebbe farlo se lo gestissi meglio di quanto io faccia ora, a rispecchiare quello che sono come autrice, oltre che come essere umano, e a comunicarlo in maniera più efficace. Com’è ovvio, il nome del mio blog ha subito voluto giocare sull’assonanza con lo pseudonimo.  
Però molti autori affermati sono identificati immediatamente con una sorta di marchio di fabbrica, che porta alla mente i loro libri e il genere che trattano: un nome per tutti, J.K. Rowling. Tutto questo è molto interessante, ma non ci avevo mai pensato in maniera consapevole e mirata.

Bene, dopo avervi comunicato questa novità, vi lascio con il mio dipinto a colori acrilici, ispirato a un dipinto a olio di George Frederick Watts e che rappresenta Sir Galahad, dove avevo inserito un particolare nuovo. Con questo dipinto avevo timidamente inaugurato il blog nell'ormai lontano dicembre 2012.

***

E voi come avete concepito il vostro blog e come si è evoluto nel tempo? 


Con quale "brand" vi piacerebbe essere immediatamente identificati?

Share:

sabato 3 ottobre 2020

Sant'Antonio Abate e le tentazioni di oggi


Sto leggendo alcuni libriccini improntati a un percorso di meditazione, acquistati in occasione della Fiera dell’Editoria Indipendente che si è svolta a Cinisello lo scorso fine settimana. Uno di questi è: Il silenzio – Come trovare pace in mezzo alla tempesta di Natale Benazzi edito dalle edizioni San Paolo. Sono testi molto semplici che propongo delle riflessioni nutrienti per lo spirito, valide per tutti in generale e per me in particolare.

Anche i titoli dei capitoletti sono molto significativi: Introduzione: Stare con noi stessi, guardare dentro noi stessi, Primo passo: Reperibilità e disconnessione, Secondo passo: laghi e tempeste, Terzo passo: tacere con la bocca, fare spazio nel cuore, Quarto passo: la lotta interiore, Quinto passo: la legione e l’ordine interiore: il raccoglimento, Sesto passo: liberazione e comunione. Il libro si focalizza su un passo del capitolo 4 e 5 del Vangelo di San Marco con il famoso episodio di Gesù che placa una tempesta scoppiata sul lago, dove si trova su una barca insieme con i discepoli impauriti, e nel secondo la guarigione di un indemoniato posseduto da “legioni” di demoni, e che nemmeno le catene riescono a bloccare.

Nelle pagine dell’opera sono proposti anche stralci di vari autori che approfondiscono il ragionamento proposto; ne vorrei proporre uno in particolare nel capitolo “La lotta interiore”. Si tratta di un estratto dalla biografia su Sant’Antonio Abate, Vita di Antonio, redatta dal vescovo Atanasio di Alessandria che fu discepolo di questo celeberrimo eremita vissuto tra il III e il IV secolo. Antonio era nato in Egitto e in età giovanile si ritirò nel deserto della tebaide dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri. Condusse una vita talmente solitaria e ascetica da essere tentato dal demonio in varie forme, e al punto da chiudersi in una tomba scavata nella roccia. 

Avendo studiato a fondo il monachesimo per l’esame di Storia del Cristianesimo Antico, argomento a piacere che tenevo come "asso nella manica", vi assicuro che lo stile di vita di Antonio non era nemmeno la forma più estrema di ascetismo! Vi erano monaci che dormivano sugli alberi, che abitavano sulla cima delle colonne come gli stiliti, che brucavano l’erba come gli animali, che si sottoponevano alle intemperie, che pregavano in piedi per ore e ore... Il monachesimo era un movimento anarcoide, uno dei tanti che si manifestano nella storia dell’uomo come forma di reazione alla mondanità e al materialismo, alla vita urbana considerata corrotta, e dunque come rifugio in luoghi solitari e “via dalla pazza folla". La Chiesa istituzionale stentò a contenerlo e indirizzarlo fino a farlo diventare una forza formidabile per l'assistenza ai bisognosi e alla predicazione della parola di Dio. 

Ritornando al nostro Antonio, con il tempo la sua fama si diffuse e molte persone accorsero per stare vicino a lui e averlo come guida spirituale. Antonio è considerato come il primo abate e pare che morì molto anziano, e circondato dalla devozione di tutti. Anche la rappresentazione di Antonio si trasformò nei secoli fino ad arrivare a noi con l’aspetto di un venerando abate con la lunga barba bianca. Lo avete già visto in apertura in un quadro del Moretto del 1530-34 circa.

Soprattutto, per merito dei monaci Antoniani è conosciuto come il “santo con il porcellino” e con il bastone munito di campanello. Infatti gli Antoniani allevavano i maiali da cui ricavavano il grasso per preparare unguenti da spalmare sulle piaghe degli ammalati: anche nella Milano medievale giravano dei maiali con un collare dotato di campanellino per avvertire che si trattava di uno dei porcelli dell’ordine antoniniano. Chissà, qualcuno sarà anche sparito lo stesso, visto che la fame era tanta… Ricordo con particolare affetto un quadretto appeso alla porta di una stalla in montagna, come questa che vi propongo, dove il santo, oltre che dal maiale, è circondato da molti animali. È collegato anche alla cura del fuoco di sant’Antonio, una malattia terribile in età medievale, e si festeggia il 17 gennaio.



Tra i temi iconografici di cui gode questo santo, le tentazioni cui fu sottoposto Antonio furono di ispirazione non soltanto per la leggenda e l’agiografia, ma anche per molte opere artistiche. Ed ecco il passo che ci propone il nostro piccolo libro, e che riassume mirabilmente l’ambiente dove viveva l’eremita. (Faccio brevemente notare che il demonio che percuote il santo è molto presente anche nella vita di altri santi, come Padre Pio.)
“Temprandosi in questo modo, Antonio andò fra i sepolcri che si trovavano lontani dal villaggio e diede incarico a uno dei suoi conoscenti di portargli del pane per molti giorni. Entrato in uno di questi sepolcri, si fece chiudere la porta e vi rimase dentro da solo. Ma il nemico non sopportando ciò, anzi temendo che in poco tempo avrebbe riempito il deserto della sua pratica ascetica, si presentò una notte con una schiera di demoni e lo percosse tanto che egli giacque a terra, muto per le sofferenze. Narrò poi che il dolore era stato così forte che colpi inflitti dagli uomini non avrebbero potuto mai procurargli un simile tormento.”
Potete osservarlo in un quadro di SassettaSant'Antonio bastonato dai diavoli, che si trova alla Pinacoteca nazionale di Siena. 
 

Ed ecco l’altro passo che più mi interessa, cioè le tentazioni:

“Antonio si recò solo verso il monte. Ma il nemico, vedendo di nuovo il suo zelo e volendolo ostacolare, fece apparire sulla strada l’immagine di un grande vaso d’argento. Antonio, avendo capito l’arte di colui che odia il bene, si fermò, guardò nel vaso e rimproverò il diavolo che era dentro con queste parole: “Da dove viene questo vaso nel deserto? Questa via non è percorsa, né ci sono tracce di viandanti e poi è così grande che, cadendo, non poteva non essere visto. Se qualcuno l’avesse perduto, sarebbe tornato indietro a cercarlo e l’avrebbe trovato in un luogo tanto deserto. Ma questa è arte del diavolo; ma neppure ora, o diavolo, tu ostacolerai il mio proposito. Questo vaso, infatti, “vada con te in perdizione”. (At 8,20). Mentre Antonio così parlava, il vaso si dileguò come fumo davanti al fuoco

Un’altra volta, mentre camminava, video dell’oro vero e non un’immagine, gettato in mezzo alla strada. O l’aveva posto il nemico oppure qualche potenza superiore voleva mettere alla prova l’atleta (N.b. il monaco era indicato anche come ‘l’atleta di Dio’ per la disciplina interiore cui si sottoponeva) dimostrando al diavolo che Antonio non si preoccupava nemmeno delle ricchezze reali. Egli non rivelò mai il luogo, né noi lo conosciamo; sappiamo solamente che l’oro che gli era apparso era vero. Antonio si meravigliò della quantità e, passando oltre come se si trattasse di una fiamma, andò via senza volgere lo sguardo. Corse con tanta rapidità fino a che il luogo sfuggisse ai suoi occhi. Confermato sempre di più nel suo intento, Antonio si diresse verso il monte. Al di là del fiume trovò un fortino abbandonato da molto tempo e pieno di serpenti. Si trasferì lì e vi rimase. I serpenti, come se fossero stati inseguiti da qualcuno, subito si dileguarono. Antonio portò dentro dei pani per sei mesi (i tebani hanno l’abitudine di fare il pane per un anno senza che si guasti) e poi chiuse l’ingresso. Dentro trovò pure dell’acqua. Vi rimase solo, come rinchiuso in un sotterraneo, senza mai uscir fuori per vedere se vi arrivasse qualcuno. Così per molto tempo condusse questa vita ascetica; riceveva soltanto due volte all’anno il pane attraverso il tetto.”

Tra le raffigurazioni più terribili ci sono due quadri famosi: un'opera di Hyeronymus Bosch, Tentazioni di Sant'Antonio del 1505 circa, nel Museu Nacional de Arte Antiga, Lisbona, di cui potete osservare sotto in alcuni dettagli da incubo. 












La seconda è di Matthias Grünewald, Tentazioni di sant'Antonio, del 1515-20 circa, Musée d'Unterlinden di Colmar, che potete visionare in lungo e in largo al seguente link.

***
Bene, spero che vi sia piaciuto questo articolo e come sempre vi faccio la domanda di rito. Anche noi nel nostro piccolo siamo soggetti alle tentazioni: qual è il vostro vaso d’argento, che non è altro che immagine? 

Il mio vaso d’argento è la ricerca del consenso esterno, delle gratificazioni e dei premi ai concorsi, dei “like” sui social e del successo, qualsiasi cosa questo voglia dire.

***

Fonte testo: Il silenzio – Come trovare pace in mezzo alla tempesta di Natale Benazzi
Fonte immagini: Wikipedia e web

Share:

mercoledì 23 settembre 2020

"The Young Pope": una vicenda bimillenaria in 1:21

Una delle mie serie tv preferite, di cui ho parlato qui, è The Young Pope, seguita da The New Pope, di Claudio Sorrentino, un regista che è in grado di spiazzare, mandare in visibilio e irritare al medesimo tempo. Protagonista di entrambe le stagioni è Lenny Belardo, un cardinale americano che, tra lo sconcerto generale, viene eletto al soglio pontificio. La giovane età del nuovo padre della Chiesa trae in inganno i cardinali, che lo ritengono a torto manipolabile o, comunque, progressista e aperto. Niente di tutto queste, poiché, come accade a molti giovani, Pio XIII è molto conservatore e si mostra… più papista del papa.

Ma qui vorrei parlarvi della sigla dove Pio XIII, giovane e bellissimo, cammina con passo sicuro e lo sguardo fisso dinnanzi a sé, volgendo il profilo allo spettatore, con le mani dietro la schiena. Durante il suo incedere, alla parete sfilano una serie di quadri, appesi su una parete rosso cupo, come pagine che sfilano a mostrare alcuni momenti salienti nella storia della Chiesa.


L'elemento che collega questi quadri è la stella cometa che percorre il cielo notturno, partendo dalla nascita di Cristo, attraversa la seconda opera, e poi via via, solcando il cielo delle composizioni pittoriche, che come una lampada illumina non soltanto la raffigurazione ma il viso del papa, in un gioco di luci e ombre, e si trasforma in un minaccioso meteorite. 

Su tutto campeggia la musica Alla long the watchtower di Bob Dylan nella versione dei Devlin, e che sembra sottolineare con il suo ritmo la camminata lenta e determinata di Pio XIII. Appena prima di sparire dal nostro campo visivo, però, il giovane pontefice si volge verso di noi, aggrotta appena la fronte e poi ci strizza l’occhio, nella tecnica di sfondamento della cosiddetta “quarta parete” cinematografica dove l’attore si rivolge direttamente al pubblico.

Presto riprende a camminare, serafico, con un sorriso appena accennato sulle labbra, mentre alle sue spalle il meteorite va a schiantarsi contro l'ultima opera, la famosa installazione di Cattelan con Giovanni Paolo II. La sigla di questa prima stagione ha attirato la mia attenzione proprio per la carrellata di opere proposte che ho cercato di individuare, incuriosita al massimo nella mia veste di ricercatrice iconografica e di appassionata di storia. Tra l’altro, come sa chi mi sta seguendo, ho sostenuto di recente l’esame di Storia della Chiesa, quindi sono particolarmente fresca di studio!

Non sono riuscita a capire tutte le opere e gli artisti, per cui ho fatto una ricerca ed ecco che cosa ho scoperto su questa sorta di “bigino”. Qui troverete il link Sky per osservare la sigla (oppure qui trovate il link a Youtube), che potete osservare e fermare leggendo quanto segue.

Il primo quadro è una splendida opera del pittore olandese Gerrit van Honthorst, L’Adorazione dei pastori (1619-1620), che mostra il Bambin Gesù come una vera e propria fonte di luce che si rifrange sui visi della Madonna, di Giuseppe e dei pastori. La Madonna sta scostando il lenzuolo e rivelando al mondo il Salvatore. L’effetto luminoso è straordinario, e raggiunge gli angioletti che sembrano uscire da una porta aperta nella sommità celeste per affannarsi verso il basso, come se fossero in ritardo per un appuntamento. Il primo angioletto ha l’aria intenerita e stupita mentre osserva il Bambino che è quasi un suo coetaneo. Purtroppo questa opera fu gravemente danneggiata nell’attentato dei Georgofili del 1993.


Non poteva mancare il passaggio fondamentale per la costruzione della Chiesa come istituzione, qui per mano del maestro italiano Perugino, ovvero La consegna delle Chiavi (1481-1482). Scopo della Chiesa, infatti, è custodire e trasmettere inalterato l’insegnamento del Cristo, via inaggirabile per chiunque voglia conseguire la salvezza. La scena è solenne perché sottolinea la trasmissione del potere spirituale da Cristo a san Pietro, e si avvale di una serie di personaggi ritratti in maniera statuaria, dalle pose pacate e abbigliati con colori molto sobri. Di scenografico effetto è l’edificio sullo sfondo su cui converge il fuoco prospettico della composizione.

Segue La conversione di san Paolo di Caravaggio (1601-1605 circa), che raffigura il momento folgorante in cui Saulo, persecutore dei cristiani, viene letteralmente sbalzato di sella dalla luce accecante di Cristo che gli domanda: “Perché mi perseguiti?”, come viene descritta negli Atti degli Apostoli. Noi vediamo il momento appena successivo allo sprigionarsi della visione sulla via di Damasco, e dunque Saulo è colto nella posa di uno che sta quasi per annegare in un mare di luce, e annaspa con le pupille cieche. È vestito come un militare romano. Solo testimone dell’accaduto è un vecchio palafreniere. Il quadro viene occupato quasi interamente dal corpo del cavallo, al punto che l’occhio vaga, sulle prime, alla ricerca del vero protagonista. Paolo diverrà poi “l’apostolo dei Gentili”, volgendo la sua predicazione dagli ebrei ai pagani, e divenendo una delle figure più eminenti per i destini della Chiesa e della cristianità.

Il concilio di Nicea del 325 è un evento cardine nella storia della Chiesa in quanto l’imperatore Costantino, preoccupato dal diffondersi di varie eresie, tra cui quella ariana, convoca e presiede una riunione di vescovi nella capitale dell’impero, Nicea (oggi in Turchia). Il concilio di Nicea fu uno dei volumi più impegnativi della mia carriera universitaria: The council of Nicaea, tutto in inglese con testo greco a fronte.  L’opera è del 2005 ed è di Vlasios Tsotsonis, e si ispira con chiarezza alle icone bizantine con il suo fondo oro e i lussuosi abiti dei protagonisti: l’imperatore è vestito alla maniera orientale ed è circondato dai suoi vescovi. In basso si raggomitola il prete Ario, la cui dottrina fu dichiarata eretica proprio in occasione del concilio.



Andiamo dritti al sodo con Francesco Hayez e il suo quadro intitolato Pietro l’Eremita predica la crociata (1827-1829). Siamo per la precisione all’epoca della prima crociata nel 1095, anche se l’opera ha il sapore risorgimentale dei quadri di Hayez. Questa crociata precedette quella “dei baroni” e viene detta anche “crociata dei poveri” in quanto questo monaco radunò attorno a sé una quantità eterogenea di persone (poveri, preti, monaci, donne, soldati, signori) e si mosse prima della crociata ufficiale. Questa massa di persone si mosse da Amiens attraversando l’Europa e compiendo ogni sorta di massacri al suo passaggio. Vennero però colti di sorpresa dai turchi a Civetot: coloro che rinunciavano a Cristo convertendosi all’Islam vennero deportati, gli altri trucidati sul posto.



Le Stimmate di san Francesco è un dipinto a tempera e oro su tavola di Gentile da Fabriano del 1420 circa. Anche qui l’elemento connotativo è il fuoco, che dal serafino si sprigiona sul santo inginocchiato e lo trapassa ai mani e ai piedi come nella passione del Signore. Sullo sfondo è una montagna molto scabra con pochi arbusti, mentre frate Leone, uno dei compagni di Francesco, si copre gli occhi con la mano. Nonostante la composizione sia classica, è molto bella per l’effetto luminoso, il fondo oro, il realismo con cui è dipinto il santo, e la natura circostante di tipo invece quasi fiabesco.




L’elemosina di san Tommaso di Villanova (1660 circa) di Matteo Cerezo è uno dei quadri che più mi ha incuriosito perché non l’avevo mai visto e non conoscevo questo santo. Si tratta di un vescovo e un santo spagnolo vissuto tra il Quattrocento e il Cinquecento, che si prodigava specialmente a favore dei bambini abbandonati per cui aprì un centro. Ho letto che spese tutte le sue ricchezze per aiutare i più bisognosi. Il quadro è comunque tipicamente seicentesco. Nel video, osservate come la luce del meteorite illumini i poveri che si affollano attorno al santo.




Nell’opera di Domenico Crespi detto il Passignano, Michelangelo dona a Paolo IV il modello della Basilica di San Pietro (1618-1619), possiamo osservare un altro momento di massimo fulgore della Chiesa con la ripresa della figura del papa e uno degli architetti più importanti di tutti i tempi. I gesti misurati dei personaggi e le tinte fredde con sui sono ritratti sono accesi da momenti di colore rosso, che culminano nel parasole rosso inclinato sulla destra a ombreggiare il Santo Padre. Papa Pio IV fu uno dei pontefici più intransigenti e spietati della Chiesa, noto per aver innalzato l'Inquisizione a organo di governo della Chiesa. Scatenò una violenta repressione dottrinale nel tentativo di estirpare l’eresia luterana, che portò a molti processi e fece molte vittime illustri. Uno degli episodi più raccapriccianti e atroci vide Pomponio Algeri, studente dell’università di Padova, estradato, accusato di eresia e bollito vivo in una caldaia d’olio bollente, pece e trementina. Potrei continuare, ma penso che vi siate fatti un'idea…

La notte di san Bartolomeo (1572-1584 circa) di François Dubois raffigura la strage compiuta a Parigi di cui furono vittime migliaia di ugonotti (o protestanti) a opera della fazione cattolica, giunti per le nozze di Enrico di Navarra con Margherita di Valois. Siamo nel pieno delle guerre di religione che insanguinarono a più riprese la Francia del Cinquecento, e siamo anche al penultimo quadro mostrato nella sigla. Ormai non c’è più traccia della bella e luminosa nascita del Salvatore, dell’atmosfera di gioia della Natività, ma vi sono soltanto stragi, terrore e potere…. Questo, almeno, vuole dirci la sigla geniale di The Young Pope.

A conclusione il meteorite si abbatte con tutta la sua forza sul papa ne La nona ora (1999) di Maurizio Cattelan, quasi a esprimere la collera divina nei confronti della “sua” istituzione e del suo massimo rappresentante. Quest’opera suscitò molto clamore all’epoca anche perché raffigurava un papa ancora vivente, Giovanni Paolo II, e fu intesa come poco rispettosa nei suoi confronti. Se Cattelan fosse vissuto ai tempo di Pio IV non l’avrebbe certamente passata liscia! Una curiosità sul titolo: la “nona ora” è una scansione liturgica del tempo e corrisponde alle tre del pomeriggio.

 ***

Conoscete questa serie tv e la sigla che la accompagna? Quali sono secondo voi le sigle delle serie tv più belle?

***

Fonte immagini: Wikipedia e web


Share:

venerdì 11 settembre 2020

Studenti di tutto il mondo, unitevi. Breve storia della scuola


Lunedì 14 settembre sarà un giorno storico per la maggioranza degli studenti italiani, insegnanti e personale di ogni ordine e grado: dopo una lontananza di mesi e pur tra mille difficoltà, timori e incertezze, si torna a scuola! Alcuni bimbi più piccoli della scuola d’infanzia hanno peraltro già ripreso in talune regioni. Per tutti sarà un momento indimenticabile. Penso che sarà commovente vedere le immagini di questi bambini e ragazzi che varcano di nuovo le porte della scuola, bardati con la mascherina e carichi dei loro zaini, seguiti dagli sguardi carichi di amore e ansia degli adulti.

La scuola è molto cambiata da quando la frequentavo, e la didattica si è evoluta in maniera positiva, almeno per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue straniere. Finiti sono i tempi delle lezioni del tutto frontali, dell’apprendimento nozionistico, dello scarso coinvolgimento degli alunni, del “The pen is on the table” sui libri di testo e degli sbadigli conseguenti. Come sapete lavoro nel campo editoriale scolastico, e i libri di testo si sono letteralmente trasformati tra le mie mani, arricchendosi di esercizi, iconografia, illustrazioni, percorsi più o meno challenging, supporti per studenti con dislessia e materiali digitali.

A proposito dei supporti digitali, abbiamo sperimentato in varia misura vantaggi e svantaggi della Dad, o Didattica a distanza, che ci ha lanciati in piscina senza saper nuotare e che ha evidenziato in maniera impietosa il divario tecnologico che ci affligge. Il percorso da affrontare per colmarlo è ancora lungo. Già, ma com’era la scuola nelle varie epoche, quando ancora non esistevano le odierne tecnologie e soprattutto la didattica era molto diversa? Che cosa si imparava e come?

Nell’antica Roma

Gli alunni e i loro maestri sono i protagonisti del capitolo relativo all’istruzione in strada, nel piacevole libro di Alberto Angela Una giornata nell’antica Roma, che descrive un itinerario nella Roma dell’imperatore Traiano (98-117 d.C.). I bambini si trovano sotto un portico, seduti su semplici sgabelli e recitano a memoria un testo. Il loro maestro deambula in mezzo a loro, tenendo in mano una canna. Gli alunni stanno leggendo in coro le Leggi delle XII tavole, le prime leggi scritte di Roma. A un certo punto la canna si abbassa e sferza un bambino disattento. Questo non è infrequente, al punto che anche i poeti Giovenale e Orazio ricordano il loro maestro come plagosus, cioè “quello che picchiava”! 
 
Stele funeraria di Orensia Obsequente (sec. I d.C.)
Museo Archeologico di Milano
A riprova della convinzione che battere i ragazzini fosse parte del sistema educativo, esiste una stele funeraria al Museo Archeologico di Milano, definita come Lapide funeraria romana (sec. I d.C.), esposta nel Lapidarium, di una certa Orensia Obsequente, che potete vedere qui. Tale Orensia era liberta di Caio, insegnante di scuola e in basso c'è la scena con la maestra che punisce col frustino un allievo. 

Peraltro le punizioni corporali si sono mantenute fino a non poco tempo fa anche da noi, comunque: se chiedete a mia mamma (88 anni) di nominare la persona più cattiva della sua vita, nominerà la "maestra Letizia" della scuola elementare. Nonostante il suo nome leggiadro, la maestra Letizia infatti era una picchiatrice provetta. Era anche una sfruttatrice del lavoro minorile dato che imponeva trasporti di legna dalla legnaia in cortile alla stufa in pieno inverno, in scene dal sapore dickensiano.

Ritornando ai nostri romani, i metodi per imparare a scrivere e leggere prevedono l’uso della nota tavoletta di cera, che gli scolari incideranno con un pennino riproducendo le lettere dell’alfabeto. Si usa anche una tavola di legno su cui sono già incise le lettere: i bambini le ripercorrono con un pennino, sempre di legno, come metodo per muovere la mano in modo corretto e memorizzare le forme delle lettere. Per imparare a leggere si legge a voce alta anche se si è soli. 

Dunque le scuole elementari a Roma, e in tutto il territorio dell’impero, erano solitamente all’aperto, oppure in locali fatiscenti, ex-tabernae. E la maggior parte dei romani non va oltre i semplici rudimenti come leggere, scrivere e fare di conto, e poi va subito a lavorare: non serve altro. 

La differenza con le famiglie ricche è palpabile, poiché i rampolli dell’aristocrazia continuano il loro percorso scolastico, in quanto una buona istruzione è un elemento fondamentale per la loro carriera. Quindi essi di solito frequentano delle scuole che potremmo definire private per imparare la grammatica e la letteratura latina e greca. I testi su cui studiano sono “classici”, cioè libri della tradizione e dunque ben consolidati, e non esistono nozioni tecniche o scientifiche a questo livello.  Potete vedere una scena un po' più rassicurante qui sotto: un magister romano insegna a tre allievi in un bassorilievo rinvenuto a Neumagen-Dhron, presso Treviri. Per i figli dell’alta società ci sono anche i precettori privati, solitamente liberti o schiavi coltissimi di origine orientale, soprattutto greca.

Come accade anche oggi, la scelta dei libri da studiare ha una ripercussione diretta sul mercato editoriale! Si sfornano appunto i “classici” (opere di Omero ed Ennio e in seguito Virgilio, Cicerone, Orazio) che condizionano il mercato. Molto importante è lo studio, poi, della retorica, per imparare l’eloquenza che sarà un’arte fondamentale nella loro carriera pubblica, e anche se opereranno in ambito giudiziario. Dunque gli studenti si esercitano attraverso i pro e i contra su un determinato argomento. 


Il mondo universitario nel Medioevo

In considerazione del fatto che di recente mi interesso molto all'università e ai suoi sviluppi ;) non può mancarvi un accenno al mondo accademico, con qualche notizia attinta da un mio post precedente alla viglia del mio esame di Storia Medievale (a proposito, mi sembrano passati secoli!). Le università furono infatti una creazione originale del XII secolo. Erano semplici associazioni di studenti e professori, che si configuravano in maniera non molto diversa dalle corporazioni di arti e mestieri. Fin da subito essi cercarono di ottenere il riconoscimento dell'autorità costituita, laica o ecclesiastica che fosse, e particolari esenzioni in modo da ottenere sgravi e aiuti per gli studenti più poveri. Già questo aspetto me le rende oltremodo attraenti.

I corsi comunque si tenevano nelle case dei maestri o in case da loro affittate, mentre le assemblee, gli esami, le dispute solenni si svolgevano nelle chiese e nei conventi. Mi piace immaginare il gruppo degli studenti che si ritrova a casa del professore, come a testimoniare un legame molto stretto e personale, una sorta di complicità nell'organizzare le modalità di insegnamento e apprendimento. Insomma, si organizzavano un po' come oggi organizzeranno gli spazi nelle aule post-Covid, fatte le debite distinzioni.

Peraltro il termine universitas all'epoca indicava soltanto la struttura corporativa che si occupava di far funzionare il complesso dell'organizzazione didattica, indicata con il termine di studium. La prima università dell'Europa medievale è considerata la celeberrima Scuola medica di Salerno, un crocevia di culture. A Bologna l'università nacque nell'ambito delle scuole laiche di diritto. A Parigi invece le origini dell'università sono collegate con la scuola della cattedrale di Notre Dame. Una filiazione di Parigi si può considerare l'università di Oxford. Anche Bologna fu madre di altre università, ad esempio Padova e Napoli. Ecco qua un'immagine con l'ingresso di alcuni studenti nella Natio Germanica Bononiae, il collegio di studenti tedeschi a Bologna, in una miniatura colorata del 1497.

Come potete immaginare, anche in questo caso la nascita dell'università contribuì a modificare radicalmente le condizioni in cui venivano prodotti i libri che erano oggetti di lusso, e molto costosi. Erano prodotti soltanto negli scriptoria dei monasteri e, in misura minore, nelle chiese cattedrali, e richiedevano mesi, a volte anni, di lavoro. All'opera degli amanuensi si affiancava quella dei miniatori che realizzavano non di rado delle vere e proprie opere d'arte. 

Nell'ambito dell'insegnamento universitario, dunque, era necessario disporre di molte copie della stessa opera, di libri maneggevoli e poco costosi, su cui poter fare anche delle annotazioni durante la lettura e il commento che faceva il maestro. Tutto questo in un'epoca in cui l'invenzione della stampa era ben al di là da venire. All'inizio infatti sia gli studenti che i maestri furono costretti a procurarsi da soli e in mezzo a difficoltà di ogni genere i libri di cui avevano bisogno. Come fare? Anche qui la necessità aguzza l'ingegno!

Il problema fu affrontato introducendo il sistema della "pecia", che garantiva la correttezza dei testi e la possibilità di averne a prezzi accessibili. Una commissione di professori approvava i testi ufficiali (exemplaria) per fornirli ai librari-editori (stationarii) riconosciuti dall'università. Questi li utilizzavano per farne copie da destinare alla libera vendita sia per prestarli agli studenti e ai professori, che potevano ricopiarli. Gli exemplaria non erano però prestati nella loro integrità, ma composti di fascicoli sciolti, dette peciae, in modo che potessero lavorarvi più copisti contemporaneamente. 

Un'altra figura tipica dell'università medievale era quella del chierico vagante, cioè dello studente universitario che, soprattutto nel Basso Medioevo, si spostava in tutta Europa per seguire le varie lezioni. I chierici erranti conducevano una vita allegra e non di rado turbolenta, tra donne, gioco, risse e vino, ed erano visti con sospetto dalle autorità e dalle generazioni più anziane perché con il loro comportamento causavano parecchia instabilità sociale. Nulla cambia nel tempo, sembra di assistere agli "scontri generazionali" di oggi!




L’istruzione delle bambine in età moderna

Un libro che consiglio a chi è interessato alla condizione femminile è Le donne nell’Europa moderna (1500-1750) di Merry E. Wiesner. Oltre a studiarlo a fondo per il mio esame di Storia delle Donne e delle Identità di Genere, mi è servito molto per il mio romanzo I Serpenti e la Fenice (perdonatemi l’autocitazione). Per le bambine che andavano a scuola dalle monache, come accade alle sorelle Robespierre, si insegnavano le "materie di completamento": non soltanto a leggere e a scrivere, ma disegno, ricamo, economia domestica, sempre nell'ottica di formare una buona moglie e una brava massaia.

Nel capitolo dedicato all’alfabetizzazione, viene sottolineato come la stragrande maggioranza delle donne non aveva l’opportunità di imparare a leggere e a scrivere. Questo non vuol dire che fossero ignoranti, ma erano soprattutto abili nel mestiere, che spesso apprendevano in bottega sotto la guida del padre e della madre. Insomma, imparavano sul campo quel che serviva. 

Donne che lavorano di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1725-35).
Museo di Santa Giulia, Brescia

Le donne non andavano certo a scuola, e di solito erano i genitori a impartire loro alcune nozioni. I Protestanti raccomandavano di insegnare alle bambine a leggere e scrivere, e nelle città c’erano delle insegnanti che aprivano delle scuolette. Il tutto era molto improvvisato, discontinuo e del tutto privo di qualsiasi progetto educativo, e spesso queste insegnanti non erano molto più avanti dei loro allievi. E queste maestre, se erano brave, si trovavano a fronteggiare le lamentele e l’ostilità dei maestri “ufficiali” che cercavano di limitare il loro raggio di azione, ovvero di insegnamento. 

Indovinate quali erano i libri di testo? Naturalmente il catechismo, i salmi, i versetti, il tutto indirizzato a comportarsi come una buona cristiana in modo da diventare, un giorno, una moglie e una madre eccellente ed espletare bene il proprio ruolo senza creare troppi fastidi. E, a ogni modo, si insisteva molto di più sulla lettura che non sulla scrittura, in quanto i modelli proposti erano le vite delle sante o storie edificanti, mentre con la scrittura avrebbero potuto esprimere la propria opinione.  Inoltre, se andavano a scuola, le ragazze lo facevano per un periodo molto più breve dei loro coetanei maschi. Tutto questo creava un “loop” poiché ricevevano un’istruzione talmente scarsa che non potevano aspirare a migliorare la loro condizione economica e sociale. Niente di nuovo sul fronte occidentale.


Il mio primo giorno di scuola

Bene, abbiamo quasi concluso la nostra rapida carrellata e siamo arrivati all'età contemporanea e a un ricordo personale: il mio primo giorno di scuola, che rammento con un senso di timore misto a curiosità. Nonostante avessi frequentato la scuola materna, a differenza di alcuni miei coetanei che erano stati tenuti a casa (all’epoca non era così infrequente), continuavo a essere una bimba timida dai grandi denti sporgenti. 

Ho un ricordo piuttosto preciso della mia compagna di banco, una biondina dai lunghi capelli lisci. Non rammento particolari traumi nel primo giorno, anche se si sommano nel tempo alcuni incidenti di percorso (un pugno che mi presi da un compagno manesco che mi mandò in infermeria – della serie “i bulli sono sempre esistiti”) e il mio amore per il libro di lettura e il sussidiario. 

Il grembiule regolamentare negli anni ’60 era comunque bianco con il fiocco rosa per le femmine, e nero con il fiocco azzurro per i maschi; ogni grembiule aveva un colletto bianco. Ciascuno di noi aveva una cartella agganciata alle spalle dalle cinghie. Nell'enorme scuola elementare Cappellini di via De Rossi a Milano, i corridoi erano affollati da frotte di bambini frutto del baby boom, di cui io facevo parte.  


*** 

Che cosa ne pensate dell'evoluzione nella scuola nel tempo? E voi quali ricordi avete conservato del vostro primo giorno di scuola? 

***

Fonti testo:

Una giornata nell’antica Roma – Vita quotidiana, segreti e curiosità di Alberto Angela
Medioevo - I caratteri originali di un'età di transizione di Giovanni Vitolo
Le donne nell’Europa moderna (1500-1750) di Merry E. Wiesner

Fonti immagini:
Apertura: ansa.it, le altre foto storiche sono tratte da Wikipedia

Share:

sabato 5 settembre 2020

ll Caffè della Rivoluzione: Robespierre, ritratto di un enigma / 44

 



Maximilien s’infilò il panciotto e si riabbottonò i polsini della camicia. Mentre armeggiava con i
bottoni, osservava la sua immagine allo specchio. Alla fine del suo esame, parve soddisfatto: era perfettamente sbarbato e i capelli tendenti al biondo erano ben pettinati e chiusi da un nastro di velluto nero. Certo, il parrucchiere non avrebbe potuto cancellare in alcun modo i segni del vaiolo sul viso, ma per il resto non poteva lamentarsi.
 

(dal romanzo storico "I Serpenti e la Fenice" di Cristina M. Cavaliere)


Ritratto a matita di Maximilien Robespierre
(1758-1794)

Un'icona della rivoluzione

Nunc est bibendum! Dopo l'entusiasmo per la pubblicazione del mio romanzo storico I Serpenti e la Fenice, e la sua iscrizione al concorso amazonstoryteller2020, che vi ho raccontato qui, non poteva mancare un post dedicato alla rubrica Il Caffè della Rivoluzione dato che i miei rivoluzionari stanno ancora festeggiando e banchettando a colpi di bottiglie di champagne. Tra di loro naturalmente c'è una delle figure iconiche della rivoluzione: Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, detto l'Incorruttibile.

Robespierre è uno dei nomi più rappresentativi della rivoluzione francese, anche se non l'unico, e spicca in special modo nella convulsa fase finale del Terrore. Si tratta di una figura storica controversa, e la Francia stessa non è venuta a patti con la sua memoria: dire 'Robespierre' significa buttare sale su una ferita aperta, toccare un nervo scoperto. 

Gli storici di qualsiasi ordine e grado si accapigliano furiosamente, a partire dalla loro militanza politica, nel tentativo di gettare nuovo fango su una figura già abbondantemente afflitta da una pesante damnatio memoriae e, al contrario, di togliergli alcuni dei pesanti veli neri che lo illividiscono. Dopo il colpo di stato di Termidoro, che lo condusse alla ghigliottina, i suoi detrattori ebbero facile gioco nell'attribuire a Robespierre molte più colpe di quante non ne ebbe. Sorgono associazioni per la difesa della sua memoria, che lo venerano come una sorta di "santino" politico o di martire. E tuttavia nella Storia passare da un estremo all'altro non è mai cosa saggia

Molte spiegazioni sono state avanzate a proposito della trasformazione di Robespierre da tranquillo e oscuro avvocato di provincia a deputato di spicco della Convenzione e guida del Comitato di Salute Pubblica, animato da una crescente e indiscussa paranoia. Alcuni studi insistono sul suo stato di salute descritto dai contemporanei e dal medico di fiducia (insorgenza di febbri, malattie frequenti, epistassi...) e sullo studio della fisionomia sulla base di una maschera mortuaria (operazione quantomeno discutibile, dato che al momento della morte aveva la mascella fracassata da un colpo di pistola). Di certo, ebbe una personalità complessa, e le testimonianze coeve sembrano proporci il ritratto di una persona sfaccettata: 

L'Incorruttibile, "dopo essersi buttato con aria altezzosa su una sedia isolata, vicino alla porta, è rimasto immobile, le gambe incrociate, rovesciando indietro la testa bene arricciata" (Il prussiano Reichardt descrive l'attitudine di Robespierre a una seduta del club dei Giacobini nel marzo 1792).

"Lo vide, un 27 aprile, passeggiare da solo con il suo cane mastino in un campo fiorito fuori Clichy. Era vestito di azzurro, incipriato e 'con un po' di civetteria'; la testa leggermente inclinata all'indietro, avanzava nel suo modo rigido, con il cappello in cima a una piccola canna, che teneva poggiata sulla spalla. Aiutò tre bambine a raccogliere delle roselline selvatiche; una volle dargli in cambio un po' dei suoi fiori. Lui li mise all'occhiello, e le chiese il nome per ricordarsi di lei, disse, quando i fiori fossero appassiti." (Testimonianza del boia Sanson)

"Era come poi sarebbe stato noto in seguito: triste, bilioso, scontroso, geloso del successo dei suoi compagni... La faccia già manifestava quelle smorfie convulsive che sappiamo... Non risulta che abbia mai riso. Non dimenticava mai un'offesa; era vendicativo e sleale... Dal punto di vista accademico andava bene in tutto... Robespierre affogava nella bile. E il suo incarnato si lasciava vedere, e a Duplay si faceva sempre servire arance che divorava avidamente. Si poteva sempre indovinare dove si era seduto a tavola dalle bucce d'arancia." (Testimonianza di Stanislas Fréron, suo compagno al collegio e uno dei capi della congiura di Termidoro)

Un aspetto fisico controverso




Il mistero non riguarda soltanto il suo carattere, le azioni, le responsabilità, ma anche l'apparenza fisica. Del resto, come ho avuto modo di constatare io stessa, i ritratti di quell'epoca variano molto per lo stesso soggetto.  A questo argomento ho dedicato una sezione del mio articolo accademico nell'ambito dell'esame di Storia e Web. Questa sezione è stata apprezzata al punto che i docenti hanno pensato di proporre in futuro agli studenti la scelta tra una tesina sull'argomento oppure una soltanto focalizzata sull'iconografia: una bella soddisfazione al pensiero di essere stata un'influencer per la prima e probabilmente unica volta nella mia vita!

Uno dei più bei ritratti di Robespierre, a mio avviso, è quello che potete vedere nell'apertura dell'articolo. La somiglianza con gli altri ritratti c'è, eppure ha un'aria molto più decisa e virile a partire dalle labbra serrate, che pure si inarcano in un accenno di sorriso, forse ironico. Ha il volto segnato nella parte inferiore dal vaiolo, malattia che lo colpì dal bambino, come accadeva a molti all'epoca: il vaiolo era un vero flagello, e molti morivano o ne uscivano sfigurati. 

Il personaggio perfetto

Il mistero che si addensa sulla sua figura, e la notorietà che lo contraddistingue, lo rendono un vero asso nella manica per un autore di romanzi storici. Pur rispettando l'aderenza alle fonti emerse, proprio le zone d'ombra di cui è gravato, i periodi di vuoto nella sua esistenza, o di cui si sa poco, lo rendono un personaggio "lavorabile" dal punto di vista di uno scrittore. Del resto, ci sono state penne più illustri della mia che hanno preso a prestito uomini e donne realmente esistiti e piuttosto documentati per trasformarli in investigatori che si muovono addirittura nel tempo e nello spazio, come l'inquisitore Nicholas Eymerich della serie fantascientifica di Valerio Evangelisti, o come il sommo poeta Dante Alighieri nel ciclo di Giulio Leoni.

Nel mio romanzo I Serpenti e la Fenice offro anch'io la mia interpretazione su Maximilien Robespierre, e non me ne vogliano i detrattori o i santificatori. Appartiene alla covata dei miei "serpenti" e questo la dice lunga sulla sua natura. Insomma, è una persona speciale da molti punti di vista, e riserva parecchie sorprese rispetto alla versione ufficiale e che un romanzo storico può e deve offrire.


***

Vi siete mai cimentati con la narrativa storica? E quale personaggio diventerebbe protagonista, tra i molti che conoscete?

***

Fonte testo:
Memorie sui miei fratelli di Charlotte Robespierre - Sellerio editore
Robespierre, una vita rivoluzionaria di Peter McPhee - Il Saggiatore

Share:

sabato 29 agosto 2020

"I Serpenti e la Fenice": il mio romanzo sulla rivoluzione!


Con immensa gioia posso finalmente annunciare la nascita del mio romanzo storico ambientato nel periodo della rivoluzione francese:

I Serpenti e la Fenice 

Questa storia rappresenta il coronamento di un lungo e specialissimo percorso, contrassegnato da varie tappe, che è iniziato sin da quando ho avuto coscienza di me. Insieme con la passione per la scrittura e gli studi storici, il periodo della rivoluzione in particolare mi è entrato nel sangue fin da bambina. 

La rivoluzione ha condotto fino a me le esistenze di alcuni dei personaggi, che sono arrivata a conoscere in maniera così intima da definirli "persone di famiglia". Uno dei più famosi è l'iconico Maximilien Robespierre. Non è l’unico, tuttavia. Si tratta di una sorta di coro: sono i miei “serpenti”, il cui significato non è sempre negativo, e con loro la bellissima Lucile Duplessis, la "fenice". 

Ma andiamo con ordine, perché a stento riesco a contenere il mio entusiasmo! e cominciamo da ciò che si vede come primissima cosa.


La copertina



Questa splendida copertina è stata curata ancora una volta da Fabio Gialain, che ringrazio di vero cuore. Se la copertina rappresenta il primo biglietto da visita di un romanzo, posso dire che Fabio è andato oltre le mie aspettative, facendo emergere la mia “fenice” Lucile in modo da esaltarne l’importanza e la bellezza, e impreziosendo il tutto con idee che soltanto un grafico professionista può avere. 

Una per tutte, la spilla con il motivo del serpente che va a comporre la nel titolo, o la cornice che chiude il titolo, o il font scelto. Il magnifico sfondo con la cruenta presa della Bastiglia, un’immagine che ho voluto fortemente e che contrasta con la serenità del ritratto, prosegue sul dorso in un ideale continuum


La quarta di copertina

Il testo è il laborioso risultato di un distillato alchemico e della collaborazione di molti di voi che si sono prestati alla lettura delle due versioni finali in forma anonima e a rispondere a un questionario: un esperimento, per quanto mi riguarda, unico nel suo genere e che mi ha dischiuso un mondo.



Romanzo storico e mystery

Come avrete capito, il taglio narrativo che ho voluto dare è molto particolare, poiché il mio scopo è stato quello di rendere a questi personaggi, uomini e donne, la loro carne e il loro sangue, e non di farne di “santini” da libro di scuola, cosa che trovo raccapricciante in un’opera dove larga parte ha l’immaginazione e che metterebbe in fuga chiunque. 

Del resto, l’obiettivo di un autore di romanzi storici, che è una sorta di eretico, è quello di lavorare sui coni d’ombra del palcoscenico ufficiale e far uscire con prepotenza persone ed eventi, interpretandoli in modo credibile. In questo romanzo, ci saranno delle autentiche sorprese che vi faranno rimanere a bocca aperta, pur mantenendo l'aderenza alle fonti. Anche voi siete stati messi a conoscenza, del resto, della mia passione, seguendomi sul blog e sui canali social. Penso che vi abbia fatto venire la nausea a sufficienza con la mia rubrica Il Caffè della Rivoluzione!

Il romanzo è stato passato al setaccio da una serie di persone che hanno contribuito a correggerlo, precisarlo e abbellirlo, anche se qualsiasi svista o errore è imputabile unicamente a me. Ringrazio innanzitutto Ruggero Mozzana, Antonella Scorta, Clementina Daniela Sanguanini, i miei beta-reader di fiducia, e Stefania Crepaldi per i consigli e l'incoraggiamento in questi mesi difficili. 

Ringrazio inoltre moltissimo: Antonella Scorta, Ariano Geta, Alessandra Chiarlo, Anna Rossetto, Clementina Daniela Sanguanini, Daniela Carcano, Davide Carbone, Elisabetta Santangelo, Elodia Saetti, Fernanda Antonia Langianese, Giancarlo Picello, Giulia Galparoli, Grazia Gironella, Juliet Bates, Luana Petrucci, Maria Paola Zanoboni, Maria Teresa Steri, Nadia Bertolani, Paola Inzaghi, Paola Vischer, Simone Bellato, Stella Stollo.

Il concorso amazonstoryteller2020
 
Last but not least, il romanzo partecipa al concorso amazonstoryteller2020 in quanto ho voluto dargli un’occasione di visibilità. Si è trattato di una scelta preceduta da lunghe riflessioni, anche in considerazione della situazione contingente: poi mi sono detta, perché no? Stefania Crepaldi è stata una delle persone che più ha contribuito a farmi rompere gli indugi. 

Una volta deciso, ho avviato con Fabio la lavorazione della copertina, sulla base dell'immagine portante e di altre che avevo già trovato (ma di questo vi parlerò in un altro ambito), e il passaggio del manoscritto, pronto da tempo, ai beta-reader. 

La data per la chiusura della copertina e consegna della rilettura dei beta-reader era stata fissata per la fine di luglio, massimo inizio agosto, in modo che io potessi valutare e inserire le correzioni di tutti e chiudere il file cartaceo, con ordine della copia di prova, e lavorare alla versione ebook. La data ultima di caricamento per partecipare al concorso è il 31 agosto, ed è stato un vero tour de force - anche perché si ha sempre l'impressione di avere tanto tempo - ma ce l'abbiamo fatta. E giovedì ho avuto la conferma che il romanzo compare nell'elenco dei partecipanti: in zona Cesarini come si dice dalle mie parti.

Al di là di quelli che saranno i risultati del concorso, il romanzo continuerà la sua strada e sto progettando alcune iniziative che spero possano interessarvi e appassionarvi... ma nel frattempo mi piacerebbe avere i vostri commenti e le vostre impressioni! 


***


CARATTERISTICHE DEL ROMANZO



Copertina: Brossura
Pagine: 436 
Cartaceo: euro 14,56
Ebook per kindle: euro 9,90 (il romanzo è inserito nel Kindle Unlimited per lettura gratuita)

Share:

sabato 22 agosto 2020

Video 5 - Un combattimento all'ultimo sangue, la battaglia di Ascalona del 1099

Buongiorno a tutti, rieccomi con questo video dedicato a voi e a questa estate strana… un’estate italiana! Spero che stiate bene e che stiate trascorrendo in serenità le vostre vacanze, sia che siate rimasti a casa come me sia che vi troviate nei luoghi di villeggiatura.




Per farvi compagnia vi propongo una sorta di seguito della battaglia di Ascalona, sempre tratto dal mio romanzo La terra del tramonto, e di nuovo letto e interpretato da Davide Carbone, che ringrazio molto. Come forse ricorderete, la battaglia di Ascalona del 1099 appartiene alla Prima Crociata e si svolge nella pianura tra Gerusalemme, appena conquistata dai crociati, e la costa mediterranea.

Questa volta però non si tratta di una scena collettiva di battaglia tra musulmani e crociati, pur violenta, ma dell’incontro-scontro tra due nemici: il conte fiammingo Geoffroy de Saint-Omer e il giovane Ghassan ibn Rashid. Naturalmente i due protagonisti della scena non si conoscono, e non sanno di essere legati a filo doppio da un destino che porta il nome di François, figlio di Saint-Omer e che ora vive presso i musulmani.

La scena di un incontro tra due personaggi importanti, specialmente se militano su fronti opposti, è sempre un momento cruciale in un romanzo – un punto culminante nella tensione narrativa – e devo dire che questi due personaggi sono stati capace di sorprendermi perché è come se avessero suggerito loro questa specie di resa dei conti.

Le scene che illustrano la lettura del brano sono puramente esornative e non hanno alcun collegamento filologico, se non con il medioevo, ma nell’ambito del filmato c’è una sorpresa, cioè due fotografie tratte da film su come immagino i miei due protagonisti. A voi scovarli e dirmi che cosa ne pensate!

Potete rintracciare la biografia di Davide nel post precedente, di cui trovate qui il link per comodità.  Aggiungo il mio augurio a tutti coloro che lavorano in ambito teatrale di poter riprendere presto le loro attività in sicurezza e macinare nuovi successi!


Nel frattempo 
buon ascolto e buona visione 
del video!



Share:

QUALCOSA DI ME

QUALCOSA DI ME
Mi chiamo Cristina Rossi, e sono nata a Milano nel 1963. Sono redattrice e ricercatrice iconografica nel settore scolastico per le lingue moderne. Mi piace scrivere e sono appassionata di Storia. In quest'ambito ho scritto e pubblicato sei romanzi, svariati racconti e due drammi teatrali. Ho in cantiere una serie di romanzi ambientati nel periodo della Rivoluzione Francese. Lo pseudonimo di Cavaliere è il mio omaggio al Medioevo.

IL MIO ULTIMO LAVORO

Parigi, 1789. Maximilien Robespierre, Georges Danton, Camille Desmoulins, Antoine de Saint-Just sono tra i protagonisti della Rivoluzione Francese. Ma come si arriva a far scoppiare una rivolta di tale portata, a diventarne il volto e a capeggiare le sue fasi sanguinarie?
Solo scandagliando il passato si scioglierà l’enigma.
Ne emerge un disegno rivelatore di tormentati legami che li uniscono sin dalle esistenze passate. E che li attira verso la bellissima Lucile Duplessis, fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.
I Serpenti e la Fenice non è soltanto un romanzo storico dove l’aderenza alle fonti si illumina e si scalda al fuoco dell’immaginazione, ma il racconto di un’occasione imperdibile di redenzione e amore.

IL MIO CANALE YOUTUBE

Post più popolari

Visualizzazioni totali

Lettori fissi

AVVISO AI NAVIGANTI

Di recente (giugno 2020) sono comparsi alcuni commenti in modalità Anonimo. I commenti sono benvenuti perché espressione di libera opinione. Si può scegliere la modalità Anonimo se non si possiede un account, com'è ovvio. Raccomando però di firmarsi sempre con nome o nickname, in caso contrario saranno rimossi o provvederò a reinserire la modalità "approvazione". Grazie a tutti per la comprensione.

Politica dei cookie

Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione, significa che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli leggi la seguente pagina informativa.
Dal 25 maggio 2018 è entrata in vigore la normativa europea sulla privacy che impone ai visitatori di essere avvisati, tramite una specifica notifica, dell'uso di determinati cookie di Blogger e Google. Per maggiori dettagli sull'aggiunta leggi anche la seguente pagina informativa di Google.